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In questa pagina trovate recensioni di:

Inferno, di Gianfranco Marziano
Genesi oltre la luce, di Mario Cambi
Non vogliamo male a nessuno - AA.VV.
La ragazza dei corpi, di Chelsea Cain
La lista di Carbone, di Christiana Ruggeri
Tsotsi di Athol Fugard
Ultimi frammenti di un lungo viaggio di Christiane Singer
La somma dei giorni di Isabel Allende
Dietro quel delitto di Ian Rankin
Il venditore di armi, di Hugh Laurie
Il giovane Tiziano di Michele Leoni
Morte tra le rovine di Carlo Bui
La Grammatica di Dio, di Stefano Benni

LADRI DEL PARADISO di Richard Doetsch

NIENTE BACI ALLA FRANCESE di Paolo Reversi,

SCACCO MATTO di Jostein Gaarder

IL LIBRO DEL FATO di Brad Meltzer

GIU' LE MANI! di Giuseppe Maiolo

L’AUTOBUS DEL BRIVIDO 4 di Paul Van Loon

QUANDO BABBO DIVENTO’ NATALE di Andrea Valente

LA FONDAZIONE BANCROFT di Robert Ludlum

MARUZZA MUSIMECI, di Andrea Camilleri

INKIOSTRIK di Ursel Scheffler

LA REGOLA DEL SOSPETTO di Mark Billingham

NEXT di Michael Cricthon

DANNY L'ELETTO di Chain Potok

 Marsilio


 

SPECIALE


Stefano dell'Orco, un bravissimo montatore TV ci parla del suo lavoro in uno "speciale" di Maurizio Amici sul montaggio televisivo

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Nella sezione Archivi troverete l'elenco completo, mese per mese dei libri che abbiamo recensito, le notizie degli editori, le interviste con gli autori


Invia i tuoi commenti su uno dei libri che abbiamo recensito, saremo lieti di publicarli su Pagine di libri.

 

Inferno, di Gianfranco Marziano - Ad est dell'equatore, Napoli pagg. 106 € 8,90

Un esordiente che scrive del suo tempo e del suo mondo. Leggendo questo libro (che non ho potuto fare a meno di chiudere fin quando non l'ho finito) ho provato una sensazione di ebrezza, per il soggetto ma soprattutto per il modo in cui è scritto. È la storia di un gruppo di giovani napoletani che sono un'istantanea di una società e di una generazione che travalica i confini del napoletano e che riflette il carattere nascosto di ogni terra. Storie di sfigati, che affrontano la vita, il quotidiano con cinismo e sogni, avventure amorose che non arrivano mai in porto, bande new age che suonano in festival paesani deserti con improbabili talent scout musicali, posti di lavoro che è più facile perdere che trovare. È la generazione dei "tre metri sotto terra", l'opposta di quei tre metri sopra il cielo raccontata da Moccia. Devo dire che è raro trovare una simile narrativa, è un libro che si ascolta con gli occhi, che mette al bando le regole della scrittura per mtragliarti l'anima di curiosità e di emozioni.

Un neo però lo annoto, il libro finisce troppo presto, anzi, non finisce proprio, perché avrei voluto che continuasse per sapere tutto di quella banda di sfigati che lo affolla, e se nascesse un serial? Si potrebbe chiamare "Bruttiful". Aspetterei con ansia la seconda puntata.

(recensione di Maurizio Amici (30/7/08)


Genesi oltre la luce di Mario Cambi MEF editore pagg. 192 € 14,00

Affrettatevi a leggere questa recensione, perché è in scadenza. Sì, ha ancora pochi giorni di vita, dopo di che sarà già vecchia. Forse non proprio da buttare, ma sicuramente superata. Superata dai fatti, dagli eventi tragici ed epocali che stanno per accadere. Infatti a fine luglio sbarcheranno sulla Terra due extraterrestri:  Med e Laryl. Vengono da un lontanissimo pianeta che si chiama Vizaark. Un pianeta che esiste solo oltre la velocità della luce, insieme a tutti i suoi abitanti. Med e Laryl però non sono soli nel loro epico viaggio sul nostro pianeta, ci sono già altre decine di migliaia di vizaarkiani in visita al meraviglioso e libero “parco giochi” che è la Terra, e altrettanti vivono già in pianta stabile sul nostro pianeta, nella base centrale della Groenlandia e nel centinaio di basi periferiche dislocate in tutto il mondo, con l’incarico di far funzionare l’immenso “villaggio turistico” Terra. Chi vi scrive sa delle cose che dovrebbero ancora restare segrete, si rischia il condizionamento della mente a parlare troppo insistentemente dei nostri padri vizaarkiani. E non è solo questione di privacy. Dicono che ci hanno creati loro. Dal DNA delle scimmie. E che hanno provato a farci diventare come erano loro prima di superare la luce, ma non ci sono ancora riusciti. Intanto però, dicono che ci hanno “guidati” per tutto il nostro cammino, lungo tutta la nostra Storia. Dicono che ci amano, che ci lasciano il nostro libero arbitrio, eccetto in alcuni casi in cui sono costretti a controllare telepaticamente determinate azioni. Dicono pure, però, che sulla Terra hanno scoperto una cosa che loro non hanno mai vissuto nella loro civiltà vecchia milioni di anni, ossia la violenza.  Affermano che è insita nel nostro pianeta, dai dinosauri (della cui sparizione ne sanno certo qualcosa!) in poi, e che probabilmente ci sarà per sempre. E la nostra violenza condiziona anche loro alla malvagità, ma solo quando sono qui. Come andrà a finire questa sorta di convivenza intima e sconosciuta?

Questo romanzo è scritto in uno stile tendente alla sceneggiatura; è pensato e scritto per una sorta di convergenza culturale tra la narrativa, il cinema,  la televisione e i fumetti.  Per il momento è reperibile solo on-line. Questo romanzo è clandestino.  Ma in realtà, come vi dicevo prima, questo romanzo in un certo senso ancora non esiste. I fatti di cui tratta succederanno solo a partire dalla fine di luglio, ma chi vi scrive ha importanti entrature fra i personaggi che prendono parte all’azione e può già anticiparvi tutto ciò. Attenzione però a non parlarne troppo in giro e a non farvi scoprire dal Controllo Centrale della Groenlandia, i vizaarkiani non scherzano mica.

In allegato una dichiarazione di uno dei protagonisti del romanzo: Sergej Cerenkov. E’ un ventunenne tetraplegico dalla nascita “grazie” a Chernobyl, ma ha sviluppato la vista e l’udito oltre i limiti umani. Parla troppo veloce per noi, ma non per i vizaarkiani, infatti è l’unico che riesce a vederli e a parlarci. Prima di iniziare il romanzo ci teneva a dirvi due parole… scritte si capiscono:

<<S-a-l-v-e-, -s-o-n-o –c-o-n-t-e-n-t-o –c-h-e –q-u-a-l-c-u-n-o –d-i –v-o-i –a-n-c-o-r-a –l-e-g-g-a –q-u-e-s-t-e –s-t-o-r-i-e-. –I-n-f-a-t-t-i –è –f-a-c-i-l-e –p-e-n-s-a-r-e –c-h-e –s-i-a-m-o –t-u-t-t-i –i-m-p-a-z-z-i-t-i. –M-a –n-o-n -è –v-e-r-o. –S-i-a-m-o –t-u-t-t-i –s-a-n-i –d-i –m-e-n-t-e, -b-é –e-c-c-e-t-t-o –u-n –p-a-i-o –d-i –v-i-z-a-a-r-k-i-a-n-i -e –q-u-a-l-c-h-e –m-i-l-i-o-n-e –d-i –t-e-r-r-e-s-t-r-e-… -m-a –q-u-e-l-l-o –c-h-e –l-e-g-g-e-r-e-t-e –i-n –G-e-n-e-s-i- -o-l-t-r-e –l-a –l-u-c-e -è –s-o-l-o –v-e-r-i-t-à-! –T-u-t-t-a –g-e-n-u-i-n-a -e –s-a-c-r-o-s-a-n-t-a –v-e-r-i-t-à-! –S-t-a –p-e-r –a-c-c-a-d-e-r-e-… -a-s-p-e-t-t-a-t-e –s-o-l-o –q-u-a-l-c-h-e –g-i-o-r-n-o –e –a-c-c-a-d-r-à –d-a-v-v-e-r-o-… -e –p-o-i –s-a-r-à –t-u-t-t-o –d-i-v-e-r-s-o-… -t-u-t-t-o –c-a-m-b-i-e-r-à-… -e –n-o-n –v-e-n-i-t-e -a –d-i-r-m-i –c-h-e –n-o-n –v-e –l-o –a-v-e-v-o –d-e-t-t-o-! –M-a –o-r-a –v-o-r-r-e-i –c-h-i-u-d-e-r-e –i-n-v-i-t-a-n-d-o-v-i -a –l-e-g-g-e-r-e –G-e-n-e-s-i -o-l-t-r-e –l-a –l-u-c-e-, -p-e-r-c-h-è-… -p-e-r-c-h-è –q-u-e-s-t-o –r-o-m-a-n-z-o –è –s-c-r-i-t-t-o –p-r-o-p-r-i-o –b-e-n-e-! –U-n-a –t-e-c-n-i-c-a –p-r-e-c-i-s-a-, -u-n-o –s-t-i-l-e –o-r-i-g-i-n-a-l-e-, -i-m-m-a-g-i-n-i –n-i-t-i-d-e-, -a-t-m-o-s-f-e-r-e –a-v-v-o-l-g-e-n-t-i-, -i-n-t-r-e-c-c-i-o –a-d –o-r-o-l-o-g-e-r-i-a-, -p-e-r-s-o-n-a-g-g-i –s-i-a –c-o-m-u-n-i –c-h-e –i-m-p-o-s-s-i-b-i-l-i-, -m-a –t-u-t-t-i –m-o-s-s-i –d-a –u-n –i-n-t-e-n-t-o –a-u-t-e-n-t-i-c-o-, -d-a –u-n-a –s-p-i-n-t-a –a-l –f-a-r-e –r-e-a-l-i-s-t-i-c-a-, -t-u-t-t-i –i-n –u-n-a –p-a-r-o-l-a-: -c-r-e-d-i-b-i-l-i-. -E –i-l –t-e-r-m-i-n-e -“-c-r-e-d-i-b-i-l-e-” -è –l-a –s-f-i-d-a –v-i-n-t-a –d-a –q-u-e-s-t-o –r-o-m-a-n-z-o-, -l-a –s-f-i-d-a –a-f-f-r-o-n-t-a-t-a –d-a –q-u-a-l-u-n-q-u-e –s-t-o-r-i-a –c-h-e –a –c-a-u-s-a –d-e-l-l-a –p-r-o-p-r-i-a –m-e-t-a-f-o-r-a –v-i-e-n-e –s-e-m-p-l-i-c-e-m-e-n-t-e –o-f-f-e-s-a –d-a-l-l-a –c-l-a-s-s-i-f-i-c-a-z-i-o-n-e –d-i –S-c-i-e-n-c-e –F-i-c-t-i-o-n-.- >>  S.C.

Bé, vi avevo detto che non è facile capire Sergej…

Buona lettura e occhio ai padri vizaarkiani!

(scritto dall'autore 30/7/08)


Non vogliamo male a nessuno” AA.VV. - Minimum Fax  pagg. 368 € 15,00

Rossano: Al termine della lettura di “Non vogliamo male a nessuno”, paradossalmente, quello meno entusiasta della raccolta ero io che, come sai, sono un amante della narrativa americana contemporanea

Maria: Decisamente.

R: Tu hai una tua massima che mi ripeti ogniqualvolta ti consiglio un titolo:”odio i contemporanei”

M: Verissimo, anzi, odio i contemporanei e soprattutto odio gli americani.

R: Allora, come la mettiamo con questa momentanea inversione di rotta?

M: Credo che la forza di questa antologia sia il ricamo narrativo fatto intorno ai tabù sociali, mi spiego meglio: i temi sono quelli che terrorizzano la società statunitense al momento: la guerra, la paura e l’insicurezza, il cancro,..Ogni racconto ripropone in un contesto di normalità la trasfigurazione dell’orrore. È come deformare per esorcizzare. Manca l’incesto ed il cannibalismo, per il resto c’è tutto.

R: Sì, tutto questo accentramento attorno ai temi terrorizzanti si è radicalizzato nel post 11 settembre, ovviamente.

M: La cosa che più ha sconvolto una società non abituata alla guerra ritorna nel loro immaginario collettivo in modo preponderante: l’attacco alle torri sono il XXI secolo.

Sono l’insicurezza e il rifugio l’anima di questa raccolta; l’impossibilità di fronteggiare ciò che è ormai non è possibile controllare. In questo senso il primo racconto, “Il soffitto” di Kevin Brockmeir, il più brutto a mio parere, è anche quello che riassume il senso dell’intera raccolta.

R: Brockmeir scrive davvero bene, ma la storia che racconta si perde per strada. Però, senti qui che riesce a scrivere sto tizio: “Era quasi mezzogiorno e il sole allo zenit aveva cominciato a velarsi. Come sempre le sagome dei nostri corpi si ritiravano ad ovest, svanivano per un attimo nella calicine meridiana e si protendevano a est, cadendo oltre i confini del mondo. A volte mi chiedevo se avrei mai più rivisto la mia ombra formare una pozza ai miei piedi”

M: Tu t’innamori della parola scritta.

R: È vero, mi innamoro della parola scritta. Credo che molti racconti mi abbiano lasciato indifferente poiché tecnicamente sono ineccepibili, e questa è la forza dei giovani narratori americani, conoscono le armi del mestiere, sanno come plasmare l’argilla, non la utilizzano a cazzo come molti giovani italiani, però, dal punto di vista delle storie trattate molti autori replicano cose che leggo da anni.

M: Sono scritti molto bene, non c’è dubbio. Sai, forse quello più decontestualizzato è “Una corda a tre capi” di Nathaniel Minton. Declinazione didascalica del senso di smarrimento e del raccordo generazionale interrotto…anche se un collegamento lo si potrebbe trovare con il cinico racconto di Boudinot.

R: “Una corda a tre capi” ha questa vena anacronistica del tutto assente nel resto della raccolta.

M: Ti dice niente “Non è un paese per vecchi”?

R: Penso di aver capito dove vuoi arrivare.

M: Sì, gli Stati Uniti sembrano iniziare a sentire il peso di non aver una tradizione culturale millenaria. Sono giovani, irrequieti, isterici e per questo creativi e allo stesso tempo fragili…

R: Sino a poco tempo fa questa era la loro forza, no?

M: Si, era la loro forza. Con questo mi sono lanciata in un’analisi sociologia decisamente fuori dalla mia portata, ma non resisto alla chiacchiere da bar.

R: Le chiacchiere da bar sono quelle che reggono al peso del tempo.

M: Che osservazione sagace!

R: Ma anche no.

M: Difatti. Trovo che i due racconti di cui parlavo si accomunino al bellissimo film dei Cohen vincitore agli Oscar di quest’anno, è come se fossero uniti da un filo ideale. “Non è un paese per vecchi” si chiude con il sogno del padre inseguito a cavallo. Una traccia verso il passato riconosciuta come solida soluzione al senso di smarrimento e sgretolamento. In altri termini è come dire ‘dai ragazzi, ci siamo sbagliati, il superomismo futurista e futuribile delle grandi imprese economiche sta fallendo, l’unica è recuperare l’esperienza generazionale’.

Guarda caso ciò di cui parla Boudinot in “Civiltà”, che esaspera il concetto divertendosi a immaginare un mondo in cui lo Stato invita ad uccidere i propri genitori come sublime gesto patriottico…(e a pensarci bene non c’è da sottovalutare l’incontestabile vantaggio per le casse dell’INPS).

Idem vale per Minton (“Una corda a tre capi”), dove il protagonista, il cartografo, preferisce usare le conoscenze trasmesse dall’eredità paterna e materna per dis-orientarsi in uno scellerato deserto.

L’unico incontro possibile è con il folle fotografo sepolto vivo per non morire (nel più grande paradosso dell’intera raccolta di McSweeney’s).

R: Anche “Appunti da un bunker lungo la Higway 8” di Gabe Hudson, a mio parere il racconto migliore della raccolta, si struttura tutto attorno alla radicale contrapposizione tra padre e figlio. Perché secondo te c’è questa esigenza di confrontarsi continuamente con i “padri”?

M: Perchè l’attivismo non supportato da un orizzonte valoriale forte si sgretola. È la cultura secolare che regge le società. Il rimando al passato come fonte di senso. Quando questo rimando non c’è la società vacilla.

R: Ci si guarda alle spalle per continuare a galleggiare?

M: Ci si guarda per sopravvivere nei momenti bui come questo. Si sta delineando un nuovo ordine mondiale. Gli Stati Uniti sono pronti a cedere lo scettro? La vecchia Europa l’ha fatto ed è qui solo per via del forte rimando culturale che ha alle spalle.

R: Quello che prima era un punto di forza ora si sta trasformando in un boomerang dalle proporzioni inaudite e la letteratura che è pur sempre sguardo sul reale coglie questo punto di saturazione…

M: Diciamo grazie a Eggers che ha saputo individuare la rappresentazione del punto.

L’unica cosa che trovo davvero di cattivo gusto della raccolta è l’introduzione. Gran caduta di stile del nostro Dave. Cito la frase incriminata: siamo felici che voi italiani non viviate più sotto Berlusconi.

R: C’è gente che ha scritto recensioni leggendo solo l’introduzione. Mi sembra che sia una boutade, in fondo.

M: Poi mi viene da dire, sì, ma allora Bush?

R: Penso che Eggers spari su Bush le stesse cartucce dialettiche utilizzate contro Berlusconi

M: Nulle insomma.

R: Qualunquiste?

M: Nessuna cartuccia nessun risultato.

R: “Nessuna cartuccia nessun risultato”, mi sembra un’ottima frase di commiato.

(Recensione di Maria Carrano e Rossano Astremo 4/7/08)


Hanno detto di lei e del romanzo:

Chuck Palahniuk. ”Il più avvincente, il più originale serial killer dai tempi di Hannibal Lecter.”

Jeffery Deaver. “Una geniale esplorazione della natura del male e del riscatto.”

The Independent. “Non è difficile capire il motivo di tanto rumore intorno a questo libro”

The New York Times. “Chelsea Cain ha creato un personaggio con una sete di crudeltà che sarà difficile superare”.

Booklist lo ha eletto thriller dell’anno.

LA RAGAZZA DEI CORPI, di Chelsea Cain - Sonzogno Editore, pagg. 341 € 18,00

Le avventure del tenente Sheridan le vedevo quando ero piccolo e mi toccava andare a letto dopo carosello (da ciò temo si evinca la mia età). Erano storie appassionanti che un bravo (pleonastico dirlo) Amedeo Nazzari concludeva con un "Chi non beve con me peste lo colga!". Ad anni di distanza apro il libro di Chelsea Cain e leggo che il tenente Sheridan è il protagonista della vicenda, mi viene da sorridere, un sorriso che dura lo spazio di poche righe perché questo Sheridan ha a che fare con un serial killer, donna per di più, e ha la vita segnata dalle torture che da lei ha subito. Un romanzo che ti arriva subito come un pugno allo stomaco, descrizioni dettagliate di indicibili torture ed omicidi, ed una caccia spietata nel tentativo di giungere all'arresto di chi prende delle adolescenti, le strangola, le violenta e le immerge nella candeggina. Una giornalista dai capelli rosa è una vera e propria macchia di colore un una storia tenebrosa che potrebbe essere benissimo la scenggiatura di uno degli episodi di Criminal Minds, dove solo l'arguzia di un "profiler" può riuscire ad individuare il serial killer che terrorizza gli abitanti della città e rende insonni le notti del protagonita e del lettore. Leggendo questo libro si ha l'impressione di vedere un film, tale la dinamica degli avvenimenti e il rapido sconvolgimento di situazioni.

Giunto all'ultima pagina posso solo dirvi che l'assassino non è il maggiordomo (anche perché di maggiordomi nella storia non ce ne sono), e che avrei veramente avuto bisogno di un Biancosarti per riprendermi un po'. Sconsigliato a chi si impressiona, consigliato a tutti coloro che i brividi sulla schiena amano sentirli.

(14/5/08)


Christiana Ruggeri, nata a Roma il 28/01/1969. È iscritta all'Albo dei giornalisti professionisti dal 01/10/1999. Nel 1999 si è laureata in Lettere Moderne. Nel 2000 ha iniziato a lavorare per la Rai al Tg2. Nel 2005 ha condotto Tg2 Mistrà per poi passare alla conduzione di Tg2 Costume e Società. Ha realizzato numerosi reportage in paesi in via di sviluppo come Mozambico, Sierra Leone, Liberia, Uganda, Georgia, Albania, Haiti. Vanta collaborazioni con quotidiani e periodici (L’Opinione, Momento Sera, Il Giornale, Italiani, Ariel), nonché esperienze radiofoniche. Ha vinto numerosi premi fra cui il Premio Internazionale al giornalismo Sebetia-Ter al giornalista italiano che si è distinto in campo umanitario e culturale internazionale. Si occupa e scrive di critica cinematografica sin dal 1997. Dal 2007 è presidente dell'Associazione Onlus  I bambini di Nassiriya.

LA LISTA DI CARBONE, di Christiana Ruggeri - Mursia pagg.254 € 17,00

È una storia commovente quella che Anna, la protagonista, affida al suo diario, una grande, bellissima e avvincente storia d'amore vista attraverso gli occhi di una laureanda che messa in castigo per una vicenda di cattive compagnie, scopre una signora anziana che le da fiducia. Anna si ritrova, con tutto il disagio dei giovani d'oggi, a dover scontare un periodo di lavoro presso la libreria di Cristina, che nell'affidarle l'incarico di ordinare dei vecchi libri sulla Shoah, dimentica tra questi, delle vecchie lettere d'amore che un fidanzato perduto le aveva inviato. La curiosità è molto più femmina di quanto non si creda, soprattutto in tema di storie d'amore, e così Anna non resiste alla tentazione di leggerle e di scoprire che nel passato di Cristina c'è una dolorosa piaga; un uomo amato e scomparso, morto forse in seguito alla deportazione in un campo di sterminio nazista.

Inizia così il più bel romanzo che ho letto in questo ultimo anno, con una serie di intrecci e colpi di scena degni dei ben più celebrati best sellers writers di fantastoria. Quella che Cristiana, attraverso Anna racconta, è una storia avvincente, fatta di indagini, di puntuali ricostruzioni storiche, di incontri con i personaggi che la storia l'hanno, loro malgrado, scritta. E così in un viaggio che da Roma porta la nostra protagonista a Berlino, e poi a Riga, Christiana Ruggeri ci fa rivivere i momenti più bui dell'umanità dello scorso secolo, ma lo fa con leggerezza, senza infliggere di nuovo un dolore che ha accompagnato milioni di persone per decenni. È lo sguardo di innocente ignoranza della protagonista a non piegarsi davanti a criminali nazisti o a deportati miracolosamente scampati dalla morte dei campi di sterminio, il tutto con una grande dolcezza e con il linguaggio che solo una giovane sa e può permettersi di usare.

Impossibile iniziare a leggere questo libro e non finirlo tutto d'un fiato, impossibile non innamorarsi di Anna, sfrontata, innocente e coraggiosa, impossibile non innamorarsi di Christiana che ci regala pagine e pagine di emozioni.

(recensione di Maurizio Amici 12/4/2008)


Athol Fugard è uno dei maggiori drammaturghi viventi del mondo. La sua carriera abbraccia cinquant'anni di scrittura teatrale, recitazione (nel cinema e nel teatro) e regia. Ha lavorato in Sudafrica, a Broadway e in produzioni indipendenti americane, e a Londra. Tra le sue opere più note vi sono The Blood Knot [Legame di Sangue], Boesman and Lena [Boesman e Lena], Sizwe Banzi Is Dead [Sizwe Bansi è morto], «Master Harold»... and the Boys, Sorrows and Rejoicings e più recentemente Exits and Entrances. È apparso in film come Gandhi, Urla del silenzio, Meetings with Remarkable Men e Marigolds in August.

TSOTSI di Athol Fugard  Edizione Minimum Fax, pagg. 233 -  2008 - €10,00

Il romanzo fu terminato dall’autore, grande drammaturgo sudafricano, nel 1962, e poi ignorato, nascosto, forse negato per molti anni, fino a che un ricercatore chiese all’autore l’autorizzazione a modificarlo e a pubblicarlo e ne ebbe un non entusiastico consenso. Il libro è poi diventato un film, che nel 2006 ha vinto l’Oscar come miglior film straniero. L’opera si caratterizza per un atto coraggioso per uno scrittore: un protagonista “negativo”. Tsotsi non è un nome proprio, ma il termine che ha indicato per anni i giovani delinquenti sudafricani, costretti a sopravvivere nell’inferno dell’apartheid. Un cattivo senza speranza di riscatto, fino a un certo punto della sua vita. E proprio nel finale il film si distanzia dal libro: ha un finale più “laicamente” aperto alla speranza e, paradossalmente, più in linea con la struttura drammaturgica del racconto. Nel film non c’è presenza trascendente, il futuro è negli uomini e nella possibilità dell’amore che genera il riscatto. Francamente, a mio parere, è più convincente. E, forse, è questo il motivo per cui Fugard rinchiuse il suo progetto in un baule. Quello che rimane, però, è la vivida e crudele descrizione dell’inferno delle township sudafricane, dell’odio che genera odio, della sopraffazione razziale: “La vita non valeva nulla: di notte comandavano le pistole e i coltelli”, ricorda Nelson Mandela. Purtroppo, quello che viene a mancare al lettore non sudafricano di questo affresco, pur in una pregevole traduzione, è il linguaggio, in originale frutto della babele linguistica sudafricana, e quindi un tratto incisivo e caratterizzante. “Tsotsi” rimane comunque un libro importante, in un mondo disperato che sta riscoprendo il cancro del razzismo, il mancato riconoscimento della diversità come ricchezza globale. Una nota personale (e, d’altronde, un libro interagisce sempre con il nostro stato psicologico, con le condizioni sociali del momento, e con il luogo in cui viene affrontato): mi è capitato di leggerlo a Cuba, dove (malgrado tante altre difficoltà) le differenze razziali non esistono, anzi, il “melting pot” è una ragione di convivenza, e dopo aver conosciuto la Namibia, dove le differenze razziali sembrano superate e dove gli eredi dei Boeri e gli africani convivono pacificamente, così almeno sembra agli occhi del viaggiatore. Allora, forse, oltre che auspicabile, è possibile “stare insieme".

(Recensione di Paolo Modugno 3/4/08)


Christiane Singer è nata a Marsiglia nel 1943 e dopo il matrimonio si è stabilita a Vienna. Ha scritto diversi romanzi di successo, tra i quali: La morte viennese (premio dei Librai 1979), Storia d’anima (premio Camus 1989); e libri di saggistica, come: Il Tao della vita, Del buon uso delle crisi, Dove corri? Non sai che il cielo è in te?; Ultimi frammenti di un lungo viaggio, pubblicato postumo, è stato un bestseller in Francia ed è stato edito in tutta Europa. Christiane è morta a Vienna il 4 aprile 2007. 

ULTIMI FRAMMENTI DI UN LUNGO VIAGGIO, di Christiane Singer - Sonzogno Editore, Milano, pagg. 137, € 12,00

Sei mesi. Solo sei mesi. Di vita.

Questo Christiane Singer si sente dire dal suo medico il 1° settembre 2006. “Almeno avrò il tempo di finire questo libro” riflette lei.

E infatti il libro esce postumo, perché l’autrice muore il 4 aprile 2007, lasciandoci una testimonianza lucida, forte, non lacrimosa, di quello che succede nel lungo viaggio tra ospedali, analisi ed esami clinici, visite, l’operazione chirurgica, il declino del corpo. Afferma Christiane: “La cosa importante quando una malattia entra in te è che tu non entri nella malattia”.

Quando si parte per un lungo viaggio, si vuole prendere congedo con calma e con dolcezza dalle persone e dai luoghi che si amano, con la fiducia (o almeno la speranza) di ritrovarli.

Nel caso dell’ultimo viaggio non è così, e solo la fede nelle proprie certezze (qualsiasi esse siano) permette di non cedere alla disperazione, di spalancare le porte al coraggio del dopo (qualsiasi esso sia): “Riconoscerai l’esattezza del tuo cammino da ciò che ti avrà reso felice”. Con queste parole Christiane termina il suo diario, che gli ha permesso di salvare la sua vita aprendola a tutti.

(2/04/08)


Isabel Allende: a tre anni dalla sua nascita, nel 1945 il padre, Tomas Allende, divorzia e abbandona la famiglia; la madre decide di tornare in Cile con i tre figli e andare a vivere nella casa del nonno a Santiago. Grazie all'aiuto dello zio Salvador Allende, futuro presidente del Cile, poi ucciso nel colpo di Stato del 1973, a Isabel e ai suoi fratelli non mancherà la possibilità di studiare e di vivere senza problemi economici. Dopo il colpo di stato di Pinochet dell'11 settembre 1973, lascia il Cile nel 1975 trasferendosi a Caracas, in Venezuela, dove rimane fino al 1988. In tempi più recenti Allende si è dedicata alla stesura di una trilogia per ragazzi dedicata ai nipoti: i primi volumi sono stati La città delle bestie e Il regno del drago d'oro poi ha seguito l'ultimo volume La foresta dei pigmei.

Il 10 febbraio 2006 ha partecipato alla cerimonia di apertura della XX Olimpiade Invernale di Torino 2006 portando, insieme ad altre sette donne famose, la bandiera olimpica.Nel maggio 2007 è stata insignita a Trento della laurea honoris causa in lingue e letterature moderne euroamericane.

La somma dei giorni di Isabel Allende - Feltrinelli, pagg. 315, € 17,00

In questo sentito libro di memorie, Isabel Allende ricostruisce la dolorosa realtà degli anni che seguono la morte della figlia Paula, tracciando una sorta di diario delle vicende della propria famiglia nel periodo che va dal 1992 al 2006.

Attraverso l’epistolario tra l’autrice e sua madre, che vive in Cile, la Allende profonde in questo libro tutta la sua esuberanza e la sua gioia di vivere, narrando le vicende di questa originale famiglia allargata che ha riunito intorno a sé e che emerge come grande risorsa quando affetto e comprensione latitano.

In queste pagine l’autrice condivide con il lettore le sue convinzioni ed i suoi pensieri sull’amore, la spiritualità e le religione, il matrimonio e la maternità, l’infedeltà e la memoria. Le storie straordinarie ed i viaggi avventurosi riportati nel libro rappresentano un’esperienza straordinaria all’interno del processo descrittivo della protagonista, del suo mondo interiore e dei rapporti che sono ormai divenuti essenziali per la sua vita ed il suo lavoro di scrittrice.

Narrato con calore, umorismo e candore, “La somma dei giorni” è il ritratto di una famiglia dei nostri giorni tenuta insieme dall’amore, la fierezza e la testarda determinazione di una indomabile matriarca.

(recensione di Luigi Brunamonti 28/3/08)

 


È il primo della sua famiglia a frequentare le scuole superiori. Molto apprezzato dal suo insegnante di lingua inglese, già al liceo Rankin inizia a scrivere le prime poesie e numerosi racconti e, incoraggiato ad ampliare i suoi interessi letterari, si iscrive all'Università di Edimburgo, dove consegue la laurea in Letteratura inglese, nonché specializzato in Letteratura americana e scozzese.

Lo scrittore James Ellroy lo ha definito "Il re incontrastato del giallo scozzese". Vince l'Edgar Award nel 1988 per il romanzo Morte grezza, e nel 2004 per il romanzo Casi sepolti. Nel 1997 vince il Macallan Gold Dagger per Morte grezza. Vive ad Edimburgo, in Scozia, con moglie e due figli. La prosa di Rankin è concisa ed evocativa, i personaggi ben disegnati, i dialoghi convincenti, le trame eccitanti, ma le sue qualità più apprezzate sono la capacità di comprendere le debolezze umane, la deprivazione affettiva, la grettezza e l'odio, e l'abilità di descrivere in che modo la corruzione sappia infiltrarsi in tutti gli strati della società.

Dietro quel delitto di Ian Rankin Longanesi, pagg. 477, € 18.60

Luglio 2005: in occasione della riunione dei Capi di Stato del G8 in Scozia, la Polizia è impegnata al gran completo nel controllo delle innumerevoli dimostrazioni di protesta che si stanno scatenando intorno alla riunione, ma l’ispettore John Rebus non viene coinvolto perché i suoi superiori lo preferiscono “di guardia al forte”.

Rebus sta per andare in pensione, gli è morto da poco il fratello e oltretutto è un gran rompiscatole, quindi tanto vale non chiamarlo in causa, visto che, tra l’altro, le telecamere di tutto il mondo saranno puntate sull’evento. Ma in un bosco in prossimità dell’albergo dove si svolgerà il G8 viene rinvenuto un indizio legato ad un caso di omicidio già archiviato, a cui fa seguito l’inspiegabile suicidio di un Lord durante una cena di gala al castello di Edimburgo.

Le autorità avrebbero tutte le intenzioni di evitare che i due fatti gettino un’ombra sinistra su un evento di portata globale quale il G8, ma il nostro ispettore non è mai stato un amante delle regole. Insieme alla collega Siobhan Clarke dà vita ad un’indagine che finirà non solo per far luce su un intreccio avvincente, ma che avrà delle conseguenze anche sulla vita personale dei due protagonisti.

(28/3/08)


Hugh Laurie, è figlio di genitori di origine scozzese, suo padre era un medico,e, in gioventù, campione di canottaggio. È il minore di quattro figli. È conosciuto per la sua carriera di attore comico, regista cinematografico e teatrale, e scrittore, molto caro al pubblico televisivo britannico per il suo lavoro con Stephen Fry e per aver partecipato alla serie di successo della BBC Blackadder (interpretando George) con protagonista Rowan Atkinson.  Frequentò ad Oxford la Dragon School (una scuola privata), prima di andare ad Eton e in seguito al Sewlyn College di Cambridge, dove studiò archeologia e antropologia. Laurie ha ottenuto il miglior riconoscimento con la serie della Fox Dr. House - Medical Division (in originale House M.D.) nella parte del geniale e misantropo dottor Gregory House. Viene spesso giudicato come irascibile e poco socievole, ma in realtà nasconde un lato buono e generoso. Questa parte gli ha fruttato la vittoria del Golden Globe come miglior attore per serie televisive drammatiche per 2 anni consecutivi (2006 e 2007), la TCA Award e una nomination agli Emmy Awards, nonché un aumento sul conto in banca: il compenso di Hugh Laurie per la serie Dr. House - Medical Division è di 300.000 $ a puntata

Il venditore di armi di Hugh Laurie - Marsilio, pp. 349,  € 18.00

Opera prima dell’ormai famosissimo Doctor House, “Il venditore di armi” venne pubblicato per la prima volta nel 1996 sotto uno pseudonimo, visto che Hugh Laurie non voleva che il giudizio del pubblico potesse venire influenzato dai suoi successi come interprete cinematografico e di numerosi programmi comici della televisione inglese.

La sua reale identità venne svelata solo dopo la pubblicazione della prima edizione del volume e su pressioni del suo agente che, ovviamente, teneva molto alla pubblicità che ne sarebbe derivata e che l’ha portato ai vertici delle vendite negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

Il protagonista di questo avvincente thriller è Thomas Lang, ex membro della Guardia Scozzese, la cui unica attività sembra essere rimasta quella di bere whisky in gran quantità e portare al limite la sua adorata Kawasaki. Ad Amsterdam Lang viene avvicinato da un uomo che gli offre 100mila dollari per uccidere un uomo d’affari americano; il nostro protagonista non solo rifiuta l’offerta, ma cerca di avvertire il malcapitato per metterlo in guardia. Il risultato è che Lang si ritrova suo malgrado coinvolto in una cospirazione internazionale in cui abbondano trafficanti d’armi, agenti dei servizi segreti, miliardari senza scrupoli e femmes fatales; una miscela altamente esplosiva dove humor e risate si alternano a momenti in cui il brivido ti fa trattenere il respiro.

(recensione di Luigi Brunamonti 28/3/08)


 

Michele Leoni è giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Forlì. Ha collaborato con l’Università di Bologna come docente in materia di psicologia giuridica. È autore di numerosi saggi giuridici - fra cui I Serial Killer (Experta, 2007) L’imputabilità del tossicodipendente (Giuffrè, 1992) e Il nuovo reato di abuso d’ufficio (Cedam, 1998) - e anche di testi di narrativa fra cui, per Foschi editore, i romanzi “Il tempo degli innocenti”, vincitore del premio letterario “Ceppo Proposte 2001”, e “Una moglie chiamata madre”

IL GIOVANE TIZIANO di Michele Leoni - Foschi Editore, pagg. 269, € 11,90

Interessante e peculiare il percorso di scrittore di Michele Leoni, magistrato del Tribunale di Forlì e autore di numerosi scritti giuridici e di narrativa.

Con questo volume, una reinterpretazione in chiave postmoderna del Giovane Holden, lo storico romanzo simbolo di generazioni di giovani, l’autore ha inteso offrire un omaggio coraggioso e spregiudicato al grande scrittore americano J.D. Salinger.

Week-end di Ferragosto. Tiziano, 25 anni, si ritrova solo: i genitori in vacanza, la sorella con il fi