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ultimo aggiornamento domenica 17 gennaio 2010
 


 

 

In questa pagina trovate recensioni di:

Decadence Lounge.
Viaggio nei nonluoghi del nostro tempo,
di Alessandro Hellmann

Clandestini
di Marco Di Domenico.

La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat Patrick Lienhardt

Le mie estati letterarie
di Fulvio Tonizza

SE LA POLVERE NON GERMOGLIA
di Nicolò Sorriga

UNA VITA BIPOLARE
Oltre i confini della normalità
di Marya Hornbacher

Fantasmi
Dispacci dalla Cambogia
di Tiziano Terzani

È sempre notte
di Fabrizio Sparaco

Gli Etruschi: la prima civiltà italiana
di Jean-Paul Thuilleier

Quando il calcio ci piaceva più delle ragazze
di Marco Innocenti

Storie a cinque cerchi
Dalle Olimpiadi una lezione
di vita di Don Alessio Alberini

La forza di una vita fragile
Storia di una bambina che non doveva nascere
di Sophie Chevillard Lutz

La colomba pugnalata
di Marcel Proust, Piero Citati

La contea dei SUP
di Tonino Luppino

Quel che resta
L’importanza della memoria
di Pierre Sansot

I soliti quattro gatti
di Giulio Lazzati

Misteri Italiani,
dai diari di Mussolini ai delitti di Stato
di Silvio Bertoldi

Uomini ed amori, gioie e dolori
di Damiano Mazzotti

Ermanno Olmi. Il sentimento della realtà
di Daniela Padoan

Lo sapevo, non dovevo ammalarmi
Un uomo alla ricerca della sua diagnosi
di Roberto Levi

Incontro con menti straordinarie
Ricordi, rivelazioni, racconti, polemiche dei più brillanti “santi laici”
di Piergiorgio Odifreddi

Nell'archivio di Pagine di Libri trovate anche le recensione dei seguenti volumi:

Il libro invisibile
di Sergej Dovlatov

Cina, undici scrittori della rivoluzione pop
a cura di Franck Meinshausen

Costruire la pace
Discorsi dei premi Nobel per la pace,
a cura di Simone Barillari

Il valore della sofferenza
del Dalai Lama

Perchè gli uomini detestano le feste comandate e le donne organizzano le vacanza mesi prima?
di Allan & Barbara Pease

Indovina chi viene a letto?
Il mondo segreto delle fantasie sessuali
di Brett Kahr

Più felice
Come imparare a essere felici nella vita di ogni giorno,
di Tal Ben Shahar

Se questo è un Dio
di Raniero La Valle

La Tv per sport
di Pino Frisoli

Lo scafandro e la farfalla
di Jean-Dominique Bauby

Tu sei lei.
Otto scrittrici italiane.
a cura di Giuseppe Genna

Perché non possiamo essere cristiani
(e meno che mai cattolici)
di Piergiorgio Odifreddi

Dialoghi con l'angelo
di Gitta Mallasz

Una storia del mondo
di Chris Brazier

La storia segreta dell'impero americano
di John Perkins

Mini Darwin, l'evoluzione raccontata ai bambini
di S. Cerrato

Come smettere di farsi le seghe mentali
di Giulio Cesare Giacobbe

Dove volano gli uccelli
Racconto di un anno in Mongolia.
di Luisa Waught

Viaggi e paesaggi in terre lontane
di Alberto Ronchey

L'agenda di Murphy 2008
di Arthur Bloch

Un mondo sbagliato
Storia della distruzione della natura, degli animali e dell'umanità
di Jim Mason,

I detective selvaggi
di Roberto Bolano

La mente illuminata
Armonia ed equilibrio interiore nel sentiero della Grande Perfezione
del Dalai Lama

La scienza di Sherlock Holmes
di E.J. Wagner

Io sono ipocondriaco
di Dennis Di Claudio

Delitti imperfetti
Atto primo e atto secondo
di Luciano Garofano

NDE Testimonianze di esperienze in punto di morte
di Paola Giovetti

 

 

Intervista a Vincenzo Cerami



 

SPECIALE


Stefano dell'Orco, un bravissimo montatore TV ci parla del suo lavoro in uno "speciale" di Maurizio Amici sul montaggio televisivo

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Nella sezione Archivi troverete l'elenco completo, mese per mese dei libri che abbiamo recensito, le notizie degli editori, le interviste con gli autori


Invia i tuoi commenti su uno dei libri che abbiamo recensito, saremo lieti di publicarli su Pagine di libri.



 

Decadence Lounge. Viaggio nei nonluoghi del nostro tempo, di Alessandro Hellmann - Editrice Zona, pagg. 110 Euro 10,00

Dalla quarta di copertina

Un viaggio irresistibile, ironico e commovente attraverso ipermercati e fast food, outlet e centri estetici, villaggi vacanze e multisala, cliniche e aeroporti. Hellmann distilla orrore e tenerezza e scardina il senso comune mettendo a nudo un mondo privo di logica e di bellezza, abitato da maschere che non hanno più nulla di umano.Da “Decadence Lounge” è tratto l’omonimo spettacolo teatrale con Viviana Mattei, per la regia di Fabrizio Matteini (Tam Tam Teatro).
Hellmann è un autore di forte impegno civile, che dà voce a chi non ce l’ha. Qui dice quello che deve dire, in maniera grottesca, su luoghi concepiti non a misura delle persone ma come contenitori commerciali” (Il Secolo XIX)

"Una tragedia travestita da gag” (la Repubblica)

 “Coinvolge, lascia amareggiati e desiderosi di cambiare per tornare alle radici” (Mentelocale.it).

Recensione:

Alessandro Hellmann ci osserva e si osserva con occhi privi di malizia e bisognosi di spiegazioni. Tenta di capire se sono i luoghi ad indurre a comportamenti strani o siamo noi a imporre ai luoghi rituali standard.

Dacadence lounge è un album di fotografie di stati d'animo che si solidificano grazie ad una osservazione ingenua e desiderosa di capire. Un osservatore abituato ad approfondire il contatto umano e la conoscenza rimane colpito dalla impermeabilità delle apparizioni che fotografa. Il percorso appare drammaticamente ripetitivo anche attraversando luoghi distanti nello spazio e nelle tradizioni.
Sembra cercare un senso nei posti sbagliati o trovare qualcosa di sbagliato nei luoghi che attraversa.
Rilegge con occhi nuovi abitudini contemporanee di inconsapevoli attori del teatrino dei consumi.Si aggira come un fantasma in un mondo di automi che non avverte la presenza degli altri.Il bisogno di contatto rimane inespresso come se non potesse essere capito perché non presente negli schemi di comportamento.

La lettura anche disordinata di questo libro ricostruisce una consapevolezza che raramente avvertiamo nel fluire della nostra vita.

Alessandro non esprime giudizi sulle situazioni. Racconta le sue emozioni.

Per informazioni, ordini e (dis)ordini, oltre che in libreria:  http://www.editricezona.it/decadence.htm

(recensione di David Del Bufalo 2/3/2010)

 


Clandestini di Marco Di Domenico. Animali e piante senza permesso di soggiorno. Bollati Boringhieri, pp 206, Euro 16.00

Non è solo attraverso i canali di informazione ma anche e soprattutto per esperienza diretta che si può venire a conoscenza dei cambiamenti più o meno recenti, improvvisi o lenti, eclatanti o silenziosi, nella flora e nella fauna che ci circondano. Specie che un tempo erano considerate esotiche o addirittura ci erano del tutto sconosciute, convivono con noi ormai da anni, basti pensare alla famosa zanzara tigre, giunta dal Sud Est asiatico, alle tartarughe dalle guance rosse sfuggite agli acquari, agli alberi di ailanto che ovunque soppiantano la vegetazione autoctona, solo per fare qualche esempio.

In realtà la dispersione delle specie, ci spiega questo ottimo saggio, è un fenomeno del tutto naturale, che fa parte dell'evoluzione e consente ai viventi di diffondersi e conquistare nuovi habitat, ma anche di sostituire specie meno adattabili e modificare ecosistemi rimasti immutati per tempi immemorabili.

Quanto però di questo fenomeno è dovuto all'uomo? Sono pochi ormai gli esempi di migrazioni spontanee, come è il caso della comparsa dello sciacallo dorato nel Triveneto, ed anche in questi casi spesso è l'uomo ad aver modificato talmente ambiente e fonti alimentari da permettere questo. Per lo più i grandi viaggi delle specie "aliene" da una zona all'altra del pianeta, anche lontanissime, non avvengono più su un tronco alla deriva come i primi semi che conquistavano isole appena emerse all'alba dei tempi: c'è un mezzo di trasporto ben più comodo e confortevole per semi, insetti, virus ed altre creature, ed è l'uomo, che da millenni percorre il globo in lungo e in largo, lo fa sempre più velocemente e febbrilmente, trasportando nelle sentine delle navi, nei containers o anche nelle valige patrimoni genetici "alieni". Altre volte addirittura specie importate volutamente (piante esotiche per giardini, animali da pelliccia...) sfuggono alla cattività e trovano terreno fertile in ambienti e latitudini nuovi per loro.

Esiste un elenco delle 100 specie aliene più pericolose del mondo: quelle che si sono diffuse al di fuori del loro habitat conoscendo una esplosione di popolazione che minaccia le specie indigene, gli ecosistemi e, molto da vicino, l'uomo stesso. Questo libro ce ne presenta alcune, insieme ad altre che non sono nell'elenco ma sono a tutti gli effetti intruse in ambienti impreparati ad accoglierle, e ci fa riflettere molto su quanto certi gesti sconsiderati dell'uomo, anche apparentemente insignificanti come l'immissione di pochi persici del Nilo nel lago Vittoria, abbiano condotto a disastri ecologici di una portata enorme, errori che stiamo già pagando in termini di impoverimento della biodiversità, danni alle economie emergenti, modifiche forse irreparabili dell'ambiente che conosciamo.

(Recensione di Linda Sartini 17/1/2010)


La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat Patrick Lienhardt, Adelphi 2009 , pp. 515  euro 23,00

Affascinante come un bel romanzo e rigoroso quanto deve esserlo un documentato saggio, La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt (traduzione di Graziella Cillario) è una nuova prova dell’impegno che Adelphi sta mettendo nel pubblicare non solo l’opera omnia dell’autrice - a partire da Il ballo (2005), David Golden e La moglie di don Giovanni (2006), Jezabel e Come le mosche d’autunno (2007), Il calore del sangue e I cani e i lupi (2008) per giungere a I doni della vita (2009) -, dopo il clamoroso successo di Suite francese che nel 2005 divenne il caso letterario dell’anno, già dato alle stampe e pluripremiato in Francia, riscoperto a mezzo secolo di distanza dalla sua scrittura.

Se credevamo, dopo aver letto e recensito queste preziose opere, di conoscere tutto della Némirovsky, dalla sua nascita a Kiev nel 1903, alla morte ad Auschwitz nel 1942, abbiamo dovuto ricrederci, tanto è puntiglioso e accurato il percorso degli autori dentro il viaggio della sua vita, perlustrando le pieghe più nascoste di un animo tanto complesso e contraddittorio come quello dell’eccezionale romanziera. Tanto che persino la “vediamo”, non solo per il ricco corredo fotografico inserito nel saggio, ma anche e soprattutto per la descrizione fisica: «…giovane, sottile, piccola, bruna, tipo spiccatamente ebraico, non bella. Gli occhi neri, velati dalle palpebre pesanti,esprimono solo una sorta di dolcezza maliziosa. I capelli tagliati corti, incollati alla testa, un po’ allungata, ne accentuano la piccolezza. Le labbra carnose si aprono in un sorriso franco. I modi sono di un’eleganza disinvolta, frutto di un’educazione impeccabile». Molto già sapevamo dell’avventura del manoscritto di David Golder – inviato anonimo nel 1929 all’editore Grasset – romanzo che diede la celebrità immediata alla giovanissima autrice, con addirittura trasposizione cinematografica da parte di Du Vivier e teatrale per la regia di Nozière. E ritenevamo quasi storia trita la rocambolesca riscoperta di Suite francese. E invece, no. Molto c’era ancora da conoscere e sapere dell’anima duplice della scrittrice divisa tra l’origine Russa (nazione che aveva dovuto abbandonare dopo la Rivoluzione d’Ottobre, assistendo a pogrom, saccheggi e distruzioni) e l’adorazione per la Francia, sua nuova terra d’elezione. Ebrea di nascita, nei suoi romanzi aveva stigmatizzato i difetti del suo popolo, guadagnandosi la fama di antisemita. I temi forti della sua scrittura vertono, con penna spesso impietosa, a una critica dura nei confronti di Fanny, la bellissima madre, presa solo dagli aspetti fatui della vita e dalla corsa fra le braccia dei suoi amanti. Nemmeno il padre è del tutto risparmiato se lo vediamo nei panni del finanziere spietato David Golder.

L’esilio, il peso che gli ebrei danno al danaro, la passione, l’amore, la vendetta, i sentimenti che abitano la sua scrittura ufficiale, nascono dai minuziosi diari ritrovati che la figlia Dénise (recentemente sentita nella trasmissione radiofonica Farehnait) ha messo a disposizione dei saggisti Philipponnat e Lienhardt che abilmente ci conducono per mano dentro i paradossi e le contraddizioni di un’eccelsa scrittrice, sfuggita adolescente alla rivoluzione bolscevica e incappata poi, col marito Michel Epstein, dentro le maglie tortuose della persecuzione nazista, nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939 (troppo tardi), nonostante fosse protetta dall’aver scritto per testate di destra, addirittura approvata da Robert Brasillach.

Il pregio maggiore del saggio è quello di saperci regalare anche la quotidianità dell’artista, la sua intelligente ironia, il suo amore materno, la sua fedeltà al marito, non solo il suo prodigioso iter dentro il successo letterario e mondano, sapendoci poi malinconicamente accompagnare fino al suo ultimo, fatale viaggio verso il lager della morte, deplorando una Francia che – dopo averla tanto osannata – non aveva voluto proteggerla. Stessa sorte ha subito il marito. Solo le figlie si sono salvate e Dénise, la maggiore, continua a tener alto il ricordo umano e letterario della madre.

(recensione di Grazia Giordani dl 4/10/2209)


Le mie estati letterarie, di Fulvio Tonizza, Marsilio pagg. 173 € 14,00

Esce in questi giorni «Le mie estati letterarie»  una silloge di scritti autobiografici di Fulvio Tomizza (1935-1999), introdotta da Cesare De Michelis che acutamente sottolinea la cura nello scegliere «tra le molte pagine d’occasione che (l’autore, ndr) era venuto accumulando negli anni mentre tornava insistentemente a riflettere sui grandi nodi che avevano segnato la sua esperienza di uomo, di cittadino e di scrittore, alla ricerca di un ‘interiore coerenza che ogni volta sembrava sfuggirgli e di nuovo inseguiva caparbio».

Veri e propri reportage d’anima, questi squarci di vissuto “lungo le tracce della memoria”, ci regalano un toccante affresco del tormentato pensiero dell’istriano di nascita e triestino d’adozione che – a dieci anni dalla morte – non solo viene onorato con una pubblicazione postuma, ma anche e soprattutto da una grande mostra a Trieste, preceduta da quella che si era tenuta , quale propedeutica anteprima, l’anno precedente a Parma, alla presenza della vedova Laura Levi, con partecipazione degli attori Amanda Sandrelli e Blas Rocha Rey che hanno letti brani scelti della vasta opera tomizziana.

«Fulvio Tomizza. Destino di frontiera» è il titolo della mostra triestina, inaugurata il 31 luglio che terrà aperti i battenti fino al 15 settembre, voluta dal Comune e dalla Direzione Area Cultura della città che era diventata la sua seconda patria. Già un pubblico molto folto ha dimostrato interesse per gli itinerari narrativi, per gli aspetti dell’opera di un pluripremiato artista che tanto si era battuto per la pacificazione dei popoli, per il confronto tra culture non sempre facilmente conciliabili in pacifica armonia. Il coordinamento scientifico dei vivaci convegni è affidato ad Elvio Guagnini. La vita e le opere di Tomizza sono sapientemente ricostruite attraverso varie tipologie di materiali, dai manoscritti ai libri, dagli oggetti di scrittura e di svago alle fotografie, quasi tutti di proprietà della famiglia. Alla mostra sono affiancati un calendario di visite guidate con i curatori Gianni Cimador, Marta Angela Agostina Moretto ed Elvio Guagnini e, nella prima metà del mese di settembre, si terrà un ciclo di sette conferenze su molteplici aspetti dell’opera del grande “scrittore di frontiera”.

(recensione di Grazia Giordani dl 15/9/2209)


SE LA POLVERE NON GERMOGLIA, Poesie di Nocolò Sorriga, Ed. UNI Service pagg: 60 € 11,00

"Nuvole straziate si avvolgono
prima del temporale da ogni direzione
soffocano la terra che si apre e prepara
sogni di funghi e fertili profumi."

È l'inizio di "Temporale" l'ultima delle 35 poesie pubblicate in questo libro di un giovane poeta, Nicolò Sorriga (che abbiamo la fortuna di avere tra le nostre firme). Impossibile non rimanere toccati nella lettura dei suoi versi che hanno la modernità di un giovane d'oggi e la meticolosa ricerca espressiva di un'arte, la poesia, che non ha tempo, non ha età.

Emerge chiaramente la maledizione della Beat generation americana, paradossalmente non dissimile da quella sovietica, in cui punte di ironia spiccano dal senso di infinito con cui il mondo ci circonda. Sorriga nella sua città vede le stesse cose che vedono tutti ma a cui nessuno fa più caso, la cenere di una sigaretta che cade sull'asfalto, il tramonto consueto e puntuale come l'alba, la "violenta rincorsa ai piedi del tempo dove solo un furfante si salverà".

Un modo per riflettere su quanto è intorno a noi, su quel che in noi aleggia, una lettura che è una danza per lo spirito, a volte non facilmente comprensibile all'intelletto ma raccolta prontamente dall'animo.

Certo è che in questo mondo, in questa società scrivere poesie può sembrare anacronistico, presi come siamo dal soddisfacimento delle nostre necessità, dalla risoluzione dei nostri problemi, delle angosce di un domani mai certo, ma i poeti guardano avanti, se veri artisti, sanno interpretare il presente e dipingere il futuro, quasi una premonizione di una cosa che non c'è ma che sarà.

I nostri complimenti per il coraggio e per lo stupore che ha saputo procurarci.

(recensione di Budirami del 14/5/09)


UNA VITA BIPOLARE Oltre i confini della normalità di Marya Hornbacher Corbaccio, Milano, 2008, pagg. 343, € 18,60

Quando Marya Hornbacher pubblicò il suo primo libro, Sprecata: autobiografia di un’anoressica bulimica che è tornata alla vita, non conosceva ancora la causa profonda della sua infelicità. Poi, a 24 anni, le fu diagnosticata una forma grave di disturbo bipolare, una malattia seria e invalidante. Chi soffre di questa condizione affronta fasi di profonda depressione alternate a fasi maniacali caratterizzate da un eccesso di euforia.

L’autrice ha sperimentato sulla sua pelle che cosa significa esserne affetta e, con lo stile che la caratterizza, ci porta con sé sulle montagne russe della sua vita, raccontandoci le sua struggente esperienza.

Attraverso immagini di straordinaria potenza viscerale ed emotiva, ci conduce dentro i suoi disperati tentativi di contenere oscillazioni d’umore che la fanno sbandare violentemente – digiuno autoimposto, abuso di farmaci e droghe, sesso per intontirsi – sullo sfondo di un’esclusiva scuola d’arte della San Francisco chic nel suo periodo più brillante e, soprattutto, di innumerevoli reparti psichiatrici.

Il fulcro di questo diario coraggioso è la battaglia che la Hornbacher combatte per trovare una via d’uscita da una pazzia che la distrugge, e per riuscire, nonostante tutto, a vivere una vita e un matrimonio difficili, ma talora bellissimi.

(28/4/2209)


FANTASMI Dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani Longanesi, 2008 pp. 367 € 18,60

È stato un grande giornalista, uno straordinario e acuto corrispondente, che ci ha raccontato con sincerità, perspicacia e grande amore paesi lontani. È stato soprattutto una bella persona, Tiziano Terzani, di quelle che si incontrano poche volte nella vita. Si “incontra”, sì, perché tramite i suoi libri si ha la sensazione di diventargli amico, di entrare nelle sue emozioni e nelle sue passioni, di condividerle con lui. Chi ha imparato a conoscerlo tardi, dalla sua ultima “corrispondenza”, “Un altro giro di giostra”, ha imparato ad amarlo e a rispettarlo, nel suo abbastanza breve percorso verso la morte, nel suo volerci quasi fare accettare la fine, così come l’ha accettata ed elaborata lui. Questo libro postumo, curato da Angela, la sua compagna, anche lei imparata ad amare attraverso le parole di Tiziano (viene da chiamarlo amichevolmente e affettuosamente per nome), è una raccolta delle sue testimonianze dalla Cambogia, prima durante e dopo il tragico regime di Pol Pot. Dai frammenti, perché questo sono, i vari articoli con i quali ha narrato ciò che era impossibile narrare, ci dà la possibilità di capire quello che è successo in quello sfortunato Paese, senza preconcetti, ma contemporaneamente con grande passione politica, là dove questo termine, oggi involgarito, vive nella sua più alta espressione: l’interesse comune, l’amore laico per gli altri, la “pietas”… Basti per tutte una foto nella quale Tiziano porta in braccio una ragazza morente trovata nella foresta per portarla in un camion della Croce Rossa. Nel suo viso c’è dolore, ma non per i pochi; si tratta di un dolore cosmico, il dolore per una umanità che continua a farsi del male. Non c’è mai ipocrisia, nelle sue parole, mai banale “buonismo”, ma solo l’antica, maestosa, fragrante “pietas” latina. È un libro che ci restituisce un’epoca, con le sue contraddizioni e i suoi dilemmi, ancora non risolti: Davide contro Golia: Stati Uniti, Repubblica Popolare Cinese, Unione Sovietica, Repubblica Popolare e Democratica del Vietnam, Tailandia, Laos… e la piccola, torturata Cambogia, dove lo scontro di interessi internazionali e la crudeltà efferata di un dittatore folle (di cui però Tiziano dà le motivazioni, se non le ragioni), riconosciuto dall’ONU, hanno causato la morte di almeno quattro milioni di esseri umani, comprese donne e bambini. Grazie, Tiziano. Ovunque tu sia, grazie. Leggerti fa bene.

(recensione di Paolo Modugno 4/2/09)


È SEMPRE NOTTE di Fabrizio Sparaco Bononia University Press, 2008 pp. 149 € 15,00

Lo confesso: non sono sportivo, non ne capisco niente, non so praticare nessuno sport, e, per di più, ho l’impressione che si tratti di un business non sempre pulito (vedi caso Moggi) e intriso di facili soldi (vedi Kakà); insomma, forse ho un rigurgito calvinista, è troppo spesso immorale. E, tra tutti gli sport, quello che proprio aborro, è la boxe: sudore e sangue, violenza gratuita. Insomma, ero proprio inadatto a recensire questo libro. Ma… C’è sempre un “ma”. Intanto, dopo averlo affrontato, lo ammetto, con fatica, non sono più stato capace di abbandonarlo. È una narrazione fluida e avvincente, che non fa allontanare il lettore. Ho trovato, in questa vicenda di un pugile che emigra negli Stati Uniti, sulla scia di Primo Carnera e di Tiberio Mitri, la conferma che l’odore dei soldi supera spesso quelli del sangue e del sudore. Ho capito, però, che può esserci una passione genuina e “pulita”. Il personaggio del Crudo, il protagonista, è ricco e tratteggiato con molte sfumature, e ci si appassiona alle sue vicende, nelle quali, come al solito, entra la mafia, nostro incrollabile prodotto di esportazione negli USA. Un libro breve, ma che ti resta dentro, anche se sei impermeabile alle passioni sportive, come il sottoscritto.

(recensione di Paolo Modugno. 4/2/09)


Gli Etruschi: la prima civiltà italiana di Jean-Paul Thuilleier – Lindau – Torino – 2008 pp. 343 – Euro 24.00

Molto prima della splendida stagione rinascimentale, ma anche prima del fasti dell’impero romano, un’altra importante civiltà è fiorita sul suolo italico, quella etrusca. Nel periodo della loro massima potenza (tra il 700 e il 450 a.C.) gli Etruschi hanno dominato quasi tutta la penisola: oltre all’Etruria propriamente detta, compresa tra l’Arno, il Tevere e il mar Tirreno. Hanno occupato buona parte della Pianura Padana a nord e della Campania a sud. Inoltre, almeno tre re etruschi hanno regnato su Roma: Servio Tullio e i due Tarquini, originari, come dice il loro nome, di Tarquinia, la città oggi celebre per le pitture tombali. I problemi legati alla loro origine e alla loro lingua hanno a lungo alimentato il cosiddetto “mistero” etrusco che, grazie agli studi e soprattutto agli scavi archeologici, si sta parzialmente chiarendo. Nessun altro popolo insediato nel nostro paese prima dei Romani ci ha del resto lasciato un numero così grande di iscrizioni, ha prodotto una simile quantità di opere d’arte, ha esercitato un’influenza tanto profonda sulle popolazioni vicine. In questo volume Jean-Paul Thuilleier ricostruisce con ricchezza di dettagli e sulla base della più aggiornata letteratura scientifica, l’intera storia etrusca, dal periodo villanoviano ellenistico, soffermandosi sulle vicende politiche e sull’economia, sull’arte, la religione, i costumi, facendo insomma rivivere per intero l’avvincente parabola di una civiltà durata secoli e che rappresenta una delle radici di quella europea.

(9/12/08)


Marco Innocenti, nato a Milano, giornalista, è editorialista e articolista del «Sole 24 Ore». Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha pubblicato con Mursia molti titoli sull'Italia del Ventennio. Si è occupato di biografie nei saggi: Le signore del fascismo (2001), Edda contro Claretta (2003) e Sognando Meazza (2006). Con Enrica Roddolo ha pubblicato Belle da morire (2002) e Fascino (2004); con Laura Levi Manfredini Le Stelle di Parigi (2005) e Gli anni folli (2007)

QUANDO IL CALCIO CI PIACEVA PIU' DELLE RAGAZZE, di Marco Innocenti, Mursia Editore, pagg. 250 € 18,00

Sarà perché gli anni passano veloci e chi vi scrive, seppur ragazzo adolescente, molte delle vicende narrate e dei personaggi raccontati li ha conosciuti ed in qualche misura intensamente partecipati, fatto sta che questo libro di Marco Innocenti, devo riconoscere, è di quelli che lasciano il segno…

Con stile asciutto, privo di fronzoli, eppure incisivo ed accattivante, Innocenti, editorialista del “Sole 24 ore”, traccia diciotto profili di personaggi, squadre ed eventi che hanno contraddistinto la storia calcistica degli anni sessanta, vicende umane commoventi e gesta sportive epiche. Da Armando Picchi ad Herrera, da Rocco a Scopigno, da Lo Bello a George Best, ecc….

Come sempre in questi casi la selezione e le scelte dell’autore possono non essere sempre condivisibili; qualcuno potrebbe dire che manca quel personaggio o quella storia fantastica… In verità la selezione di Innocenti mi sembra comunque azzeccata ed in larga misura condivisibile.

Nelle storie dei  personaggi si ritrova lo spaccato di un’epoca in cui il calcio stava ormai assumendo una dimensione importante nella società; con il professionismo spinto e la televisione (a proposito di Nicolò Carosio non manca un toccante ritratto), da fenomeno domestico il calcio, sempre in quegli anni, è diventato un evento internazionale e globale.

Sono gli anni in Italia del boom economico, della crescita del tenore di vita generalizzato, dell’ottimismo sfrenato  e della voglia di fare che sembra trovare una sorta di inevitabile sbocco nel calcio, nei primi successi delle squadre italiane di club nella Coppa dei Campioni e nella Coppa Intercontinentale grazie alla grande Inter di Helenio Herrera ed al Milan di Rocco, Altafini e Rivera, in barba al grande Real Madrid ed al Benfica di Eusebio

E poi, gli azzurri: nell’epoca dei Bobby Charton e dei Pelè, la nostra nazionale da all’Italia il titolo di campione d’Europa e quello di vice campione del mondo. All’incredibile semifinale Italia-Germania 4 a 3 a Città del Messico, a ben vedere, si può attribuire una sorta di  valore simbolico, come suggello di un decennio straordinario di successi e di grandi personaggi ormai finito; ed insieme ad esso, si chiude una stagione di entusiastica, incondizionata fiducia nel futuro e nel prossimo; un’ inconscia dose di ingenuità lascia il posto alle preoccupazioni di un domani  che si prennuncia complesso e  ricco di difficoltà. Tutto questo e tanto altro nel bel libro di Marco Innocenti.

(Recensione di Giorgio Gobbo 3/2/08)


STORIE A CINQUE CERCHI Dalle Olimpiadi una lezione di vita di Don Alessio Alberini San Paolo, MI, 2008, pagg. 95, € 8,50

Le Olimpiadi 2008 sembrano già consegnate alla storia, lontane dalla cronaca e dalla memoria a soli due mesi di tempo dagli esplosivi fasti di Beijing. Ma ci sono dei nomi, legati alle Olimpiadi, che non passeranno mai di moda perché legati a storie di vita, ad emozioni, uniche e irripetibili, e per il significato soprattutto umano che quelle storie hanno veicolato ai quattro angoli della Terra.

Don Alessio Alberini, prete di Milano e fratello dell’ex-giocatore del Milan, Demetrio, ha redatto questo libro per raccontare la storia di atleti capaci di insegnare che la verità dello sport non sta solo nei successi portati a casa, ma nel sacrificio richiesto per ottenerli, per gettare il cuore oltre l’stacolo e saltare verso l’ultimo traguardo, quello della vita.

Il libro presenta ogni giorno, dall’8 al 24 agosto in cui si sono svolte le recenti Olimpiadi, la splendida storia di un Atleta (con la maiuscola per la statura sportiva e per l’impegno dedicato alla propria disciplina), tra cui Abebe Bikila, Nadia Comaneci, Carl Lewis e Ben Johnson, Dick Fosbury, Mark Spitz e molti altri, con le foto dei grandi campioni  nello sport e nella vita. Rivolto ai ragazzi e agli adulti per capire, in un periodo storico del “tutto, subito e facile”, che per arrivare ci vogliono fatica, coraggio, condivisione, saper reagire alle delusioni. Credendo sempre in se stessi e nelle proprie capacità! Un messaggio per tutti!

(Recensione di Marisa Nicolini 12/11/08)


LA FORZA DI UNA VITA FRAGILE Storia di una bambina che non doveva nascere di Sophie Chevillard Lutz -  Lindau, TO, 2008, pagg. 122, € 12,00

Ovvero: della dignità della vita. Oppure: La potenza dell’amore.

Il feto è gravemente patologico, i medici hanno diagnosticato una lesione cerebrale talmente grave da condannare il feto a sicuro aborto. Ma i genitori rifiutano psicologicamente una simile prospettiva e, contrariamente a tutte le realistiche previsioni, Philippine cresce, non muore, viene alla luce, sopravvive autonomamente, pur restando in una condizione di grave dipendenza, come quella di un neonato tra i tre e i sei mesi. Ma la mamma, si sa, è sempre la mamma: e quella di Philippine in particolare ha un cuore immenso, che la rende capace di comunicare empaticamente con la figlia, la cui unica modalità per farsi capire è un accenno di sorriso nei momenti di felicità. E questi ripagano mamma Sophie, autrice di questo libro, di tutte le ansie, fatiche e dolori della vita quotidiana.

In questo libro la mamma di Philippine racconta ciò che ha provocato in lei la nascita di una figlia – che non sarebbe potuta nascere secondo i medici – affetta da un grave handicap fisico e mentale, e il posto speciale che questa bambina ha nella sua esistenza e in quella della sua famiglia.

Grazie a una scrittura limpida e diretta, Sophie Lutz ci fa entrare nella vita di tutti i giorni: con Philippine, così impegnativa ed emozionante, e gli altri due figli, che hanno pure bisogno della mamma.

Questa testimonianza, semplice ed essenziale, che arriva direttamente al cuore/stomaco, scardina molti pseudo-valori che hanno messo radici nella nostra società, mette in discussione alcune dubbie “certezze” della scienza, rovescia tanti luoghi comuni sulla vita degli uomini, che ruotano intorno alla ricerca della competizione vittoriosa, del risultato brillante, della performance di successo.

Infine, ed è la cosa più importante, mostra come l’accettazione della fragilità di Philippine trasformi a poco a poco la vita dei suoi genitori e li renda più sensibili, più profondi, più umani.

(Recensione di Marisa Nicolini 12/11/08)


Piero Citati studia a Torino, dove frequenta l'Istituto Sociale e in seguito il liceo classico D’Azeglio. Nel 1942, dopo il bombardamento di Torino, si trasferisce con la famiglia in Liguria.

Si laurea in Lettere moderne alla Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1951. Inizia la sua carriera di critico letterario collaborando a riviste come Il Punto (dove collabora al fianco di Pier Paolo Pasolini), L' Approdo e Paragone.

Dal 1954 al 1959 insegna italiano nelle scuole professionali di Frascati e alla periferia di Roma. Negli anni Sessanta comincia a scrivere per il quotidiano Il Giorno.

Dal 1973 fino al 1988, scrive nelle pagine culturali del Corriere della Sera. Dal 1988 è critico letterario de la Repubblica.

Scrittore poliedrico, si è cimentato con successo nella narrativa, nella saggistica e nelle biografie di grandi personaggi, soprattutto letterati (Kafka, Goethe, Tolstoj ecc.).

Nel 2002, lo scrittore spagnolo Javier Marías, Re di Redonda, lo nomina Duca di Remonstranza.

La colomba pugnalata di Marcel Proust, Piero Citati - Adelphi pagg. 364 € 14,00

La colomba di Proust

Perché un saggio sia accattivante, agile e coinvolgente più di un bel romanzo denso di novità e spessore, perché non ci induca presto allo sbadiglio, annoiati da tanto esibito sfoggio di pensiero, deve essere scritto da Pietro Citati. In questi ultimi decenni ci sentiamo di attribuire solo a lui la rara virtù di orafo di fino, cesellatore di preziosi metalli di cui studiare luci e sfumature, dosandone il brillio delle pietre incastonate ad arte. Se già lo avevamo apprezzato nelle biografie capolavori su Kafka, Goethe e Tolstoj, ci rafforziamo in questo nostro convincimento, riprendendo in mano La colomba pugnalata – Proust e la “Recherche” (pp.364, euro14) – apparso per la prima volta nel 1995 – che Adelphi ora ci ripropone, curando l’opera omnia dell’autore, con in copertina una suggestiva immagine di Marcel Proust ritratto da Bernard Annebicque..

Più che mai ci avvaloriamo nel convincimento per cui l’assunto di Citati in quanto critico letterario sia quello di interpretare un testo, non contentandosi delle apparenze, ma scavando così a fondo nelle vita del personaggio, da subirne un magico processo addirittura di identificazione, contagiando il lettore affascinato da questa sua subdola tecnica. E così Proust, la sua tortuosa vita sui generis e la sua mirabile opera diventano un unicum che non ci sbalordisce più, ma ci prende ed incatena dentro il laccio di una lirica magia.

Sentimenti contrastanti come quelli della felicità cercata di raggiungere a tutti i costi, contrapposti a quelli del dolore vissuto anche in forma totalizzante e traslata se ha colpito un amico dell’ipersensibile Marcel; l’amore edipico per la madre, scandagliato, vivisezionato con bisturi del ricercatore che non patisce disincanto, le squassanti nevrosi; l’asma terribile, devastante che parevano prepararlo a una meditatio mortis, quasi fosse già una morte installata dentro di lui, un sacro male che ci fa ripensare all’epilessia di Dostoevskij, malattia stranissima che lo martoriava, ma da cui pare non volesse guarire, temendo in rimpiazzo mali peggiori, tutto questo ci viene proposto dalla penna di Citati, sottile scalpello che mette a vivo pensieri carne e sangue del suo poliedrico eroe.

Il mito di greca memoria la fa da padrone in queste raffinate pagine; mito prevalentemente di lontana matrice, spesso biblico, talvolta onomastico, poiché il genio di Marcel non disdegna giocare col lessico, alla maniera di Joyce (vedi il cognome dei Guermantes su cui Proust gioca e rielabora “con più sapienza mitologica, ricchezza visiva e deliziose variazioni ironiche”). Per non parlare degli amori, anzi parliamone perché sono argomento di stuzzicante interesse – del nostro Marcel per uomini e donne (più uomini che donne), amori assoluti, gioiosamente massacranti com’è bene che tutto avvenga sopra le righe per un’anima così estrema. Il contrasto tra il Marcel Proust e Reynaldo Hahn, sovrabbondante, ipertrofico lo scrittore, essenziale per sobria eleganza il musicista-cantante, fa vivere ai due innamorati momenti di iniziale estasi. Ogni successiva rottura erotica, precipita Proust nella più ulcerante disperazione, ma poi si riprende – come si è ripreso dal lutto creduto insostenibile della madre – e nel suo cuore trova ora posto Alfred Agostinelli, autista segretario, cui pare Proust si sia ispirato per la figura di Alberatine ne la Recherche. Agostinelli se la dà a gambe, oppresso dalla gelosia del tormentato e tormentoso partner che – sperando invano di trattenerlo – gli aveva persino donato un aereo.

Superfluo sottolineare la tela magica su cui Citati dipinge figure reali proustiane divenute protagoniste della Recherche, per cui in Swann, troviamo tanto di Marcel, in tic, delusioni e malinconie. Impossibile non restare presi dal mistero del tempo – di scuola bergsoniana – il tempo reale e quello indotto, per cui gli interessati al caso hanno scritto fior di trattati.

(Recensione di Grazia Giordani 12 /11/ 2008)


La Contea dei Sup di Tonino Luppino Ed. Associazione culturale "Antiche terre" (www.anticheterre.info )

Tonino Luppino sa come va il mondo: la gente ha sempre fretta e legge poco. Così lui, dopo tanti anni di esercizio di cronaca per radio e TV della sua regione, nonché di scrittura per quotidiani e periodici cilentani, quando decide di dare un proprio scritto alle stampe prepara un piccolo libro tascabile (68 sono le pagine, non numerate), leggero da tenere in tasca e veloce da leggere. Lo pubblica per l’associazione culturale “Antiche terre”, per ribadire il proprio legame con il territorio in cui vive. Territorio esplorato e vissuto soggettivamente non sempre in modo positivo, ma sempre con grande passione ed intraprendenza. Protagonista de La contea dei Sup (Bastia Umbra, Litoprint, 2008) è il Verde, un personaggio di fantasia così ben radicato nelle esperienze reali che potrebbe anche essere vero. Il Verde, afferma Luppino, gli ha lasciato sue lettere ed appunti che costituiscono, insieme a personali memorie, il materiale del libro. L’espediente non è nuovo, ha precedenti illustri e ben si presta alla critica, alla satira o - perché no? -, alla saggia rassegnazione.

Eccovi dunque qualche esempio delle riflessioni del Verde, estrapolate dal suo diario:

“Inevitabilmente accade che verso coloro che ci han fatto del male, proviamo un sentimento di strana indifferenza, di stanchezza, per la loro sciocca stupidità e gretta presunzione, e allora…veramente perdoniamo!”

“Pur avendo come bersaglio la stupidità universale, nella mia intelligenza non c’è ombra di snobismo, alterigia o superbia nei confronti della gente. In mezzo alla stupidità universale che sale e cresce come le acque d’un fiume in piena, io mi muovo con fragilità, non avendo contro di essa altre armi se non la solitudine, l’ironia, la tristezza, il sorriso e l’ intelligenza”.

Alle riflessioni, ai commenti si aggiungono anche brevi racconti, aneddoti, ricordi, qualche volta curiosi, altre preziosi, unici. Detto questo, non mi resta da aggiungere altro che già non sia nella breve presentazione che figura nel libro. Buona lettura a tutti, dunque.

(Per info su come averlo: 3387263371- 3477744465)

(Recensione di Eleonora Bellini 8/11/2008)


QUEL CHE RESTA L’importanza della memoria di Pierre Sansot Tropea Editore, MI, pagg. 125, € 12,90

Nel maggio 2005, a 76 anni, Sansot ha fatto la riverenza ed ha lasciato questo mondo con un’opera, pubblicata postuma, sul valore di ciò che resta: dai residui del pranzo della domenica da riciclare in cucina, alle scorie inquinanti di cui non sappiamo come disfarci; dai ricordi di un passato che ancora e sempre si agita dentro di noi, agli oggetti da cui non decidiamo mai di separarci; fino ai “miseri” resti di noi stessi che vanno a confondersi con la terra o ad elevarsi al ruolo di reliquie.

Filosofo, Sansot lo è stato con un approccio sensibile agli esseri, alle cause ed ai valori. Osservatore delicato della vita sociale, maestro d’un vero realismo poetico, emozionante e inquietante: Quaderni d’infanzia, Sul buon uso della lentezza, Giardini pubblici… gli dobbiamo una quindicina di libri che vanno tutti a scavare nel profondo delle nostre memorie, analizzando sottilmente i nostri comportamenti, entusiasmi e gusti collettivi.

Restare, come ci insegna con questo suo ultimo libro, vuol dire sopravvivere, ma anche insistere e resistere, difendere nella memoria di chi rimane il ricordo di un’esistenza, salvaguardare la propria umanità opponendo al resto spregevole della morte il potere di un sorriso, confidando che, qui ed ora, “la nostra società e la nostra terra sono più belle che mai”.

Quel che resta è un’opera incompiuta, il tempo e la malattia hanno sottratto il suo autore al privilegio di un’ultima revisione. Ma paradossalmente è proprio questa incompiutezza a donare al testo tutto il suo romanticismo.

“I giorni se ne vanno, io rimango”, ci ricorda Sansot, citando Guillaume Apollinaire: “il passato non è qualcosa che mi sottrae dal presente (…). Gli dà spessore. I miei ricordi non suscitano in me rimpianto, ma stupore e gratitudine”.

Sei stato fortunato, Pierre, ad avere questa visione della vita. Noi siamo fortunati perché ce ne hai lasciato i resti nei tuoi scritti.

(recensione del 23/10/08)


I SOLITI QUATTRO GATTI di Giulio Lazzati - Mursia Editore Pag. 290 €: 18,00

Le vicende belliche delle forze armate italiane impegnate nella Seconda Guerra Mondiale, suscitano evidentemente ancora un grande interesse, se Mursia Editore ha ritenuto di ripubblicare il libro di  Giulio Lazzati “I soliti quattro gatti”.

Si tratta di una coinvolgente testimonianza tra cronoca e storia degli eventi che hanno caratterizzato l’azione dell’Aeronautica Italiana durante l’ultima guerra mondiale, un’opera nata anche dalla volonta’ dell’autore di rispondere ad attacchi e polemici giudizi espressi da piu’ parti sulla bontà dell’apporto fornito da questa importante Arma.

Grazie ad un lavoro di rigorosa ricerca documentale, questo libro e’ una vera e propria miniera di informazioni e dati su quegli eventi, ma nel contempo offre una visione d’insieme sulle caratteristiche degli apparati bellici ed industriali che si andavano confrontando nonche’ delle specifiche dei mezzi protagonisti degli scontri in volo.

A raccontare i fatti, storicamente inoppongnabili, e’ un anonimo pilota il quale nel presentarsi al lettore avverte di essere deceduto sul finire del ’44 nei cieli dei  balcani durante un’azione bellica; una scelta originale e commovente che nulla toglie all’efficacia della narrazione.

Attraverso le vicende raccontate da questo eroe viene ricostruita la storia del ruolo avuto dalla nostra aviazione su tutti i principali teatri delle operazioni militari, dalla Grecia a Malta, dall’Africa orientale al nord Africa, dal Mediterraneo alla Russia, un ruolo di grande spessore ed impatto sulle vicende belliche nonostante la palese inferiorità via via manifestatasi sia in termini numerici che qualitativi rispetto alle forze nemiche.

I fatti sono peraltro i protagonisti assoluti della narrazione. Luoghi, circostanze, gruppi militari (squadrglie per meglio dire), descrizione della vita quotidiana dei protagonisti… Ed ancora, si passa dai voli di addestramento agli epici scontri in volo con nemici preparati e dotati, progressivamente, come detto,di mezzi sempre piu’ sofisticati e vincenti (da qui l’eroismo dei nostri)…

A corredo delle  storie, il libro di Lazzati riporta una serie di interessantissime schede sulle cartteristiche tecniche di tutti gli apparecchi in campo, italiani e stranieri, unitamente ai dati statistici circa il numero dei veivoli costruiti di ciascun modello, una chicca per gli appassionati della storia dell’aviazione.

(Recensione di Giorgio Gobbo 23/10/08)


Silvio Bertoldi. Laureato in Lettere presso l'Università di Padova, ha pubblicato numerosi saggi storici. Ha lavorato per il quotidiano L'Arena di Verona, ha diretto i settimanali Epoca e La Domenica del Corriere, inviato di Oggi, collabora attualmente con il Corriere della Sera. Nel 1967 ha vinto il Premio Saint Vincent per il giornalismo.

MISTERI ITALIANI dai diari di Mussolini ai delitti di Stato di Silvio Bertoldi  Rizzoli, 2008 pp. 245 € 17,50

Nella vita ci possono capitare tra le mani libri fondamentali e libri che non lo sono. Non mi viene in mente una via di mezzo, una zona grigia. È indubbio che il libro di Silvio Bertoldi si legga con grande scorrevolezza e agilità (mentale). Ma questo non ne fa un libro fondamentale. È vero che i racconti su segreti di Stato di poca o nulla rilevanza sulla nostra (difficile) vita quotidiana sono anche interessanti, abbastanza sconosciuti, talvolta al bordo del gossip. Ma questo non ne fa un libro fondamentale. È vero che di qualche enigma si propone una soluzione, anche se spesso non esplicitata. Ma questo non ne fa un libro fondamentale. Però, prima di continuare a parafrasare il discorso di Marc’Antonio secondo Shakespeare, credo sia giusto e opportuno spiegare la mia sensazione, ché di questo si tratta. Il nostro è un Paese abituato ai segreti, grandi e piccoli, che hanno condizionato, e pesantemente, la gestione della politica e della vita pubblica italiana: da piazza Fontana, la cosiddetta “strage di Stato”, alla distruzione fisica psichica morale e civile di Pietro Valpreda, dal “suicidio” di Giuseppe Pinelli, alla strage di Piazza della Loggia, di cui restano “oscuri” e, soprattutto, impuniti, i mandanti, fino a segreti meno tragici, ma altrettanto influenti. Vogliamo arrivare ai rifiuti di Napoli? In Italia non c’è (quasi) mai un vero responsabile, la soluzione dei misteri è spesso virtuale, come l’applicazione della giustizia, come le premesse pre-elettorali (a proposito, grazie per l’ICI, a chi almeno interessa, e cioè ai proprie-tari di case; grazie per la detassazione degli straordinari – idem – ma che ne è dell’abolizione del bollo auto, di larghissimo interesse, promessa l’11 aprile scorso?). il mio desiderio è che la pregevole penna di Silvio Bertoldi si avventuri in terreni più vicini a noi, che la sua intelligenza possa scavare e rivelarci segreti & misteri “fondamentali” per la no-stra storia presente. Sarà un dovere civile, leggerlo.

(recensione di Paolo Modugno 24/9/08)


"Uomini e amori, gioie e dolori" di Damiano Mazzotti - Ibiskos, collana Minimal, pagg.146 €13,00

Teleracconti, teleseduzioni e teleriflessioni, le nuove vie dell’amore e della libertà”

Lettura snella che si sviluppa principalmente sotto forma di scambi di SMS (trascritti così come sono apparsi sul display per rendere più realistico il tutto) tra partner amorosi che seguiamo in una sorta di cronistoria digitale.

L’autore poi raccoglie tantissime citazioni e reinterpretazioni di autori famosi, creando nelle sue intenzioni un “piccolo manuale pratico” per chi vuole stimolare la scrittura creativa ed anche un amichevole promemoria per valutare altri interessanti libri citati dall’autore per approfondire il tema in questione (bibliografia utile a chi è impegnato a scrivere tesi, ricerche ed articoli).

L’intento è svelare piccoli e grandi segreti della comunicazione interpersonale e per provare ad esemplificare, senza prendersi troppo sul serio, l’ormai perduta arte della seduzione. E poi, diciamocela tutta, a chi non capita di voler leggere i messaggini degli altri? Qui per la prima volta siamo autorizzati a farlo e nessuno si arrabbierà. Anzi, l’autore ne sarà molto felice.

Dalla prefazione: Un libro sugli SMS?

Un saggio sulle nuove forme di comunicazione digitale? Con questo libro spero di dimostrare che i messaggi SMS non sempre rischiano di alterare le caratteristiche di una lingua e le relative capacità di espressione, ma anzi possono esaltare le proprietà del linguaggio attraverso una sintesi assoluta di grammatica e significati, arrivando così a favorire la comunicazione, trasmettendo spesso più emozioni della lingua utilizzata “normalmente”.

Questo perché negli SMS la lingua parlata, più immediata, emotiva e relazionale, si fonde con la lingua scritta, più razionale, distaccata e di lunga durata e crea un’unica lingua ibrida più efficiente ed efficace che diventa una forma di espressione ragionata, intima e rapida che però può durare nel tempo. Infatti molta gente conserva gli SMS ricevuti ed inviati anche per qualche anno ed alcuni appassionati addirittura li trascrivono!

Lo scopo del libro è di essere utile ai lettori, i quali oltre a divertirsi, apprenderanno molte informazioni utili e rifletteranno su brevi pensieri appartenenti a differenti culture e diversi ambiti della vita, per cui risulterà più facile rispondere ai nuovi messaggi che riceveranno e lo faranno sicuramente in maniera più significativa e creativa… ricordandosi che solo chi dorme non sbaglia mai.

È quindi un libro dedicato soprattutto alle generazioni più giovani, sperando comunque di riuscire ad ispirare innumerevoli altri IperCreAttivi come me e aiutarli così a far viaggiare la lingua italiana attraverso il terzo millennio senza strapazzarla troppo. Viaggio che la lingua italiana potrebbe finalmente fare anche in compagnia di giovani, belle e snelle forme di poesia. Le poesie oggi non le leggono più nemmeno i poeti diceva Gabriel Zaid. Pure in molte altre parti del mondo i ragazzi preferiscono giustamente la musicalità delle canzoni. E forse sarà la musica a salvare l’umanità dai vari fondamentalismi religiosi, scientifici, economici e politico-burocratici. Unendo la gioventù di tutto il pianeta e “mettendo in moto quelle forze dell’educazione e dell’immaginazione che cambiano le opinioni, affermano le verità, svelano le illusioni, e riescono così a dissolvere l’odio” (John Maynard Keynes).

Un grazie anticipato anche a tutte le persone che apprezzeranno il libro, al di là della forma e dei contenuti atipici talvolta espressi. Volevo solo comunicare la Breve Vita, Imprevedibile e Assurda della Fantasia, poiché tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano (Antoine de Saint Exupéry).

Purtroppo. Perché lasciare invecchiare così in fretta la felicità? E non pensar troppo alla domanda: al cuor e al cul della mente non si comanda.

(5/9/08)


Daniela Padoan. Tra le sue ultime pubblicazioni. Come una rana d'inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani 2004), e le Pazze, un incontro con le Madri di Plaza de Mayo (Bompiani 2005)

Ermanno Olmi. Il sentimento della realtà, libro intervista di Daniela Padoan - Editrice San Raffaele, Milano pagg. 137 € 15,00

"L'amore è una porta spalancata su un orizzonte cosmico, e così la verità, e così la felicità, e così la fede. Ma anche l'odio e l'ipocrisia." Ermanno Olmi

Un grande maestro della cinematografia italiana, ma soprattutto un grande uomo quello che si racconta alle domande meticolose e puntuali di Daniela Padoan. Parla d'amore, di Dio, di generosità e di giustizia, quella che lui narra attraverso le immagini e i dialoghi dei suoi film, ma lungi mai dall'essere un bigotto, un fideista cieco. Ogni riferimento alla vita, all'importanza del viverla e al come viverla al meglio, profuma di esperienza, di sofferenza, di certezza, e in questo libro questi assunti vengono trasmessi appieno, ci si scopre a condividere tutto quel che Olmi dice senza per questo sentirsi intimoriti da alcuna predica. Alla domanda di Daniela: Cosa ci resta oltre all'indignazione? Olmi risponde; La libertà. Fare della libertà la nostra idea di vita... Questo non ti fa essere del tutto oppresso da una condizione che domina il mondo: non te la fa accettare senza fare quello che è in tuo potere per reagire.

Immagino che una frase del genere possa essere applicata da ognuno di noi nei mille aspetti di un quotidiano che tende ad opprimerci. Un libro da leggere con la matita in mano, per sottolineare i passaggi, le frasi più significative, per meglio mandarle in memoria.

Alla fine del libro ci si renderà conto di averne sottolineato gran parte. Una biografia? Forse, ma culturale e spirituale, di quelle che lasciano un segno in chi le legge.

Mi permetto una digressione personale: mia madre vide "Gli alberi degli zoccoli" ed uscì piangendo dal cinema. Mi disse poi che sembrava che Olmi avesse filmato la sua vita, cresciuta in una cascina del nord italia, mio nonno in un epoca di grande povertà a cavallo delle due guerre, le faceva gli zoccoli tagliando di nascosto dei piccoli alberi, e la tragica condizione delle loro vite, appese al filo del raccolto buono o cattivo, la grande umanità che si respirava intorno al comune focolare era quella impressa sulla pellicola, girata da un uomo che certe cose non poteva averle vissute, perché accanto a lei non c'era, eppure era come se ci fosse stato.

Ora leggere Il sentimento della realtà ha commosso anche me, grazie al cielo ci sono persone che lasciano un segno, ed altre che riescono a raccontarlo.

(recensione di Maurizio Amici 1/8/08)


LO SAPEVO, NON DOVEVO AMMALARMI Un uomo alla ricerca della sua diagnosi di Roberto Levi La Feltrinelli. pagg. 110,  € 8,00

“Un uomo alla ricerca della sua diagnosi”. Penso di interpretare a pieno il pensiero di tutti affermando che il cammino alla ricerca di una diagnosi sia proprio un sentiero che nessuno di noi vorrebbe mai azzardarsi ad intraprendere. Se già ammalarsi è decisamente una bella scocciatura, figuriamoci imbarcarsi in un’odissea fatta di ospedali, ricoveri e medici di ogni genere soltanto per sapere quale razza di oscura e bastarda malattia ci abbia colpiti!

La storia in questione, invece, è proprio un viaggio disperato di un uomo alla ricerca di una diagnosi, di una categoria entro la quale identificarsi e dare un senso ai propri sintomi, senza contare la possibilità di una qualche cura adeguata.

Ovviamente si tratta di un viaggio tragi-comico, un tortuoso sentiero popolato di bizzarri personaggi: dalla dottoressa innamorata del cortisone al dietologo inflessibile, per non parlare della vasta categoria dei “massimi esperti”: il massimo esperto nel lupus, il massimo esperto pneumologo etc. etc., tutti alla ricerca di una malattia adatta al malcapitato protagonista.

Questo libro è al tempo stesso un’incredibile dimostrazione di autoironia, e un feroce sguardo sul mondo della medicina. Al di là degli esperti luminari la cui unica certezza è l’importo della propria parcella, vi è la descrizione di un mondo, quello ospedaliero, che finisce per considerare le persone alla stregua di cose, ridotte a meri casi clinici.

Così Gennaro diventa Gennaro-colite cronica, Attilio si trasforma in Attilio-ulcera peptica etc.: la diagnosi diventa sorgente di una nuova identità. Per il nostro malcapitato protagonista, che la diagnosi non ce l’ha nemmeno, il tutto si fa ancora più complicato, sballottato qua e là da medici che non riescono a dire altro se non ciò che lui NON ha e guardandosi bene dall’azzardare diagnosi alternative.

Tra i racconti poi emerge la difficoltà del ricovero ospedaliero, i problemi connessi alla privacy,

la perenne sensazione di essere trattati come se si fosse tornati bambini…

Roberto Levi ci guida in un mondo difficile, in cui forse è solo grazie all’ironia che l’autore ci dimostra in questo libro che si è in grado di resistere.

Un approccio irriverente e sarcastico, per certi aspetti volutamente esagerato, ma che invita a porre attenzione sulla necessità di un approccio che tenga in maggior conto la persona prima del malato.

Un’esigenza del resto avvertita da un grande medico come Umberto Veronesi, che accetta la “provocazione” di questo libro scrivendone la prefazione, esortando i suoi stessi colleghi ad accettarne le critiche e a trarne, tramite un opportuno senso dell’umorismo, qualche insegnamento.

(recensione di Andrea Carrer, 29/07/08)


INCONTRI CON MENTI STRAORDINARIE Ricordi, rivelazioni, racconti, polemiche dei più brillanti “santi laici” Di Piergiorgio Odifreddi TEA, Milano, pagg. 390, € 8,60

Intanto, un rapporto quantità/prezzo di tutto rispetto! Un tomo di quasi 400 pagine a neanche 9 Euro. Un affarone! Sapere che il libro è scritto da Odifreddi mi mette già di buonumore.

Perché lui stesso è, secondo me, una mente straordinaria nel vero senso della parola: fuori dall’ordinario, oltre le convenzioni, vivaddio!

“Per la mia rabbia enorme mi servono giganti”, asseriva un maturo Cirano di Francesco Guccini. Chi sono oggi questi giganti, tali perché a loro volta discenti di giganti sulle cui spalle si sono rigorosamente, ma non rigidamente, poggiati?

Togliendo di mezzo nani e psiconani, “tenutari” di saperi settari e banali, chi rimane a dare una mano alle menti che sono – e vogliono rimanere – aperte?

Per sei anni Odifreddi ha conversato con Premi Nobel e medaglie Fields ed ha allestito un programma di incontri con 50 menti straordinarie che hanno cambiato la scienza e il mondo, e che raccontano a un matematico arguto, “impertinente” come si autodefinisce Odifreddi, le proprie storie, le scoperte a cui sono pervenuti, e i loro pensieri.

Intelligenti e al tempo stesso umili le domande di Odifreddi. Profonde, puntuali e al tempo stesso comprensibili anche al grande pubblico le risposte dei 50 personaggi, che continuano però a considerarsi persone.

Che sia questo il segreto di queste menti straordinarie?

(recensione di Marisa Nicolini 29/7/08)


  

Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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