Stefano dell'Orco, un bravissimo montatore TV ci parla del suo lavoro in uno "speciale" di Maurizio Amici sul montaggio televisivo
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Nella sezione Archivi troverete l'elenco completo, mese per mese dei libri che abbiamo recensito, le notizie degli editori, le interviste con gli autori
Invia i tuoi commenti su uno dei libri che abbiamo recensito, saremo lieti di publicarli su Pagine di libri.
LA SCOSSA di Francesco Delzio, Edizioni Rubbettino, pagine 90, euro 12,00.
Scientifica e disincantata disamina economica e sociale sulle Questione del Mezzogiorno, incentrata sul come sia possibile dimenticare nell’Europa Unita venti milioni di persone in quel “placido oblio” che sia i governi di centro destra che di centro- sinistra continuano a fomentare, abolendo il Sud non per decreto ma per volonta’ politica.
Dal mito di Federico II di Svevia che con il sangue indomito di Barbarossa nelle vene rivoluziono’ quelle terre dall’alto facendo loro vivere un’altra “eta’ dell’oro” alla rassegnazione per un Sud irredimibile, con un esodo di massa in costante crescita paragonabile ad una citta’ di medie dimensioni che ogni anno si sposta dal Meridione al Nord.
Come Petra - meraviglia del mondo antico sepolta dall’abbandono e dall’incuria- cosi’ il Sud, il cui sogno di rinascita si trasforma nell’incubo di una societa’ involuta sino alla desertificazione. Fuggono uomini con speranze, idee e capitali, attestando la pessima performance di quel fattore d’attrazione su scala internazionale tanto perorata dalla mission di Invitalia.
Non v’e’ ragione che un imprenditore straniero investa i propri capitali in quella “Disneyland della terza eta’” calda ed accogliente da visitare ed abbandonare dopo qualche giorno con lo stesso entusiasmo.
La radice del male e’ inquietante e pone le origini in quell’annessione forzata del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia nel 1861 e dove la sua storia e’ la storia dei tentativi falliti per sanare la lacerazione morale e sociale dell’incontro-scontro fra realta’ disomogenee. Il blocco d’arretratezza economica e sociale non trova quindi fondamento solo sul piano storico, ma ha una genesi di natura anche ideologica.
A tutt’oggi, la fazione fascista e legaiola alza le braccia in segno di resa per una questione meramente etnica, la fazione opposta continua invece a coltivare una speranza dal basso, dove solo i meridionali posso fare risorgere la loro Terra, cosi’ carente di senso civico ed identita’ collettiva e dove l’intreccio di brigantaggio e legittimita’ borbonica fanno il resto, riproducendo lo stereotipo secolare del “Paradiso abitato dai Diavoli”.
Le soluzioni shock che offre l’autore, meridionale, manager , docente e saggista di Economia in realta’ sono tutte gia’ tentate, gia’ discusse, gia’ fallite, perche’ si continua ad ignorare che molti dei problemi del Mezzogiorno sono solo la forma acuta di patologie strutturate nell’intera economia italiana.
Saggio di stampo giornalistico, per chi crede che solo studiando il nemico lo si possa sconfiggere
E’ forse l’impossibilità di “immaginare la vita dell’altro” il motivo alla base del conflitto arabo-palestinese? si domanda l’autore? E’ proprio questa capacità di penetrazione psicologica, unita ad una dedizione unica nei confronti del suo popolo, che rende Nussebeh un uomo straordinario e “C’era una volta un paese” un libro importante. Figlio di una antica famiglia aristocratica palestinese, filosofo e sognatore come temperamento e accademico come formazione, Nusseibeh è un visionario in un paese di visionari. Da bambino, guardava con curiosità attraverso la Terra di nessuno che divideva la Gerusalemme in cui la sua famiglia viveva da oltre 13 secoli. C’è un tragico parallelismo trai vicoli che finiscono in muri di mattoni delle memorie di Amos Oz e le “visioni” di Nusseibeh di una città parallela dall’altra parte del muro. Ne consegue che non è affatto una sorpresa che i due autori siano amici e, in qualche modo, alleati.
Fortemente schierato contro qualunque forma di violenza, nel 1980 giunse a suggerire che Israele avrebbe potuto annettersi definitivamente i territori occupati ed offrire ai palestinesi pari diritti all’interno del sistema democratico israeliano, o concedere loro l’indipendenza. Per questo, venne coinvolto in una serie di negoziati, segreti e meno, da molto politici israeliani. “Valeva la pena di correre il rischio se questo avesse impedito un’altra guerra tra i nostri popoli”, rivela l’autore che, attaccato all’interno dell’università dai militanti di Tanzim allineati sulle posizioni di Arafat, ribadisce che “non potranno costringerlo a cambiare idea”.
Nel corso della prima Intifada Nusseiben si è occupato della stesura dei manifesti che guidarono la rivolta, offrendo il proprio appoggio morale e politico, ha aiutato moltissime persone ad evitare l’arresto e distribuito denaro ai più bisognosi. Tutto questo gli è costato tre mesi di prigione di cui ha approfittato per compiere ulteriori riflessioni, al punto da giungere quasi a goderne. In questo senso c’è però da dire che non venne mai sottoposto a torture o a trattamenti “pesanti” come successe a molti suoi compagni di prigionia.
L’opinione che l’autore ha degli uomini politici israeliani e palestinesi dell’epoca è molto netta e concisa: Arafat adora parlare ma ha una mente “eccessivamente sospettosa”, non è personalmente corrotto, ma non è riuscito ad evitare che l’Autorità Palestinese diventasse una vera cleptocrazia. Infine, l’abbraccio politico a Saddam Hussein si è rivelato un vero suicidio morale oltre che politico. Yitzhak Shamir avrà anche voluto un reale negoziato, ma dopo aver sprecato 10 anni in sterili discussioni emerge la volontà di rendere praticamente impossibile l’instaurazione di uno stato palestinese grazie al mezzo milione di coloni israeliani che nel frattempo si è insediato sulla terra dove avrebbe dovuto sorgere.
Per chiunque sogni una soluzione giusta e duratura della tragedia mediorientale, si tratta di un libro assolutamente da leggere, ma sempre tenendo presente la particolare chiave di lettura dell’autore. Ai suoi studenti Nusseibeh ricorda sempre di “pensare con la propria mente, senza restare legati alle opinioni dei propri padri, dei clerici mussulmani o anche dei professori come me. Io voglio persone in grado di tracciare da soli i proprio orizzonti mentali”.
(19/1/2010)
Le altissime torri di Lawrence Wright – Adelphi – Milano – 2007 – pp. 589 – Euro 28.00
Un 11 settembre di molti anni fa il mahatma Gandhi chiese a circa 3000 emigranti indiani riuniti fuori dell’Empire Theatre di Johannesburg, in Sud Africa, di impegnarsi a ribellarsi all’impero coloniale inglese senza spargere una sola goccia di sangue.
Più recentemente, un veterano della resistenza afgana che risponde al nome di Osama bin Laden si rivolge ad una folla di fedeli che si è radunata nella moschea di famiglia a Jedda, invoca quell’esile ma fortissimo eroe dei nostri tempi. Bin Laden descrive il Mahatma come l’uomo che sconfisse l’impero britannico “boicottando i suoi prodotti e vestendo abiti non-occidentali”. Con il suo solito tono monocorde, bin Laden esorta i convenuti a comunicare agli americani, in tutti i modi possibili, l’essenza delle proprie lagnanze, suggerendo anche di metterle per iscritto in lettere indirizzate alle ambasciate degli Stati Uniti. Esattamente 95 anni dopo l’appello di Gandhi, i commando suicidi di bin Laden sferrano invece un attacco così violento al cuore stesso dell’America, un attacco da cui la superpotenza a stelle e strisce deve ancora riprendersi. Il 9 settembre in effetti ha cambiato per sempre gli Stati Uniti e con questi il mondo intero.
Ma cosa c’è dietro il 9 settembre? Come è riuscito bin Laden a convincere centinaia di mussulmani a sacrificare la propria vita nella guerra contro l’America? E che cosa l’ha convinto a scatenarla? Quando ha iniziato ad odiare gli Stati Uniti? Chi sono le sue mogli? E che padre è o è stato per i suoi figli? In che famiglia è stato cresciuto? E’ rimasta una persona “normale” almeno fino ad un certo punto? Com’è nata la sua leggenda? Come Osama è divenuto Osama?
Tutte queste domande (e molte altre…) trovano una risposta in questo poderoso saggio scritto da Lawrence Wright, un collaboratore del New York Times. Il libro esplora infatti tutti gli eventi che portarono a quella limpida giornata di settembre che cambiò per sempre la storia del mondo ricostruendo con meticolosa precisione la vita di Osama bin Laden, riempendo tutti i vuoti e facendone un ritratto destinato a divenire il riferimento principale in materia, a meno che il principe saudita in persona non decida di scrivere e pubblicare la propria biografia.
Per riuscirci Lawrence Wright ha intervistato oltre 550 persone – Jihaddisti, politici, membri dei servizi segreti, giornalisti, professori universitari – e studiato innumerevoli libri, pamphlets, testimonianze e dichiarazioni di mujaheddin riuscendo nell’impresa di evitare di diventare tedioso. Al contrario, il volume si legge come un thriller grazie ad un ritmo pulsante e ad innumerevoli aneddoti che agganciano il lettore come succede raramente con un saggio.
(recensione di Luigi Brunamonti 16/3/009)
UN AFFARE DI STATO Il delitto Moro e la fine della Prima Repubblica di Andrea Colombo Cairo editore, 2008 pp. 287 € 16,00
I ricordi non stazionano solamente nella nostra memoria, ma anche nei luoghi. Appena ho visto la copertina di questo libro, è comparsa ai miei occhi una fotografia: ero seduto insieme a Loris Barbieri in uno studio della RAI di via Asiago, la sala R8. Erano le 9 del mattino del 16 marzo 1978. Andava in onda la trasmissione “Radio Anch’io”, che avevamo “in-ventato” Giorgio Bandini, Loris Barbieri, ed io, e dalla quale, dopo il caso Moro, venimmo eliminati, proprio perché era tramontato il clima di “compromesso storico”. Dal momento che eravamo tre comunisti, non potevamo gestire la trasmissione di punta di Radio Uno. Dalla regia, un nostro collaboratore ci mostrò un foglio: “Hanno rapito Moro” e il mio collega Loris Barbieri decise di dare la notizia. Fummo i primi. Poi ci fu raccontato che Enrico Berlinguer, che ci stava ascoltando dalla radio in auto, mentre stava accompagnando a scuola i figli, si fece portare immediatamente alla Direzione del PCI. Non volevo solo citare un ricordo personale, ma è inevitabile, in presenza di eventi importanti, ricostruire il “dov’ero in quel momento”… Stiamo parlando di un evento ancora misterioso della nostra più recente storia politica, del quale ancora oggi stiamo scontando le conseguenze: una violenza perpetrata non solo nei confronti di un essere umano, ma dell’intero Paese, che ha impedito un diverso sviluppo della conduzione politica dell’Italia. Non si traccia la storia con i “se”, è noto, ma è indiscutibile che, senza l’assassinio di Moro da parte delle Brigate rosse, la storia italiana sarebbe stata diversa. Non possiamo dire se migliore o peggiore, ma certamente diversa. E bene fa Andrea Colombo a ricostruire nei minimi dettagli quei giorni e i comportamenti della classe politica italiana e di cercare di chiarire, riuscendoci, i perché di quell’evento. L’inizio del libro è avvincente, sembra un thriller, se non sapessimo che è tutto vero; la grande capacità di Colombo è anche quella di ricostruire la psicologia dei protagonisti. Poi il “thriller” diventa un saggio, e l’atteggiamento del lettore si fa riflessi-vo, è portato a porsi domande. È questo, a parer mio, il pregio di quest’opera: di far sempre compartecipe il lettore. Non è un saggio che si “subisce”, ci si sente in qualche modo protagonisti (e forse è questo il motivo per cui mi sono concesso di citare un episodio della mia vita professionale). Ed è giusto, perché di quell’avvenimento fu protagonista, anche se talvolta muto, anche se talvolta inascoltato, l’intero popolo italiano.
Nel periodo 2006-2007 diversi sono stati i provvedimenti legislativi tesi a dare nuovo vigore alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale.
Gli autori hanno identificato e commentato nel primo capitolo del volume le 55 norme ritenute di maggiore impatto nell’azione di contrasto all’evasione, tutte introdotte con interventi del legislatore dapprima con il decreto legge n. 223/2006 e successivamente con la legge n. 296 del 2006, nota anche come finanziaria per il 2007. Si tratta di norme che più direttamente incidono sul rapporto tra professionisti, imprese e amministrazione finanziaria.
Viene quindi affrontato in modo organico ed esaustivo l’argomento Studi di Settore, analizzando i meccanismi di base, le finalità e le numerose modifiche introdotte negli anni al complessivo meccanismo di funzionamento di tale tipologia di accertamento. In tale ambito viene, inoltre, posto l’accento sugli aspetti pratici e sui mezzi a disposizione del contribuente per “provare” lo scostamento dei reali ricavi e compensi conseguiti nell’esercizio dell’attività da quelli determinati presuntivamente tramite l’applicazione dello studio di settore.
Nell’ultimo capitolo, inoltre, in un contesto di più ampio respiro, viene posto l’accento sui riflessi che le novità introdotte dalle “55 norme”, esposte nel dettaglio nel primo capitolo, hanno sull’attività di accertamento in via più generale e conseguentemente vengono ripercorsi anche tutti gli strumenti di difesa del contribuente forniti dalla legge.
Un testo dal taglio estremamente pratico, di facile consultazione anche grazie ad un indice generale che permette di individuare velocemente ed in maniera chiara l’argomento ricercato.
(recensione del 23/10/08)
PERCHE’ FILOSOFIA di Guido Rossi Editrice San Raffaele, MI, pagg.122, € 14,00
“La vera democrazia è quella che impedisce che ci sia qualcuno che predisponga i tuoi obblighi senza che tu possa averne una coscienza critica”. E’ l’idea di una filosofia come impegno civile quella che Guido Rossi scandisce nelle pagine del suo Perché filosofia. La pratica di un pensiero che non si perde in astratte elucubrazioni ma che raccoglie le grandi sfide delle tecnologie e della politica è il compito di chiunque ambisca a essere un cittadino in grado di ribellarsi alle pervasive logiche del profitto e del consumo.
Ma è solo la capacità di recuperare il senso e il ruolo dell’economia e del diritto – riportando queste discipline all’origine delle questioni che le hanno generate – che consente a Rossi di mostrare come filosofia o è un “pensiero incarnato” o non è nulla.
Il perché della filosofia per l’autore va pertanto cercato nella concretezza dell’economia – intesa alla lettera nel senso di quelle leggi di una casa in cui dobbiamo imparare a convivere, affrontando senza paura i nuovi scenari geo-politici che ridefiniscono lo scacchiere globale e con esso temi cruciali come l’idea di Stato, di Nazione, ma anche di identità e di valore.
In quest’ottica, filosofia non può che essere anche un esercizio e al tempo stesso un dovere che si realizza nella difesa quotidiana di quella “democrazia della discussione” che i padri dell’Illuminismo ci hanno consegnato come preziosa educazione alla libertà e alla tolleranza, dalla quale occorre ricominciare se si vuole davvero provare a progettare un’Europa la più lontana possibile dai pericoli e dalle tentazioni di ogni sorta di fondamentalismo.
Come dice Rossi: “Non basta votare per rivendicare il nome della democrazia”.
Il petrolio
giunto alle soglie dei 150 dollari al barile, la fame di energia dei paesi in
via di sviluppo, gli stili di vita dei paesi ricchi, il cambiamento climatico:
è questo lo scenario della sfida energetica che oggi il mondo intero deve
fronteggiare. Una serie di concause, di varia natura, che hanno raggiunto un punto
di criticità nel medesimo arco di tempo, hanno fatto dell’energia una questione
squisitamente politica attinente sia alla sicurezza nazionale che alle
relazioni internazionali, con inevitabili tensioni tra paesi consumatori e
paesi produttori. D’altra parte la crisi energetica ha colto i sistemi
occidentali, (ed europei in particolare), a metà del guado della loro
transizione dallo stato al mercato, con il rischio di sommare le inefficienze
dell’uno a quelle dell’altro. Se è vero infatti che non esistono soluzioni
semplici a problemi complessi, è necessario in ogni caso sgombrare il campo da
luoghi comuni – che il mercato valga a guarire ogni male, che le risorse
fossili stiano per esaurirsi, che quelle rinnovabili siano una panacea
universale, che politica e bandiera non contino nel mondo delle imprese
energetiche – per arrivare a quei sani compromessi che soli consentono di fare
qualche passo in avanti.
Nella
collana dei Mementi, il volume “Fiscale”, giunto all’edizione del 2008, si
riconferma ancora una volta un testo unico nel suo genere.
La sua
particolare impostazione lo rende un volume estremamente apprezzato dai
professionisti del settore; infatti attraverso la consultazione del Memento
Fiscale è possibile trovare, velocemente ed in modo esaustivo, soluzioni chiare
ed affidabili alle problematiche che gli operatori del settore si trovano ad
affrontare.
La materia
tributaria è trattata con un taglio che sintetizza tutti i dati di riferimento,
partendo dall’analisi della legislazione vigente sapientemente integrata con i
chiarimenti della prassi amministrativa e l’interpretazione della
giurisprudenza; numerosi esempi e casi pratici completano la trattazione
all’interno di ogni singolo argomento, fornendo risposte immediate ai problemi
che sorgono nell’ambito della disciplina fiscale, caratterizzata da una
continua evoluzione normativa ed interpretativa.
Il piano dell’opera
prevede:
ØUna
tavola con le principali novità fiscali contenute nel volume “Memento fiscale
2008”;
ØLa
prima parte dedicata alle imposte dirette (Ire, Ires, nonché le “regole comuni”
all’imposta sulle persone fisiche e sulle società);
ØLa
seconda parte relativa alle imposte indirette (Iva, Imposta di Registro,
Imposte ipotecarie e catastali, Imposta sulle successioni e donazioni, Imposta
di bollo);
ØLa
terza parte riservata alle imposte e tasse diverse (Irap, Ici, tributi
erariali, tributi locali);
ØLa
quarta parte che tratta le disposizioni trasversali alle imposte dirette ed
indirette (Interpello, Accertamento, Contenzioso, Sanzioni, ecc.).
Di grande
utilità anche l’appendice, costituita da una serie di tabelle, elenchi e schemi
riguardanti gli argomenti trattati nelle quattro parti dell’opera.
La
consultazione del volume è agevolata da un esauriente indice analitico che,
attraverso parole chiave riferite a tutte le materie trattate nel testo,
permette una rapida ricerca mediante paragrafi numerati a margine per ogni
argomento analizzato.
Di certo il
testo si pone come un irrinunciabile ausilio per quanti svolgono la propria attività
nel settore tributario. Il volume è disponibile anche con la nuova formula
“Sempre aggiornati” che offre l’aggiornamento settimanale su internet al sito www.memento.it e mensile su carta.
RIQUADRO
RELATIVA ALLA COLLANA “MEMENTO PRATICO”.
La collana
dei “Mementi pratici” nasce da un’idea dell’editore Ipsoa-Francis Lefebvre e si
è rivelata una formula di grande successo. Unica nel panorama editoriale
specialistico, opera in quattro macro-aree così suddivise:
ÞArea Fiscale con i tre volumi “Fiscale”, “Iva”,
“Contenzioso tributario”;
ÞArea Lavoro con ben sei volumi “Lavoro”,
“Licenziamento”, “Paghe e contributi”, “Previdenza”, “Igiene e sicurezza sul
lavoro”, “Incentivi all’assunzione".
ÞArea Contabile con i volumi “Contabile”, “Principi
contabili internazionali”, “Bilancio consolidato”;
La Mafia della Sanità. Come
liberarsi dall'industria farmaceutica e diventare sovrani della propria salute,
di Ghislaine Saint-Pierre Lanctot - Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, pagg.
265, € 9,90
Ghislaine
Lanctôt, dopo avere esercitato la professione medica per oltre venticinque
anni, descrive la realtà del sistema sanitario occidentale non solo da un punto
di vista “scientifico”, ma anche etico-filosofico e spirituale.
I giochi di
potere, gli enormi interessi economici dell’industria farmaceutica, in cui i
reali bisogni del malato non trovano spazio, vengono analizzati con estrema
lucidità e vengono fornite anche le motivazioni per le quali il mondo sanitario
è caratterizzato da costi eccessivi, dall’impossibilità di controllo da parte degli
utenti e da un numero di patologie in continuo aumento.
AIDS,
cancro, vaccinazioni, malattie iatrogene vengono affrontati e descritti secondo
un’ottica smaliziata che, grazie alla posizione di osservatrice privilegiata
dell’Autrice, permette di mostrarli per quello che sono realmente.
Moltissimi
suggerimenti per evitare le trappole del sistema sanitario e per sperimentare
in prima persona la salute autogestita e “illimitata”.
«Ho
studiato medicina e per parecchi anni ho creduto di essere sulla buona strada,
ma poi la realtà mi ha dimostrato il contrario: fatti ed eventi, pensieri ed
emozioni, intuizioni invisibili e impalpabili hanno boicottato fin dall’inizio
il mio rigoroso lavoro scientifico».
«Perché il
nostro stato di salute si deteriora costantemente? Perché le cure mediche
costano così tanto? Perché non cambia niente nel sistema sanitario se sono
tutti insoddisfatti? Chi ne trae veramente vantaggio?».
(26/5/08)
FALCE E CARRELLO Le mani sulla spesa
degli italiani di Bernardo Caprotti Marsilio editore, pagg. 187, € 13,50
Mi chiedo
se sia possibile parlare di un libro (“recensione” mi sembra un termine un po’
presuntuoso) usando un termine forse non accettato dall’Accademia della Crusca,
ma abbastanza in voga: “Cazzo!”.
Sdoganato
in RAI da Cesare Zavattini negli ultimi anni ’70 e in seguito strausato da
molti politicanti e frequentatori dei reality show (stesso genere di
individui), ma precedentemente dal papa Benedetto XV - di più larghe vedute del
suo omonimo successore – che scaltramente, così come mi fu raccontato da Tullio
De Mauro nel corso di una mia trasmissione che si chiamava “Voci e immagini
del…” andata in onda su RAIUNO, affermò (più o meno): “Continuerò a dire “cazzo
cazzo cazzo” finché il termine non avrà perso il suo valore sovversivo!”.
Insomma,
questo libro mi ha fatto “incazzare”. E ci meravigliamo perché il popolo
italiano è confuso e non sa dove andare? Vogliamo dare tutta la colpa alla
televisione commerciale che ci ha tutti “rincoglioniti”? (Com’è noto, quando
uno comincia con la coprolalia, è difficile fermarsi…)
Parliamo,
anche con dolore, delle perversità finanziarie di chi detiene il potere
economico, a qualunque schieramento appartenga.
Chi scrive,
ha creduto e crede che il capitalismo non sia il miglior “way of life” e che il
socialismo non abbia mai trovato un’applicazione corretta, sia sul piano della
finanza, che su piano dei diritti civili, ma che, nel nostro Paese, nel quale
una buona parte dei cittadini ha una “Weltanschauung”, una visione del mondo,
non ristretta né agli interessi, né ai confini, esista la possibilità che un
onesto imprenditore, inventore dei supermercati Esselunga il cui padre è stato
perseguitato dal fascismo, possa essere stato sodomizzato (mi si scusi il
termine) dalle democratiche Coop e dai comuni di sinistra in vari, artificiosi
e luridi modi, mi fa “incazzare”!
Leggete
questo libro, incazzatevi come me, ma non pensate che la politica sia una cosa
sporca e che il socialismo sia impossibile… Sarebbe come dire che
l’Inquisizione o i preti pedofili o i papi repressori e politicanti impediscano
di credere in Cristo… Scusate, forse non andrebbe firmata:
(recensione
di Paolo Modugno 14/5/08)
Nicola Labanca insegna Storia contemporanea
presso il Dipartimento di storia della Facoltà di Lettere
e Filosofia dell'Università di Siena. Laureatosi presso l'Università
di Firenze. Fra il 1984 ed il 1986 è stato borsista della
Fondazione Luigi Einaudi di Torino. Fra il 1991 e il 1992 ottiene
una borsa post-dottorato presso il Dipartimento di Storia dell'Università
di Siena. Fra 1994 e 1996 è docente a contratto presso l'Università
di Macerata. Dal 1996 si occupa di storia militare e dell'espansione coloniale. In particolare
tre sono i filoni maggiori di ricerca sino ad esso seguiti: lo studio
del rapporto fra guerra, forze armate e società nell'Italia
liberale; lo studio dell'espansione coloniale italiana fra Italia
liberale e regime fascista; le caratteristiche e le forme della
"guerra totale" nel Novecento. In questi tre ambiti di
ricerca ha pubblicato quattro volumi, ne ha curati altri sei e ha
scritto una quarantina di saggi e interventi in riviste storiche.
Tra le
delusioni più dolorose della storia possiamo senz’altro annoverare quella
passata agli annali con la definizione molto finanziaria di “dividendi della pace”. Dopo il collasso
dell’Unione Sovietica, gli stanziamenti per la difesa sarebbero dovuti diminuire
drasticamente su scala globale a favore della lotta senza quartiere a tutte le
forme di sottosviluppo. Dopo le immani stragi delsecondo conflitto mondiale e di una serie di
conflitti “locali” che ebbero il loro apice nelle guerre di Corea e del
Vietnam, le speranze che eventuali dispute potessero essere risolte solo
pacificamente durò troppo poco e la prassi del ricorso alle armi riprese
vigore. In questo bel volume Labanca non si limita soltanto ad una elencazione
dei conflitti, ma li inserisce anche in un contesto storico-politico di estremo
interesse che viene poi ulteriormente arricchito da un ottimo corredo
fotografico e da una serie di cartine che aiutano il lettore a collocare
geograficamente il conflitto preso in esame. Di grande interesse è poi il
capitolo dedicato all’era del peacekeeping
e del terrore che ci fa toccare con mano i rischi che stiamo correndo
attualmente e la realtà dell’unica superpotenza globale rimasta che, a
discapito del suo potenziale bellico senza uguali, riesce a vincere le guerre
ma a perdere la pace. Chissà che sia questo apparente controsenso a spingere i
suoi leader politici (e non solo loro…) a cercare altri modi per risolvere i
motivi di conflitto senza ricorrere necessariamente alle armi.
(14/5/08)
DINASTIE Fortune e sfortune delle grandi
aziende famigliari di David S. Landes Collezione Storica Garzanti, 2007 pp. 423
€ 28,00
In un periodo di grandi mutamenti nel campo
della finanza e dell’economia, dovuto al progresso tecnologico e alla
globalizzazione, è utile e istruttivo gettare uno sguardo all’indietro, ai
successi e ai fallimenti delle aziende, il cui successo iniziale è stato mosso
dalla cellula primaria della società: la famiglia. David Landes, uno dei
massimi storici dell’economia, in un dotto e raffinato excursus sulle vicende di
alcune grandi dinastie, dai Rothschild ai Ford, agli Agnelli, ai Toyoda, ai
Rockefeller, ai Guggenheim, frugando tra le memorie, le testimonianze, le
avventure e disavventure, al tratto comune in molte di esse, di una progenie
radicalmente diversa, che spesso ha depauperato l’ingegno, la lungimiranza, le
capacità di accumulazione del capitale dei padri, traccia un quadro di grandi poteri
dovuti a enormi ricchezze, senza mai, ovviamente, scadere nel pettegolezzo.
Risultato della lettura può anche essere un passaggio di nostalgia, uno sguardo
di ammirazione e, forse, invidioso, verso personaggi di grande levatura e di
grandi idee, in confronto alla diversità delle gestioni odierne, frutto
anch’esse di compromessi e anche di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ma
determinate da quelle misteriose strutture che sono i Consigli di
Amministrazione. Tra parentesi, una recente indagine svolta nel nostro Paese,
ha rilevato che nei CdA siedono quasi sempre le stesse persone: c’è chi
accumula fino a una cinquantina di poltrone. Forse, con buona pace della
specifica competenza. Leggendo la storia dei Rotschild, o dei Baring, o dei
Morgan, non può non venire in mente il banchiere di casa nostra che ha spinto
(non personalmente, certo) i clienti della “sua” banca a fare investimenti disastrosi
in aziende decotte, con contorno di giochi politici di basso livello. Quanto
siamo lontani dai “furbetti del quartierino”! Non erano certo santi e
benefattori, i grandi del passato, ma quale differenza di talento! È curioso,
poi, che proprio i Baring, inventori della banca moderna, finirono al collasso
nel 1995 grazie a un’operazione sfrontata e fraudolenta di un loro dipendente
che portò alla rovina la banca con le medesime modalità di un bancario francese
odierno che, giocando in Borsa in operazioni avventate trattate via Internet,
ha causato una gravissima crisi nella importante banca in cui lavorava, che
poteva rivelarsi irreversibile se il governo d’oltralpe non fosse intervenuto per
non causare un effetto domino. Se non sbaglio, è successo agli inizi del 2008.
Chissà se il bancario o il CdA di quella Banca avevano letto il libro di David
Landes…
(recensione di Paolo Modugno. 14/5/08)
E’ un paese di quasi
quattromila abitanti, in provincia di Salerno. Si chiama Palomonte.
Sono nato lì nel 1961, quasi al confine tra la Campania e la
Basilicata, nell’area più povera (Manlio Rossi Doria la definiva
l’osso, contrapponendola a quella ricca, la polpa) del Sud. Avevo
diciannove anni quando ho assistito e vissuto una delle più grandi
tragedie nazionali: il terremoto del 23 novembre 1980 che sconvolse
campagne e villaggi della Campania e della Basilicata.
Quell’esperienza, la distruzione e la morte, poi la ricostruzione e lo
spreco che ne seguì (agli italiani la vicenda è nota come Irpiniagate),
hanno segnato i miei primi passi da adulto. A Repubblica ho messo
infatti piedi la prima volta, era il 1985, come cittadino denunciante!
IMPUNITI
Storie di un sistema incapace, sprecone e infelice di Antonello Caporale - Baldini
Castaldi Dalai editore, 2007 pp. 314, € 17,50
Un po’ per la levità della scrittura,
agile, ironica, mai polemica, ma sottilmente e argutamente pungente, straziante:
un’Italia corrotta e imbecille… Bertolt Brecht diceva: “preferisco i cattivi
agli imbecilli, perché almeno i primi si riposano”… Un elenco minuzioso, ragionato
e documentato degli errori, degli sprechi, delle malversazioni di comuni,
province, regioni, e dello Stato italiano, a tutti i livelli. Leggendolo, una
rabbia sottile e “lunga” ti assale. Perché i soldi dei contribuenti vengono
sprecati così, considerando che, da gennaio a luglio, quello che guadagnamo,
va in tasse? Perché la brama di potere, l’arroganza, porta coloro che ci dovrebbero rappresentare, a prendere
decisioni folli, per non dire di peggio? Ma l’opera di Antonello Caporale,
spiritosa e arguta firma di “Repubblica”, non spinge i lettori nelle braccia di
Beppe Grillo, li incita piuttosto a pensare con maggiore attenzione, al momento
di votare gli “eletti”. Non è un inno all’antipolitica, il libro, ma un’analisi
del popolo italiano, o almeno di quella metà che si ciba degli avanzi del
potere (“Palazzo”, lo chiamava Pasolini). Dato che ritengo importante il
contesto nel quale si legge un libro, al fine di rendere il rapporto
autore/lettore meno “privato”, mi è capitato di leggerlo, per la maggior parte,
in metropolitana o sui mezzi pubblici, il che la dice lunga sulla scorrevolezza
delle parole di Caporale e/o anche sulla precarietà del mezzo pubblico. Mentre
leggevo di milioni di euro buttati al vento o regalati ai “clientes”, interno a
me si avvolgeva e svolgeva il popolo multietnico e multilingua che affolla i
mezzi pubblici, specialmente nelle ore di punta. Volti assorti, preoccupati,
pensierosi, gente che non arriva probabilmente alla quarta settimana del mese,
signore con buste dei supermercati discount, precari, impiegate/i… Nessuno
sorride o ride, solo gli studenti, come è sempre stato (ancora non sanno). Ho
finito il libro e la voce sintetizzata dice: “REPUBBLICA USCITA A…”.
Dimenticavo, il libro l’ho letto prima delle elezioni. Sceso dalla metro, il
libro sotto il braccio, mentre il semaforo mi invita ad attraversare, sfreccia
una macchina della polizia, seguita da una berlina con i vetri oscurati e dalla
scorta, ignorando il rosso. Repubblica (Italiana) uscita… dove?
(Recensione di Paolo
Modugno 15/4/08)
Autore di best sellers, Robert Greene è nato a Los Angeles. Ha frequentato U.C. California a Berkeley, e la University of Wisconsin a Madison, dove si è laureato in studi classici. Ha lavorato a New York come un editore e scrittore a diverse riviste, tra cui Esquire e, ad Hollywood come sceneggiatore e scrittore.
Un libro, curioso, dottissimo, ironico,
forse solo apparentemente amorale e cinico (come il precedente “Le 48 leggi del
potere”), pieno di interessanti citazioni, con un’impostazione grafica curiosa
e affascinante, ma… una guida/inno, un manuale di guerra quotidiana. Non solo
alla guerra vera e propria, dai combattimenti dell’antichità, fino all’odierno
terrorismo, ma alla guerra (portatrice in genere di morte) come linea di vita
(sembra un ossimoro). Suppongo che questo volume sia il “livre de chevet” di
qualche nostro personaggio pubblico: non bisogna mai pensar bene, bisogna
concentrarsi per aggredire il nemico, o presunto tale. Una vita defatigante,
sempre col dito sul grilletto, o con la lancia in resta, pronti a pensar male,
a dubitare di tutto, a vedere sempre il bicchiere (dell’altro) mezzo pieno e di
darsi da fare per svuotarglielo del tutto, e non pacificamente. Un “manuale per
i piccoli grandi conflitti della vita quotidiana”… non sapevo di vivere a Kabul
o a Peshawar. Per gli amanti del genere, invece, come ad esempio quel leader
multimediale che ho in mente, è un prezioso vademecum. Non scappa nessuno dai
bersagli dell’autore, non ci riuscirebbe nemmeno san Francesco, il quale, com’è
noto, sotto la tonaca non portava un Kalashnikov. Lo so, il mio atteggiamento è
un po’ estremo, ma non rientro nelle caratteristiche del lettore-tipo del
libro: non mi piace litigare, mi piace che le persone mi amino, credo alle
composizioni pacifiche, non ho mai dato un pugno in vita mia, sono contrario
alla pena di morte, mi piace tanto la vita. Anche quella degli altri. Non credo
al “molti nemici, molto onore”… È una questione di DNA, probabilmente. O di
altre letture, forse. In ogni caso, mi è capitato di leggere il libro sul
treno, e mi sono vergognato della scritta a lettere rosse cubitali, in
verticale, sulla copertina: GUERRA. Infatti, non va letto sul treno. Va tenuto
sul comodino, appunto, e consultato, appena aperti gli occhi, prima di una
scalata bancaria, della costituzione di un partito politico, della costituzione
di una cordata tutta italiana per comprare l’Alitalia. Non ho da fare nessuna
di queste cose.
(Recensione
di Paolo Modugno 4/4/08)
Naomi Klein, nata a
Montreal nel 1970, è la più celebrata e premiata giornalista della sua
generazione. Autrice del best seller internazionale No Logo (Baldini&Castoldi 2001) – battezzato dal "New York Times" Bibbia del Movimento
– la Klein collabora con alcune delle più prestigiose testate americane
ed europee: "The Nation", "The Guardian", "The New York Times", "Ms
Magazine". In Italia, "Internazionale" e "L’espresso".
“Siamo finalmente riusciti a ripulire il sistema delle case popolari a New
Orleans” ha dichiarato un parlamentare repubblicano dopo l’uragano Katrina. “Non
sapevamo come fare, ma Dio l’ha fatto per noi”
Nulla meglio di queste agghiaccianti parole sono in grado di definire il
sistema che Naomi Klein prende in esame in questo poderoso volume edito da
Rizzoli in cui l’autrice, dopo aver analizzato le forze distruttive della
globalizzazione con “No logo”, prende di mira il mito della “democrazia del
libero mercato”.
Con Shock Economy, la Klein ci fa capire
come quello che lei definisce Fondamentalismo di Washington sia stato in grado
di sfruttare le minace alla sicurezza nazionale, gli attacchi terroristici, le
crisi economiche ed ovviamente i disastri naturali per imporre le proprie
strategie. Non appena l’opione pubblica è distratta o addirittura terrorizzata da
eventi estremi e quindi non in grado di obiettare, vengono decisi draconiani
tagli ai servizi sociali,l’esercizio
delle libertà fondamentali viene fortemente limitato o vengono addirittura
scatenati conflitti armati strumentali agli interessi delle elite al potere.
L’autrice definisce “capitalismo dei disastri” questo nuovo processo di
ingegneria sociale ed economica che non esita a ricorrere anche alla tortura
nel caso non fosse chiaro il messaggio che non esistono alternative al “Nuovo
Ordine Mondiale”.
Il trionfo del Libero Mercato sembra ormai globalizzato – dalla Cina al
Brazile, dal Canada al Vietnam – ma in tutti i casi il risultato è lo stesso:
popoli interi vengono sacrificati sull’altare del profitto semplicemente perché
“non possono esserci alternative”.
E che tutto questo non valga solo per i paesi in via di sviluppo è
dimostrato dalla New Orleans post-Katrina e dalla rivelatrice esternazione con
cui abbiamo aperto questo pezzo; e se non bastasse questa ad esemplificare il
concetto, uno dei più grossi costruttori edili della città della Louisiana
aveva appena dichiarato che “…abbiamo di fronte una tabula rasa da cui
ripartire. E grazie a questa tabula rasa abbiamo grandi opportunità”.
Il concetto che sottende a questo inaccettabile modo di perseguire a tutti
i costi il massimo profitto viene rappresentato in modo ancora più raggelante
dalle parole di Milton Friedman, il guru dell’ultraliberismo premio Nobel per
l’economia: “…solo uno shock – provocato da un cataclisma naturale o dalla
violenza intenzionale della guerra, del terrorismo, della tortura – può
trasformare il “politicamente impossibile” in “politicamente inevitabile” ed i
suoi zelanti discepoli hanno messo in pratica gli insegnamenti di cotanto
maestro negli stessi Stati Uniti e nei paesi colpiti dallo tsunami, nel Cile di
Pinochet e nella Russia di Eltsin, in Sud Africa ed in Iraq.
Naomi Klein traccia un quadro estremamente crudo e documentato di questi
“esperimenti” e ci fornisce materiale in abbondanza su cui riflettere e
soprattutto su cui indignarci; una lettura non sempre semplice ma quanto mai
necessaria per aprire definitivamente gli occhi sul sistema in cui siamo tutti
immersi.
(Recensione di Luigi Brunamonti 26/2/08)
Saverio Capolupo, nato a Capriglia Irpina (AV) il 24 maggio 1951. E' coniugato con due figli. Ha frequentato l'Accademia della Guardia di Finanza dal e riveste, attualmente, il grado di Generale di Divisione, ed è in servizio, quale Comandante, presso la Scuola di polizia tributaria.
Collabora, dal 1978, con le più importanti riviste fiscali ed è autore di numerose pubblicazioni in materia tributaria,
tra le quali si segnalano: -"Reddito d'impresa", Ed. EGEA, Milano, 2007;
- "Manuale dell'accertamento delle imposte", Ed. IPOSA, MI, 2005;
- "L'accertamento per studi di settore", Ed. EGEA, MI, 2001;
- "Statuto del contribuente e diritto d'interpello", Ed. IPSOA, MI, 2000;
- "La riforma del sistema penale tributario", Ed. IPSOA, MI, 2000;
- "Il nuovo sistema sanzionatorio a tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea", ROMA, 2000;
- "Accise - Accertamento, Poteri, Violazioni e Sanzioni", ROMA, 1999;
- "La tassazione dei redditi di capitale" ROMA, 1998;
- "L'Accertamento per adesione", ROMA, 1997;
- "L'Accertamento Tributario", MI, 1996;
- "La tassazione dei proventi illeciti", Ed. CEDAM, PD, 1996;
- "Testo Unico delle Imposte sui redditi", Ed. ETI, ROMA 1994;
- "Minimum Tax", Ed. IPSOA, 1993;
- "L'accertamento tributario", Ed. ETI, ROMA 1993;
L’accertamento delle imposte costituisce uno degli aspetti
più delicati nei rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuenti; nell’accezione
più ampia del termine, l’accertamento delle imposte consiste nell’attività espletata dagli uffici
dell’amministrazione finanziaria per verificare se i contribuenti hanno
adempiuto correttamente con esattezza all’obbligazione tributaria prevista a loro
carico dalla normativa fiscale. La funzione di prevenzione e contrasto
all’evasione fiscale, demandata storicamente alle attività di accertamento, ha
come effetto diretto quello di incremento del gettito, attraverso l’emersione
della base imponibile sottratta all’imposizione. Parimenti importanti sono gli
effetti indiretti che le attività di controllo producono, che possono essere
individuati principalmente nella deterrenza al fenomeno evasivo, e
nell’incremento della cosiddetta “tax
compliance”
I punti fondamentali della disciplina dell’accertamento
delle imposte possono essere così riepilogati:
Individuazione dei poteri e delle attribuzioni degli uffici
finanziari;
Individuazione delle modalità di svolgimento delle verifiche
presso il contribuente e riflessi del comportamento tenuto da quest’ultimo;
Individuazione delle procedure di accertamento,
dell’ammontare dell’obbligazione tributaria e delle presunzioni utilizzabili
dagli uffici nei diversi contesti;
Tutela del contribuente.
Il “manuale dell’accertamento delle imposte”, edito dalla
casa editrice IPSOA può essere considerato un “best-seller” nella panoramica editoriale dedicata ai settori
specialistici.
Giunto alla sua quinta edizione, il volume si
contraddistingue per la puntuale trattazione di ogni argomento relativo
all’attività accertativa regolamentata dal d.p.r. n. 600/1973; un formula di
successo molto apprezzata dagli addetti ai lavori che consente di analizzare la
citata disciplina normativa partendo dalle previsioni in materia di adempimenti
contabili e dichiarativi da parte dei contribuenti per affrontare poi in modo
dettagliato i vari procedimenti amministrativi relativi a tutte le attività di
controllo che l’amministrazione finanziaria può esercitare, nel rispetto dei
termini decadenziali, per verificare se i contribuenti hanno adempiuto con
esattezza all’obbligazione tributaria prevista a loro carico dalla normativa
fiscale. Ampio spazio è dedicato anche agli aspetti sanzionatori, con
riferimento sia alle sanzioni amministrative tributarie che alle sanzioni
penali. Nella parte VII vengono inoltre compiutamente analizzati i diritti dei
contribuenti e gli strumenti a loro garanzia finalizzati alcorretto svolgimento, da parte
dell’amministrazione, dell’attività di accertamento.
Il linguaggio utilizzato si distingue per la chiarezza
espositiva e per i continui riferimenti alla prassi, dottrina e giurisprudenza.
Di utilissima consultazione anche le sezioni denominate “massimario”, poste
alla fine di ciascuna delle parti di cui si compone l’opera.
Il volume
è stato aggiornato con tutte le novità introdotte con le leggi finanziarie del
2006 e del 2007 nonché con gli ulteriori provvedimenti normativi correlati:
dalle modifiche alla disciplina riguardante le indagini finanziarie a quelle
che regolano l’accertamento sugli studi di settore, dalla previsione di limiti
al riporto illimitato delle perdite all’introduzioni di nuovi criteri per
l’individuazione delle società non operative.
(recensione della Dott.ssa Chiara Federica Amici - 20/12/2007)
Michele Ainis, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, è autore di oltre 150 pubblicazioni. Fra i suoi libri più recenti: "La legge oscura" (Laterza 1997), "Se 50.000 leggi vi sembran poche" (Mondadori 1999) e "Dizionario costituzionale" (Laterza 2000).
E' editorialista della Stampa di Torino e collabora alle principali riviste giuridiche italiane fra le quali: "Quaderni costituzionali", "Giurisprudenza costituzionale" e "Rassegna parlamentare".
Dalla A alla Z, 100 capitoli (o forse sarebbe meglio inquadrarli come articoli) che iniziano con Allucinazioni e finiscono con Zizzania, passando per Diritti, Multe e Tangenti. Insomma un affresco alfabetico della situazione del nostro Paese, con dati statistici, cifre e riporti di cronaca. Per certi versi assomiglia un po' allo stile di Report, il programma della Gabbanelli su Rai tre. Se avete voglia di incazzarvi per le cose che non funzionano, guardate lei o leggete Stato Matto, perché non c'è satira o ironia ma una semplice descrizione, lapidaria e istantanea delle cose che non vanno, un epitaffio al nostro malcostume, al malgoverno (qualunque esso sia, piova o meno è sempre ladro). C'è da dire però che dopo l'incazzatura ci si sente un po' meglio, perché è come sfogare una rabbia che cova dentro di noi, è come aver chiesto qualcosa che non si aveva mai avuto il coraggio di chiedere. Ainis ce le spiattella sulle pagine del suo libro, come dicevo in rigoroso ordine alfabetico in modo che non si faccia confusione e non sfugga niente.
L’India e’ di moda: al cinema e in cucina sulle copertine dei periodici
e lungo le autostrade virtuali del web, ma anche nelle analisi della
grande finanza e nelle strategie della politica internazionale. Nessuna
democrazia al mondo sta viaggiando tanto rapidamente verso il futuro:
meta’ del suo miliardo e duecento milioni di abitanti ha meno di
venticinque anni, le sue aziende fanno affari negli Stati Uniti e in
Europa, la sua forza lavoro e’ ben preparata e a basso costo,
soprattutto nel settore tecnologico e scientifico. L’India vive un boom
economico che sta gia’ cambiando gli equilibri mondiali. Ma, al tempo
stesso, e’ lo Stato che ospita il 40% della popolazione povera e un
terzo dei bambini malnutriti di tutto il pianeta. E quello che conta il
piu’ alto numero di malati di AIDS. Una nazione colma di potenzialita’
e contraddizioni che Kadmar Mira, autrice nata negli USA da padre indiano, esplora in tutti i suoi
aspetti con il rigore e l’incivisita’ del giornalismo d’inchiesta ma
anche la passione e la curiosita’ di chi studia le proprie radici
(’India, l’invasione mite’, Sperling & Kupfer, pagg. 400, euro 18).
Mostrando come un Paese rigidamente diviso in caste, con ventidue
lingue ufficiali, in cui convivono induisti e musulmani, cristiani,
buddisti, stia affrontando sfide in realta’ universali: combattere il
terrorismo, la miseria, le malattie, il degrado ambientale per tentare
di garantire a tutti i benefici dello sviluppo e di una societa’
aperta, multietnica e multirazziale. Se l’India avra’ successo,
offrira’ un modello alternativo non solo a se stessa ma a chiunque
sappia osservarlo. Se fallisce, pagheremo tutti. Mira ci mostra dove va l’India. Perche’ li’ andra’ il mondo.
Tra i soggetti del
settore “non profit” le fondazioni
ricoprono un ruolo storico di primo piano. La loro azione in campi a spiccata
vocazione sociale (arte, cultura, istruzione,assistenza sanitaria, ambiente) è
considerata di fondamentale importanza accanto al tradizionale intervento dello
Stato.
Il volume si
distingue nel panorama delle pubblicazioni dedicate al c.d. “terzo settore” per l’originale
trattazione da parte dell’autore. Infatti, partendo da un escursus storico
sulle origini e l’evoluzione delle fondazioni, l’autore traccia poi un
significativo ed aggiornato quadro sulle problematiche organizzative e
gestionali attraverso l’analisi delle tematiche fondamentali di queste
particolari strutture quali: la legislazione per l’iniziale e corretta
costituzione, l’organizzazione, il reperimento fondi e la gestione del
patrimonio. Ampio spazio viene dedicato ai temi della contabilità e del
bilancio, del controllo di gestione, del trattamento fiscale e delle possibili
agevolazioni. Le tabelle di sintesi, gli schemi e gli esempi pratici nonchè
l’originale possibilità di consultazione gratuita telematica della normativa,
prassi e giurisprudenza di riferimento per ogni argomento trattato fanno del
volume edito dalla FAG uno dei migliori testi attualmente disponibili nel
settore dell’editoria specialistica.
Il manuale, giunto alla sua tredicesima edizione, si
conferma un classico indispensabile per i professionisti del settore. La nuova
edizione è aggiornata con tutte le novità contenute nella legge 127/2007 (c.d.
“manovra d’estate”).Il volume affronta puntualmente ogni tematica sia dal punto di vista giuridico che dal
punto di vista della trattazione più strettamente contabile.Considerato uno dei punti di riferimento nella manualistica
dedicata ai commercialisti, il testo si contraddistingue per la semplificazione della lettura di ogni
argomento, sia tramite l’articolazione in numerosi paragrafi nonché per la presenza
di esempi e schemi; di sicuro interesse anche l’inserimento nell’opera di molteplici
formulari. Nella sezioneprima ampio spazio viene dedicato alla
nozione generale di azienda, alla normativa societaria aggiornata con le più
recenti disposizioni, alla contabilità generale e correlate forme di scritture
contabili, al bilancio di esercizio, ai principi contabili nazionali ed
internazionali; esaustiva, nell’ambito degli adempimenti fiscali la trattazione
delle imposte e relative agevolazioni, delle dichiarazioni dei redditi, degli
studi di settore, del contenzioso tributario e del diritto di interpello,
nonché delle successioni e donazioni. Vengono compiutamente affrontate anche
tutte le operazioni societarie straordinarie e le procedure concorsuali.
Nella sezione seconda
il manuale analizza dettagliatamente i documenti della compravendita e
l’iva e offre una panoramica sulle diverse tipologie di operazioni bancarie.Completano l’opera ben tre appendici che trattano la
cambiale, gli assegni e il costo e i rischi del trasporto.Il volume è caratterizzato, altresì, dalla presenza di un
indice analitico-alfabetico che facilita molto la ricerca di uno specifico
tema, oltre all’indice tradizionale per argomento.
martedì 20 novembre 2007
Daniel Altman, economista (editorialista Internationa Herald Tribune)
Il prezzo del petrolio va su e giù, i tassi di cambio fluttuano,
l'economia cinese è in decollo e le nuove tecnologie cambiano il modo
di fare affari. Ma come possiamo avvicinarci, da non specialisti, a
capire come funziona l'economia della globalizzazione? Altman lo
racconta percorrendone una giornata-tipo, nelle cui 24 ore fa compiere
al lettore un vero giro del mondo. Ha infatti contattato decine di
persone di ogni continente, dal lavoratore immigrato al governatore di
una banca centrale, e le ha intervistate partendo da un titolo di
giornale emblematico del giorno campione, il 15 giugno 2005. Ne risulta
un vivace ritratto grazie al quale il lettore si trova davanti una
sintetica guida ai meccanismi dell'economia mondiale, ma soprattutto
comprende come i miliardi di decisioni prese da singoli individui
possono creare, e cambiare, il futuro.