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Consulenza e sostegno psicologico a Romaa cura della Dott.ssa Marialba Albisinni
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LA COMPRENSIONE DELLA MENTE NEI BAMBINI Un laboratorio linguistico con storie per la scuola dell’infanzia di Veronica Ornaghi e Ilaria Grazzani Gavazzi Erickson, Trento, pagg. 108 + 113 tavole illustrate, € 19,00
Con l’espressione “teoria della mente” in psicologia dello sviluppo si intende la capacità di riconoscere in se stessi e negli altri la presenza di stati interni (desideri, emozioni, credenze, sentimenti e pensieri) alla luce dei quali interpretare il comportamento proprio ed altrui.
Lo sviluppo di tale abilità si rivela fondamentale nel percorso evolutivo dei bambini, poichè essa permette di instaurare relazioni efficaci ed è profondamente intrecciata con le competenze sociali, emotive e linguistiche.
Il volume approfondisce il ruolo decisivo che il linguaggio svolge nella conquista di tale importante competenza. Le autrici, dopo un ampio e aggiornato inquadramento teorico, propongono un programma di intervento, attuabile nella scuola dell’infanzia, finalizzato a migliorare la capacità dei bambini di comprendere gli stati mentali.
Attraverso il racconto di brevi storie ricche di lessico psicologico, i bambini vengono coinvolti in conversazioni guidate e pratiche narrative volte a stimolarli nell’uso di termini che fanno riferimento al proprio ed all’altrui mondo interno.
La validità di tale intervento viene supportata dagli incoraggianti risultati di una ricerca condotta in alcune scuola dell’infanzia di Milano e provincia.
Il libro contiene le storie corredate da illustrazioni a colori e suggerimenti pratici per l’attuazione del percorso.
(28/4/2009)
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STUPRATORI Profili psicologici e investigazione di Angelo Zappalà e Dario Bosco Centro Scientifico Editore, Torino, pagg. 337, € 28,00
Purtroppo la violenza, soprattutto sessuale, è in aumento contro le donne e i bambini. E’ quindi importante poter capire chi sono e come vanno trattati coloro che tale abominevole forma di aggressività esercitano, sapendo che il più delle volte quelli che “sono” stupratori tendono a recidivare.
Questo libro si occupa proprio di criminal profiling, delle tecniche di interrogatorio, dell’indagine medico-legale, dei numero del fenomeno in Italia, della terapia, della valutazione del rischio di recidiva.
Un testo fondamentale per operatori delle Forze di Polizia, avvocati, giudici, psicologi e per chiunque desideri approfondire questa fenomenologia criminale che rappresenta una drammatica attualità nel nostro Paese.
Di particolare interesse la parte che riguarda i minorenni che aggrediscono sessualmente, sul cui conto esistono ancora poche ricerche nel mondo, ed il capitolo in cui vengono illustrati gli strumenti per la predizione della recidiva.
(28/4/2009)
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EMOZIONI IN GIOCO di Lidia Piatti e Alberto Terzi Edizioni La Meridiana, Molfetta, 2008, pagg. 124, € 28,00
Corredato da una serie di “Carte delle emozioni”, questo libro vuole essere una proposta molto diretta a far attivare gli educatori, in modo giocoso, perché accostino i bambini a questo importantissimo tema, con tutte le accortezze e le prudenze che esso richiede.
Infatti, la nostra epoca storico-sociale sembra vieppiù connotata da una sorta di analfabetismo emozionale: tutti ci insegnano a parlare con proprietà di linguaggio, a leggere spaccando il capello in quattro ma nessuno ci spinge ad imparare il linguaggio dei sentimenti nostri e, ancor meno, degli altri. Il risultato è una preoccupante carenza di empatia, che espone i nostri giovani a molteplici rischi, e comunque ad una esistenza semi-anestetizzata!
Si tratta di un volume molto ben strutturato, che pone alla propria base delle motivazioni assolutamente condivisibili, specialmente nel mondo dell’Educazione: favorire i processi di apprendimento, motivazionali e decisionali; creare un clima positivo e collaborativo e potenziare le risorse del gruppo; promuovere la salute e prevenire il disagio; migliorare le relazioni e promuovere i comportamenti pro sociali; prevenire e contenere i fenomeni di bullismo; prevenire, affrontare e risolvere i conflitti; comunicare in modo assertivo ed efficace. Attraverso il gioco e attività rivolte proprio ai bambini, a cui è dedicata tutta la seconda parte del libro.
(28/4/2009)
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MANUALE DI PSICOLOGIA DELL’EMERGENZA di Fabio Sbattella Franco Angeli, Milano, 2009, pagg. 255, € 22,50
Recensire il “Manuale di Psicologia dell’Emergenza” di questi tempi significa molte cose. In primo luogo, un ringraziamento a tutti i colleghi che sono partiti o si sono messi in lista per partire per l’Aquila, insieme a tutti gli altri volontari e operatori del soccorso per i quali proporrei di istituire una giornata nazionale!
In secondo luogo, un tributo a quelle immense risorse che sono presenti in ciascun individuo e che “emergono” soprattutto nei momenti-limite. Ah, poter imparare a goderne anche in tempi ‘normali’!
La psicologia dell’emergenza è un insieme di pratiche e di saperi utili a comprendere e sostenere le menti individuali e collettive che fronteggiano eventi potenzialmente distruttivi, prima, durante e dopo il loro manifestarsi.
Si tratta di un campo del sapere e della pratica professionale che ha avuto negli ultimi dieci anni uno sviluppo considerevole ed ha accumulato una serie di conoscenze ed esperienze che richiedono oggi una sintesi puntuale.
Concepito come un’introduzione alla materia, il testo intende proprio fornire una mappa orientativa al campo della psicologia dell’emergenza con una visione ampia e articolata.
Il Manuale è suddiviso in tre parti: nella prima sono presentate le teorie e gli strumenti concettuali indispensabili per pensare l’azione e comprendere i fenomeni psicologici che si intrecciano nei contesti di crisi. Nella seconda l’attenzione è posta sulle metodologie, le tecniche e le azioni professionali che gli specialisti della mente possono utilizzare per proteggere se stessi e aiutare le vittime e i sopravvissuti. L’ultima parte riporta alcuni esempi di esperienze sul campo che mostrano come si possano sviluppare interventi complessi sia in un’ottica clinica che psico-sociale. Chiude il testo una ricca e aggiornata bibliografia tematica.
(28/4/2009)
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ASSESSMENT DEI DISTURBI D’ANSIA Metodi e strumenti nella psicoterapia cognitiva di Alessia Incerti e Antonio Scarinci (a cura di) Erickson, Trento, 2008, pagg. 351, € 23,00
Un libro sull’accertamento cognitivo nei disturbi d’ansia è una novità benvenuta nel panorama psicoterapeutico italiano non solo perché colma una lacuna, ma perché indica una direzione finora trascurata nella tecnica terapeutica di stampo, appunto, cognitivo.
Troviamo quindi capitoli dedicati all’assessment delle credenze cognitive vere e proprie secondo l’approccio classico, sia pure aggiornato, accanto a capitoli dedicati all’esplorazione dei costrutti e delle auto caratterizzazioni di tipo kelliano, alla raccolta della cosiddetta storia di “attaccamento” (concetto centrale del moderno cognitivismo clinico), alla valutazione delle teorie naif sulla cura e sul disturbo, all’uso della tecnica ABC in fase di accertamento, fino all’interessante e originale capitolo dedicato alla restituzione.
Si tratta, insomma, di un manuale completo, che non dovrebbe mancare nella biblioteca del terapeuta cognitivo esperto.
Corredato di una serie utilissima di appendici con i principali questionari e scale specifiche per questo tipo di assessment indicato per i disturbi ansiosi, depressivi e alimentari (appendice 1); per l’accertamento del worry sulle credenze centrali (appendice 2); per l’inventario delle critiche percepite (appendice 3); il Penn State Worry Questionnaire (appendice 4); la Scala multidimensionale del perfezionismo (appendice 5); la Naive Ideas Survey “Perché sto male e come penso di guarire” (appendice 6); Questionari sull’attaccamento (appendice 7); e infine, un’esemplificazione di casi di assessment e relazioni psicodiagnostiche (appendice 8).
(28/4/09)
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LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE (PAS) Lavaggio del cervello e programmazione dei figli in danno dell’altro genitore di Guglielmo Gulotta, Adele Cavedon e Moira Liberatore Giuffrè Editore, Milano, 2008, pagg. 315, € 35,00
La prima concettualizzazione di Parental Alienation Syndrome come patologia relazionale venne delineata negli anni ’80 del secolo scorso dallo psichiatra americano Richard Gardner, che la descrisse come una condizione che può presentarsi nelle situazioni di separazione e divorzio conflittuali, per cui il figlio dà vita, in seguito alla programmazione agita su di lui dal genitore affidatario, ad una campagna di denigrazione non giustificata nei confronti dell’altro genitore.
Lo studioso ha individuato una serie di indicatori per riconoscerla ed ha avanzato proposte di intervento.
Questo volume risponde all’esigenza, ormai ineludibile, di far conoscere anche in Italia la Sindrome di Alienazione Parentale (o Genitoriale): tale concetto inizia ormai a serpeggiare in giurisprudenza e la sua conoscenza è imprescindibile per tutti coloro che si occupano, a diverso titolo, di separazione, divorzio e affidamento dei figli (psicologi, magistrati, avvocati, terapeuti della famiglia, mediatori, ecc.).
Oltre a fornire una descrizione sistematica e completa della sindrome e delle sue manifestazioni come sono state delineate nell’opera di Gardner, il libro avanza – anche attraverso l’analisi di casi trattati professionalmente dagli autori – una concettualizzazione originale della PAS e offre strumenti interpretativi e diagnostici nuovi, così da offrire alle diverse categorie professionali che si imbattono in questa perversa condizione precise indicazioni per riconoscerla, diagnosticarla, denunciarla e prenderla in carico.
Il libro offre altresì delle linee-guida per distinguere correttamente la PAS, da un lato, da quelle situazioni in cui il rifiuto del bambino è motivato da condotte reali del genitore rifiutato (maltrattamento e abuso) e, dall’altro, da quei casi in cui la preferenza per uno dei due genitori è genuina e sincera e non indotta.
(28/4/09)
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Svolge attività privata come psicoterapeuta specializzata in Medicina Psicosomatica, ha fatto parte del comitato direttivo di Riza psicosomatica ed ha elaborato una tecnica personale di utilizzo terapeutico della fiaba, su cui ha scritto il libro Guarire con una fiaba pubblicato con Feltrinelli (2006) e da Apogeo (2004) e su cui conduce corsi e seminari in varie parti d’Italia.
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LE DOMANDE DEI BAMBINI Per rispondere nel modo giusto anche ai perché più complessi e imbarazzanti di Paola Santagostino Red Edizioni, Milano, pagg. 117, € 12,00
Alle classiche domande dei bambini oggi se ne sono giunte altre, altrettanto e forse più difficili da affrontare: “Che cos’è il diavolo?”, “Perché il fuoco brucia?”, “Perché si muore?”, “Perché non devo parlare con gli sconosciuti?”.
Spesso questi interrogativi ci vengono posti dopo un TG, quando qualche notizia particolarmente tragica mette in allerta il sistema emozionale di grandi e piccini… e già… i bambini, piccoli nel corpo ma grandissimi, intuitivi, ricettivi… non si può risponder loro a tirar via, meno che mai mentendo per lenire la loro emotività, perché se ne renderebbero implicitamente conto ed aumenterebbe la loro ansia.
Per dare una risposta adeguata alle centinaia di domande che i bambini fanno agli adulti occorre capirne il senso, le motivazioni profonde e non sempre evidenti.
A volte si tratta di pura curiosità, altre volte è una richiesta non esplicita di aiuto o la ricerca di un contatto con il genitore.
Le domande poi si modificano a seconda dell’età del piccolo: ora più astratte, ora più tecniche, sottili o decisamente provocatorie, imbarazzanti…
Questo libro ci conduce nel terreno insidioso dei “perché” dei bambini. Svela con parole semplici la “psicologia” della domanda e suggerisce con numerosi esempi la “strategia” più adatta per trovare la risposta soddisfacente: il come rispondere ha spesso più importanza del che cosa rispondere.
(27/4/09)
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Ivan Illich (Vienna, 4 settembre 1926 – Brema, 2 dicembre 2002) è stato uno scrittore, filosofo, pedagogista e teologo austriaco. Viene però più spesso ricordato come libero pensatore, capace di uscire da qualsiasi schema preconcetto e di anticipare riflessioni affini a quelle altermondiste.
Il suo essenziale interesse fu rivolto all'analisi critica delle forme istituzionali in cui si esprime la società contemporanea, nei più diversi settori (dalla scuola all'economia alla medicina), ispirandosi a criteri di umanizzazione e convivialità, derivati anche dalla fede cristiana, così da poter essere riconosciuto come uno dei maggiori sociologi dei nostri tempi.
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ESPERTI DI TROPPO Il paradosso delle professioni disabilitanti di Ivan Illich et al. - Erickson, Trento, 2008, pagg. 119, € 12,00
Per iniziare, due parole sull’autore: Ivan Illich (1926-2002) è stato uno dei più importanti liberi pensatori del Novecento in ambito sociale. Le sue opere rispecchiano l’interesse verso l’analisi critica delle forme istituzionali in cui si esprime la società contemporanea nei più diversi settori, dalla scuola all’economia, alla medicina.
In questo volume egli ha voluto valutare e criticare il potere esercitato dai cosiddetti “Esperti”, che mettono la propria conoscenza al servizio degli altri. Ma le enormi risorse che impieghiamo, come singoli e collettivamente, per i servizi sanitari, per l’istruzione, per l’assistenza legale, per i servizi socio-assistenziali, portano davvero a ottenere risultati altrettanto consistenti?
I professionisti dispongono di un pericoloso potere a doppio taglio, perché il loro aiuto può accompagnarsi a una sistematica disabilitazione dei cittadini rispetto al controllo della propria vita.
A questo proposito è interessante riportare una problematica reale e attuale, a conferma della profetica lungimiranza dei timori di Illich raccolti nei suoi scritti del 1977.
«Sua figlia ha disturbi dell’attenzione in classe e crediamo che il motivo sia legato alla sua impossibilità di seguirla appieno o alla sua “inidoneità genitoriale”». In parole poverissime, il bambino è lasciato allo sbando e il papà o la mamma non sono genitori come dovrebbero. A qualunque genitore, se in buona fede, un discorso di questo tipo farebbe gelare il sangue. Eppure capita pure questo a padri e a madri che vedono sottrarsi i figli senza un oggettivo motivo, diverso da maltrattamenti, abusi sessuali, condizioni economiche precarie, abbandono. Secondo i dati dell’Osservatorio per l’infanzia della Regione Piemonte e dell’assessorato alle Politiche sociali, per la maggior parte dei casi (76,8%) gli allontanamenti dei minori non avvengono per fatti gravi ma per valutazioni “soggettive”. Si parla cioè di “incapacità genitoriale” o di “metodi educati non idonei” o ancora di “impossibilità dei genitori a seguire i figli”, che sono croci o appellativi che si portano sulle spalle la grande maggioranza di padri e madri, nonché fenomeno in crescita, tanto che dal 2000 a oggi è aumentato del 20-30%. I minori, invece, allontanati per motivi “oggettivi” sono orfani (3,63%), in stato di abbandono (9,81%) oppure maltrattati (4,72%). «Per tutti gli altri ci sarebbero degli allontanamenti impropri verso comunità o in famiglie affidatarie – denunciano le associazioni che hanno aderito al Movimento “Cresco a casa”, nato come manifesto associativo per impedire i cosiddetti “allontanamenti impropri dei bambini” - e che oltre a provocare disagio per le famiglie e per gli stessi minori, hanno anche un costo enorme».
3.500 senza famiglia
Nella nostra Regione 3.498 minori nel 2006 risultavano allontanati dalle loro famiglie naturali: di questi 2.319 erano in stato di affido famigliare e 1.179 vivevano presso comunità della Regione. I minori comunitari ed extracomunitari allontanati risultano il 10%. «Quanto costa ai cittadini piemontesi tutto questo?» si domanda Gianluca Vignale (Pdl-An) «Per i bambini in affido il costo è di svariati milioni di euro, per i minori nelle comunità è di oltre 35 milioni di euro l’anno, una cifra quest’ultima che è quattro volte superiore a quanto la Regione stanzia sulla legge per il sostegno alla famiglia. Rileviamo che oggi l’affidamento è un settore in cui la Regione investe un mucchio di soldi in modo ingiustificato rispetto al numero di persone che segue. Si sostenga perciò la famiglia e non le strutture ricettive che accolgono i minori».
Criteri di valutazione
«In campo giudiziario la valutazione e l’azione giuridica si devono fondare su elementi certi, dimostrabili e ripetibili, mentre la sottrazione coatta di minori e falsi abusi hanno un comune denominatore che trova origine nelle discipline psicologiche e psichiatriche». Lo denunciano a gran voce gli esponenti delle associazioni che hanno aderito al movimento associativo “Cresco a casa”. Secondo Adiantum, associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori, i tribunali ordinari, minorili e le parti in causa devono affidarsi esclusivamente a psicologi adeguatamente formati e iscritti in appositi albi, pena l’inutilizzabilità degli atti. «Solo così - afferma Vittorio Apolloni, presidente - potrà essere garantito a chiunque un processo e una conoscenza dei limiti delle scienze psicologiche e psichiatriche garantendo i terzi da insane aspettative». Così ecco cosa chiedono le associazioni del Movimento “Cresco a casa”: «un po’ più di umiltà e di buon senso, ma anche che la sottrazione dei bambini alla propria famiglia possa avvenire solo sulla base di fatti gravi e accertati o solo dopo l’acquisizione di prove oggettive attendibili, che le perizie psicologiche-psichiatriche abbiano solo valore di opinioni e non siano considerate “accertamento della verità” e, infine, che le famiglie abbiano il diritto della parità tra accusa e difesa».
Fonte: http://www.cronacaqui.it/news/apri/21228
(27/4/09)
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Pagine di libri ha intervistato Eduardo Punset. Per leggere l'intrevista clicca qui
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L’ANIMA E’ NEL CERVELLO Radiografia della macchina per pensare di Eduardo Punset - Tropea i Trofei, Milano, pagg. 312, € 16,90
Dalla IV di copertina: “A noi esseri umani piace pensare di avere un corpo (che comprende il cervello) e una mente o anima. E siamo affascinati dall’idea che questa mente, anima o spirito controlli il nostro cervello, come una persona controlla un computer. Ma quel che è certo è che ‘tutti i fenomeni che abbiamo sempre attribuito all’anima, le emozioni, la moralità, il ragionamento, la percezione, l’esperienza, derivano dalle attività fisiologiche dei tessuti cerebrali. La neuroscienza dimostra non solo che noi abbiamo un cervello, ma che siamo il nostro cervello”.
Non scienziato, ma avvocato, economista, grande e apprezzato scrittore e noto divulgatore scientifico spagnolo, Punset ha voluto affrontare i dubbi che tutti noi ci poniamo, foss’anche indirettamente o implicitamente, riguardo a un dilemma affrontato prima da filosofi e teologi, poi dagli psicologi, ora dai neuroscienziati: “Dualismo o monismo?”. C’è in noi una doppia realtà (spirito e materia, res cogitans e res extensa), oppure un’unica realtà, per quanto complessa? Domande non da poco, se pensiamo che dalla risposta che ci diamo arriviamo a credere, o quanto meno a sperare, nella sopravvivenza dell’anima o nella fine definitiva di tutto con il sopraggiungere del silenzio dei neuroni (morte cerebrale).
Certo, il cervello non è solo fatto di percezioni coscienti, depositate in memoria nelle rispettive aree primarie, né si esaurisce con le attività integrative e di pensiero rese possibili dalle aree secondarie.
L’enorme, sorprendente, originale, lavoro del cervello comprende anche atti inaspettati di creatività, prese di decisioni che ci rendono soggetti della nostra esperienza vitale, e non meri risponditori a stimoli linearmente determinati.
L’anima a cui si riferisce Punset è appunto la capacità di decidere e scegliere che, in un individuo integrato e sano, è una funzione propria del cervello, di quella parte del cervello filogeneticamente e ontogeneticamente più recente ed evoluta che è la porzione frontale. Una grossa scoperta della neuroscienza è l’aver permesso, infatti, di stabilire che l’autodeterminazione è nella neocorteccia: nei lobi frontali, come storicamente acquisito, e in quelli parietali, come recentemente sostenuto in una ricerca anglosassone condotta insieme all’Università di Chieti.
Un libro molto interessante, da consigliare a chi vuole approfondire, senza necessariamente dover sostenere un esame di neurobiologia, il ruolo del pensiero cosciente e inconscio, della percezione, delle emozioni, nella costruzione di quel “labirinto” cerebrale (o meglio mentale) in cui, ancora sorprendentemente, la maggior parte di noi riesce a ritrovarsi. Sempre. E su livelli crescenti di consapevolezza. E’ per sperimentare tutto questo che commettiamo errori…
(14/2/09)
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TRAUMA E PSICOPATOLOGIA Un approccio evolutivo-relazionale di Vincenzo Caretti e Giuseppe Craparo (a cura di) Casa Editrice Astrolabio, Roma, pagg. 437, € 35,00
Nonostante il trauma sia uno dei temi più dibattuti in campo psicopatologico, non si è ancora arrivati a una sua definizione univoca. Rispetto a chi è più incline a considerarlo il risultato di un evento oggettivamente grave per l’integrità psico-fisica del soggetto (un abuso sessuale, un incidente stradale, o assistere a un omicidio), questo libro propone una riformulazione del trauma in termini evolutivo-relazionali, come risultato della mancata elaborazione delle emozioni traumatiche, ovvero di quelle emozioni non simbolizzate nell’ambito delle relazioni primarie.
Il bambino, se maltrattato, non può sviluppare l’autostima e la capacità di comprendere gli stati mentali propri e dell’altro, qualità necessarie ad esplorare con fiducia l’ambiente circostante e quindi a costruire relazioni significative.
Le esperienze croniche di trascuratezza hanno effetti negativi su svariate aree del funzionamento del bambino (il livello biologico, la regolazione affettiva, il controllo del comportamento e il funzionamento cognitivo) dando origine, ad esempio, a somatizzazione emotiva, mancanza di controllo negli impulsi, come anche, nei casi più gravi, a stati dissociativi.
La perdita di una base sicura, insomma, rappresenta una condizione traumatica capace di predisporre il soggetto alla depressione, alla dipendenza patologica, ai disturbi del comportamento alimentare. E non sempre è in relazione con maltrattamenti espliciti, come indica il fatto che la disorganizzazione dell’attaccamento è per lo più connessa a esperienze traumatiche irrisolte del genitore, le quali si riflettono sullo stato dissociativo del bambino.
Il volume presenta i contributi dei maggiori ricercatori internazionali nel campo, esamine le possibili relazioni causali fra le esperienze traumatiche e la psicopatologia, a partire dalla teoria dell’attaccamento, dall’infant research e dalle recenti scoperte neurobiologiche sulla natura relazionale della mente.
(8/2/09)
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IL LUTTO IN PSICOLOGIA CLINICA E PSICOTERAPIA a cura di Maura Sgarro Centro Scientifico Editore, Torino, pagg. 306, € 25,00
Dolore, abbandono, strappo, perdita, angoscia, solitudine, , sofferenza, disperazione. Sono solo alcune delle parole che possiamo associare ai sentimenti che si provano di fronte alla morte di una persona cara.
Nella vita di ogni essere umano provare dolore per un lutto è un’esperienza inevitabile: quando tale esperienza rimane all’interno dei confini della normalità, mobilitando fisiologici meccanismi di difesa, il senso di perdita viene gradualmente “metabolizzato” da quella particolare funzione della mente che in questo libro viene chiamata “elaborazione naturale di un’esperienza luttuosa”. Ma quando l’evento doloroso supera i confini di quella che possiamo chiamare una situazione stressante, allora vengono severamente sfidate le nostre capacità di far fronte alla sofferenza vissuta. L’angoscia ha il sopravvento, dare un senso al dolore provato sembra impossibile, non si riescono più a sostenere gli impegni della vita quotidiana: si entra così in una dimensione di patologia, l’esperienza diventa trauma, la perdita malattia.
In estrema sintesi, il nostro obiettivo di terapeuti è quello di aiutare chi soffre a trovare la forza di dare un senso a quanto è avvenuto. Questo pensiero clinico è in sintonia con la bella immagine della curatrice di questo volume, quando nelle conclusioni sottolinea come un intervento psicoterapico riabilitativo deve sostenere la vis medicatrix naturae che è presente in ognuno di noi: il lutto è un viaggio “naturale” compiuto da tutti i viventi. A un certo punto della vita incontriamo la morte e con essa apprendiamo tante verità, scopriamo segreti, piangiamo, proviamo emozioni pesanti e inaspettate come schiaffi in piena faccia. Ma riconsideriamo anche il rapporto con il defunto. E scorgiamo il nostro futuro. Da soli sì, ma infine capaci “di riveder le stelle”.
(8/2/09)
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Mi chiamo GIANFRANCO TRAPANI e sono nato in un piccolo paese ligure, sulle sponde di un torrente, in mezzo agli ulivi, alle margherite, ai garofani ed alle rose a Vallecrosia provincia di Imperia il 28 Ottobre 1955. Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia con Lode nel 1980 presso l'Università di Torino e Specializzazione in Pediatria con Lode nel 1984 presso la stessa Università.Sono Direttore della Scuola di Omeopatia, Fitoterapia e Bioterapie per medici e farmacisti della sede di Genova della SMB Italia dall’anno dal 1998-1999 ad oggi.
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MAMMA, MI PRENDONO IN GIRO PERCHE’ SONO GRASSO Per affrontare in modo competente il problema dell’obesità infantile di Gianfranco Trapani Edizioni RED, Milano, pagg. 142, € 12,00
In Italia il numero di bambini sovrappeso o obesi è particolarmente elevata. E in continua ascesa. D’altronde, è comprensibile: passare lunghi pomeriggi davanti a uno schermo (TV, videogiochi, simulazioni di sport stando rigorosamente fermi, e chi più ne ha più ne venda!), per poi alzarsi e andare a prendersi 1, 2, 3, n… merendine, non è proprio lo stile di vita più sano per maschietti e femminucce in assenza di moto e, di conseguenza, di socializzazione, di esperienze reali, di scambi affettivi, ma anche metabolici!
Per contrastare questo problema, a sua volta fonte di altri disturbi anche gravi nell’infanzia e, successivamente, nell’età adulta, occorre fare attività di prevenzione e seguire efficaci modelli di comportamento.
Questo libro rappresenta un valido aiuto per tutti i genitori. Fornisce indicazioni chiare sull’alimentazione per la mamma in gravidanza e durante l’allattamento e lo svezzamento: fasi che influiscono significativamente sulla costituzione del bambino.
Inoltre propone, per tutta la famiglia, una serie di comportamenti alimentari corretti, suggerimenti per scegliere i cibi più adatti nonché tante ricette per prepararli in modo salutare, e un adeguato stile di vita.
E poi magari, una bella passeggiata a piedi o in bicicletta, insieme a mamma e papà, a godersi le bellezze del paesino o della metropoli in cui si vive. Alla riscoperta di una realtà, affettiva e materiale, più bella - sicuramente - di quella virtuale. E poi, una volta tornati a casa, stanchi e affamati, un bel piatto salubre ed equilibrato di cose buone e nutrienti.
Insomma, riappropriamoci di uno stile di vita sano: abbasso gli umanoidi, evviva gli esseri umani!!
(8/2/09)
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PSICONCOLOGIA Il modello biopsicosociale – Parte Generale di Riccardo Torta e Antonio Mussa Centro Scientifico Editore, TO, 2008, pagg. 411, € 36,00
Il testo si propone di trattare pragmaticamente il concetto di come la Psiconcologia rappresenti una scienza e una disciplina in cui le basi biologiche, mentali e sociali della malattia trovino riscontro e integrazione sia nella clinica sia nella terapia. Partendo dalla unitarietà fra paradigma biomedico e psicosociale, nel determinismo della malattia sia psichica sia somatica, il testo percorre i più importanti capitoli della Psiconcologia (la clinica, il coping, la comunicazione, gli strumenti di valutazione, la qualità della vita e la patient satisfaction, l’assistenza domiciliare e l’Hospice), sino agli interventi terapeutici integrati (le psicoterapie, gli psicofarmaci, la terapia del dolore).
L’esposizione vuole fornire delle basi generali della Psiconcologia, immediatamente fruibili nell’esperienza quotidiana con il malato, ma calate in una attenta e ampia revisione della letteratura (oltre 950 voci bibliografiche), con iconografie e commenti riassuntivi a lato del testo.
Questo volume è il primo, parte generale, di una serie di altri volumi “specialistici” riguardanti le peculiarità della Psiconcologia nelle varie patologie (mammelle, prostata, colon-retto, polmone, ecc.).
(recensione del 12/11/08)
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PSICOLOGIA CLINICA PER MEDICI di Donato Munno Centro Scientifico Editore, TO, 2008, pagg. 415, € 30,00
Perché i medici devono tenere in considerazione non solo il corpo del paziente, ma anche la sua “anima”, ossia la sua dimensione psicologica. Perché non si può curare bene un corpo se non lo si include nell’unità psico-fisica-relazionale che lo forma. Perché, ormai è dimostrato ampiamente, ogni fenomeno della salute fisica è influenzato, in positivo o in negativo, dalla dimensione psichica.
Un testo completo e aggiornato, questo di Munno, che approfondisce appunto le dimensioni della psicologia clinica in medicina, per imparare a non trascurare nella “cura” e nel “prendersi cura” del paziente la conoscenza della dimensione psicologica nel decorso clinico delle malattie, nell’assessment diagnostico e negli interventi terapeutici.
Nel volume sono illustrati gli aspetti generali della semeiotica inseriti nei diversi modelli di patologia, le reazioni alla malattia organica, gli aspetti generali della comunicazione e del colloquio e le modalità di sviluppo delle capacità relazionali.
Sono inoltre proposti alcuni aspetti etici dell’esercizio della professione medica e di psicologo clinico con particolari sottolineature non solo agli aspetti umani di queste professioni, ma anche agli aspetti più strettamente scientifici e tecnici che derivano dalle diverse scuole psicologiche, dalla conoscenza delle dimensioni del rapporto medico-paziente, dall’utilizzo di test con pazienti psichiatrici o che presentano comorbilità in ambito medico, chirurgico e delle diverse specialità. Infine, sono presentate problematiche più specialistiche riferite alle indicazioni alla psicoterapia, agli interventi di psicoterapia in medicina e in psicologia clinica, ai metodi di valutazione della formazione psicologico-clinica, del rapporto medico-farmaco-paziente nei diversi ambiti.
(recensione del 12/11/08)
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ANORESSIA, BULIMIA E OBESITA’di Massimo Recalcati e Uberto Zuccardi Merli - Bollati Boringhieri, TO, 2006, pagg. 116, € 10,00
I disturbi alimentari negli anni sono passati dall’essere considerati una malattia, una psicopatologia, una moda, una emergenza sociale. L’anoressia e la bulimia ormai sono conosciute da tutti, tanti ne soffrono, esse hanno invaso, infatti, la società e devastato la vita di molte giovani donne. L’obesità, invece, non è una malattia legata al genere, ma è trasversale rispetto ai sessi.
La sua diffusione epidemica, nell’infanzia come nell’età adulta, è divenuta ormai una piaga sociale dell’Occidente: bambini, giovani, adulti, anziani, aumenta il numero dei sovrappeso/obesi, tutti a riempire con le “migliori” offerte del mercato il proprio vuoto interiore, per anestetizzare le paure, per soffocare anche col cibo la silente sofferenza che ci rende anonimi, incapaci di autodeterminazione, persino incapaci di chiedere aiuto.
Curare una persona anoressica, bulimica o obesa significa dunque insegnarle a mangiare in modo equilibrato, riportando le calorie introiettate alla normalità? O significa forse aiutarla a interrompere il ciclo infernale delle abbuffate seguite dall’autoinduzione del vomito per riportarla alla normalità? In questi, più che in altri settori della vita di una persona, non possiamo tanto rifarci al concetto di normalità quanto a quello di individualità, soggettività, particolarità. E in questi disturbi, assolutamente più che in altri, dobbiamo parlare di individualità al femminile, perché il problema non è tanto nel rapporto con il cibo quanto nel rapporto con se stesse, con il proprio corpo, con il significato del proprio essere: amare e sentirsi amate.
Secondo gli autori, “l’anoressia-bulimia è una malattia dell’amore e non dell’appetito, si tratta di una malattia delle donne”. Su tale linea, nel libro essi si pongono una serie di domande e provano a dare delle risposte utili al pubblico coinvolto, con un linguaggio chiaro ed accessibile a tutti: quesiti fondamentali che l’anoressia-bulimia e l’obesità pongono non solo al clinico, ma anche al soggetto che ne soffre e ai suoi familiari.
(recensione del 12/11/08)
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BIP – Batteria Immaginazione e Percezione (Test) per la valutazione della cognizione visuo-spaziale di P. Bartolomeo, A.C. Bachoud-Lévi, Silvie Chokron traduzione e adattamento italiano a cura di A.Antonietti, P. Bartolomeo, A. Colombi, C. Incorpora, S. Olivieri Edizioni Università Cattolica del Sacro Cuore – Diritto allo studio, Milano
Questa Batteria valuta il rapporto tra capacità percettive e immaginative nell’anziano e rappresenta la versione italiana del test originale apparso nel 2001. Esso comprende subtest che analizzano sia la percezione sia l’immaginazione, tarati su un gruppo di 45 adulti d’età compresa tra i 52 e gli 80 anni, reclutati presso tre università della terza età di Milano e provincia e presso un nucleo familiare pugliese per verificare l’emergere di eventuali differenze “culturali” nella denominazione degli item.
Per quanto riguarda le connessioni tra percezione e immaginazione, sono emerse correlazioni positive solo nei compiti che richiedono l’elaborazione di materiali simbolici (lettere, parole, numeri), dato che suggerisce una relativa indipendenza dell’immaginazione dalla percezione. Per quanto riguarda invece le connessioni tra compiti che implicano l’immaginazione, sono emerse correlazioni positive tra due gruppi di test, ovvero quelli che comprendono la costruzione di immagini mentali e quelli che richiedono di rilevare le forme dettagliate degli stimoli. In definitiva, le competenze immaginative sembrano essere articolate in pattern diversi anche negli anziani.
La Batteria è costituita da 22 prove, di cui 8 percettive e 14 immaginative, per la cui somministrazione viene fornito tutto il materiale necessario.
Le prove percettive comprendono: valutazione di dettagli fisici; denominazione dei colori; lettura di cifre e numeri; lettura di lettere; lettura di parole; riconoscimento di volti celebri; punti e frecce; orologio.
Le prove immaginative sono le seguenti: confronto di animali; rappresentazione mentale di dettagli fisici; confronto di oggetti; discriminazione morfologica; rappresentazione mentale di oggetti; ricordo del colore tipico di oggetti; confronto di colori; rappresentazione mentale di cifre e di numeri; costruzione mentale di lettere; rappresentazione mentale di lettere; rappresentazione mentale di parole; rappresentazione mentale di volti celebri; punti e frecce; orologio.
(recensione del 23/10/08)
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Massimo Picozzi, Direttore del Centro di Ricerche sul Crimine, Università
Carlo Cattaneo LIUC, Castellanza
Per leggere l'intervista al Prof. Massimo Picozzi clicca qui
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CRIME CLASSIFICATION MANUAL Il manuale dell’FBI sulla classificazione e investigazione dei crimini violenti Edizione italiana a cura di Massimo Picozzi Centro Scientifico Editore, TO, pagg. 611, € 29,00
La prima edizione del Crime Classification Manual esce negli Stati Uniti nel 1992 ed è unanimemente riconosciuta come il più significativo contributo offerto al mondo dell’intelligence investigativa.
Oggi, dopo uno straordinario successo internazionale, gli autori pubblicano una seconda edizione completamente aggiornata.
L’evoluzione del crimine e dei criminali ha infatti portato a nuovi contributi, come quelli dedicati agli attentati dinamitardi, ai computer crimes, al circuito della pedopornografia on-line.
Delitti esemplari, casi celebri che hanno fatto la storia delle investigazioni osservati sotto la lente d’ingrandimento della rivoluzionaria metodologia d’indagine introdotta dall’unità di Scienze del Comportamento dell’FBI: si parte dalla scena del crimine per passare agli indizi, alla vittima, fino all’anatomia del movente, in una forma che permette al lettore di seguire e comprendere passo dopo passo le tecniche che portano dalle tracce all’identificazione di un killer.
Specificamente il Manuale si occupa delle seguenti classificazioni: omicidio; incendio doloso/attentato dinamitardo; stupro e aggressione a sfondo sessuale; crimini non letali; crimini informatici; cybercrimes; la classificazione degli Internet child sex offender. Per quanto riguarda i modi di uccidere: omicidio di massa, compulsivo e seriale; avvelenamento; l’utilizzo di agenti biologici come armi. Infine, nella parte quarta dedicata alle controversie in tema di crimini, il volume riporta condanne ingiuste e confessioni criminali, allo scopo di superarne gli ostacoli.
(recensione del 23/10/08)
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MATERNITA’ E PSICOPATOLOGIA Guida all’uso dell’Edinburgh Postnatal Depression Scale di John Cox e Jeni Golden Erickson, TN, pagg. 189, € 20,00
L’Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) è uno strumento di screening per la depressione postatale nel contesto dei servizi socio-sanitari e può essere utilizzato anche da ricercatori che intendono raccogliere informazioni sui fattori che influenzano il benessere emotivo delle neomamme e delle loro famiglie.
Il presente volume descrive l’utilizzo dell’EPDS sia in ambito clinico che di ricerca ed è rivolto agli operatori socio-sanitari e ai ricercatori, allo scopo di renderli più consapevoli dell’incidenza e degli effetti negativi della depressione post-partum e di permettere loro di attuare interventi preventivi ed efficaci.
L’EPDS è stato pubblicato in molte lingue: in questo volume è riportata la versione italiana e quella originale, con una guida pratica alla somministrazione del test; uso dell’EPDS nella ricerca; informazioni sulla depressione post-natale e sulle origini dell’EPDS; dibattito sugli aspetti transculturali; versioni dell’EPDS in inglese, italiano e in altre venti lingue (data la realtà multiculturale della nostra società).
(recensione del 23/10/08)
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DIFFICOLTA’ E DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO di Cesare Cornoldi (a cura di) Il Mulino, BO, pagg. 337, € 23,50
I disturbi dell’apprendimento rappresentano oggi uno dei problemi più rilevanti con cui si confrontano bambini, famiglie, educatori, psicologi e pediatri. Sintomi come le difficoltà di lettura e scrittura, il disturbo dell’attenzione, le difficoltà nelle prove matematiche sono largamente diffusi e sono spesso associati ad un severo disagio con risvolti emotivi, cognitivi e sociali importanti.
Nell’esaminare i principali disturbi dell’apprendimento secondo una prospettiva neuropsicologica e cognitiva, il manuale dà conto in modo chiaro ed esaustivo dei diversi modelli interpretativi così come delle novità intervenute negli ultimi anni in ambito diagnostico e riabilitativo. Infatti, questo campo di studio nell’ultimo ventennio ha conosciuto uno sviluppo impressionante, che ha spostato l’attenzione dal bambino in classe, dove dominava il pur encomiabile interesse dell’insegnante, al bambino in tutti i contesti e condizioni in cui vive ed evolve. Questo allargamento del campo si giustifica anche con il fatto che i confini tra disturbi specifici dell’apprendimento ed altre forme di difficoltà non sono né netti, né chiari.
Il testo è infine corredato da suggerimenti pratici per insegnanti, educatori, genitori rispetto alle forme dell’interazione con il bambino in difficoltà, proponendo atteggiamenti da assumere per facilitare la motivazione.
(recensione del 23/10/08)
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GLI STERMINATORI di Angelo Zappalà Centro Scientifico Editore, TO, pagg. 155, € 17,00
Uccidono molte persone. Le uccidono tutte in un’unica azione criminale. Uccidono senza apparente movente e talvolta in modo efferato. Sono gli sterminatori.
Il testo, lontano dal sensazionalismo con cui sono generalmente raccontati questi delitti, affronta in modo puntuale l’argomento, mai approfondito prima dalla letteratura criminologia italiana.
Nel volume: un’ampia rassegna della letteratura internazionale, una sintesi delle sindromi psichiatriche culturalmente caratterizzate associate a comportamenti violenti, la valutazione dell’influenza dei mass-media nella commissione di crimini, l’analisi del fenomeno delle stragi sul posto di lavoro, i profili degli sterminatori adolescenti e una casistica di storie di sterminatori nel nostro Paese dagli anni ’50 a oggi.
Completano l’opera una ricerca sul fenomeno degli sterminatori in Italia e un modello di analisi di questi omicidi.
Quanti sono gli sterminatori in Italia? Come uccidono? Chi uccidono? E perché? Qual è il loro profilo? Nel rispondere a queste domande, l’autore rende conto di azioni tanto drammatiche quanto inspiegabili, in maniera retrospettiva e ipotetica, ma sempre avendo come orizzonte di riferimento la dimensione clinica.
Tra i vari tipi di sterminatori esistenti al mondo, in Italia sembra esistere quasi esclusivamente il tipo “domestico”, che si declina in tre figure:
- il liberatore, che uccide per rimuovere gli ostacoli alla realizzazione del suo piano di vita;
- l’altruistico, che volendo porre termine alla propria esistenza in quanto fonte di sofferenza porta con sé coloro che ritiene non potrebbero vivere senza di lui;
- il vendicatore, che stermina una serie di persone che reputa essere responsabili di un torto da lui subito.
Da ognuno il suo dolore, tramite mani macchiate del rosso vermiglio di sangue innocente, sotto una parvenza di normalità che rende terribile la figura della sterminatore e oltremodo difficile la prevenzione del suo progetto di morte.
(recensione del 23/10/08)
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Antonino Tamburello, psichiatra romano nato nel
1946, è fondatore e direttore dal 1973 dell’Istituto Skinner
di Roma – Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e
Comportamentale. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, responsabile
di Simposi dedicati nei principali Congressi Internazionali, dal 2005
è coordinatore del Corso di Laurea in Tecniche e Scienze psicologiche
dell’Università Europea di Roma. È docente di Psichiatria
e Psicologia Clinica presso questa stessa Università.
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PSICOTERAPIA COGNITIVA E PROFONDITA’ CAUSALE di Antonino Tamburello Sugarco Edizioni, MI, pagg. 169, € 18,50
Se vogliamo uno sguardo meno distratto alla condizione dell’uomo di oggi riceviamo chiara l’impressione di quanto esteso sia il disagio psichico ed emozionale. Sembra di trovarci di fronte ad una sorta di pandemia le cui manifestazioni sintomatiche sono a noi tutti ben note ed hanno il nome di disturbo di attacco di panico, disturbi alimentari, dipendenza da sostanze psico-attive, e molti altri ancora.
Va anche registrata, però, una notevole evoluzione dei mezzi di trattamento di queste patologie, soprattutto negli ultimi trent’anni. I progressi più sostanziali hanno riguardato il trattamento psicofarmacologico ove si è assistito allo sviluppo di vere generazioni di mezzi nuovi.
Nel campo psicoterapeutico ci sentiamo di dover al contrario annotare un certo rallentamento in quest’ultimo periodo, anche se il XX secolo risulta comunque a bilancio fortemente positivo.
Si sentiva però il bisogno di una novità nei metodi per affrontare il delicatissimo problema della diagnosi delle patologie psichiche e soprattutto del loro trattamento.
Psicoterapia cognitiva e profondità causale entra nel panorama della produzione scientifica dell’area, con l’aspirazione di stimolare una nuova fase di sviluppo affiancandosi in questo scopo alla prima opera di questa nuova serie, La nuova psicoterapia cognitiva, dello stesso autore.
(recensione del 23/10/08)
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