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Wilbur Smith

Alle fonti del Nilo
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Dopo un interminabile viaggio nelle terre più remote del mondo
conosciuto, per il mago Taita e il fedele Meren è tempo di far ritorno
in Egitto. La loro amata patria è afflitta da piaghe senza fine: sulle
regioni del Nilo, già stremate da lunghi anni senza esondazioni, si è
abbattuto il flagello della peste, che non ha risparmiato neppure i
figli del faraone Nefer Seti. E mentre i nemici di sempre tramano per
mettere le mani sul regno, su di esso piomba una nuova, penosa
calamità: il fiume, da sempre fonte di vita e di prosperità, si è
ridotto a una catena di pozze fangose del colore del sangue. Uno
scenario drammatico in cui, impalpabile come la tela di un ragno
velenoso, si diffonde il culto di una nuova, misteriosa dea dagli
straordinari poteri. Un culto che sta affondando i suoi artigli nel
seno stesso della famiglia reale. Disperato, il faraone chiede a Taita
di rimettersi in cammino. Solo il grande stregone, forte dei nuovi
poteri ottenuti grazie agli arcani riti custoditi nella lontana Asia,
ha qualche speranza di scoprire e sconfiggere la minaccia che si annida
alle fonti del Nilo. Ha così inizio un pericoloso viaggio lungo il
maestoso letto del fiume, descritto con grande talento narrativo e
ineguagliabile ricchezza di dettagli, nel quale alle insidie che
minacciano la spedizione si aggiunge la sfida letale del mago con le
forze oscure in agguato fuori e anche dentro di sé...
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Daniela Padoan

Le Pazze - Un incontro con le madri di Plaza de Mayo
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Difficile dire quando inizia una storia, "la storia". In questo caso
diremo che la storia delle Madri di Piazza di Maggio inizia all’alba
del 24 marzo 1976 quando la Giunta militare, capeggiata da Jorge
Videla, mise in atto cio’ che sei mesi prima aveva pubblicamente
promesso. Anche per questo il colpo di stato non sorprese nessuno.
Anzi, alcuni furono finalmente appagati da una stupida attesa. Non
sarebbero stati delusi: si apriva quel giorno la pagina piu’ nera della
storia argentina. "Alle due di notte, fecero irruzione nel nostro
padiglione le Forze congiunte dell’Esercito, Gendarmeria penitenziaria
e Polizia provinciale - racconta Julian Monteros, all’epoca detenuto
nel carcere di Tucuman - Quella notte fu la piu’ lunga della mia vita.
Ci picchiarono fino all’alba e chi cadeva moriva. Tutta la notte fino
alle otto del mattino, continuarono a colpirci dicendo che era finita
la democrazia, che eravamo morti... quella notte passammo dalla
categoria di prigionieri politici a desaparecidos... a partire da quel
giorno fummo torturati in ogni momento, mattino, giorno, sera e notte".
Era quel 24 marzo 1976 e nessuno poteva immaginare cio’ che sarebbe
accaduto.
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Andrea Camilleri

La presa di Macallè
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Io l'ho letto come l'estrema, paradossale esperienza non di un bambino
di sei anni, ma di un bambino di sei anni ripetutamente
"violato"...nella sessualità e nell' "infanzia", dall'ideologia, dal
fanatismo... Come se l'infanzia e tutto quello che questa età della
vita comporta fossero negati, forzatamente... Il sesso, la precocità
paradossale l'ho letta come lo sgomento, l'assurdità di una crescita
forzata, inconsapevole e drammatica... Questo libro mi ha insegnato
moltissimo sull'ideologia fascista...chissà perchè, mentre lo leggevo,
pensavo alla civiltà giapponese che "abitua" forzatamente i bambini al
vasino a pochi mesi, appena si reggono sulla schiena, e anche ai
kamikaze..
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