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ultimo aggiornamento giovedì 14 maggio 2009
 


 

 

In questa pagina trovate recensioni di:

SE LA POLVERE NON GERMOGLIA
di Nicolò Sorriga

UNA VITA BIPOLARE
Oltre i confini della normalità
di Marya Hornbacher

Fantasmi
Dispacci dalla Cambogia
di Tiziano Terzani

È sempre notte
di Fabrizio Sparaco

Gli Etruschi: la prima civiltà italiana
di Jean-Paul Thuilleier

Quando il calcio ci piaceva più delle ragazze
di Marco Innocenti

Storie a cinque cerchi
Dalle Olimpiadi una lezione
di vita di Don Alessio Alberini

La forza di una vita fragile
Storia di una bambina che non doveva nascere
di Sophie Chevillard Lutz

La colomba pugnalata
di Marcel Proust, Piero Citati

La contea dei SUP
di Tonino Luppino

Quel che resta
L’importanza della memoria
di Pierre Sansot

I soliti quattro gatti
di Giulio Lazzati

Misteri Italiani,
dai diari di Mussolini ai delitti di Stato
di Silvio Bertoldi

Uomini ed amori, gioie e dolori
di Damiano Mazzotti

Ermanno Olmi. Il sentimento della realtà
di Daniela Padoan

Lo sapevo, non dovevo ammalarmi
Un uomo alla ricerca della sua diagnosi
di Roberto Levi

Incontro con menti straordinarie
Ricordi, rivelazioni, racconti, polemiche dei più brillanti “santi laici”
di Piergiorgio Odifreddi

Il libro invisibile
di Sergej Dovlatov

Cina, undici scrittori della rivoluzione pop
a cura di Franck Meinshausen

Costruire la pace
Discorsi dei premi Nobel per la pace,
a cura di Simone Barillari

Il valore della sofferenza
del Dalai Lama

Perchè gli uomini detestano le feste comandate e le donne organizzano le vacanza mesi prima?
di Allan & Barbara Pease

Indovina chi viene a letto?
Il mondo segreto delle fantasie sessuali
di Brett Kahr

Più felice
Come imparare a essere felici nella vita di ogni giorno,
di Tal Ben Shahar

Se questo è un Dio
di Raniero La Valle

La Tv per sport
di Pino Frisoli

Lo scafandro e la farfalla
di Jean-Dominique Bauby

Tu sei lei.
Otto scrittrici italiane.
a cura di Giuseppe Genna

Perché non possiamo essere cristiani
(e meno che mai cattolici)
di Piergiorgio Odifreddi

Dialoghi con l'angelo
di Gitta Mallasz

Una storia del mondo
di Chris Brazier

La storia segreta dell'impero americano
di John Perkins

Mini Darwin, l'evoluzione raccontata ai bambini
di S. Cerrato

Come smettere di farsi le seghe mentali
di Giulio Cesare Giacobbe

Dove volano gli uccelli
Racconto di un anno in Mongolia.
di Luisa Waught

Viaggi e paesaggi in terre lontane
di Alberto Ronchey

L'agenda di Murphy 2008
di Arthur Bloch

Un mondo sbagliato
Storia della distruzione della natura, degli animali e dell'umanità
di Jim Mason,

I detective selvaggi
di Roberto Bolano

La mente illuminata
Armonia ed equilibrio interiore nel sentiero della Grande Perfezione
del Dalai Lama

La scienza di Sherlock Holmes
di E.J. Wagner

Io sono ipocondriaco
di Dennis Di Claudio

Delitti imperfetti
Atto primo e atto secondo
di Luciano Garofano

NDE Testimonianze di esperienze in punto di morte
di Paola Giovetti

 

Intervista a Vincenzo Cerami



 

SPECIALE


Stefano dell'Orco, un bravissimo montatore TV ci parla del suo lavoro in uno "speciale" di Maurizio Amici sul montaggio televisivo

.


Nella sezione Archivi troverete l'elenco completo, mese per mese dei libri che abbiamo recensito, le notizie degli editori, le interviste con gli autori


Invia i tuoi commenti su uno dei libri che abbiamo recensito, saremo lieti di publicarli su Pagine di libri.



SE LA POLVERE NON GERMOGLIA, Poesie di Nocolò Sorriga, Ed. UNI Service pagg: 60 € 11,00

"Nuvole straziate si avvolgono
prima del temporale da ogni direzione
soffocano la terra che si apre e prepara
sogni di funghi e fertili profumi."

È l'inizio di "Temporale" l'ultima delle 35 poesie pubblicate in questo libro di un giovane poeta, Nicolò Sorriga (che abbiamo la fortuna di avere tra le nostre firme). Impossibile non rimanere toccati nella lettura dei suoi versi che hanno la modernità di un giovane d'oggi e la meticolosa ricerca espressiva di un'arte, la poesia, che non ha tempo, non ha età.

Emerge chiaramente la maledizione della Beat generation americana, paradossalmente non dissimile da quella sovietica, in cui punte di ironia spiccano dal senso di infinito con cui il mondo ci circonda. Sorriga nella sua città vede le stesse cose che vedono tutti ma a cui nessuno fa più caso, la cenere di una sigaretta che cade sull'asfalto, il tramonto consueto e puntuale come l'alba, la "violenta rincorsa ai piedi del tempo dove solo un furfante si salverà".

Un modo per riflettere su quanto è intorno a noi, su quel che in noi aleggia, una lettura che è una danza per lo spirito, a volte non facilmente comprensibile all'intelletto ma raccolta prontamente dall'animo.

Certo è che in questo mondo, in questa società scrivere poesie può sembrare anacronistico, presi come siamo dal soddisfacimento delle nostre necessità, dalla risoluzione dei nostri problemi, delle angosce di un domani mai certo, ma i poeti guardano avanti, se veri artisti, sanno interpretare il presente e dipingere il futuro, quasi una premonizione di una cosa che non c'è ma che sarà.

I nostri complimenti per il coraggio e per lo stupore che ha saputo procurarci.

(recensione di Budirami del 14/5/09)


UNA VITA BIPOLARE Oltre i confini della normalità di Marya Hornbacher Corbaccio, Milano, 2008, pagg. 343, € 18,60

Quando Marya Hornbacher pubblicò il suo primo libro, Sprecata: autobiografia di un’anoressica bulimica che è tornata alla vita, non conosceva ancora la causa profonda della sua infelicità. Poi, a 24 anni, le fu diagnosticata una forma grave di disturbo bipolare, una malattia seria e invalidante. Chi soffre di questa condizione affronta fasi di profonda depressione alternate a fasi maniacali caratterizzate da un eccesso di euforia.

L’autrice ha sperimentato sulla sua pelle che cosa significa esserne affetta e, con lo stile che la caratterizza, ci porta con sé sulle montagne russe della sua vita, raccontandoci le sua struggente esperienza.

Attraverso immagini di straordinaria potenza viscerale ed emotiva, ci conduce dentro i suoi disperati tentativi di contenere oscillazioni d’umore che la fanno sbandare violentemente – digiuno autoimposto, abuso di farmaci e droghe, sesso per intontirsi – sullo sfondo di un’esclusiva scuola d’arte della San Francisco chic nel suo periodo più brillante e, soprattutto, di innumerevoli reparti psichiatrici.

Il fulcro di questo diario coraggioso è la battaglia che la Hornbacher combatte per trovare una via d’uscita da una pazzia che la distrugge, e per riuscire, nonostante tutto, a vivere una vita e un matrimonio difficili, ma talora bellissimi.

(28/4/2209)


FANTASMI Dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani Longanesi, 2008 pp. 367 € 18,60

È stato un grande giornalista, uno straordinario e acuto corrispondente, che ci ha raccontato con sincerità, perspicacia e grande amore paesi lontani. È stato soprattutto una bella persona, Tiziano Terzani, di quelle che si incontrano poche volte nella vita. Si “incontra”, sì, perché tramite i suoi libri si ha la sensazione di diventargli amico, di entrare nelle sue emozioni e nelle sue passioni, di condividerle con lui. Chi ha imparato a conoscerlo tardi, dalla sua ultima “corrispondenza”, “Un altro giro di giostra”, ha imparato ad amarlo e a rispettarlo, nel suo abbastanza breve percorso verso la morte, nel suo volerci quasi fare accettare la fine, così come l’ha accettata ed elaborata lui. Questo libro postumo, curato da Angela, la sua compagna, anche lei imparata ad amare attraverso le parole di Tiziano (viene da chiamarlo amichevolmente e affettuosamente per nome), è una raccolta delle sue testimonianze dalla Cambogia, prima durante e dopo il tragico regime di Pol Pot. Dai frammenti, perché questo sono, i vari articoli con i quali ha narrato ciò che era impossibile narrare, ci dà la possibilità di capire quello che è successo in quello sfortunato Paese, senza preconcetti, ma contemporaneamente con grande passione politica, là dove questo termine, oggi involgarito, vive nella sua più alta espressione: l’interesse comune, l’amore laico per gli altri, la “pietas”… Basti per tutte una foto nella quale Tiziano porta in braccio una ragazza morente trovata nella foresta per portarla in un camion della Croce Rossa. Nel suo viso c’è dolore, ma non per i pochi; si tratta di un dolore cosmico, il dolore per una umanità che continua a farsi del male. Non c’è mai ipocrisia, nelle sue parole, mai banale “buonismo”, ma solo l’antica, maestosa, fragrante “pietas” latina. È un libro che ci restituisce un’epoca, con le sue contraddizioni e i suoi dilemmi, ancora non risolti: Davide contro Golia: Stati Uniti, Repubblica Popolare Cinese, Unione Sovietica, Repubblica Popolare e Democratica del Vietnam, Tailandia, Laos… e la piccola, torturata Cambogia, dove lo scontro di interessi internazionali e la crudeltà efferata di un dittatore folle (di cui però Tiziano dà le motivazioni, se non le ragioni), riconosciuto dall’ONU, hanno causato la morte di almeno quattro milioni di esseri umani, comprese donne e bambini. Grazie, Tiziano. Ovunque tu sia, grazie. Leggerti fa bene.

(recensione di Paolo Modugno 4/2/09)


È SEMPRE NOTTE di Fabrizio Sparaco Bononia University Press, 2008 pp. 149 € 15,00

Lo confesso: non sono sportivo, non ne capisco niente, non so praticare nessuno sport, e, per di più, ho l’impressione che si tratti di un business non sempre pulito (vedi caso Moggi) e intriso di facili soldi (vedi Kakà); insomma, forse ho un rigurgito calvinista, è troppo spesso immorale. E, tra tutti gli sport, quello che proprio aborro, è la boxe: sudore e sangue, violenza gratuita. Insomma, ero proprio inadatto a recensire questo libro. Ma… C’è sempre un “ma”. Intanto, dopo averlo affrontato, lo ammetto, con fatica, non sono più stato capace di abbandonarlo. È una narrazione fluida e avvincente, che non fa allontanare il lettore. Ho trovato, in questa vicenda di un pugile che emigra negli Stati Uniti, sulla scia di Primo Carnera e di Tiberio Mitri, la conferma che l’odore dei soldi supera spesso quelli del sangue e del sudore. Ho capito, però, che può esserci una passione genuina e “pulita”. Il personaggio del Crudo, il protagonista, è ricco e tratteggiato con molte sfumature, e ci si appassiona alle sue vicende, nelle quali, come al solito, entra la mafia, nostro incrollabile prodotto di esportazione negli USA. Un libro breve, ma che ti resta dentro, anche se sei impermeabile alle passioni sportive, come il sottoscritto.

(recensione di Paolo Modugno. 4/2/09)


Gli Etruschi: la prima civiltà italiana di Jean-Paul Thuilleier – Lindau – Torino – 2008 pp. 343 – Euro 24.00

Molto prima della splendida stagione rinascimentale, ma anche prima del fasti dell’impero romano, un’altra importante civiltà è fiorita sul suolo italico, quella etrusca. Nel periodo della loro massima potenza (tra il 700 e il 450 a.C.) gli Etruschi hanno dominato quasi tutta la penisola: oltre all’Etruria propriamente detta, compresa tra l’Arno, il Tevere e il mar Tirreno. Hanno occupato buona parte della Pianura Padana a nord e della Campania a sud. Inoltre, almeno tre re etruschi hanno regnato su Roma: Servio Tullio e i due Tarquini, originari, come dice il loro nome, di Tarquinia, la città oggi celebre per le pitture tombali. I problemi legati alla loro origine e alla loro lingua hanno a lungo alimentato il cosiddetto “mistero” etrusco che, grazie agli studi e soprattutto agli scavi archeologici, si sta parzialmente chiarendo. Nessun altro popolo insediato nel nostro paese prima dei Romani ci ha del resto lasciato un numero così grande di iscrizioni, ha prodotto una simile quantità di opere d’arte, ha esercitato un’influenza tanto profonda sulle popolazioni vicine. In questo volume Jean-Paul Thuilleier ricostruisce con ricchezza di dettagli e sulla base della più aggiornata letteratura scientifica, l’intera storia etrusca, dal periodo villanoviano ellenistico, soffermandosi sulle vicende politiche e sull’economia, sull’arte, la religione, i costumi, facendo insomma rivivere per intero l’avvincente parabola di una civiltà durata secoli e che rappresenta una delle radici di quella europea.

(9/12/08)


Marco Innocenti, nato a Milano, giornalista, è editorialista e articolista del «Sole 24 Ore». Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha pubblicato con Mursia molti titoli sull'Italia del Ventennio. Si è occupato di biografie nei saggi: Le signore del fascismo (2001), Edda contro Claretta (2003) e Sognando Meazza (2006). Con Enrica Roddolo ha pubblicato Belle da morire (2002) e Fascino (2004); con Laura Levi Manfredini Le Stelle di Parigi (2005) e Gli anni folli (2007)

QUANDO IL CALCIO CI PIACEVA PIU' DELLE RAGAZZE, di Marco Innocenti, Mursia Editore, pagg. 250 € 18,00

Sarà perché gli anni passano veloci e chi vi scrive, seppur ragazzo adolescente, molte delle vicende narrate e dei personaggi raccontati li ha conosciuti ed in qualche misura intensamente partecipati, fatto sta che questo libro di Marco Innocenti, devo riconoscere, è di quelli che lasciano il segno…

Con stile asciutto, privo di fronzoli, eppure incisivo ed accattivante, Innocenti, editorialista del “Sole 24 ore”, traccia diciotto profili di personaggi, squadre ed eventi che hanno contraddistinto la storia calcistica degli anni sessanta, vicende umane commoventi e gesta sportive epiche. Da Armando Picchi ad Herrera, da Rocco a Scopigno, da Lo Bello a George Best, ecc….

Come sempre in questi casi la selezione e le scelte dell’autore possono non essere sempre condivisibili; qualcuno potrebbe dire che manca quel personaggio o quella storia fantastica… In verità la selezione di Innocenti mi sembra comunque azzeccata ed in larga misura condivisibile.

Nelle storie dei  personaggi si ritrova lo spaccato di un’epoca in cui il calcio stava ormai assumendo una dimensione importante nella società; con il professionismo spinto e la televisione (a proposito di Nicolò Carosio non manca un toccante ritratto), da fenomeno domestico il calcio, sempre in quegli anni, è diventato un evento internazionale e globale.

Sono gli anni in Italia del boom economico, della crescita del tenore di vita generalizzato, dell’ottimismo sfrenato  e della voglia di fare che sembra trovare una sorta di inevitabile sbocco nel calcio, nei primi successi delle squadre italiane di club nella Coppa dei Campioni e nella Coppa Intercontinentale grazie alla grande Inter di Helenio Herrera ed al Milan di Rocco, Altafini e Rivera, in barba al grande Real Madrid ed al Benfica di Eusebio

E poi, gli azzurri: nell’epoca dei Bobby Charton e dei Pelè, la nostra nazionale da all’Italia il titolo di campione d’Europa e quello di vice campione del mondo. All’incredibile semifinale Italia-Germania 4 a 3 a Città del Messico, a ben vedere, si può attribuire una sorta di  valore simbolico, come suggello di un decennio straordinario di successi e di grandi personaggi ormai finito; ed insieme ad esso, si chiude una stagione di entusiastica, incondizionata fiducia nel futuro e nel prossimo; un’ inconscia dose di ingenuità lascia il posto alle preoccupazioni di un domani  che si prennuncia complesso e  ricco di difficoltà. Tutto questo e tanto altro nel bel libro di Marco Innocenti.

(Recensione di Giorgio Gobbo 3/2/08)


STORIE A CINQUE CERCHI Dalle Olimpiadi una lezione di vita di Don Alessio Alberini San Paolo, MI, 2008, pagg. 95, € 8,50

Le Olimpiadi 2008 sembrano già consegnate alla storia, lontane dalla cronaca e dalla memoria a soli due mesi di tempo dagli esplosivi fasti di Beijing. Ma ci sono dei nomi, legati alle Olimpiadi, che non passeranno mai di moda perché legati a storie di vita, ad emozioni, uniche e irripetibili, e per il significato soprattutto umano che quelle storie hanno veicolato ai quattro angoli della Terra.

Don Alessio Alberini, prete di Milano e fratello dell’ex-giocatore del Milan, Demetrio, ha redatto questo libro per raccontare la storia di atleti capaci di insegnare che la verità dello sport non sta solo nei successi portati a casa, ma nel sacrificio richiesto per ottenerli, per gettare il cuore oltre l’stacolo e saltare verso l’ultimo traguardo, quello della vita.

Il libro presenta ogni giorno, dall’8 al 24 agosto in cui si sono svolte le recenti Olimpiadi, la splendida storia di un Atleta (con la maiuscola per la statura sportiva e per l’impegno dedicato alla propria disciplina), tra cui Abebe Bikila, Nadia Comaneci, Carl Lewis e Ben Johnson, Dick Fosbury, Mark Spitz e molti altri, con le foto dei grandi campioni  nello sport e nella vita. Rivolto ai ragazzi e agli adulti per capire, in un periodo storico del “tutto, subito e facile”, che per arrivare ci vogliono fatica, coraggio, condivisione, saper reagire alle delusioni. Credendo sempre in se stessi e nelle proprie capacità! Un messaggio per tutti!

(Recensione di Marisa Nicolini 12/11/08)


LA FORZA DI UNA VITA FRAGILE Storia di una bambina che non doveva nascere di Sophie Chevillard Lutz -  Lindau, TO, 2008, pagg. 122, € 12,00

Ovvero: della dignità della vita. Oppure: La potenza dell’amore.

Il feto è gravemente patologico, i medici hanno diagnosticato una lesione cerebrale talmente grave da condannare il feto a sicuro aborto. Ma i genitori rifiutano psicologicamente una simile prospettiva e, contrariamente a tutte le realistiche previsioni, Philippine cresce, non muore, viene alla luce, sopravvive autonomamente, pur restando in una condizione di grave dipendenza, come quella di un neonato tra i tre e i sei mesi. Ma la mamma, si sa, è sempre la mamma: e quella di Philippine in particolare ha un cuore immenso, che la rende capace di comunicare empaticamente con la figlia, la cui unica modalità per farsi capire è un accenno di sorriso nei momenti di felicità. E questi ripagano mamma Sophie, autrice di questo libro, di tutte le ansie, fatiche e dolori della vita quotidiana.

In questo libro la mamma di Philippine racconta ciò che ha provocato in lei la nascita di una figlia – che non sarebbe potuta nascere secondo i medici – affetta da un grave handicap fisico e mentale, e il posto speciale che questa bambina ha nella sua esistenza e in quella della sua famiglia.

Grazie a una scrittura limpida e diretta, Sophie Lutz ci fa entrare nella vita di tutti i giorni: con Philippine, così impegnativa ed emozionante, e gli altri due figli, che hanno pure bisogno della mamma.

Questa testimonianza, semplice ed essenziale, che arriva direttamente al cuore/stomaco, scardina molti pseudo-valori che hanno messo radici nella nostra società, mette in discussione alcune dubbie “certezze” della scienza, rovescia tanti luoghi comuni sulla vita degli uomini, che ruotano intorno alla ricerca della competizione vittoriosa, del risultato brillante, della performance di successo.

Infine, ed è la cosa più importante, mostra come l’accettazione della fragilità di Philippine trasformi a poco a poco la vita dei suoi genitori e li renda più sensibili, più profondi, più umani.

(Recensione di Marisa Nicolini 12/11/08)


Piero Citati studia a Torino, dove frequenta l'Istituto Sociale e in seguito il liceo classico D’Azeglio. Nel 1942, dopo il bombardamento di Torino, si trasferisce con la famiglia in Liguria.

Si laurea in Lettere moderne alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1951. Inizia la sua carriera di critico letterario collaborando a riviste come Il Punto (dove collabora al fianco di Pier Paolo Pasolini), L' Approdo e Paragone.

Dal 1954 al 1959 insegna italiano nelle scuole professionali di Frascati e alla periferia di Roma. Negli anni Sessanta comincia a scrivere per il quotidiano Il Giorno.

Dal 1973 fino al 1988, scrive nelle pagine culturali del Corriere della Sera. Dal 1988 è critico letterario de la Repubblica.

Scrittore poliedrico, si è cimentato con successo nella narrativa, nella saggistica e nelle biografie di grandi personaggi, soprattutto letterati (Kafka, Goethe, Tolstoj ecc.).

Nel 2002, lo scrittore spagnolo Javier Marías, Re di Redonda, lo nomina Duca di Remonstranza.

La colomba pugnalata di Marcel Proust, Piero Citati - Adelphi pagg. 364 € 14,00

La colomba di Proust

Perché un saggio sia accattivante, agile e coinvolgente più di un bel romanzo denso di novità e spessore, perché non ci induca presto allo sbadiglio, annoiati da tanto esibito sfoggio di pensiero, deve essere scritto da Pietro Citati. In questi ultimi decenni ci sentiamo di attribuire solo a lui la rara virtù di orafo di fino, cesellatore di preziosi metalli di cui studiare luci e sfumature, dosandone il brillio delle pietre incastonate ad arte. Se già lo avevamo apprezzato nelle biografie capolavori su Kafka, Goethe e Tolstoj, ci rafforziamo in questo nostro convincimento, riprendendo in mano La colomba pugnalata – Proust e la “Recherche” (pp.364, euro14) – apparso per la prima volta nel 1995 – che Adelphi ora ci ripropone, curando l’opera omnia dell’autore, con in copertina una suggestiva immagine di Marcel Proust ritratto da Bernard Annebicque..

Più che mai ci avvaloriamo nel convincimento per cui l’assunto di Citati in quanto critico letterario sia quello di interpretare un testo, non contentandosi delle apparenze, ma scavando così a fondo nelle vita del personaggio, da subirne un magico processo addirittura di identificazione, contagiando il lettore affascinato da questa sua subdola tecnica. E così Proust, la sua tortuosa vita sui generis e la sua mirabile opera diventano un unicum che non ci sbalordisce più, ma ci prende ed incatena dentro il laccio di una lirica magia.

Sentimenti contrastanti come quelli della felicità cercata di raggiungere a tutti i costi, contrapposti a quelli del dolore vissuto anche in forma totalizzante e traslata se ha colpito un amico dell’ipersensibile Marcel; l’amore edipico per la madre, scandagliato, vivisezionato con bisturi del ricercatore che non patisce disincanto, le squassanti nevrosi; l’asma terribile, devastante che parevano prepararlo a una meditatio mortis, quasi fosse già una morte installata dentro di lui, un sacro male che ci fa ripensare all’epilessia di Dostoevskij, malattia stranissima che lo martoriava, ma da cui pare non volesse guarire, temendo in rimpiazzo mali peggiori, tutto questo ci viene proposto dalla penna di Citati, sottile scalpello che mette a vivo pensieri carne e sangue del suo poliedrico eroe.

Il mito di greca memoria la fa da padrone in queste raffinate pagine; mito prevalentemente di lontana matrice, spesso biblico, talvolta onomastico, poiché il genio di Marcel non disdegna giocare col lessico, alla maniera di Joyce (vedi il cognome dei Guermantes su cui Proust gioca e rielabora “con più sapienza mitologica, ricchezza visiva e deliziose variazioni ironiche”). Per non parlare degli amori, anzi parliamone perché sono argomento di stuzzicante interesse – del nostro Marcel per uomini e donne (più uomini che donne), amori assoluti, gioiosamente massacranti com’è bene che tutto avvenga sopra le righe per un’anima così estrema. Il contrasto tra il Marcel Proust e Reynaldo Hahn, sovrabbondante, ipertrofico lo scrittore, essenziale per sobria eleganza il musicista-cantante, fa vivere ai due innamorati momenti di iniziale estasi. Ogni successiva rottura erotica, precipita Proust nella più ulcerante disperazione, ma poi si riprende – come si è ripreso dal lutto creduto insostenibile della madre – e nel suo cuore trova ora posto Alfred Agostinelli, autista segretario, cui pare Proust si sia ispirato per la figura di Alberatine ne la Recherche. Agostinelli se la dà a gambe, oppresso dalla gelosia del tormentato e tormentoso partner che – sperando invano di trattenerlo – gli aveva persino donato un aereo.

Superfluo sottolineare la tela magica su cui Citati dipinge figure reali proustiane divenute protagoniste della Recherche, per cui in Swann, troviamo tanto di Marcel, in tic, delusioni e malinconie. Impossibile non restare presi dal mistero del tempo – di scuola bergsoniana – il tempo reale e quello indotto, per cui gli interessati al caso hanno scritto fior di trattati.

(Recensione di Grazia Giordani 12 /11/ 2008)


La Contea dei Sup di Tonino Luppino Ed. Associazione culturale "Antiche terre" (www.anticheterre.info )

Tonino Luppino sa come va il mondo: la gente ha sempre fretta e legge poco. Così lui, dopo tanti anni di esercizio di cronaca per radio e TV della sua regione, nonché di scrittura per quotidiani e periodici cilentani, quando decide di dare un proprio scritto alle stampe prepara un piccolo libro tascabile (68 sono le pagine, non numerate), leggero da tenere in tasca e veloce da leggere. Lo pubblica per l’associazione culturale “Antiche terre”, per ribadire il proprio legame con il territorio in cui vive. Territorio esplorato e vissuto soggettivamente non sempre in modo positivo, ma sempre con grande passione ed intraprendenza. Protagonista de La contea dei Sup (Bastia Umbra, Litoprint, 2008) è il Verde, un personaggio di fantasia così ben radicato nelle esperienze reali che potrebbe anche essere vero. Il Verde, afferma Luppino, gli ha lasciato sue lettere ed appunti che costituiscono, insieme a personali memorie, il materiale del libro. L’espediente non è nuovo, ha precedenti illustri e ben si presta alla critica, alla satira o - perché no? -, alla saggia rassegnazione.

Eccovi dunque qualche esempio delle riflessioni del Verde, estrapolate dal suo diario:

“Inevitabilmente accade che verso coloro che ci han fatto del male, proviamo un sentimento di strana indifferenza, di stanchezza, per la loro sciocca stupidità e gretta presunzione, e allora…veramente perdoniamo!”

“Pur avendo come bersaglio la stupidità universale, nella mia intelligenza non c’è ombra di snobismo, alterigia o superbia nei confronti della gente. In mezzo alla stupidità universale che sale e cresce come le acque d’un fiume in piena, io mi muovo con fragilità, non avendo contro di essa altre armi se non la solitudine, l’ironia, la tristezza, il sorriso e l’ intelligenza”.

Alle riflessioni, ai commenti si aggiungono anche brevi racconti, aneddoti, ricordi, qualche volta curiosi, altre preziosi, unici. Detto questo, non mi resta da aggiungere altro che già non sia nella breve presentazione che figura nel libro. Buona lettura a tutti, dunque.

(Per info su come averlo: 3387263371- 3477744465)

(Recensione di Eleonora Bellini 8/11/2008)


QUEL CHE RESTA L’importanza della memoria di Pierre Sansot Tropea Editore, MI, pagg. 125, € 12,90

Nel maggio 2005, a 76 anni, Sansot ha fatto la riverenza ed ha lasciato questo mondo con un’opera, pubblicata postuma, sul valore di ciò che resta: dai residui del pranzo della domenica da riciclare in cucina, alle scorie inquinanti di cui non sappiamo come disfarci; dai ricordi di un passato che ancora e sempre si agita dentro di noi, agli oggetti da cui non decidiamo mai di separarci; fino ai “miseri” resti di noi stessi che vanno a confondersi con la terra o ad elevarsi al ruolo di reliquie.

Filosofo, Sansot lo è stato con un approccio sensibile agli esseri, alle cause ed ai valori. Osservatore delicato della vita sociale, maestro d’un vero realismo poetico, emozionante e inquietante: Quaderni d’infanzia, Sul buon uso della lentezza, Giardini pubblici… gli dobbiamo una quindicina di libri che vanno tutti a scavare nel profondo delle nostre memorie, analizzando sottilmente i nostri comportamenti, entusiasmi e gusti collettivi.

Restare, come ci insegna con questo suo ultimo libro, vuol dire sopravvivere, ma anche insistere e resistere, difendere nella memoria di chi rimane il ricordo di un’esistenza, salvaguardare la propria umanità opponendo al resto spregevole della morte il potere di un sorriso, confidando che, qui ed ora, “la nostra società e la nostra terra sono più belle che mai”.

Quel che resta è un’opera incompiuta, il tempo e la malattia hanno sottratto il suo autore al privilegio di un’ultima revisione. Ma paradossalmente è proprio questa incompiutezza a donare al testo tutto il suo romanticismo.

“I giorni se ne vanno, io rimango”, ci ricorda Sansot, citando Guillaume Apollinaire: “il passato non è qualcosa che mi sottrae dal presente (…). Gli dà spessore. I miei ricordi non suscitano in me rimpianto, ma stupore e gratitudine”.

Sei stato fortunato, Pierre, ad avere questa visione della vita. Noi siamo fortunati perché ce ne hai lasciato i resti nei tuoi scritti.

(recensione del 23/10/08)


I SOLITI QUATTRO GATTI di Giulio Lazzati - Mursia Editore Pag. 290 €: 18,00

Le vicende belliche delle forze armate italiane impegnate nella Seconda Guerra Mondiale, suscitano evidentemente ancora un grande interesse, se Mursia Editore ha ritenuto di ripubblicare il libro di  Giulio Lazzati “I soliti quattro gatti”.

Si tratta di una coinvolgente testimonianza tra cronoca e storia degli eventi che hanno caratterizzato l’azione dell’Aeronautica Italiana durante l’ultima guerra mondiale, un’opera nata anche dalla volonta’ dell’autore di rispondere ad attacchi e polemici giudizi espressi da piu’ parti sulla bontà dell’apporto fornito da questa importante Arma.

Grazie ad un lavoro di rigorosa ricerca documentale, questo libro e’ una vera e propria miniera di informazioni e dati su quegli eventi, ma nel contempo offre una visione d’insieme sulle caratteristiche degli apparati bellici ed industriali che si andavano confrontando nonche’ delle specifiche dei mezzi protagonisti degli scontri in volo.

A raccontare i fatti, storicamente inoppongnabili, e’ un anonimo pilota il quale nel presentarsi al lettore avverte di essere deceduto sul finire del ’44 nei cieli dei  balcani durante un’azione bellica; una scelta originale e commovente che nulla toglie all’efficacia della narrazione.

Attraverso le vicende raccontate da questo eroe viene ricostruita la storia del ruolo avuto dalla nostra aviazione su tutti i principali teatri delle operazioni militari, dalla Grecia a Malta, dall’Africa orientale al nord Africa, dal Mediterraneo alla Russia, un ruolo di grande spessore ed impatto sulle vicende belliche nonostante la palese inferiorità via via manifestatasi sia in termini numerici che qualitativi rispetto alle forze nemiche.

I fatti sono peraltro i protagonisti assoluti della narrazione. Luoghi, circostanze, gruppi militari (squadrglie per meglio dire), descrizione della vita quotidiana dei protagonisti… Ed ancora, si passa dai voli di addestramento agli epici scontri in volo con nemici preparati e dotati, progressivamente, come detto,di mezzi sempre piu’ sofisticati e vincenti (da qui l’eroismo dei nostri)…

A corredo delle  storie, il libro di Lazzati riporta una serie di interessantissime schede sulle cartteristiche tecniche di tutti gli apparecchi in campo, italiani e stranieri, unitamente ai dati statistici circa il numero dei veivoli costruiti di ciascun modello, una chicca per gli appassionati della storia dell’aviazione.

(Recensione di Giorgio Gobbo 23/10/08)


Silvio Bertoldi. Laureato in Lettere presso l'Università di Padova, ha pubblicato numerosi saggi storici. Ha lavorato per il quotidiano L'Arena di Verona, ha diretto i settimanali Epoca e La Domenica del Corriere, inviato di Oggi, collabora attualmente con il Corriere della Sera. Nel 1967 ha vinto il Premio Saint Vincent per il giornalismo.

MISTERI ITALIANI dai diari di Mussolini ai delitti di Stato di Silvio Bertoldi  Rizzoli, 2008 pp. 245 € 17,50

Nella vita ci possono capitare tra le mani libri fondamentali e libri che non lo sono. Non mi viene in mente una via di mezzo, una zona grigia. È indubbio che il libro di Silvio Bertoldi si legga con grande scorrevolezza e agilità (mentale). Ma questo non ne fa un libro fondamentale. È vero che i racconti su segreti di Stato di poca o nulla rilevanza sulla nostra (difficile) vita quotidiana sono anche interessanti, abbastanza sconosciuti, talvolta al bordo del gossip. Ma questo non ne fa un libro fondamentale. È vero che di qualche enigma si propone una soluzione, anche se spesso non esplicitata. Ma questo non ne fa un libro fondamentale. Però, prima di continuare a parafrasare il discorso di Marc’Antonio secondo Shakespeare, credo sia giusto e opportuno spiegare la mia sensazione, ché di questo si tratta. Il nostro è un Paese abituato ai segreti, grandi e piccoli, che hanno condizionato, e pesantemente, la gestione della politica e della vita pubblica italiana: da piazza Fontana, la cosiddetta “strage di Stato”, alla distruzione fisica psichica morale e civile di Pietro Valpreda, dal “suicidio” di Giuseppe Pinelli, alla strage di Piazza della Loggia, di cui restano “oscuri” e, soprattutto, impuniti, i mandanti, fino a segreti meno tragici, ma altrettanto influenti. Vogliamo arrivare ai rifiuti di Napoli? In Italia non c’è (quasi) mai un vero responsabile, la soluzione dei misteri è spesso virtuale, come l’applicazione della giustizia, come le premesse pre-elettorali (a proposito, grazie per l’ICI, a chi almeno interessa, e cioè ai proprie-tari di case; grazie per la detassazione degli straordinari – idem – ma che ne è dell’abolizione del bollo auto, di larghissimo interesse, promessa l’11 aprile scorso?). il mio desiderio è che la pregevole penna di Silvio Bertoldi si avventuri in terreni più vicini a noi, che la sua intelligenza possa scavare e rivelarci segreti & misteri “fondamentali” per la no-stra storia presente. Sarà un dovere civile, leggerlo.

(recensione di Paolo Modugno 24/9/08)


"Uomini e amori, gioie e dolori" di Damiano Mazzotti - Ibiskos, collana Minimal, pagg.146 €13,00

Teleracconti, teleseduzioni e teleriflessioni, le nuove vie dell’amore e della libertà”

Lettura snella che si sviluppa principalmente sotto forma di scambi di SMS (trascritti così come sono apparsi sul display per rendere più realistico il tutto) tra partner amorosi che seguiamo in una sorta di cronistoria digitale.

L’autore poi raccoglie tantissime citazioni e reinterpretazioni di autori famosi, creando nelle sue intenzioni un “piccolo manuale pratico” per chi vuole stimolare la scrittura creativa ed anche un amichevole promemoria per valutare altri interessanti libri citati dall’autore per approfondire il tema in questione (bibliografia utile a chi è impegnato a scrivere tesi, ricerche ed articoli).

L’intento è svelare piccoli e grandi segreti della comunicazione interpersonale e per provare ad esemplificare, senza prendersi troppo sul serio, l’ormai perduta arte della seduzione. E poi, diciamocela tutta, a chi non capita di voler leggere i messaggini degli altri? Qui per la prima volta siamo autorizzati a farlo e nessuno si arrabbierà. Anzi, l’autore ne sarà molto felice.

Dalla prefazione: Un libro sugli SMS?

Un saggio sulle nuove forme di comunicazione digitale? Con questo libro spero di dimostrare che i messaggi SMS non sempre rischiano di alterare le caratteristiche di una lingua e le relative capacità di espressione, ma anzi possono esaltare le proprietà del linguaggio attraverso una sintesi assoluta di grammatica e significati, arrivando così a favorire la comunicazione, trasmettendo spesso più emozioni della lingua utilizzata “normalmente”.

Questo perché negli SMS la lingua parlata, più immediata, emotiva e relazionale, si fonde con la lingua scritta, più razionale, distaccata e di lunga durata e crea un’unica lingua ibrida più efficiente ed efficace che diventa una forma di espressione ragionata, intima e rapida che però può durare nel tempo. Infatti molta gente conserva gli SMS ricevuti ed inviati anche per qualche anno ed alcuni appassionati addirittura li trascrivono!

Lo scopo del libro è di essere utile ai lettori, i quali oltre a divertirsi, apprenderanno molte informazioni utili e rifletteranno su brevi pensieri appartenenti a differenti culture e diversi ambiti della vita, per cui risulterà più facile rispondere ai nuovi messaggi che riceveranno e lo faranno sicuramente in maniera più significativa e creativa… ricordandosi che solo chi dorme non sbaglia mai.

È quindi un libro dedicato soprattutto alle generazioni più giovani, sperando comunque di riuscire ad ispirare innumerevoli altri IperCreAttivi come me e aiutarli così a far viaggiare la lingua italiana attraverso il terzo millennio senza strapazzarla troppo. Viaggio che la lingua italiana potrebbe finalmente fare anche in compagnia di giovani, belle e snelle forme di poesia. Le poesie oggi non le leggono più nemmeno i poeti diceva Gabriel Zaid. Pure in molte altre parti del mondo i ragazzi preferiscono giustamente la musicalità delle canzoni. E forse sarà la musica a salvare l’umanità dai vari fondamentalismi religiosi, scientifici, economici e politico-burocratici. Unendo la gioventù di tutto il pianeta e “mettendo in moto quelle forze dell’educazione e dell’immaginazione che cambiano le opinioni, affermano le verità, svelano le illusioni, e riescono così a dissolvere l’odio” (John Maynard Keynes).

Un grazie anticipato anche a tutte le persone che apprezzeranno il libro, al di là della forma e dei contenuti atipici talvolta espressi. Volevo solo comunicare la Breve Vita, Imprevedibile e Assurda della Fantasia, poiché tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano (Antoine de Saint Exupéry).

Purtroppo. Perché lasciare invecchiare così in fretta la felicità? E non pensar troppo alla domanda: al cuor e al cul della mente non si comanda.

(5/9/08)


Daniela Padoan. Tra le sue ultime pubblicazioni. Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani 2004), e le Pazze, un incontro con le Madri di Plaza de Mayo (Bompiani 2005)

Ermanno Olmi. Il sentimento della realtà, libro intervista di Daniela Padoan - Editrice San Raffaele, Milano pagg. 137 € 15,00

"L'amore è una porta spalancata su un orizzonte cosmico, e così la verità, e così la felicità, e così la fede. Ma anche l'odio e l'ipocrisia." Ermanno Olmi

Un grande maestro della cinematografia italiana, ma soprattutto un grande uomo quello che si racconta alle domande meticolose e puntuali di Daniela Padoan. Parla d'amore, di Dio, di generosità e di giustizia, quella che lui narra attraverso le immagini e i dialoghi dei suoi film, ma lungi mai dall'essere un bigotto, un fideista cieco. Ogni riferimento alla vita, all'importanza del viverla e al come viverla al meglio, profuma di esperienza, di sofferenza, di certezza, e in questo libro questi assunti vengono trasmessi appieno, ci si scopre a condividere tutto quel che Olmi dice senza per questo sentirsi intimoriti da alcuna predica. Alla domanda di Daniela: Cosa ci resta oltre all'indignazione? Olmi risponde; La libertà. Fare della libertà la nostra idea di vita... Questo non ti fa essere del tutto oppresso da una condizione che domina il mondo: non te la fa accettare senza fare quello che è in tuo potere per reagire.

Immagino che una frase del genere possa essere applicata da ognuno di noi nei mille aspetti di un quotidiano che tende ad opprimerci. Un libro da leggere con la matita in mano, per sottolineare i passaggi, le frasi più significative, per meglio mandarle in memoria.

Alla fine del libro ci si renderà conto di averne sottolineato gran parte. Una biografia? Forse, ma culturale e spirituale, di quelle che lasciano un segno in chi le legge.

Mi permetto una digressione personale: mia madre vide "Gli alberi degli zoccoli" ed uscì piangendo dal cinema. Mi disse poi che sembrava che Olmi avesse filmato la sua vita, cresciuta in una cascina del nord italia, mio nonno in un epoca di grande povertà a cavallo delle due guerre, le faceva gli zoccoli tagliando di nascosto dei piccoli alberi, e la tragica condizione delle loro vite, appese al filo del raccolto buono o cattivo, la grande umanità che si respirava intorno al comune focolare era quella impressa sulla pellicola, girata da un uomo che certe cose non poteva averle vissute, perché accanto a lei non c'era, eppure era come se ci fosse stato.

Ora leggere Il sentimento della realtà ha commosso anche me, grazie al cielo ci sono persone che lasciano un segno, ed altre che riescono a raccontarlo.

(recensione di Maurizio Amici 1/8/08)


LO SAPEVO, NON DOVEVO AMMALARMI Un uomo alla ricerca della sua diagnosi di Roberto Levi La Feltrinelli. pagg. 110,  € 8,00

“Un uomo alla ricerca della sua diagnosi”. Penso di interpretare a pieno il pensiero di tutti affermando che il cammino alla ricerca di una diagnosi sia proprio un sentiero che nessuno di noi vorrebbe mai azzardarsi ad intraprendere. Se già ammalarsi è decisamente una bella scocciatura, figuriamoci imbarcarsi in un’odissea fatta di ospedali, ricoveri e medici di ogni genere soltanto per sapere quale razza di oscura e bastarda malattia ci abbia colpiti!

La storia in questione, invece, è proprio un viaggio disperato di un uomo alla ricerca di una diagnosi, di una categoria entro la quale identificarsi e dare un senso ai propri sintomi, senza contare la possibilità di una qualche cura adeguata.

Ovviamente si tratta di un viaggio tragi-comico, un tortuoso sentiero popolato di bizzarri personaggi: dalla dottoressa innamorata del cortisone al dietologo inflessibile, per non parlare della vasta categoria dei “massimi esperti”: il massimo esperto nel lupus, il massimo esperto pneumologo etc. etc., tutti alla ricerca di una malattia adatta al malcapitato protagonista.

Questo libro è al tempo stesso un’incredibile dimostrazione di autoironia, e un feroce sguardo sul mondo della medicina. Al di là degli esperti luminari la cui unica certezza è l’importo della propria parcella, vi è la descrizione di un mondo, quello ospedaliero, che finisce per considerare le persone alla stregua di cose, ridotte a meri casi clinici.

Così Gennaro diventa Gennaro-colite cronica, Attilio si trasforma in Attilio-ulcera peptica etc.: la diagnosi diventa sorgente di una nuova identità. Per il nostro malcapitato protagonista, che la diagnosi non ce l’ha nemmeno, il tutto si fa ancora più complicato, sballottato qua e là da medici che non riescono a dire altro se non ciò che lui NON ha e guardandosi bene dall’azzardare diagnosi alternative.

Tra i racconti poi emerge la difficoltà del ricovero ospedaliero, i problemi connessi alla privacy,

la perenne sensazione di essere trattati come se si fosse tornati bambini…

Roberto Levi ci guida in un mondo difficile, in cui forse è solo grazie all’ironia che l’autore ci dimostra in questo libro che si è in grado di resistere.

Un approccio irriverente e sarcastico, per certi aspetti volutamente esagerato, ma che invita a porre attenzione sulla necessità di un approccio che tenga in maggior conto la persona prima del malato.

Un’esigenza del resto avvertita da un grande medico come Umberto Veronesi, che accetta la “provocazione” di questo libro scrivendone la prefazione, esortando i suoi stessi colleghi ad accettarne le critiche e a trarne, tramite un opportuno senso dell’umorismo, qualche insegnamento.

(recensione di Andrea Carrer, 29/07/08)


INCONTRI CON MENTI STRAORDINARIE Ricordi, rivelazioni, racconti, polemiche dei più brillanti “santi laici” Di Piergiorgio Odifreddi TEA, Milano, pagg. 390, € 8,60

Intanto, un rapporto quantità/prezzo di tutto rispetto! Un tomo di quasi 400 pagine a neanche 9 Euro. Un affarone! Sapere che il libro è scritto da Odifreddi mi mette già di buonumore.

Perché lui stesso è, secondo me, una mente straordinaria nel vero senso della parola: fuori dall’ordinario, oltre le convenzioni, vivaddio!

“Per la mia rabbia enorme mi servono giganti”, asseriva un maturo Cirano di Francesco Guccini. Chi sono oggi questi giganti, tali perché a loro volta discenti di giganti sulle cui spalle si sono rigorosamente, ma non rigidamente, poggiati?

Togliendo di mezzo nani e psiconani, “tenutari” di saperi settari e banali, chi rimane a dare una mano alle menti che sono – e vogliono rimanere – aperte?

Per sei anni Odifreddi ha conversato con Premi Nobel e medaglie Fields ed ha allestito un programma di incontri con 50 menti straordinarie che hanno cambiato la scienza e il mondo, e che raccontano a un matematico arguto, “impertinente” come si autodefinisce Odifreddi, le proprie storie, le scoperte a cui sono pervenuti, e i loro pensieri.

Intelligenti e al tempo stesso umili le domande di Odifreddi. Profonde, puntuali e al tempo stesso comprensibili anche al grande pubblico le risposte dei 50 personaggi, che continuano però a considerarsi persone.

Che sia questo il segreto di queste menti straordinarie?

(recensione di Marisa Nicolini 29/7/08)


 

Seregej Dovlatov è nato ad Ufa nel 1941 ed è morto a New York nel 1990.

Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1979 dopo numerosi e vani tentativi di pubblicare in Unione Sovietica, nella metà degli anni ’80 raggiunse il riconoscimento come scrittore dopo la pubblicazione nella prestigiosa rivista “The New Yorker”. Negli Stati Uniti e in Europa ha pubblicato dodici libri, mentre in Russia è stato pubblicato ed apprezzato solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica.

 

I suoi libri sono pubblicati in Italia da Sellerio Editore Palermo:

Straniera, La valigia, Compromesso, Noialtri, Regime speciale, Il Parco di Puškin, La marcia dei solitari

Il libro invisibile, di Sergej Dovlatov - Sellerio Editore Palermo, pagg. 184, € 10,00

“Sono convinto che, come autori, Gogol’ ed io abbiamo gli stessi diritti (diversi sono i doveri). In ogni caso, abbiamo in comune almeno un diritto inalienabile. Quello di rendere pubblico ciò che abbiamo scritto. Cioè il diritto all’immortalità o al fallimento. Perché mai la mia ordinaria, onesta e unica attitudine viene soffocata dalle innumerevoli autorità, personalità e istituzioni di un grande Stato? Devo capirlo.”

Il “grande Stato” è l’Unione Sovietica degli ultimi decenni prima della caduta e la domanda che Sergej Dovlatov si pone nella prefazione del libro, rappresenta l’origine di uno dei fili che si snodano lungo un racconto -ma sarebbe meglio definirla “biografia artistica”- costruito attraverso episodi ed esperienze collocate negli anni in cui l’autore, in nome di quel “diritto inalienabile”, cercava un legittimo riconoscimento artistico.

Nel libro invisibile c’è innanzitutto Sergej Dovlatov, squattrinato scrittore di racconti, letterato ed attento osservatore di una realtà manipolata e influenzata in ogni suo aspetto dalla potenza di un Socialismo reale sul viale del tramonto e che proprio per questo batte gli ultimi terribili colpi prima della caduta. Dovlatov sceglie di raccontare la propria vicenda artistica (nonché profondamente umana) senza porre troppa attenzione al susseguirsi cronologico degli eventi. Scorrendo le pagine veloci di questo libro ci si accorge che in effetti non è necessaria una razionalizzazione del tempo del racconto dal momento che gli eventi in cui si imbatte l’autore-protagonista, sembrano essere mossi da dinamiche che nulla hanno di logico; o forse si, una logica c’è, ma è la logica della stupidità che si trasforma in paura e controllo da parte di uno Stato-ostaggio di sé stesso che rifiuta e mette al bando tutte le parole non partorite dagli “artisti” fidati del potere.

Ecco perché Il libro invisibile: il libro mai pubblicato, rifiutato così come tutte le altre opere di un autore oggi considerato tra i più interessanti della Letteratura russa del Novecento. Come nota Laura Salmon, curatrice del volume, Dovlatov possedeva in modo sublime ciò che Pirandello considera il vero umorismo, cioè il “sentimento del contrario”. E’ attraverso questo privilegiato punto di vista che Dovlatov riporta le cronache di incontri con personaggi che si scoprono grotteschi, impauriti e che vivono legati ai fili della rete di un sistema che tutto controlla e che tanto nasconde.

Il libro invisibile non è la storia di un autore lanciato in una lotta contro la mannaia della censura (odioso simbolo d’ignoranza che possiede comunque una sua definizione). Si tratta piuttosto dell’incontro (avvilente certamente) di un artista con un meccanismo sofisticato e allo stesso tempo estremamente subdolo: “L’inettitudine totale non era spendibile. Il talento era sospetto. La genialità terrorizzava. La moneta più gradita era una moderata competenza letteraria”.

Di fronte a questa presa d’atto, Dovlatov risponde con lo strumento potente e straordinario dell’umorismo. Sia chiaro, non c’è nulla di volgare nel racconto di Dovlatov, nessuna gratuita denigrazione dell’altro perché anche quando l’altro dimostra solo malignità e stupidità è comunque umano, immerso in un tempo scandito da dogmi e prese di posizione spesso forzatamente scelte. Dovlatov è un uomo del suo tempo, ma è un artista che in quanto tale sa volare sopra le parole vuote del quotidiano regime e che riporta divertito le tragicomiche recensioni, i commenti e le lettere che riceve da parte di possibili editori ed improbabili critici per fornire lucide immagini dell’Homo Sovieticus con il quale si confronta. Gli incontri bizzarri tra Leningrado e Tallin, i lavori in alcuni giornali, la diffidenza dei colleghi e i consigli di personaggi persi in un mare di niente, sono le note che fanno del libro invisibile una storia ironica, autentica, a volte desolante; ma sempre, a scandire il tempo della lettura, si incontrano frasi al limite dell’aforisma che strappano un sorriso, spogliano la realtà dalle pesanti strutture istituzionali e la riconsegnano leggera, teneramente più vera.

(recensione diNicolò Sorriga   3/06/08)


All’inizio di ogni racconto è riportata una breve scheda biografica dell’autore. Di seguito alcune informazioni essenziali.

-          Anni Baby, pseudonimo di Li Jie nata nel 1974 a Ningbo (provincia Zhejiang). I suoi racconti sono tradotti anche in giapponese

-          Bi Feiyu, nato nel 1964 a Xinghua (provincia di Jangsu). Ha pubblicato tre romanzi ed ha ottenuto il prestigioso premio Lu-Xun per la Letteratura

-          Han Dong, nato nel 1961 a Nanchino, attivo come curatore di riviste letterarie e della collana di prosa narrativa Duanlie

-          Huang Fan, nato nel 1963 a Lanzhou (provincia di Gansu). Nel 2002 ha terminato il suo primo romanzo ancora inedito L’undicesimo comandamento

-          Li Dawei, nato nel 1963 a Pechino. Da maggio 2001 vive a Brooklyn, dove lavora come interprete e libero scrittore

-          Ma Lan, nata nel 1963 nella provincia di Sichuan. Lavora negli Stati Uniti come Editor della rivista letteraria online Olive Tree (www.wenxue.com)

-          Dai Lai, nata nel 1972 a Suzhou. Ha pubblicato due romanzi e numerosi racconti. Nel 2002 ha ricevuto il prestigioso Premio per la giovane Letteratura

-          Wang Ai, nato nel 1971 a Huanyan (provincia di Zhejiang). Il suo primo romanzo, Braccia e gambe al cielo è uscito nel 2001

-          Wu Chenjun, nato nel 1966 a Taixing (provincia di Jangsu). Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e poesie tradotti anche in inglese, svedese ed olandese.

-          Zhao Ning, nata nel 1963 a Pechino. Tra i suoi romanzi il più conosciuto per aver conosciuto il favore di pubblico e critica è La ragazza divisa a metà

-          Zhu Wen, nato nel 1967 a Quanzhou (provincia di Fujian). Ha pubblicato diversi volumi di poesie e racconti e lavora come sceneggiatore. Il suo primo film da regista ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Venezia nel 2001

 

Cina – Undici scrittori della rivoluzione pop - AA.VV a cura di Franck Meinshausen - Isbn Edizioni, Milano, pagg. 221, € 15,00

- La Cina è vicina! -  Questo l’urlo di qualche stagione fa, consolatorio o terrorizzante a seconda dei punti di vista, fuori moda eppure così attuale per i tempi che corrono. La Cina, nel nostro Occidente di progresso e innovazione, la incontriamo ogni giorno per le strade delle città, nei mercati, nei ristoranti, nelle lenti degli occhiali perfettamente identici ai costosi originali (ma qualcuno dovrà aver insegnato loro come si fanno…). Attraverso uno schermo che parla e spesso non racconta, la scopriamo violenta e repressiva per le strade tibetane, sulle teste insanguinate dei monaci, sui condannati a morte per i quali non ci sarà grazia, su chi tenta una critica fastidiosa mentre una torcia, che un tempo fermava le guerre, sfila per gli asfalti del Mondo. E poi, la troviamo così umana e disperata quando la terra trema e si porta via paesi, città e vite che sarà difficile contare.

Le foto della Cina di oggi raccontano un paese carico di tradizioni millenarie e contraddizioni che lasciano ampio spazio ai ragionamenti sociologici, politici ed economici. Il comunismo di Stato rinnova ad ogni ora il proprio legame con il capitalismo più fondamentalista, e il libro rosso di Mao lo si può leggere sull’I-Pod di ultima generazione proprio davanti a quel palazzo della prima dinastia Ming.

Cina – Undici scrittori della rivoluzione pop, attraverso la voce di giovani autori tutti nati dopo il 1959 e comunque considerati all’inizio della loro carriera, è una raccolta di racconti che affrontando storie e temi apparentemente lontani tra loro, aiutano a ricostruire e comprendere la Cina di oggi, il boom economico delle megalopoli, il ritmo nuovo di questo nuovo Paese sterminato dove esistenze estraniate travolte dal denaro e ipnotizzate dalla tecnologia e dal sesso, sembrano andare incontro ad una nuova rivoluzione verso la libertà e l’autodistruzione. E’ evidente il distacco e il progressivo allontanamento dalla cultura tradizionale, dal comunismo e dalle idee di quei padri che hanno vissuto personalmente la rivoluzione culturale.

Gli autori dei racconti, alcuni residenti in Cina e provenienti da diverse regioni del Paese, altri stabilitisi negli Stati Uniti, sono tutti scrittori di professione che da molti anni lottano per avere un maggiore spazio culturale lì dove la cultura è ancora strettamente in mano al potere politico. Il curatore di Cina – Undici scrittori della rivoluzione pop è Frank Meinshausen che nella prefazione al libro traccia una breve e interessante panoramica sulle vicende che hanno portato all’incontro con gli scrittori e sulla difficile realtà editoriale cinese che si concentra nelle città più grandi e popolose: Pechino, Shangai e Nanchino.

I racconti non sono facilmente etichettabili secondo un particolare genere letterario, ma complessivamente possono essere considerati come testi legati ad una Letteratura metropolitana contemporanea; d’altronde, le grandi città sono i luoghi dove è maggiore l’influenza dei modelli occidentali che si scontrano con i valori della tradizione.

Come detto, i temi trattati sono eterogenei. In Telecomando di Bi Feiyu e L’urlo di Wang Ai il consumismo e la modernizzazione scelta o subita stravolgono la vita dei protagonisti che perdono lentamente qualsiasi carattere di umanità; in Sei pronto?, di Dai Lai si racconta lo scontro generazionale tra un padre, ex attivista durante la rivoluzione culturale e il figlio, artista di una nuova arte d’avanguardia considerata “roba per matti”; Estremo sud di Han Dong è l’esplorazione di una grande città che parla di futuro e modernità, mentre una finestra sulle vicende dell’industria letteraria cinese la apre Li Dawei con China Wenxueshi Building; i racconti che hanno come argomento i rapporti interpersonali, di amicizia, di amore e di adulterio (trattati sempre in modo originale e da prospettive diverse) sono indubbiamente i più interessanti, spesso carichi di una potente drammaticità che viene dalle vicende dei protagonisti come in Sette anni di Anni Baby, Duan Li nell’antica città di Nanchino di Zhu Wen, Il tempio della divinità dei fiori di Wu Chenjun e Qimao di Huang Fan; la libertà sessuale è il tema affrontato in Una donna scabrosa di Zhao Ning e ben articolato attraverso immagini e flash back è Perdere l’udito di Ma Lan.

Alcune vicende si basano soprattutto su clichés sessuali che ricalcano il classico “Sesso droga e Rock & Roll”, e possono sembrare apparentemente datati agli occhi di un pubblico, in particolar modo quello occidentale, abituato a fruire di qualsiasi genere letterario sulla base di un’offerta smisuratamente consistente. I racconti, che probabilmente ed inevitabilmente come avviene spesso per tutte le opere di lingua straniera, perdono vigore nelle versioni tradotte (in questo caso la chiara e sicuramente non semplice traduzione è di Scilla Finetti e Zhang Tong Bing), sono comunque e al di là dei gusti, piccoli pezzi di un mosaico culturale che permette di osservare e che grida attraverso la potenza della scrittura e della creatività, un cambiamento affascinante, terrificante, inumano, ma comunque straordinario nel Paese più grande e popoloso del Mondo. Un cambiamento, che mai come oggi, ci ricorda che la Cina è davvero vicina.

(Recensione di Nicolò Sorriga 26/5/08)


Costruire la Pace, Discorsi dei premi Nobel per la pace, a cura di Simone Barillari, Minimum Fax, pagg. 260 €. 16,00,

Il Parlamento ha risposto con soli tre applausi bipartisan al discorso per la fiducia del neo-eletto Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Uno di questi era sulle nostre missioni di “pace” all’estero (le uniche che ci sono consentite  dalla nostra beneamata Costituzione “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”), tema su cui siamo tutti ipocritamente d’accordo.

È evidente che specialmente  in termini propagandistici, non si può che essere moralmente vicini ai soldati stanziati in terre lontane e sconvolte da violenti conflitti, a svolgere il proprio dovere verso la nostra Nazione.

Parlamentari, politici, politicanti e istituzioni hanno quindi un bel da fare a lodare l’esercito italiano, ad inorgoglirsi dell’operato di ragazze e ragazzi che  rischiano la propria vita per delle motivazioni spesso poco chiare all’opinione pubblica.

Certamente non possiamo generalizzare, esistono molte situazioni in cui le forze nazionali si sono spese e si spendono in aiuto alle popolazioni colpite dai conflitti con delle missioni incontrovertibilmente pacifiche, ma in certi altri casi (come la guerra in Afghanistan), viene da domandarsi se non siano gli stessi presupposti costituzionali a essere disattesi e se esista davvero la possibilità che la pace venga promossa con i mezzi della guerra.

Se è vero che, citando  Peace Reporter, in questo momento ci sono circa 29 conflitti aperti in tutto il pianeta, e che questi, sommati a quelli conclusisi negli ultimi 5 anni fanno un totale approssimativo di 7 milioni e 700 mila morti, ci pare doveroso dedurre che lo sviluppo sociale ed il progresso non hanno nulla a che vedere con il buon senso.

Per questo riteniamo interessante segnalare Costruire la Pace, Discorsi dei premi Nobel per la pace, a cura di Simone Barillari, Minimum Fax, 16 euro, una raccolta di discorsi , da Martin Luther King (il cui testo è un gioiello letterario) al Dalai Lama, da Mandela a Kissinger (che, scusateci la polemica, è più un portatore pragmatico delle istanze nazionali che un fautore della pace), tenuti da alcuni laureati al premio Nobel tra il 1944 ed il 1999.

Il fondatore,com’è noto fu Alfred Bernhard Nobel, che dopo aver mischiato nitroglicerina e terriccio da imballaggio creando la dinamite e diventando tra gli uomini più ricchi del suo tempo, ebbe la drammatica fortuna d'assistere per un errore di stampa nel necrologio del fratello, alle reazioni della comunità alla sua morte.

Sensazione riassumibile compiutamente nella frase di Albert Einstein citata nel testo da Barillari: "Aveva inventato un esplosivo che era più potente di qualsiasi altro conosciuto, e per placare la coscienza, creò il Premio Nobel".

Insomma, il rimorso d'aver creato un terrificante strumento di morte lo portò a voler contribuire all'affermazione del suo opposto: la pace, che usando le parole di de Klerk, non è semplice assenza di conflitto ma una vera a e propria disposizione dell'animo.

(recensione di Maria Carrano 26/5/08)


IL VALORE DELLA SOFFERENZA del Dalai Lama - Armenia, Milano, pagg. 187, € 13,00

La sofferenza, praticamente in tutte le filosofie del mondo, è considerata un’importante via per crescere, per giungere alla chiarezza ed alla coscienza. Ma soffrire non vuol dire lacerarsi dentro, soprattutto non vuol dire rimpiangere il passato o angosciarsi per la paura del futuro.

Infatti, il buddismo descrive tre livelli o tipi di dolore: il primo è denominato “il dolore del dolore” (la sofferenza connessa con la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte); il secondo è il “il dolore del cambiamento” (esperienze anche piacevoli, ma in realtà sofferte poiché ci troviamo in uno stato di non-illuminazione); il terzo è “il dolore del condizionamento” (esperienze vissute nell’ignoranza, nella confusione interiore, con preoccupazioni legate alla non conoscenza della natura delle cose).

Il Dalai Lama (espressione che può tradursi con “Oceano di Saggezza”) è la massima autorità temporale del Tibet, nonché la massima autorità spirituale del buddismo tibetano. L’attuale XIV Dalai Lama è Tenzin Gyatso, nato nel 1935 e residente in esilio in India dal 1959 in seguito all’occupazione cinese del suo Paese (e sì, la Storia si ripete!).

In questo breve ma intenso libro egli spiega e interpreta per l’Uomo di oggi le Quattro Sante Verità: l’esistenza, l’origine, l’estinzione del dolore e la via da seguire per sopprimerlo: infatti, giungendo all’Illuminazione, alla consapevolezza, può permanere la sofferenza (in quanto empatia, partecipazione emozionale all’esistenza altrui), ma si superano il dolore e l’angoscia connessi con le proprie limitazioni.

Anche in questo volume, come in tutti gli scritti precedenti, il Dalai Lama indica una via praticabile per tutti coloro che sono alla ricerca della ‘felicità’, e rivolge un messaggio d’amore e di speranza a tutte le genti.

(10/4/08)


PERCHE’ GLI UOMINI DETESTANO LE FESTE COMANDATE E LE DONNE ORGANIZZANO LE VACANZE MESI PRIMA?  di Allan & Barbara Pease - Sonzogno Editore, pagg.260, € 16,00

“Chiunque creda che gli uomini siano uguali alle donne non ha mai visto un uomo impegnato a incartare un regalo natalizio”. In questa divertente citazione è riassumibile il succo del lavoro dei coniugi Allan & Barbara Pease, psicoterapeuti australiani, da tempo impegnati nello studio delle differenze di genere, della comunicazione e del linguaggio del corpo.

Gli uomini e le donne sono diversi. Diverse le basi biologiche, diverso il funzionamento del cervello così come certi modelli di comportamento. Gli autori ci guidano nell’analisi, a tratti molto divertente, ma non per questo priva di solide basi nella ricerca psicologica e biologica, degli equivoci e delle incomprensioni che inevitabilmente uomini e donne si trovano ad affrontare, offrendoci al tempo stesso spunti e consigli pratici per superare tali inconvenienti. Conoscere il diverso funzionamento del cervello e le sue conseguenze consente una fruttuosa opera di comprensione reciproca, essenziale per instaurare rapporti sereni e soddisfacenti.

Il libro si presenta di agevole lettura, i dati scientifici sono continuamente intervallati da battute e citazioni ironiche e divertenti, e risulta per questo godibilissimo a un pubblico che va ben oltre la stretta cerchia degli addetti ai lavori. Per concludere, vogliamo lasciarvi con un’altra battuta, estrapolata dal capitolo sul diverso approccio al sesso di uomini e donne, che dà il senso dell’ironia, talvolta cinica, che pervade tutto il libro:”Quando si tratta di sesso, le donne hanno bisogno di un motivo, gli uomini di un posto”.

Buona lettura… e buon divertimento.

(recensione di Andrea  Carrer, 28/03/2008)


 

Brett Kahr è un ricercatore di Psicoterapia e Igiene Mentale del Centro per la malattia mentale del bambino di Londra e assistente del Centro per le relazioni di coppia di Tavistock. I suoi contributi appaiono di frequente sulla stampa britannica, in particolare sull’Indipendent on Sunday, il Sunday Express e Stage. Tiene conferenze in tutto il mondo. Vive a Londra.

INDOVINA CHI VIENE A LETTO Il mondo segreto delle fantasie sessuali di Brett Kahr Ed. Ponte alle Grazie, Salani, Milano, pagg. 413, € 18,00

Dalla IV di copertina: “La gente scherza sul fatto che gli “strizzacervelli” sono ossessionati dal sesso, il che può forse essere vero; ma se in effetti è dimostrato che noi parliamo di sesso e riflettiamo su di esso più di quanto facciano i dentisti o i vigili urbani, la colpa non è nostra, perché nei nostri studi privati o nelle nostre cliniche sentiamo parlare di sesso, soprattutto del sesso che non si fa più o si fa male, quotidianamente”.

Brett Kahr, psicoterapeuta

Viaggio antropologico al centro delle fantasie sessuali, alla ricerca dei desideri nascosti, detti, non detti, indicibili, di tanti uomini e donne.

Le fantasie sono raccontate, interpretate, contestualizzate nella vita quotidiana dei loro artefici. Cosa si nasconde dietro segretezza, vergogna e tabù? Forse scopriremo che i nostri percorsi mentali generano in alcuni casi sofferenza, in altri piacere. A volte possono costituire una minaccia alla nostra (apparente) integrità, o magari denunciare una grave dipendenza.

Molte delle domande imbarazzanti che solleva questo testo rivelano un mondo sotterraneo, caldo, magmatico, che nascondiamo ai nostri partner. E talvolta persino a noi stessi…

(20/3/2008)


Tal Ben-Shahar, 35 anni, consulente e relatore di conferenze in tutto il mondo, è laureato in Organizzazione Comportamentale e in Filosofia e Psicologia. Tiene corsi di Psicologia della Leadership e, soprattutto, il corso che lo ha reso il docente più famoso di Harvard: Psicologia Positiva, definito dal «Boston Globe» Corsi per la felicità, con oltre 1400 iscritti, è tra i più affollati dell’università.

PIU’ FELICE, Come imparare a essere felici nella vita di ogni giorno, di Tal Ben Shahar - Baldini Castoldi Dalai editore, Milano, pagg. 239, € 16,50

Esiste la felicità? E se sì, in cosa consiste? E’ un’effimera sensazione che costituisce la “carota” per andare avanti nel grigiore quotidiano? E’ un’illusione che ci allontana da un sano pragmatismo individualista?

Secondo l’autore di questo libro è ora di affrontare l’argomento con metodo scientifico e quindi riprende i principi della psicologia positiva per dirci che occorre lavorare su autostima, empatia, amicizia, amore, ottimismo, ma anche su creatività, spiritualità, musica e senso dell’humor.

La vita va semplificata, le frustrazioni accettate: siamo esseri umani! La felicità dipende da noi!

Un volume ricco di tecniche di rilassamento, meditazione e piccoli esercizi. Un manuale che ci può aiutare ad essere più felici nella vita di ogni giorno.

(14/3/2008)


Raniero La Valle, Dopo la laurea in giurisprudenza, diventa direttore de Il Popolo su finire degli anni '60, fino a quando, nel 1961 viene chiamato a dirigere L'Avvenire d'Italia, quotidiano cattolico bolognese che, durante gli anni del Concilio Vaticano II, diventa uno dei più prestigiosi organi di informazione sull'evento. Si dimette dalla direzione del giornale nel 1967, negli anni difficili del post-Concilio, in cui iniziò la spinta "normalizzatrice" delle tendenze progressiste che si riconoscevano nel magistero del card. Giacomo Lercaro e della "scuola di Bologna". Continua tuttavia la sua attività giornalistica, producendo per la RAI documentari e inchieste sui più scottanti temi dell'attualità, con un occhio sempre rivolto ai temi della pace e della giustizia internazionale

SE QUESTO E’ UN DIO di Raniero La Valle - Ed. Ponte alle Grazie, Milano, pagg. 305, € 15,00

Quante volte ce lo chiediamo! Di fronte alle guerre e alla fame, che uccide milioni di bambini inermi, incolpevoli. Di fronte a genitori che sopprimono i figli, fisicamente o moralmente, perché non ne colgono la vitalità e la dignità. Di fronte agli orrori dei lager Primo Levi ieri si chiedeva “Se questo è un uomo”. Di fronte agli orrori delle moderne civiltà oggi Raniero La Valle si chiede “Se questo è un Dio”.

Dalla Repubblica di Utopia all’inizio del Non Ancora, l’autore in questo libro interroga la Storia per sapere attraverso quali rivelazioni e fraintendimenti Dio sia giunto fino a noi, e per capire perché Egli sia concepito e compreso in molteplici modi, se tutti siano a Lui graditi, se ce n’è Uno che più degli altri sia vero.

Domande essenziali per credere, e per restare liberi dinanzi ai tanti che pretendono di agire in Suo nome.

(14/3/2008)


La TV per sport di Pino Frisoli - Edizioni Tracce pagg. 144 € 10,00

“La Tv per sport” è un libro interamente dedicato allo sport nella televisione italiana e rivisita il rapporto tra la Tv e le attività sportive dai tempi del bianco e nero a quelli del satellite e del digitale. Si parla di alcuni eventi e trasmissioni sportive che hanno fatto la storia della televisione in Italia come non era mai stato fatto in passato, nonostante lo sport abbia contribuito in modo determinante al suo sviluppo, dalla sua nascita passando per il lancio del colore fino al digitale terrestre. Tra gli argomenti trattati, la prima partita trasmessa in Tv in Italia, Juventus-Milan il 5 febbraio 1950; il primo Gran Premio di Formula Uno trasmesso, a Monza il 13 settembre 1953; il primo anticipo calcistico televisivo, nel 1955; il primo “Tutto il calcio minuto per minuto” trasmesso in Tv, nel febbraio 1976 in occasione del Torneo di Viareggio; la nascita di trasmissioni storiche come la “Domenica sportiva”, “90° minuto”, “Eurogol”, “Il processo del lunedì”, “Mai dire gol”; i programmi sportivi della Svizzera e di Capodistria; i primi eventi sportivi trasmessi da Canale 5 come il Mundialito in Uruguay per nazionali e quello per club organizzato pochi mesi dopo a Milano; la nascita della Tv a pagamento e della pay-per-view e tanti altri episodi poco conosciuti, curiosi e spesso divertenti, che hanno fatto la storia della Tv in Italia. Una vera e propria miniera di informazioni, raccontata con grande precisione. Una lettura  piacevole ed efficace, utile sia per gli addetti ai lavori, sia per quelli che vogliono ricordare o conoscere quello che è anche un pezzo di storia della società e del costume di questo Paese. Ecco il video della presentazione del libro, che si è tenuta il 4 febbraio alla libreria Fnac di Milano.

http://it.youtube.com/watch?v=nOPzpLDBrNw

(a cura dell'autore)


Jean-Dominique Bauby (Parigi, 23 aprile 1952 – Garches, 9 marzo 1997) è stato un giornalista francese, e redattore capo della rivista ELLE. All'età di 43 anni, l'8 dicembre 1995, Bauby, ebbe un ictus. Quando si risvegliò 20 giorni dopo, scoprì che il suo corpo aveva cessato di funzionare del tutto: poteva controllare soltanto la sua palpebra sinistra. Questa è una rara condizione chimata Locked-In syndrome.

In queste condizioni, tuttavia, muovendo la palpebra sinistra riuscì a dettare, parola per parola, i suoi pensieri, così da riuscire a scrivere in questo modo Lo scafandro e la farfalla. Bauby, con un battito di ciglio, fermava il suo interlocutore su una lettera dell'alfabeto che gli veniva recitato secondo l'ordine di frequenza della lingua francese (E,S,A,R,I,N,T...). Il libro fu pubblicato in Francia nel marzo del 1997. Bauby morì propio due giorni dopo per un arresto cardiaco. È stato seppellito nella tomba di famiglia nel cimitero di Pere Lachaise a Parigi.

Nel 2007, il regista Julian Schnabel ha realizzato una versione cinematografica del libro di Bauby, Lo scafandro e la farfalla. L'attore Mathieu Amalric è stato scelto per interpretare Bauby, e Schnabel ha vinto il premio per il miglior regista a Cannes.

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA, di Jean-Dominique Bauby - Edizioni Ponte alle Grazie, pagg. 125, € 10,00

Jean-Dominique Baudy è un uomo di successo, giornalista, caporedattore di una nota rivista francese, conduce una vita intensa ed appagante. Ma l’8 dicembre del 1995 la sua esistenza è destinata a cambiare per sempre. Una gravissima forma di ictus riduce dapprima il quarantatreenne Jean in stato di coma, per poi farlo risvegliare completamente paralizzato.

La sindrome che lo ha colpito è la “locked-in syndrome” , così definita perché lascia una mente completamente lucida, intrappolata in un corpo del tutto immobilizzato, eccezion fatta per l’occhio sinistro, unico spiraglio attraverso il quale comunicare con il mondo esterno.

Lo scafandro e la farfalla è la storia vera di Bauby, una storia faticosamente dettata attraverso i battiti di ciglia ad una propria collaboratrice, giorno dopo giorno, notte dopo notte durante le quali egli memorizza parole, frasi, intere pagine da dettare…

Inutile sottolineare che lo scafandro è proprio il “nuovo” corpo di Bauby, mentre la farfalla è il pensiero, il quale per definizione non conosce prigioni, e che neanche un male così atroce è riuscito a scalfire.

 Il libro, ripubblicato nel 2007 a seguito del film di Julian Schnabel da cui è stato tratto, e che è in uscita in Italia per la metà di Febbraio 2008, si legge tutto d’un fiato.

Bauby racconta del suo nuovo corpo, di gesti che un tempo erano di routine ed ora sono impossibili, ci offre uno spaccato dell’umanità che entra in contatto con lui (medici, fisioterapisti, psicologi etc.), alternando i ritratti di coloro che hanno tentato sinceramente di aiutarlo, a quelli di medici frettolosi ed apparentemente insensibili, oppure di quelle persone che, rimaste a Parigi in quei salotti borghesi di cui un tempo anch’egli faceva parte, non esitano a definirlo un vegetale, negandogli ciò di cui l’uomo non può, o almeno non dovrebbe, essere mai privato: la dignità.

L’insegnamento di questa dolorosa testimonianza, la cui lettura è vivamente consigliata, è proprio nella straordinaria capacità di quest’uomo di dare un senso alla propria vita, anche in una situazione estremamente difficile soltanto da immaginare. Un senso che ha trovato forma in un libro del quale Bauby ha potuto vedere la pubblicazione  soltanto pochi giorni prima di morire, e in un’associazione dedicata a tutti coloro che sono affetti, o che vogliono saperne di più, sulla locked-in syndrome, la ALIS (www.alis-asso.fr).

                                (recensione di Andrea Carrer, 5.2.08)


TU SEI LEI. Otto scrittrici italiane. a cura di Giuseppe Genna - Minimum Fax, Roma, pag. 209, € 11,50

In Parlamento ancora si discute sulle “quote rosa”.

La cronaca, e non la storia, di parla quotidianamente della violenza sulle donne.

L’Italia, si sa, ha le più belle leggi sulla parità tra uomo e donna ma, senti senti, in ogni campo il lavoro della donna è sottopagato rispetto allo stesso lavoro svolto da un uomo, quando pure la donna riesce ad accedervi: mestruazioni, maternità e altre cose da “femmina” la rendono infatti molto più vulnerabile agli occhi dei datori di lavoro.

Insomma, ad altezza 2008, siamo ancora costretti a parlare di “questione femminile”: Tu sei lei è una testimonianza, viva e bruciante, di come, nonostante le lotte del passato che ne hanno formalmente legittimato i diritti, le donne in Italia siano ancora marginalizzate. Ma è soprattutto la conferma di come, affrontando temi per niente concilianti – quali l’identità, il corpo, il parto, la morte – queste otto scrittrici italiane siano le protagoniste di uno tsunami letterario che monta all’orizzonte delle nostre cose e che lascerà il segno nel futuro.

(6/2/2008)


Piergiorgio Odifreddi. Laureato in matematica a Torino nel 1973, dal 1983 al 2002 ha insegnato in Italia (Torino, Alessandria, Siena, Milano), negli Stati Uniti (Cornell University) e nella allora Unione Sovietica. Dal 2001 è professore ordinario di logica matematica presso il Dipartimento di matematica dell'Università di Torino. Vivace polemista, è noto in particolare per la contestazione (espressa nel suo libro "Zichicche") delle tesi e degli interventi di Antonino Zichichi, dal quale è stato anche querelato per diffamazione. In primo grado Odifreddi è stato assolto. Ha scritto come opinionista/recensore per La rivista dei libri e vari articoli divulgativi per Le Scienze (testata nella quale cura la rubrica Il matematico impertinente, omonima di un suo libro), oltre ad aver collaborato con vari quotidiani come la Repubblica, La Stampa e con il settimanale L'espresso. Radio Tre, Radio Due, Raidue e Raitre hanno ospitato alcuni suoi interventi in varie rubriche scientifiche.

PERCHE’ NON POSSIAMO ESSERE CRISTIANI (e meno che mai cattolici) di Piergiorgio Odifreddi- Longanesi Milano, pagg. 264, € 14,00

Il matematico e logico Odifreddi si chiede “Se la Bibbia fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?”

Non si può dire che non usi un linguaggio diretto, il Prof. Odifreddi! O che non si sia documentato rispetto al know-how della religione cristiana, rivelazione e dogmi compresi.

Credo che ciò che teme di più l’autore, tuttavia, non sia tanto la cosmogonia o l’esegesi cattolica, quanto il “potere temporale” della Chiesa, poiché il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non sono (soltanto) fenomeni spirituali, ma interferiscono pesantemente nello svolgimento della vita civile di intere nazioni, finanche con guerre che ci sono sempre state. Invece la scienza, sostiene Odifreddi, non mette in guerra nessuno ed è effettivamente universale (su questo c’è però molto da dire, se usciamo dai concetti astratti ed entriamo negli interessi reali!). Ecco allora che si può pregare in un solo modo, dice il Prof., ovvero come ci ha insegnato lo stoico Marco Aurelio: “Tutto ciò che è in armonia con te, o Universo, lo è pure con me”.

(6/2/2008)


DIALOGHI CON L’ANGELO di Gitta Mallasz - Edizioni Mediterranee, Roma, pagg. 366, € 24,50

“Questo libro è un documento, Gitta ne è solo lo scriba: è il fedele resoconto di avvenimenti che si sono svolti in Ungheria nel 1943-’44. Il lettore deve accettarlo così com’è. Oppure lasciarlo stare”: è questa l’avvertenza iniziale. Poi non dite che non ve l’avevamo detto!

Nel 1943, alla vigilia del coinvolgimento dell’Ungheria nella guerra, quattro giovani amici si trasferiscono dalla capitale in un villaggio per vivere più semplicemente, uniti da una forte tensione spirituale. Un giorno decidono di mettere per iscritto le proprie riflessioni personali ed inizia così un percorso che durerà 17 mesi , lungo il quale tramite Hanna, una dei quattro amici, gli “Angeli” o “Maestri” si manifesteranno, rivelando a poco a poco il senso di una nuova vita, una vita di integrazione e di unione di tutti gli aspetti dell’Essere. Solo Gitta sopravviverà ai lager nazisti. Emigrata in Francia nel 1960 decide di sistemare, tradurre e pubblicare i “Dialoghi con l’Angelo”, presto divenuto un caso letterario in tutto il mondo.


UNA STORIA DEL MONDO di Chris Brazier Edizioni Sonda, pagg. 211, € 14.50

Questo volume è l’ideale per chiunque voglia avvicinarsi ad alcuni aspetti della storia del pianeta senza rivolgersi a testi più „tradizionali“ e sicuramente più „ponderosi“. E‘ evidente come nessun testo possa definirsi esaustivamente un Storia del Mondo per l’obiettiva impossibilità di trattare tutti gli aspetti che hanno concorso a formarla, per cui non prendetevela se non troverete un aspetto particolare che vi interessa o lo troverete poco approfondito. L’intenzione dell’autore non era infatti quella di scrivere un’opera onnicomprensiva, quanto quella di evidenziare in una cronologia „classica“ degli aspetti che di solito vengono toccati solo marginalmente nelle nostre storiografie, portando il lettore a staccarsi dalla visione e dall’interpretazione eurocentrica che caratterizza la nostra cultura.

Di particolare interesse i continui riferimenti agli spostamenti di masse di popolazione nei secoli, fenomeno a cui il mondo ha assistito da sempre, ed il capitolo dedicato al 21° secolo che ci riporta alla realtà di una storia non solo da studiare sui libri, ma di cui tutti facciamo parte e che possiamo contribuire a creare.

Agile e ricco di informazioni, oltre che di considerazioni tutt’altro che scontate o allineate, si fa consigliare.

(recensione di Luigi Brunamonti 15/1/2008)


LA STORIA SEGRETA DELL’IMPERO AMERICANO di John Perkins Minimum Fax, Roma, pagg. 399, € 16

Dopo aver stupito con le „Confessioni di un sicario dell’economia“, scritto sulla base delle sue esperienze con i meccanismi perversi dei cosiddetti aiuti allo sviluppo e dei danni che essi provocano, Perkins torna all’attacco con quest’analisi sull’economia globale. La visione che ne dà è quella delle multinazionali che l’hanno resa campo d’attività quasi esclusivo dell’Impero Americano.

Il libro si compone di una raccolta di confessioni, indiscrezioni ed interviste con giornalisti, attivisti e „sicari“ alle prese con le attuali crisi geopolitiche, in un mondo dove l’instabilità è la norma, la corruzione è presente ovunque ed i pericoli si sommano ad una crescente insostenibilità. Ma come siamo arrivati a questo punto? Di chi è la colpa? Possiamo ancora fare qualcosa per invertire il processo? Ponendoci queste domande e molte altre ancora, Perkins ci invoglia a comprendere i molti segreti che hanno portato all’instaurazione dell’Impero Americano. La divisione continentale dell’opera facilita la localizzazione delle aree di interesse in cui gli Stati Uniti sono intervenuti. L’autore ne traccia un profilo sulla base di esperienze personali narrate con uno stile coinvolgente. Il risultato è un quadro corruttivo e di malversazioni che non può e non deve lasciare indifferenti, perchè rappresentano il brodo di coltura ideale per quei sentimenti antiamericani e antioccidentali di cui si nutre il terrorismo. Ad ogni modo: „non troverete del catastrofismo in queste pagine“ avverte Perkins. „Per quanto seri, i nostri problemi sono opera dell’uomo e, poichè siamo stati noi a crearli, possiamo anche risolverli“. Illuminante in questo senso è la quinta parte, contenente un invito a lasciarci coinvolgere e dei suggerimenti alla portata di tutti, perchè il cambiamento comincia prima di tutto dentro di noi.

(Recensione di Luigi Brunamonti 15/1/2008)


MINI-DARWIN L’evoluzione raccontata dai bambini, di S. Cerrato Editoriale Scienza, Trieste, pagg. 117, € 16,90

Sette ragazzi sulle orme di Darwin, in un viaggio alle Galapagos alla scoperta di quella parte di natura che ci ha aiutati a capire come ha avuto origine… l’evoluzione.

Con il linguaggio semplice ed efficace che solo l’entusiasmo e lo stupore dei bambini sanno produrre, ripercorriamo le tappe del viaggio in Sud America intrapreso da Ch. Darwin, il padre della teoria evoluzionistica. Ambiente, fauna e flora, e abitanti, ci parlano silenziosamente, con la loro presenza, i colori, il movimento, da luoghi per noi esotici: Messico, San Salvador, fino alle Isole Galapagos con le sue tartarughe giganti.

Un libro emozionante, che parla di processi che hanno inizio e fine: la nascita, l’incontro con l’altro, la riproduzione, la morte, per dare ai ragazzi la sensazione che la vita è un viaggio, che segue l’itinerario dell’evoluzione, appunto, dove nulla è a caso. La vita non è un caso!

(10/01/08)


Giulio Cesare Giacobbe ha conseguito la laurea in Filosofia presso l'Università di Genova con una tesi sulla funzione della matematica nella rivoluzione scientifica rinascimentale.

Ha svolto attività di ricercatore in Storia della Scienza nel CNR e tra l'altro ha vinto il premio dell'Accademia Nazionale dei Lincei per le Scienze Filosofiche.

Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita, di Giulio Cesare Giacobbe - Ed. Ponte alle Grazie, pagg. 121 € 6,20

Il titolo è tutto un programma, in un epoca in cui qualsiasi comico passi per Zelig scrive e pubblica un libro con le sue battute, questo "Come smettere di farsi le seghe mentali...." potrebbe benissimo essere preso per uno di quei libri. E non solo dalla copertina, ma anche ad una superficiale scorsa delle prime pagine, dal linguaggio scelto dall'autore, questa nostra convizione potrebbe rafforzarsi. È quel che è successo a me quando è arrivato in redazione, poiché sono uno "normale", come tutti i "normali" mi faccio le seghe mentali, in alcuni momenti vado a pensare a cose ipotetiche o incosistenti e mi arrovello a volte su ipotesi infondate. Alzia la mano chi non si è mai fatto seghe mentali! Bene, posso continuare. Gli esempi che il libro riporta sono assolutamente verosimili, i comportamenti descritti, se non sono i nostri, li riconosciamo in persone che ci sono molto vicine, sicché il libro ci accompagna pian piano in una introspezione assai profonda, e lo fà con arguzia e dovizia di particolari, con termini raffinati, con una tecnica psicoanalitica molto efficace. Ne risulta che dalla piacevole lettura di questo libro, ne traiaimo giovamento, positività, capacità meditativa e analitica.

E bravo Giacobbe, ci hai "fregato" ben bene, uno vuole farsi quattro risate e, seppur con il sorriso, si ritrova ad applicare meditazione Zen, a fare auto-psico-terapia, a vedere il mondo che ci circonda con occhi diversi e con maggiore serenità. Personalmente non mi sento di sconsigliarlo, anzi, è un volumetto che occupa poco spazio ma che può essere utilizzato più volte, quindi questi 6,20 euro forse li possiamo spendere senza il timore di rovinarci inutilmente. (Sarà una sega mentale anche questa?)

(Recensione di Maurizio Amici 18/12/2007)


Louisa Waught è nata a Berlino, ma è cresciuta a Liverpool. Prima di trasferirsi in Mongolia, ha lavorato per alcuni anni fra i senzatetto. Giornalista, i suoi pezzi sulla Mongolia sono stati pubblicati dal "Guardian", dll'"Indipendent" e da "New International Magazine. Collabora con la BBC e vive a Edimburgo

Dove volano gli uccelli. Racconto di un anno in Mongolia. di Luisa Waught - ed. La Feltrinelli, pagg.286 € 16,00

Conosco la Mongolia solo per averla sorvolata in un viaggio da Pechino a Parigi e per aver scritto i dialoghi italiani di un vecchio film che andò in onda 20 anni orsono su Rai Due. In entrambe le occasioni fu una terra che mi impressionò, per le immense distese disabitate viste da 30mila metri di quota, e per il carattere dei suoi antichi abitanti osservate su una pellicola. E' sicuramente uno di quei posti della terra, lontano dalle rotte turistiche che meriterebbe di essere visitato, e raccontato. Il libro di Luoisa Waugh mi ha permesso di aggiungere un altro importante tassello, la poesia e la spiritualità di questi luoghi così lontani dalla civiltà e al tempo stesso natali della civiltà stessa, abbracciati da quella grande "terra di mezzo" che è la Cina.

Con poco più di 800.000 abitanti, Ulaan Baatar si presenta come la curiosa quanto anacronistica capitale della Mongolia. Dal 1778, anno in cui venne scelta come capitale, la città ha conosciuto uno sviluppo commerciale, religioso ed amministrativo decisamente rapido se si considerano le altre “città” della nazione. In realtà, però, se comparata con gli indicatori di sviluppo della gran parte delle città del mondo, Ulaan Baatar assomiglia più ad una cittadina di provincia che alla capitale dello storico grande Impero di Gengis Khan. Ecco come la descrive, al suo primo impatto, Louisa Waugh in Dove volano gli uccelli: «Sugli ampi marciapiedi accidentati si accalcavano uomini e donne con indosso il tradizionale deel, una tunica ricamata lunga fino al polpaccio con una cintura di seta gialla in vita. Portavano stivali alti dipinti con colori primari e con le punte rivolte verso il cielo azzurro».

Dall' Introduzione

Il termine tsengel significa “felicità”. In verità sembra un nome bizzarro, quasi una presa in giro, riferito al luogo in cui ho abitato: un villaggio privo di corrente elettrica, battuto dal vento, dove la morte e la vita erano così dure, crudeli e incombenti. Il massacro del bestiame in inverno, per permettere agli abitanti del villaggio di sopravvivere fino alla primavera, è l’esempio più chiaro di come la gente viva a contatto con la morte nelle steppe aride dell’Asia centrale. Ma a Tsengel vivere, e soprattutto morire, è qualcosa che va ben oltre le carcasse degli animali prodotte dall’annuale carneficina.

(Recensione di Maurizio Amici) 6/12/2007


Viaggi e paesaggi in terre lontane, di Alberto Ronchey - Garzanti pagg. 83 € 11,00

Si può scrivere in formato Polaroid? Alberto Ronchey ci riesce con questo suo piccolo saggio, quasi un diario stringato di sei suoi viaggi intorno al mondo, fatti in epoche diverse, ma tutti dipinti con un'eessenzialità carica di emozionionanti descrizioni. Inizia sulla Volga, l'imponente fiume russo, che attraversa non solo la terra dell'ex Unione Sovietica, ma la sua storia, il carattere della sua gente. Lapidario il suo incontro con una cameriera del porto fluviale di Kazan che alla sua richiesta molto occidentale di una bistecca alla tartara, così risponde: "<<Non abbiamo carne>> mi dice gentile, ma con la rapidità e l'indifferenza di una risposta scontata ad una domanda inutile. <<Almeno mi dica>> sorrido, <<allora perché la chiamate tartara?>> <<Voi certo saprete>> risponde con una sufficienza didascalica e un po' piccata <<che i tartari erano cavalieri e cavalcavano tutto il giorno. Così mettevano la carne sotto la sella per tenerla tenera>>.<<Capisco e le spezie piccanti?>> <<Non c'erano frigoriferi e bisognava che si conservasse mangiabile. no?>> <<E l'uovo allora?>> <<Beh, quello>>, mi disse fiera e lievemente indignata, <<Lo rubavamo ai contadini Russi.

In un’epoca d’imponente mobilità per le moltitudini su scala intercontinentale, esistono ancora itinerari e scenari sconosciuti o poco frequentati, e tuttavia altamente suggestivi e degni d’interesse. Grande viaggiatore e grande osservatore, Alberto Ronchey ci accompagna in un periplo inconsueto e curioso, un viaggio tra paesi diversi che è insieme continuo dialogo tra passato e presente.

Sono sette istantanee brevi e dense: dalla discesa lungo la Volga alla Siberia e al Turkestan, poi l’India e il Giappone, infine l’Alaska e l’utopia ecologica di Gunsight, in Arizona. A sottendere questa esplorazione sono due grandi temi: da un lato il rapporto con la storia e la memoria, e dall’altro la ricerca dell’energia e dunque l’apertura al futuro.

A sorprendere in questo Viaggi e paesaggi in terre lontane è l’acutezza, la capacità di cogliere il dettaglio, quel particolare che racchiude un’ampia riflessione sulla realtà e che a volte assume la limpidezza del segno poetico.

(recensione di Maurizio Amici) 6/12/2007


L’Agenda di Murphy 2008 di Arthur Bloch - Longanesi, Milano, € 10

La nuova Agenda di Murphy è dedicata all’anno bisestile, di per sé notoriamente funesto. La legge fondamentale di Murphy recita che, se qualcosa può andare storto, lo farà. Da ciò derivano tutta una serie di assiomi e corollari che elevano a rango di scienza la sperimentata capacità della jella di colpire precisamente i suoi bersagli. Ad esempio: “La teoria della supervisione selettiva: l’unica volta in una giornata che vi concedete un attimo di riposo, è la volta che il capoufficio vi guarda”, oppure “VIII corollario alla Legge di Murphy: i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere”, e ancora “Assioma di Angela: l’ultimo foglio di carta da regalo sarà 10 cm. più corto dell’ultimo regalo da incartare” e, infine, “Legge della riparazione meccanica: dopo che vi sarete cosparsi le mani di grasso, comincerà a prudervi il naso”.

Ci piace concludere con una verità che riguarda tutti, indipendentemente dai titoli di studio o dal rango sociale di appartenenza. E’ la Legge di Jacob: “Errare è umano: dare la colpa a un altro, lo è ancora di più!”.

06/12/2007


Jim Mason vive in Virginia, è avvocato e da sempre ha focalizzato la sua attenzione sulla relazione uomo/animali. Mason è diventato famoso grazie ad Animal Factories, un libro pubblicato nel 1980 e scritto in collaborazione con Peter Singer. Ha anche contribuito al volume collettaneo In difesa degli animali(Lucarini Editore, 1987) e, empre con Peter Singer, ha recentemente pubblicato The Way We Eat (Rodale Press 2006). Il suo articolo A Plague of Gypsy Moths è stato scelto per essere inserito nell'antologia Cases for Composition (Little, Brown, 1984). Suoi articoli sono apparsi, tra gli altri, su "The New York Times", "New Scientist", "Newsday", "Country Journal" e "Orion Nature Quarterly". La sua inchiesta sul commercio di animali esotici, pubblicata nel 1993 su "Audubon", è stata nominata per il National Magazine Award ed è stata inserita nell'antologia Preserving Wildlife: An International Perspective (Prometheus Books, 2000)

Un mondo sbagliato - Storia della distruzione della natura, degli animali e dell'umanità di Jim Mason, Edizioni Sonda, pp. 464, Euro 19,50

L’autore, avvocato americano, è impegnato nella denuncia della condizione degli animali nella nostra società a partire almeno dal 1980, da quando cioè ha pubblicato (insieme a Peter Singer) Animal Factories, una delle prime denunce rigorosamente documentate dell’orrore degli allevamenti intensivi.

In questo libro Mason approfondisce il suo sguardo sulle pratiche di sfruttamento degli animali evidenziandone le origini storiche dell’attuale disastro sociale ed ecologico in cui siamo immersi.
Al centro del volume è infatti l’analisi delle radici storiche e culturali della credenza occidentale secondo cui Dio avrebbe conferito all’uomo/maschio il dominio assoluto sull’intero creato.

La riduzione in schiavitù degli animali a fini bellici o per l’allevamento ha lacerato il senso di fratellanza che l’essere umano ha da sempre provato nei confronti degli altri animali, permettendo così la nascita di una cultura alienata dalla natura. Si è così alterato profondamente il nostro rapporto con essa, con noi stessi e soprattutto quello con gli altri animali, di cui abbiamo bisogno “come compagni, come stimolatori di empatia e cura, come strumenti per alimentare e plasmare la nostra mente e come parenti che ci ricordino la nostra vicinanza al resto del mondo vivente”.

Mason non è né il primo né l’unico a individuare nell’ideologia del dominio la chiave dei mali attuali, ma è uno dei pochi che è stato in grado di fornirci una ricostruzione storica dettagliata, plausibile ed estremamente convincente di come tale ideologia possa essersi formata, attingendo a una vasta serie di riferimenti presi dai campi più disparati (dall’antropologia alla storia, dalla geografia all’eco-femminismo, dai miti classici alla critica della cultura).

L’autore ci dimostra che tale isolazionismo ha comportato perdita di consapevolezza, incapacità di rispettare la natura e assenza di controllo sulle nostre derive distruttive: è proprio il nostro modo di vedere e considerare gli animali che sta alla base dell’attuale crisi ambientale e della relazione tra questa e le altre forme di oppressione sociale: la guerra, la violenza sulle donne e la riduzione in schiavitù di altri uomini.

Proprio perché Mason è convinto che il mondo che abitiamo non sia necessariamente malvagio, ma più semplicemente sbagliato, è la “speranza” a costituire l’”ossatura” del suo libro.

La constatazione che sono storicamente esistiti sistemi di organizzazione sociale non basati sulla gerarchia e sull’oppressione, dimostra che non siamo condannati da una qualche forza sovraumana (che siano i geni di un volgare riduzionismo biologico o il destino di un altrettanto paralizzante spiritualismo) a essere quello che siamo.

Il che non equivale all’aspirazione ad un impossibile ritorno al passato, ma alla impellente necessità, per i nostri arsenali culturali, di un preciso progetto di smantellamento degli infiniti meccanismi di dominio che permeano da secoli la società umana.

(Recensione di Fabio Manzione 30/11/2007)


Roberto Bolaño è morto nel 2003 (era nato nel 1953), nel pieno di una vita d'artista complicata dalle vicissitudini dell'esistenza, e di una creazione incessante, interpretata anche come stimolo e provocazione, alla maniera di quell'avanguardia Dada o situazionista che amava tanto. Questa casa editrice ha pubblicato: La letteratura nazista in America (1998), Stella distante (1999), Chiamate telefoniche (2000), Notturno cileno (2003), Puttane assassine (2004), La pista di ghiaccio (2004), Un romanzetto canaglia (2005), Monsieur Pain (2005), Il gaucho insostenibile (2006), Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce (2007) e Anversa (2007). Notturno cileno è stato inserito nella lista dei dieci migliori libri del 2003 dal «Los Angeles Times Book Review» e scelto da Susan Sontag come il libro dell'anno per Times Literary Supplement.

 

I detective selvaggi di Roberto Bolaño Traduzione di Maria Nicola Sellerio Editore (Il contesto n.2) pp.843, Euro 20.00

Il titolo del libro ad una prima lettura potrebbe portare fuori strada, I Detective selvaggi non è un poliziesco nel senso stretto del termine, ma una indagine si, ambientata in un mondo virtuale di poeti giovani e ribelli che si interrogano sulle prospettive della società e della loro vita. L'incipit ci chiede cosa sia un tetrasico, o una pentapodia, o un nicarcheo (per fortuna l'autore lo spiega a chi non ha dimestichezza con la letteratura e la poesia; un verso simile al falecio il secondo, un sistema di 5 piedi nella metrica classica il primo e una strofa in quattro versi l'ultimo) Se avesse continuato così probabilmente avrei chiuso il libro a pagina 25, ma Bolaño circonda fin da subito il racconto del protagonista tenuto a mo' di diario di un ambiente effascinante, quello dei peggiori bar di Santiago, dove tra i tipi rozzi che si ubriacano di prima mattina e l'ambiente fumoso, si possono incontrare dei geni in erba dell'arte, sia essa letteraria, musicale o pittorica. I nostri sono poeti e vivono un loro mondo virtuale, con una improbaile appartenenza al realvisceralismo, una corrente che vuole salvare l'america Latina dal disatro sociale con la letteratura e la poesia.

“La notte prima, quando eravamo rimasti in pochi, Ernesto San Epifanio aveva detto che esisteva una letteratura eterosessuale, una letteratura omosessuale e una letteratura bisessuale. I romanzi, in genere, erano eterosessuali, la poesia invece era assolutamente omosessuale, i racconti, deduco, erano bisessuali, anche se questo non lo disse. Nell’immenso oceano della poesia distingueva varie correnti: finocchioni, finocchie, finocchietti, pazze, busoni, velate, ninfi e fileni”.

Una specie di falso poliziesco, o di sarcastico on the road, a cavallo di due tempi in cui avrebbe potuto succedere tutto, il tempo delle avanguardie artistiche e il tempo della gioventù « alternativa» anni sessanta e settanta. Arturo Belano e Ullises Lima, sedicenti poeti e piccoli trafficanti, adepti di un’improbabile ed estrema avanguardia, il «realvisceralismo», cercano attraverso l’America Latina la mitica fondatrice della loro avanguardia, Cesàrea Tinajero, creatrice di un’unica composizione inedita e scomparsa nel nulla in anni distanti. Vita e opinioni raccontate, avanti e indietro nel tempo. Due momenti si incardinano l’uno nell’altro: al presente dei due detective che inseguono le tracce di Cesàrea, in compagnia di un diciassettenne alla scoperta del sesso e di una prostituta adolescente in fuga dal suo protettore, seguono (o precisano, o correggono, o approfondiscono), gli indiretti resoconti, vent’anni dopo, di testimoni che conobbero Arturo e Ulises e sanno che fine fecero. Ma questi sono in realtà narratori egocentrici che si perdono in grottesche avventure di ogni genere, in cui si inseguono fugaci indizi sino a disperare che si possa davvero sapere qualcosa di Cesàrea. Un vagabondare irrequieto in cui ogni evento ogni personaggio sembrano sdoppiare indefinitamente le possibilità della vita, senza che nessuno riesca alla fine ad afferrarne alcuna. E si può leggere come la metafora di una generazione, ma anche come l’epica iconoclasta e feroce di un continente il cui spirito si esprime al meglio nelle finzioni borgesiane e nelle desolate solitudini dei macondo. E finzioni e macondo sembrano vivere entrambi nelle invenzioni di Bolafio — premiato col massimo riconoscimento letterario del continente per questo romanzo, fatte di apocrifi e verità storiche indistinguibili, di congetture e cronache, di giustificazioni di personaggi limite, di futili grandezze e magnifiche miserie.

(recensione di Maurizio Amici 29/11/07)


Tenzin Gyatso (1935) è il quattordicesimo Dalai Lama. Leader politico e spirituale del popolo tibetano, autorità religiosa, voce tra le più ascoltate del pacifismo mondiale, nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la pace. Dal 1959 vive in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio.

La Mente Illuminata - Armonia ed equilibrio interiore nel sentiero della Grande Perfezione - Dalai Lama  Sperling & Kupfer Pagg. 354  € 16,50

Il Dalai Lama nel suo viaggio terreno porta con se i grandi interrogativi dell'uomo a cui cerca di dare una risposta con i fondamenti di una religione antica e profonda che predica l'amore, la tolleranza, il rispetto. "Una persona non è né terra né acqua, nè fuoco né vento né spazio, nè coscienza e nemmeno tutte queste cose insieme. Cos'è allora una persona? La persona è una etichetta che applichiamo all'interagire di questi sei elementi" Una persona è l'universo creato.

Qualche anno fa il Dalai Lama visitò il centro internazionale di ritiro buddista Lerab Ling, nel Sud della Francia, per impartire il suo importante insegnamento "II Sentiero verso l'llluminazione". Fu un evento epocale, durato più giorni, cui assistettero oltre diecimila persone provenienti da tutto il mondo. Questo libro, che ne è il fedele resoconto, vuole permettere a tutti di conoscere le parole di Sua Santità e di condividerne la ricchezza: in termini semplici e chiari esso indica la via che unisce lo studio e la pratica, dagli stadi iniziali fino alla Grande Perfezione, o Dzogpachenpo. Il testo è diviso in due sezioni: la prima presenta i principi chiave del buddismo, mostrando come la mente possa trasformarsi per superare la sofferenza attraverso l'amore, la compassione e la comprensione della natura della realtà; la seconda affronta il tema di come ricevere e attuare gli insegnamenti a partire dalle parole di un grande classico della tradizione Nyingma, il maestro Longchen Rapjam, autore di un'opera incentrata sulla meditazione. Esponendo il contenuto in modo limpido ed estremamente accessibile e illustrandolo con riferimenti alla propria storia personale e consigli dettati dall'esperienza, il Dalai Lama guida il lettore attraverso i punti fondamentali del cammino verso la perfetta felicità

(recensione a cura di Maurizio Amici 24/11/07)


E.J. Wagner è docente di Storia del crimine alla Stony Brook University di New York e moderatrice all’appuntamento annuale del Forensic Forum al Museo di Scienze Naturali di Long Island. I suoi lavori sono stati pubblicati in “Ellery Queen’s Mystery Magazine”, nel “New York Times” e in “Lancet”.

La scienza di Sherlock Holmes, di E.J. Wagner (2007) Bollati Boringhieri, pp.202 Euro 20,00

Cominciamo con il dire che la cosa che impressiona di questo saggio di Wagner sono le ultime 12 pagine, la bibliografia, wagner non ha risparmiato studi e precisi riferimenti per tracciare con questo saggio l'evoluzione della medicina forense (o legale) a cavallo tra il 1800 e il 1900.

Lo fa attraverso gli occhi di Sherlock Holmes, del suo amico medico e narratore Watson e soprattutto attraverso la "fantasia" del suo creatore, Sir Arthur Conan Doyle. Ripercorrendo alcuni brani dei romanzi di Doyle infatti, Wagner racconta in modo preciso e puntuale come la medicina legale di allora operava, e le descrizioni sono stupefacenti. Non è solo storia della pratica settoria, ma descrizione di una società e di un tempo in cui gli obitori non esistevano e le autopsie venivano eseguite nei cortili degli ospedali, alla luce del sole per non avere alterazioni cromatiche prodotte dalle lampade ad olio allora in uso. I liquidi dei cadaveri aperti finivano in terra e le camere dei malati venivano isolate con sapone e sugna per non far penetrare gli odori pungenti nell corsie. I professori e gli studenti operavano a mani nude e i cadaveri "illegali" venivano issati e tenuti legati nelle canne fumarie degli ospedali per impedire a sbirri troppo diligenti di scoprire cose che non dovevano essere scoperte.

Dicevo, attraverso racconti come "L'avventura del costruttore di Norwood" o "L'enigma di Reigate" o ancora "Uno studio in rosso", Wagner mette in luce la straordinaria perpsicacia di Doyle, che anticipa le tecniche della medicina legale odierna e accompagna il lettore (nei primi del '900 spesso inorridito) nella comprensione del funzionamento del corpo umano appassionandolo alla soluzione di enigmi criminosi.

Un saggio che si legge come un romanzo, tutto d'un fiato e che non necessita di alcuna competenza medica per essere apprezzato. Se avesse potuto averlo con se, Doyle avrebbe certamente nominato sul campo Wagner come il suo Watson affiancandolo ad Holmes per altre cento avventure investigative.

(recensione a cura di Maurizio Amici 16/11/07)


Dennis DiClaudio è un trentottenne di Philadelphia che oltre a fare lo scrittore umoristico (ha scritto diversi racconti per la rivista letteraria McSweeney's) e il produttore teatrale, lavora nella redazione di una rivista medica. L'autore discute con i lettori sul suo blog: www.dennisdiclaudio.com/weblog

Io sono ipocondriaco, di Dennis Di Claudio (2007) Isbn Edizioni, pp.208 Euro 11,00

Parola d'autore: "Il libro non è stato pensato per essere una fonte autorevole e definitiva di informazioni. Se dopo un'attenta autodiagnosi, basata su quelli che sembrano i vostri sintomi, arrivate alla conclusione di avere la febbre emorragica di Marburg o la sparganosi cerebrale, cercate conferme altrove. Cercate i consigli dei vicini di casa, dei colleghi, del tizio del negozio di salumi giù all'angolo. Presentate la vostra situazione alle capaci menti di un forum in rete. Come ultima risorsa, potreste avere la pensata di rivolgervi a un medico qualificato. Soprattutto, però, non mettetevi a curare e amputare parti del vostro corpo da soli dopo la lettura di questo libro. Io, il sottoscritto autore, non sono dottore. Io sono uno di voi: umiliati, ansiosi, che si lavano le mani ossessivamente. Esistono autorità superiori alla mia. Trovatele. Se doveste scoprire di avere una delle malattie trattate nel libro, vi prego di comprendere che non è mia intenzione mettere in ridicolo la vostra terribile condizione. Per voi è già abbastanza dura così. Vi prego di godervi lo spasso di queste orribili malattie, e che Dio abbia pietà di voi."

Durante e dopo la lettura di questo libro sono stato infettato dal virus "Comicus ridendi" che genera una rarissima patologia ahimé non descritta dall'autore, ma che ti affligge per parecchio tempo. Altre sono le malattie che ho scoperto d'avere: la distonia cervicale, la porfiria eritropoitica congenita e l'insonnia familiare fatale con tanto di incontinenza, ma solo perché a letto, la sera non riuscivo a spegnere la luce e a posare questo stramaledettissimo bel libro.

Dello stesso autore: Io sono paranoico, giusto per continuare a farsi del male ridendo

(recensione a cura di Maurizio Amici 6/11/07)


Luciano Garofano è nato a Roma il 5-5-53 e risiede a Parma in Via Parco Ducale n.3 ;
E’ Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri ;
Si è laureato in Scienze Biologiche presso l’Università degli Studi di Roma "La Sapienza" Dal settembre del 1995 è comandante del Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Parma, che ha competenza su tutto il Nord-Italia ;E’ docente del Corso di Perfezionamento in Tecniche Investigative Avanzate presso l’Università degli Studi di Bologna – Sede di Forlì per la materia di "Analisi del DNA".

Delitti imperfetti. Atto primo e atto secondo. di Luciano Garofano (2007) - Il saggiatore pp. 352 Euro 9,80

Il tenente colonnello Luciano Garofano, comandante del RIS di Parma, ha raccolto in questo libro i casi più famosi e più complessi risolti dal reparto speciale dell’arma dei carabinieri. Si tratta di un vero e proprio processo alle superfici che gli agenti e i tecnici di caso in caso si trovano davanti e sulle quali si celano tracce infinitesimali che provano e attribuiscono i delitti ai loro autori. Ma questo libro non contiene solo un elenco delle indagini, va più a fondo e mette in luce il particolare lavoro che il RIS svolge nella soluzione dei casi, come gli agenti studiano oltre che le tracce anche i processi psicologici dei rei.

Spiega inoltre con dovizia di particolari come si sono svolte le indagini del RIS, come sono stati trovati gli indizi necessari per identificare il colpevole. Il linguaggio scelto non è di particolare difficoltà e laddove l’autore menzioni dei termini tecnico-scientifici ne da subito dopo una spiegazione di facile comprensione per qualsiasi tipo di lettore. Inoltre in coda al libro è stato inserito un piccolo glossario grazie al quale si possono trovare spiegati gli strumenti utilizzati durante le indagini.  Una testimonianza del ruolo di grande valore che il reparto di investigazioni scientifiche svolge all’interno di indagini di particolare complessità sia per il degrado ambientale in cui spesso devono essere cercate tracce infinitesimali dei delitti, sia per la personalità complessa degli indiziati.

Lo scopo dell’autore che, con questo libro ha ispirato anche la serie televisiva di canale 5, è proprio quello di far comprendere al lettore comune quale sia l’impegno del RIS e quali siano anche gli stati d’animo con cui questi esperti affrontano le indagini, e pur essendo una cronaca di eventi conosciuti dal grande pubblico, si legge come un romanzo catturando l'attenzione dalla prima all'ultima pagina.

(recensione delle Dott.ssa Chiara Federica Amici)


NDE Near-Death Experiences. Testimonianza di esperienze in punto di morte di Paola Giovetti - Edizioni Mediterranee, Roma, 2007, pagg. 199, € 17,50

Non è facile affrontare questi libri con animo distaccato, neutrale: o vi si cerca la conferma alle proprie idee o si sorride di fronte a tanta credulità. Ma le cosiddette “esperienze di premorte” meritano attenzione, e forse un approfondimento, anche da parte di chi vi si accosta con animo laico e positivista. Paola Giovetti, giornalista e scrittrice che da oltre trenta anni si occupa di queste tematiche (ve la ricordate in TV insieme ad un acerbo Cecchi Paone?), in questo libro presenta l’unica inchiesta italiana compiuta su coloro che sono giunti alle soglie della morte e tornati indietro. Presenta un’ampia casistica e offre tutto il materiale finora disponibile sull’argomento. Prende inoltre in considerazione anche aspetti nuovi, mai affrontati: le esperienze in punto di morte dei bambini, quelle dei nati ciechi, quelle di appartenenti ad altre religioni, e tanto altro ancora.

(Recensione della Dott.ssa Marisa Nicolini 9/11/2207)


Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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