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ultimo aggiornamento mercoledì 2 giugno 2010
 


 

 

In questa pagina trovate recensioni di:

Le balle di Darwin,
Guida politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente
di Jonathan Wells

A L'Aquila,
la maggioranza sta”
di Enzo Cappucci

Decadence Lounge.
Viaggio nei nonluoghi del nostro tempo,
di Alessandro Hellmann

Clandestini
di Marco Di Domenico.

La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat Patrick Lienhardt

Le mie estati letterarie
di Fulvio Tonizza

SE LA POLVERE NON GERMOGLIA
di Nicolò Sorriga

UNA VITA BIPOLARE
Oltre i confini della normalità
di Marya Hornbacher

Fantasmi
Dispacci dalla Cambogia
di Tiziano Terzani

È sempre notte
di Fabrizio Sparaco

Quando il calcio ci piaceva più delle ragazze
di Marco Innocenti

 

 

Nell'archivio di Pagine di Libri trovate anche le recensione dei seguenti volumi:

Gli Etruschi: la prima civiltà italiana
di Jean-Paul Thuilleier

Storie a cinque cerchi
Dalle Olimpiadi una lezione
di vita di Don Alessio Alberini

La forza di una vita fragile
Storia di una bambina che non doveva nascere
di Sophie Chevillard Lutz

La colomba pugnalata
di Marcel Proust, Piero Citati

La contea dei SUP
di Tonino Luppino

Quello che resta
L’importanza della memoria
di Pierre Sansot

I soliti quattro gatti
di Giulio Lazzati

Misteri Italiani,
dai diari di Mussolini ai delitti di Stato
di Silvio Bertoldi

Uomini ed amori, gioie e dolori
di Damiano Mazzotti

Ermanno Olmi. Il sentimento della realtà
di Daniela Padoan

Lo sapevo, non dovevo ammalarmi
Un uomo alla ricerca della sua diagnosi
di Roberto Levi

Incontro con menti straordinarie
Ricordi, rivelazioni, racconti, polemiche dei più brillanti “santi laici”
di Piergiorgio Odifreddi

Dialoghi con l'angelo
di Gitta Mallasz

Una storia del mondo
di Chris Brazier

La storia segreta dell'impero americano
di John Perkins

Mini Darwin, l'evoluzione raccontata ai bambini
di S. Cerrato

Come smettere di farsi le seghe mentali
di Giulio Cesare Giacobbe

Dove volano gli uccelli
Racconto di un anno in Mongolia.
di Luisa Waught

Viaggi e paesaggi in terre lontane
di Alberto Ronchey

L'agenda di Murphy 2008
di Arthur Bloch

Un mondo sbagliato
Storia della distruzione della natura, degli animali e dell'umanità
di Jim Mason,

I detective selvaggi
di Roberto Bolano

La mente illuminata
Armonia ed equilibrio interiore nel sentiero della Grande Perfezione
del Dalai Lama

La scienza di Sherlock Holmes
di E.J. Wagner

Io sono ipocondriaco
di Dennis Di Claudio

Delitti imperfetti
Atto primo e atto secondo
di Luciano Garofano

NDE Testimonianze di esperienze in punto di morte
di Paola Giovetti

 

 


Le balle di Darwin, Guida politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente di Jonathan Wells, Rubbettino editore, 2009, pp. 267, Euro 16,00.

Se cercate un libro pieno di aneddoti interessanti e discorsi chiari sul dibattito tra darwinismo e disegno intelligente, scritto da un biologo dalle credenziali impeccabili ed oltretutto con uno stile notevole, questo è quello che fa per voi. L’autore non ha avuto vita facile dopo aver scritto queste pagine e, come descritto in vari capitoli, non sono poche le facoltà che hanno avuto seri problemi per aver sposato la tesi del disegno intelligente. L’autore iniziando definendo i termini del dibattito che non poggia esclusivamente sul fatto che ci sia stata o meno un’evoluzione (termine che si è venuto evolvendo anch’esso nel tempo), né sull’età della Terra. Il dibattito, almeno in biologia, verte infatti sulla possibilità che una selezione naturale “spontanea” avvenuta sulla base di modificazioni casuali possa spiegare l’estrema complessità della vita come la conosciamo, oppure se alcuni aspetti di questa possono essere meglio spiegati sulla base di una “origine” intelligente.

Che cos’è quindi il disegno intelligente? Ignorando le proteste di molte voci critiche, Wells ci spiega che non è un argomento a favore dell’ignoranza, né a favore dell’esistenza di Dio, né tantomeno una spiegazione contraria ad ogni forma di evoluzionismo; semplicemente, vi sono alcuni aspetti dell’universo che possono essere meglio spiegati in base ad un origine intelligente. L’autore riporta anche alcuni esempi di tesi ed antitesi che si sono scontrate negli Stati Uniti e che potrebbero farci sorridere se non fossero esemplificativi di un approccio mentale estremamente ristretto che ha però ripercussioni anche sulla vita politica e sociale di quel grande paese. Un giudice della Georgia ha recentemente che il rifiuto ad incoraggiare gli studenti di una scuola a mettere in dubbio l’evoluzionismo è incostituzionale per le motivazioni religiose dei critici di Darwin. Allo stesso modo, Wells riporta di un professore darwinista dell’Ohio che sostiene di essere stato guidato da Dio nella sua crociata volta a cancellare il “creazionismo” dalla scienza.

“Le balle di Darwin” non è sicuramente un libro politicamente corretto né un testo per addetti ai lavori, pur non essendo di facile lettura, ma si lascia consigliare per chiunque voglia capirne di più su un argomento così importante.

(Recensione di Luigi Brunamonti 2/6/2010)


A L'Aquila, la maggioranza sta” di Enzo Cappucci Ed. Arkhé, 2010 Euro 10,00

Un giornalista che lavora in televisione sente il bisogno di scrivere un libro.

Perché da un mezzo moderno, ad alta diffusione e alta penetrazione passare ad un mezzo antico a bassa diffusione e difficile penetrazione in un paese che legge poco?

Perché scrivere è il vero lavoro di un giornalista e per consegnare alla società qualcosa di meno labile e volatile di immagini elettroniche.

Un libro da la possibilità di mettere insieme una quantità di dati molto superiore a quanto possa fare la TV e costituisce un documento storico che può essere consultato in qualsiasi momento senza dover accendere un computer.

“A L'Aquila, la maggioranza sta” è un libro che Enzo Cappucci ha sentito il bisogno di scrivere per fermare nel tempo e mettere insieme testimonianze e dati che non è facile reperire se non sul posto e se non si è giornalista.

La storia che racconta è la realtà di una città in coma farmacologico e che sembra non avere speranze di tornare in vita.

Il libro è aquistabile sul sito http://www.laquilainsieme.it/

(Recensione di David Del Bufalo 7/4/2010)

 


 

Decadence Lounge. Viaggio nei nonluoghi del nostro tempo, di Alessandro Hellmann - Editrice Zona, pagg. 110 Euro 10,00

Dalla quarta di copertina

Un viaggio irresistibile, ironico e commovente attraverso ipermercati e fast food, outlet e centri estetici, villaggi vacanze e multisala, cliniche e aeroporti. Hellmann distilla orrore e tenerezza e scardina il senso comune mettendo a nudo un mondo privo di logica e di bellezza, abitato da maschere che non hanno più nulla di umano.Da “Decadence Lounge” è tratto l’omonimo spettacolo teatrale con Viviana Mattei, per la regia di Fabrizio Matteini (Tam Tam Teatro).
Hellmann è un autore di forte impegno civile, che dà voce a chi non ce l’ha. Qui dice quello che deve dire, in maniera grottesca, su luoghi concepiti non a misura delle persone ma come contenitori commerciali” (Il Secolo XIX)

"Una tragedia travestita da gag” (la Repubblica)

 “Coinvolge, lascia amareggiati e desiderosi di cambiare per tornare alle radici” (Mentelocale.it).

Recensione:

Alessandro Hellmann ci osserva e si osserva con occhi privi di malizia e bisognosi di spiegazioni. Tenta di capire se sono i luoghi ad indurre a comportamenti strani o siamo noi a imporre ai luoghi rituali standard.

Dacadence lounge è un album di fotografie di stati d'animo che si solidificano grazie ad una osservazione ingenua e desiderosa di capire. Un osservatore abituato ad approfondire il contatto umano e la conoscenza rimane colpito dalla impermeabilità delle apparizioni che fotografa. Il percorso appare drammaticamente ripetitivo anche attraversando luoghi distanti nello spazio e nelle tradizioni.
Sembra cercare un senso nei posti sbagliati o trovare qualcosa di sbagliato nei luoghi che attraversa.
Rilegge con occhi nuovi abitudini contemporanee di inconsapevoli attori del teatrino dei consumi.Si aggira come un fantasma in un mondo di automi che non avverte la presenza degli altri.Il bisogno di contatto rimane inespresso come se non potesse essere capito perché non presente negli schemi di comportamento.

La lettura anche disordinata di questo libro ricostruisce una consapevolezza che raramente avvertiamo nel fluire della nostra vita.

Alessandro non esprime giudizi sulle situazioni. Racconta le sue emozioni.

Per informazioni, ordini e (dis)ordini, oltre che in libreria:  http://www.editricezona.it/decadence.htm

(recensione di David Del Bufalo 2/3/2010)

 


Clandestini di Marco Di Domenico. Animali e piante senza permesso di soggiorno. Bollati Boringhieri, pp 206, Euro 16.00

Non è solo attraverso i canali di informazione ma anche e soprattutto per esperienza diretta che si può venire a conoscenza dei cambiamenti più o meno recenti, improvvisi o lenti, eclatanti o silenziosi, nella flora e nella fauna che ci circondano. Specie che un tempo erano considerate esotiche o addirittura ci erano del tutto sconosciute, convivono con noi ormai da anni, basti pensare alla famosa zanzara tigre, giunta dal Sud Est asiatico, alle tartarughe dalle guance rosse sfuggite agli acquari, agli alberi di ailanto che ovunque soppiantano la vegetazione autoctona, solo per fare qualche esempio.

In realtà la dispersione delle specie, ci spiega questo ottimo saggio, è un fenomeno del tutto naturale, che fa parte dell'evoluzione e consente ai viventi di diffondersi e conquistare nuovi habitat, ma anche di sostituire specie meno adattabili e modificare ecosistemi rimasti immutati per tempi immemorabili.

Quanto però di questo fenomeno è dovuto all'uomo? Sono pochi ormai gli esempi di migrazioni spontanee, come è il caso della comparsa dello sciacallo dorato nel Triveneto, ed anche in questi casi spesso è l'uomo ad aver modificato talmente ambiente e fonti alimentari da permettere questo. Per lo più i grandi viaggi delle specie "aliene" da una zona all'altra del pianeta, anche lontanissime, non avvengono più su un tronco alla deriva come i primi semi che conquistavano isole appena emerse all'alba dei tempi: c'è un mezzo di trasporto ben più comodo e confortevole per semi, insetti, virus ed altre creature, ed è l'uomo, che da millenni percorre il globo in lungo e in largo, lo fa sempre più velocemente e febbrilmente, trasportando nelle sentine delle navi, nei containers o anche nelle valige patrimoni genetici "alieni". Altre volte addirittura specie importate volutamente (piante esotiche per giardini, animali da pelliccia...) sfuggono alla cattività e trovano terreno fertile in ambienti e latitudini nuovi per loro.

Esiste un elenco delle 100 specie aliene più pericolose del mondo: quelle che si sono diffuse al di fuori del loro habitat conoscendo una esplosione di popolazione che minaccia le specie indigene, gli ecosistemi e, molto da vicino, l'uomo stesso. Questo libro ce ne presenta alcune, insieme ad altre che non sono nell'elenco ma sono a tutti gli effetti intruse in ambienti impreparati ad accoglierle, e ci fa riflettere molto su quanto certi gesti sconsiderati dell'uomo, anche apparentemente insignificanti come l'immissione di pochi persici del Nilo nel lago Vittoria, abbiano condotto a disastri ecologici di una portata enorme, errori che stiamo già pagando in termini di impoverimento della biodiversità, danni alle economie emergenti, modifiche forse irreparabili dell'ambiente che conosciamo.

(Recensione di Linda Sartini 17/1/2010)


La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat Patrick Lienhardt, Adelphi 2009 , pp. 515  euro 23,00

Affascinante come un bel romanzo e rigoroso quanto deve esserlo un documentato saggio, La vita di Irène Némirovsky di Olivier Philipponnat e Patrick Lienhardt (traduzione di Graziella Cillario) è una nuova prova dell’impegno che Adelphi sta mettendo nel pubblicare non solo l’opera omnia dell’autrice - a partire da Il ballo (2005), David Golden e La moglie di don Giovanni (2006), Jezabel e Come le mosche d’autunno (2007), Il calore del sangue e I cani e i lupi (2008) per giungere a I doni della vita (2009) -, dopo il clamoroso successo di Suite francese che nel 2005 divenne il caso letterario dell’anno, già dato alle stampe e pluripremiato in Francia, riscoperto a mezzo secolo di distanza dalla sua scrittura.

Se credevamo, dopo aver letto e recensito queste preziose opere, di conoscere tutto della Némirovsky, dalla sua nascita a Kiev nel 1903, alla morte ad Auschwitz nel 1942, abbiamo dovuto ricrederci, tanto è puntiglioso e accurato il percorso degli autori dentro il viaggio della sua vita, perlustrando le pieghe più nascoste di un animo tanto complesso e contraddittorio come quello dell’eccezionale romanziera. Tanto che persino la “vediamo”, non solo per il ricco corredo fotografico inserito nel saggio, ma anche e soprattutto per la descrizione fisica: «…giovane, sottile, piccola, bruna, tipo spiccatamente ebraico, non bella. Gli occhi neri, velati dalle palpebre pesanti,esprimono solo una sorta di dolcezza maliziosa. I capelli tagliati corti, incollati alla testa, un po’ allungata, ne accentuano la piccolezza. Le labbra carnose si aprono in un sorriso franco. I modi sono di un’eleganza disinvolta, frutto di un’educazione impeccabile». Molto già sapevamo dell’avventura del manoscritto di David Golder – inviato anonimo nel 1929 all’editore Grasset – romanzo che diede la celebrità immediata alla giovanissima autrice, con addirittura trasposizione cinematografica da parte di Du Vivier e teatrale per la regia di Nozière. E ritenevamo quasi storia trita la rocambolesca riscoperta di Suite francese. E invece, no. Molto c’era ancora da conoscere e sapere dell’anima duplice della scrittrice divisa tra l’origine Russa (nazione che aveva dovuto abbandonare dopo la Rivoluzione d’Ottobre, assistendo a pogrom, saccheggi e distruzioni) e l’adorazione per la Francia, sua nuova terra d’elezione. Ebrea di nascita, nei suoi romanzi aveva stigmatizzato i difetti del suo popolo, guadagnandosi la fama di antisemita. I temi forti della sua scrittura vertono, con penna spesso impietosa, a una critica dura nei confronti di Fanny, la bellissima madre, presa solo dagli aspetti fatui della vita e dalla corsa fra le braccia dei suoi amanti. Nemmeno il padre è del tutto risparmiato se lo vediamo nei panni del finanziere spietato David Golder.

L’esilio, il peso che gli ebrei danno al danaro, la passione, l’amore, la vendetta, i sentimenti che abitano la sua scrittura ufficiale, nascono dai minuziosi diari ritrovati che la figlia Dénise (recentemente sentita nella trasmissione radiofonica Farehnait) ha messo a disposizione dei saggisti Philipponnat e Lienhardt che abilmente ci conducono per mano dentro i paradossi e le contraddizioni di un’eccelsa scrittrice, sfuggita adolescente alla rivoluzione bolscevica e incappata poi, col marito Michel Epstein, dentro le maglie tortuose della persecuzione nazista, nonostante si fosse convertita al cattolicesimo nel 1939 (troppo tardi), nonostante fosse protetta dall’aver scritto per testate di destra, addirittura approvata da Robert Brasillach.

Il pregio maggiore del saggio è quello di saperci regalare anche la quotidianità dell’artista, la sua intelligente ironia, il suo amore materno, la sua fedeltà al marito, non solo il suo prodigioso iter dentro il successo letterario e mondano, sapendoci poi malinconicamente accompagnare fino al suo ultimo, fatale viaggio verso il lager della morte, deplorando una Francia che – dopo averla tanto osannata – non aveva voluto proteggerla. Stessa sorte ha subito il marito. Solo le figlie si sono salvate e Dénise, la maggiore, continua a tener alto il ricordo umano e letterario della madre.

(recensione di Grazia Giordani dl 4/10/2209)


Le mie estati letterarie, di Fulvio Tonizza, Marsilio pagg. 173 € 14,00

Esce in questi giorni «Le mie estati letterarie»  una silloge di scritti autobiografici di Fulvio Tomizza (1935-1999), introdotta da Cesare De Michelis che acutamente sottolinea la cura nello scegliere «tra le molte pagine d’occasione che (l’autore, ndr) era venuto accumulando negli anni mentre tornava insistentemente a riflettere sui grandi nodi che avevano segnato la sua esperienza di uomo, di cittadino e di scrittore, alla ricerca di un ‘interiore coerenza che ogni volta sembrava sfuggirgli e di nuovo inseguiva caparbio».

Veri e propri reportage d’anima, questi squarci di vissuto “lungo le tracce della memoria”, ci regalano un toccante affresco del tormentato pensiero dell’istriano di nascita e triestino d’adozione che – a dieci anni dalla morte – non solo viene onorato con una pubblicazione postuma, ma anche e soprattutto da una grande mostra a Trieste, preceduta da quella che si era tenuta , quale propedeutica anteprima, l’anno precedente a Parma, alla presenza della vedova Laura Levi, con partecipazione degli attori Amanda Sandrelli e Blas Rocha Rey che hanno letti brani scelti della vasta opera tomizziana.

«Fulvio Tomizza. Destino di frontiera» è il titolo della mostra triestina, inaugurata il 31 luglio che terrà aperti i battenti fino al 15 settembre, voluta dal Comune e dalla Direzione Area Cultura della città che era diventata la sua seconda patria. Già un pubblico molto folto ha dimostrato interesse per gli itinerari narrativi, per gli aspetti dell’opera di un pluripremiato artista che tanto si era battuto per la pacificazione dei popoli, per il confronto tra culture non sempre facilmente conciliabili in pacifica armonia. Il coordinamento scientifico dei vivaci convegni è affidato ad Elvio Guagnini. La vita e le opere di Tomizza sono sapientemente ricostruite attraverso varie tipologie di materiali, dai manoscritti ai libri, dagli oggetti di scrittura e di svago alle fotografie, quasi tutti di proprietà della famiglia. Alla mostra sono affiancati un calendario di visite guidate con i curatori Gianni Cimador, Marta Angela Agostina Moretto ed Elvio Guagnini e, nella prima metà del mese di settembre, si terrà un ciclo di sette conferenze su molteplici aspetti dell’opera del grande “scrittore di frontiera”.

(recensione di Grazia Giordani dl 15/9/2209)


SE LA POLVERE NON GERMOGLIA, Poesie di Nocolò Sorriga, Ed. UNI Service pagg: 60 € 11,00

"Nuvole straziate si avvolgono
prima del temporale da ogni direzione
soffocano la terra che si apre e prepara
sogni di funghi e fertili profumi."

È l'inizio di "Temporale" l'ultima delle 35 poesie pubblicate in questo libro di un giovane poeta, Nicolò Sorriga (che abbiamo la fortuna di avere tra le nostre firme). Impossibile non rimanere toccati nella lettura dei suoi versi che hanno la modernità di un giovane d'oggi e la meticolosa ricerca espressiva di un'arte, la poesia, che non ha tempo, non ha età.

Emerge chiaramente la maledizione della Beat generation americana, paradossalmente non dissimile da quella sovietica, in cui punte di ironia spiccano dal senso di infinito con cui il mondo ci circonda. Sorriga nella sua città vede le stesse cose che vedono tutti ma a cui nessuno fa più caso, la cenere di una sigaretta che cade sull'asfalto, il tramonto consueto e puntuale come l'alba, la "violenta rincorsa ai piedi del tempo dove solo un furfante si salverà".

Un modo per riflettere su quanto è intorno a noi, su quel che in noi aleggia, una lettura che è una danza per lo spirito, a volte non facilmente comprensibile all'intelletto ma raccolta prontamente dall'animo.

Certo è che in questo mondo, in questa società scrivere poesie può sembrare anacronistico, presi come siamo dal soddisfacimento delle nostre necessità, dalla risoluzione dei nostri problemi, delle angosce di un domani mai certo, ma i poeti guardano avanti, se veri artisti, sanno interpretare il presente e dipingere il futuro, quasi una premonizione di una cosa che non c'è ma che sarà.

I nostri complimenti per il coraggio e per lo stupore che ha saputo procurarci.

(recensione di Budirami del 14/5/09)


UNA VITA BIPOLARE Oltre i confini della normalità di Marya Hornbacher Corbaccio, Milano, 2008, pagg. 343, € 18,60

Quando Marya Hornbacher pubblicò il suo primo libro, Sprecata: autobiografia di un’anoressica bulimica che è tornata alla vita, non conosceva ancora la causa profonda della sua infelicità. Poi, a 24 anni, le fu diagnosticata una forma grave di disturbo bipolare, una malattia seria e invalidante. Chi soffre di questa condizione affronta fasi di profonda depressione alternate a fasi maniacali caratterizzate da un eccesso di euforia.

L’autrice ha sperimentato sulla sua pelle che cosa significa esserne affetta e, con lo stile che la caratterizza, ci porta con sé sulle montagne russe della sua vita, raccontandoci le sua struggente esperienza.

Attraverso immagini di straordinaria potenza viscerale ed emotiva, ci conduce dentro i suoi disperati tentativi di contenere oscillazioni d’umore che la fanno sbandare violentemente – digiuno autoimposto, abuso di farmaci e droghe, sesso per intontirsi – sullo sfondo di un’esclusiva scuola d’arte della San Francisco chic nel suo periodo più brillante e, soprattutto, di innumerevoli reparti psichiatrici.

Il fulcro di questo diario coraggioso è la battaglia che la Hornbacher combatte per trovare una via d’uscita da una pazzia che la distrugge, e per riuscire, nonostante tutto, a vivere una vita e un matrimonio difficili, ma talora bellissimi.

(28/4/2209)


FANTASMI Dispacci dalla Cambogia di Tiziano Terzani Longanesi, 2008 pp. 367 € 18,60

È stato un grande giornalista, uno straordinario e acuto corrispondente, che ci ha raccontato con sincerità, perspicacia e grande amore paesi lontani. È stato soprattutto una bella persona, Tiziano Terzani, di quelle che si incontrano poche volte nella vita. Si “incontra”, sì, perché tramite i suoi libri si ha la sensazione di diventargli amico, di entrare nelle sue emozioni e nelle sue passioni, di condividerle con lui. Chi ha imparato a conoscerlo tardi, dalla sua ultima “corrispondenza”, “Un altro giro di giostra”, ha imparato ad amarlo e a rispettarlo, nel suo abbastanza breve percorso verso la morte, nel suo volerci quasi fare accettare la fine, così come l’ha accettata ed elaborata lui. Questo libro postumo, curato da Angela, la sua compagna, anche lei imparata ad amare attraverso le parole di Tiziano (viene da chiamarlo amichevolmente e affettuosamente per nome), è una raccolta delle sue testimonianze dalla Cambogia, prima durante e dopo il tragico regime di Pol Pot. Dai frammenti, perché questo sono, i vari articoli con i quali ha narrato ciò che era impossibile narrare, ci dà la possibilità di capire quello che è successo in quello sfortunato Paese, senza preconcetti, ma contemporaneamente con grande passione politica, là dove questo termine, oggi involgarito, vive nella sua più alta espressione: l’interesse comune, l’amore laico per gli altri, la “pietas”… Basti per tutte una foto nella quale Tiziano porta in braccio una ragazza morente trovata nella foresta per portarla in un camion della Croce Rossa. Nel suo viso c’è dolore, ma non per i pochi; si tratta di un dolore cosmico, il dolore per una umanità che continua a farsi del male. Non c’è mai ipocrisia, nelle sue parole, mai banale “buonismo”, ma solo l’antica, maestosa, fragrante “pietas” latina. È un libro che ci restituisce un’epoca, con le sue contraddizioni e i suoi dilemmi, ancora non risolti: Davide contro Golia: Stati Uniti, Repubblica Popolare Cinese, Unione Sovietica, Repubblica Popolare e Democratica del Vietnam, Tailandia, Laos… e la piccola, torturata Cambogia, dove lo scontro di interessi internazionali e la crudeltà efferata di un dittatore folle (di cui però Tiziano dà le motivazioni, se non le ragioni), riconosciuto dall’ONU, hanno causato la morte di almeno quattro milioni di esseri umani, comprese donne e bambini. Grazie, Tiziano. Ovunque tu sia, grazie. Leggerti fa bene.

(recensione di Paolo Modugno 4/2/09)


È SEMPRE NOTTE di Fabrizio Sparaco Bononia University Press, 2008 pp. 149 € 15,00

Lo confesso: non sono sportivo, non ne capisco niente, non so praticare nessuno sport, e, per di più, ho l’impressione che si tratti di un business non sempre pulito (vedi caso Moggi) e intriso di facili soldi (vedi Kakà); insomma, forse ho un rigurgito calvinista, è troppo spesso immorale. E, tra tutti gli sport, quello che proprio aborro, è la boxe: sudore e sangue, violenza gratuita. Insomma, ero proprio inadatto a recensire questo libro. Ma… C’è sempre un “ma”. Intanto, dopo averlo affrontato, lo ammetto, con fatica, non sono più stato capace di abbandonarlo. È una narrazione fluida e avvincente, che non fa allontanare il lettore. Ho trovato, in questa vicenda di un pugile che emigra negli Stati Uniti, sulla scia di Primo Carnera e di Tiberio Mitri, la conferma che l’odore dei soldi supera spesso quelli del sangue e del sudore. Ho capito, però, che può esserci una passione genuina e “pulita”. Il personaggio del Crudo, il protagonista, è ricco e tratteggiato con molte sfumature, e ci si appassiona alle sue vicende, nelle quali, come al solito, entra la mafia, nostro incrollabile prodotto di esportazione negli USA. Un libro breve, ma che ti resta dentro, anche se sei impermeabile alle passioni sportive, come il sottoscritto.

(recensione di Paolo Modugno. 4/2/09)


Marco Innocenti, nato a Milano, giornalista, è editorialista e articolista del «Sole 24 Ore». Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha pubblicato con Mursia molti titoli sull'Italia del Ventennio. Si è occupato di biografie nei saggi: Le signore del fascismo (2001), Edda contro Claretta (2003) e Sognando Meazza (2006). Con Enrica Roddolo ha pubblicato Belle da morire (2002) e Fascino (2004); con Laura Levi Manfredini Le Stelle di Parigi (2005) e Gli anni folli (2007)

QUANDO IL CALCIO CI PIACEVA PIU' DELLE RAGAZZE, di Marco Innocenti, Mursia Editore, pagg. 250 € 18,00

Sarà perché gli anni passano veloci e chi vi scrive, seppur ragazzo adolescente, molte delle vicende narrate e dei personaggi raccontati li ha conosciuti ed in qualche misura intensamente partecipati, fatto sta che questo libro di Marco Innocenti, devo riconoscere, è di quelli che lasciano il segno…

Con stile asciutto, privo di fronzoli, eppure incisivo ed accattivante, Innocenti, editorialista del “Sole 24 ore”, traccia diciotto profili di personaggi, squadre ed eventi che hanno contraddistinto la storia calcistica degli anni sessanta, vicende umane commoventi e gesta sportive epiche. Da Armando Picchi ad Herrera, da Rocco a Scopigno, da Lo Bello a George Best, ecc….

Come sempre in questi casi la selezione e le scelte dell’autore possono non essere sempre condivisibili; qualcuno potrebbe dire che manca quel personaggio o quella storia fantastica… In verità la selezione di Innocenti mi sembra comunque azzeccata ed in larga misura condivisibile.

Nelle storie dei  personaggi si ritrova lo spaccato di un’epoca in cui il calcio stava ormai assumendo una dimensione importante nella società; con il professionismo spinto e la televisione (a proposito di Nicolò Carosio non manca un toccante ritratto), da fenomeno domestico il calcio, sempre in quegli anni, è diventato un evento internazionale e globale.

Sono gli anni in Italia del boom economico, della crescita del tenore di vita generalizzato, dell’ottimismo sfrenato  e della voglia di fare che sembra trovare una sorta di inevitabile sbocco nel calcio, nei primi successi delle squadre italiane di club nella Coppa dei Campioni e nella Coppa Intercontinentale grazie alla grande Inter di Helenio Herrera ed al Milan di Rocco, Altafini e Rivera, in barba al grande Real Madrid ed al Benfica di Eusebio

E poi, gli azzurri: nell’epoca dei Bobby Charton e dei Pelè, la nostra nazionale da all’Italia il titolo di campione d’Europa e quello di vice campione del mondo. All’incredibile semifinale Italia-Germania 4 a 3 a Città del Messico, a ben vedere, si può attribuire una sorta di  valore simbolico, come suggello di un decennio straordinario di successi e di grandi personaggi ormai finito; ed insieme ad esso, si chiude una stagione di entusiastica, incondizionata fiducia nel futuro e nel prossimo; un’ inconscia dose di ingenuità lascia il posto alle preoccupazioni di un domani  che si prennuncia complesso e  ricco di difficoltà. Tutto questo e tanto altro nel bel libro di Marco Innocenti.

(Recensione di Giorgio Gobbo 3/1/09)


  

Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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