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Montare o non montare, questo è il
problema....
Quanti di voi stanno pensando di
regalarsi una videocamera o un computer, con l'idea magari di poter finalmente
dare ai "filmini delle vacanze" una forma dignitosa, con nusica e
titoli? Ormai ogni pc ha, compreso nel sistema operativo, un programmino per il
montaggio video con la relativa funzione di creare poi un DVD da mostrare orgogliosi
agli amici. I contenuti? I più vari: il primo bagnetto del bambino, il
matrimonio della cugina, le vacanze a Palinuro o il compleanno della nonna (non
si sa mai, fosse l'ultimo....).
L'idea di parlare del montaggio
video mi è venuta all'arrivo in redazione di un libro; un "manuale" di un
programma (software) che svolge questa funzione: Adobe - Premiere Pro CS3, guida all'uso" di Renato Peronetto,
edizioni FAG Milano pagg, 240 €22,00 che spiega con dovizia di particolari
come funziona il programma che ha un costo approssimativo di 1.018,80 euro
(quanto una telecamera o un pc) Accidenti, direte voi, non poco, aggiungo io,
ma va detto che è un programma Pro(fessionale) e come tale non potete pensare
di trovarlo tra i gadget del pc o della telecamera. Conosco bene Premiere, lo
uso da anni, e lo trovo insostituibile, comunque all'altezza di altri software
del suo livello Final Cut (per MAC) o Avid, lo standard televisivo
internazionale.
Bene.
Peronetto ci porta mano nella mano
a capire ogni funzione del software, le sue "infinite" possibilità, e
lo fa con grande scrupolo e sta attento a non cadere nel tecnicismo di noi
addetti ai lavori, pensando che per il compleanno della nonna, sia l'operatore
che il montatore potrebbero non essere esattamente dei tecnici televisivi,
quindi termini come Time line, Key frames, o Time code vengono tradotti e resi
comprensibili.
Un vero neo di questa pubblicazione
della FAG è la scelta di una stampa in bianco e nero, sarebbe stato meglio a
colori per capire il risultato di certe operazioni applicate alle nostre clip
(scene) montate. La cosa che mi sento però di dire è che non basta lo studio di
un manuale per potersi considerare dei montatori, se la scena della nonna che
soffia sulle candeline dura più di 4 secondi, o se il matrimonio della cugina
avrà un montato finale di 1h e 45' c' qualcosa che non va. La percezione comune
è che se in un DVD c'entrano 2h di video, bisogna riempirle tutte, ma il
risultato finale sarà che penseremo di poter giocare a Bowling senza usare le
palle con i tre fori, abbiamo le nostre che si presteranno perfettamente
all'uso.
Inoltre la televisione ci ha
abituato a dei tempi che sono diventati la naturale scansione dei
messaggi di immagini che riceviamo. Pensate a Carosello, short di 4 minuti
spesso girati e montati in piano sequenza (ossia senza mai cambio di
inquadrature) e agli spot di oggi che arrivano a durate di 7 secondi. È
evidente che anche noi, se vogliamo mostrare agli amici la vacanza a Palinuro
dobbiamo evitare che uscendo da casa nostra se ne vadano direttamente al
Bowling. Quindi cos'è il montaggio? Potremmo definirlo un linguaggio
dell'immagine, che ha delle sue precise regole grammaticali ed espositive, da
alcuni considerato una delle parti più creative della costruzione del film, non
a caso nelle pellicole i montatori sono sempre citati nei titoli di testa. E
allora fiato alle trombe Turchetti (qualcuno ricorda questa frase di Mike?) e
diamo la parola, la penna o la tastiera del PC ad uno dei più bravi montatori
della televisione italiana; un "grande" con cui ho avuto la fortuna
di lavorare e che ci parlerà dei segreti del mestiere. Stefano Dell'Orco.
Stefano, che ne pensi dei filmini
casalinghi? Giochi a Bowling qualche volta?
· Beh,
credimi, spesso mi annoio più a vedere la tv che a vedere i “filmini”.
·
Cos'è il montaggio secondo te? Quando ti trovi a
dover cominciare un lavoro, c'è una procedura che segui? (guardi il girato,
parli con il regista, ne approfitti per guardare siti porno su internet...)
Insomma cosa fai?
·
No… non parlo mai con
il regista! A parte gli scherzi, per me - e per i colleghi che lavorano in una
società di post-produzione - la cosa più importante è capire cosa il regista si
aspetta dal tuo lavoro: capire se si tratta di una edizione (l’assemblaggio di
una puntata registrata), di un servizio (cronaca, politica, gossip…), di un
filmato pubblicitario (spot, promo, telepromozioni…), di un documentario ecc...
In base a questo colloquio preliminare si decide insieme il piano di lavoro. La
prima fase di lavorazione è quella di acquisire le clip che pensi potrebbero
servirti. Questo è un momento molto importante: selezionare e ordinare bene
questo materiale – per esperienza – semplifica e migliora di molto il lavoro di
montaggio vero e proprio. Faccio un esempio banale: quando si realizza un
documentario, il fattore che rallenta molto il lavoro è quello di rintracciare
la giusta immagine nella marea di clip acquisite; per un documentario storico
della durata di 50 minuti si arriva ad avere a disposizione oltre 100 ore di
materiale. Anche le memoria fotografica più allenata può non bastare per
ricordarsi in quale clip è contenuta l’immagine del “carro armato in contro
luce”, oppure “il dettaglio dello stivale del soldato”. Sto facendo esempi estremi che nulla hanno a
che fare con i classici “filmini” ma il mio consiglio è comunque quello di
organizzare bene le clip con nome della scena, il luogo, l’orario e i
protagonisti.
·
Tu che sei un mago del computer, nel senso che
riesci a non farlo scoppiare spesso quando lavori, pensi che il software abbia
una sua importanza?
·
Beh, mago… mi arrangio!
L’hardware (il pc) e il software (Avid, Adobe - Premiere Pro, Finale Cut ecc..)
man mano che si aggiornano rendono più veloce l’esecuzione dei comandi del
montatore. Personalmente penso che la velocità sia importante ma non deve
andare a discapito della qualità. Come per ogni linguaggio, quello audiovisivo
ha bisogno di essere usato con la giusta “grammatica” per rendere il prodotto
finale gradevole ed efficace. Il rischio è di veder realizzato un montaggio ben
confezionato a cui manca un filo conduttore. L’esempio che mi viene subito in
mente è quello dell’operatore di ripresa alle prime armi: quasi certamente nel
filmare la cerimonia del matrimonio del suo amico, tenderà a girare scene
lunghe e con continui zoom e panoramiche; questo nel tentativo di non perdere i
momenti migliori ma rendendo il girato noioso e caotico. Nel montaggio può
accadere una cosa simile. Prima di lavorare su una scena si dovrebbe pensare
cosa vogliamo trasmettere. Non dovete però spaventarvi. Le regole a cui mi
riferisco il più delle volte le troverete accendendo la tv o meglio al cinema.
Un buon osservatore (dote per me fondamentale per chi vuole cimentarsi nel
montaggio) può cogliere molte tecniche
proprio guardando la televisione o ancora meglio il cinema. Per chi invece
desidera approfondire il tema, consiglio un libro di Diego Cassiani dal titolo
“Manuale del Montaggio” (UTET). Lì troverete tutte le tecniche dell’editing che
vi servono anche se poi lo stesso Cassiani conclude con un ultimo consiglio:
“ora che conoscete tutte queste regole, dimenticatele” ossia, il montaggio è e
deve rimanere un lavoro creativo.
·
C'è differenza tra i vari programmi che monti?
Ad esempio, tra "La storia siamo noi", "Ombre sul giallo" o
gli "spot della Champions League" che differenza c'è, di approccio, di sviluppo etc...
·
Certamente.
Riallacciandomi al tema precedente, ogni programma che hai citato ha il suo
linguaggio e quindi le sue regole. Per un documentario si cerca di fare
attenzione al rigore storico/scientifico e si evita di caricarlo inutilmente di
effetti: i contenuti devono rimanere l’aspetto principale. L’estetica deve
essere funzionale alla narrazione e mai prevaricare l’essenza stessa del
racconto. Nel caso
di spot o promo di rete, invece, si deve stimolare la curiosità dello
spettatore e spingerlo alla visione del film, del programma o dell’evento
sportivo. Proprio per questo si scelgono scene forti, emozionanti, eccitanti.
Insomma si tende ad enfatizzare con musica ed effetti video il maggior numero
di clip esaltanti in moda da “vendere” meglio un prodotto che - in alcuni casi
- sarebbe ignorato dal pubblico. Per
l’edizione di una trasmissione l’impegno principale è quello di far apparire meno possibile la
presenza del montaggio. Mi spiego, nel caso di “50 Canzonissime”, “Il Senso
della Vita”, “Ombre sul Giallo” o altre produzioni simili – oltre ai contributi
come schede e ricostruzioni – la parte di “talk” del programma viene comunque
montata. Lo scopo è quello di correggere piccole imprecisioni, lungaggini nelle
risposte degli ospiti ma soprattutto quella di “raccontare” usando le parole ma
anche le immagini e le musiche. Questo va fatto dosando questi contributi in
maniera che lo spettatore le noti in maniera quasi inconscia. Un esempio: nel
programma “Ombre sul Giallo” l’ospite è un esperto di rilevazioni scientifiche
e sta descrivendo la scena del delitto; il nostro compito è di asciugare il più
possibile la sua esposizione (spesso prolissa e complicata) senza che il senso venga distorto ma anzi
facilitando la comprensione di un passaggio narrativo che potrebbe risultare
faticoso. In aiuto ci si può avvalere di contributi filmati e commenti
musicali. Quando tutto questo avviene sembrando che sia tutto “live” e con
fluidità allora possiamo dire che siamo riusciti a fare una buona edizione.
·
Nel film "Il regista di matrimoni", un
famoso regista di cinema si ritrova a dare consigli per fare un filmino di un
matrimonio, e lo vede in modo molto onirico, sensuale e anticonvenzionale. Se
tu dovessi dare un consiglio su come montare sto "benedetto" filmino
di compleanno della nonna, cosa diresti ad un neofita del montaggio che magari
usa un programma come quello precedentemente descritto?
·
Il mio consiglio è
concentrarsi sulle emozioni. A volte mi invitano a vedere i filmini delle
vacanze o peggio il filmino di matrimonio: molte volte più di “giocare a
bowling” mi sembra di “gestire una sala biliardo”! Non mi piacciono quelle
scene con gli sposi che si rincorrono sulla spiaggia o che si baciano tra le
siepi del giardino del ristorante. A me piacerebbe l’ansia dello sposo, il
nervosismo della sposa, la commozione della madre e – perché no – l’invidia
dell’amica. Insomma far emergere i sentimenti autentici pensando che pure tra
30 anni un filmino così sarà in grado di rievocare l’emozioni di quel giorno.
Abbasso la fiction e – in questo caso – viva il reality! Infatti una buona
tecnica per montare un matrimonio è quella di simulare una puntata de “L’Isola
dei Famosi”: quindi usare molto il dietro le quinte, fare delle piccole
interviste tipo “confessionale”, giocare con musiche ironiche o jingle
facilmente reperibili sul web. Insomma, pur non essendo originali, queste
tecniche aiutano a arrivare alla fine del filmato ancora svegli.
·
Come si comincia un montaggio: A), B), C),...
·
Domanda da 1 milione di
Euro! Il problema non è tanto come si comincia ma come si finisce. Un po’, come iniziarlo l'abbiamo descritto
nella prima risposta. Poi, una volta acquisito il materiale necessario, si
stende la colonna audio (per un documentario, ad esempio, le interviste e i
vari speaker). Certamente la durata sarà superiore a quella prevista, quindi si
inizia a tagliare. Questa operazione richiede numerosi passaggi: è infatti il
momento in cui si crea la struttura portante del racconto. Si ripete più volte
fino a che non si arriva approssimativamente alla durata prevista. Si passa
quindi a confezionare il prodotto con musiche, immagini di repertorio, grafiche
ecc.. Questo continuo vedere e rivedere
il filmato premontato è essenziale (anche se a volte noioso) per verificare se
la scena a cui stiamo lavorando in questo momento si leghi armonicamente al
resto del montato. Si arriva quindi ad avere la timeline (il filmato) predefinitiva
e insieme al team che ha collaborato si passa ad una visione generale. Alla
fine si procede alle inevitabili modifiche e si passa poi a “stamparlo” su
nastro o altro supporto video. A volte può essere una lavorazione lunga: il
tempo per un montaggio di un prodotto della durata di 60 minuti può variare da
un minimo di 5 turni (40 ore circa) ad arrivare a mesi se non anni; questo
dipende da molti fattori come la disponibilità del materiale, la complessità
della lavorazione, in quante lingue verrà prodotto, lavorazioni di
post-produzione audio e video ecc. Un esempio: Gianni Minà per montare il suo
ultimo documentario “In viaggio con il Chè” ha impiegato quasi un anno.
·
Il lavoro che hai fatto che ti è piaciuto di più
e quello di meno, e perché.
·
Mi danno grosse
soddisfazioni sia l’edizione dei programmi (e soprattutto “Ombre sul Giallo” a
cui sono particolarmente affezionato) che la realizzazione degli spot. Non ho
un genere che preferisco. Ho la fortuna di lavorare in una struttura in cui
passo spesso dal documentario al servizio di cronaca, dalla “prima serata” al
promo: questo mi dà la possibilità di non annoiarmi mai e soprattutto di poter
cambiare regista spesso e quindi di imparare ogni giorno una cosa in più.
·
È nato prima l'uovo o la gallina? Traduco: bisogna
cominciare dalle riprese o dal montaggio per avere un buon filmino?
·
Le riprese sono
importanti. Io ho fatto la gavetta e ho iniziato da ragazzino a fare
l’operatore per una televisione privata. Crescendo ho scelto di fare il
montatore ma quella esperienza mi è tuttora utile. E penso che anche ad un
operatore servirebbe conoscere un po’ di tecnica del montaggio: a volte si
risparmierebbe tempo e fatica e girerebbe quello che veramente serve in fase di
montaggio. Mi capita spesso di dover montare con pochissimo materiale a
disposizione ma ogni volta, con il regista o l’autore, si riesce a farcelo
bastare, a volte imprecando e maledicendo l’operatore di ripresa di turno. Però
non mi è mai capitato di non riuscire a montare perché il girato non era
eccellente. Comunque uno dei miei “maestri” diceva che pure da un nastro vuoto
si riesce a tirare fuori qualcosa…. Avrà
avuto ragione ma io ancora non ci sono riuscito, fate voi!
·
Ritieni importante l'audio in un montaggio
video? Facci un esempio.
·
“Ombre sul Giallo”.
Perdonami la citazione che ti riguarda ma credo che sia un esempio calzante
dell’importanza della colonna sonora. Partiamo dalla sigla: indovinare il
“tema” giusto aiuta lo spettatore a identificare l’argomento del programma
oltre a creare il classico effetto di fidelizzazione (chi non riconosce le note
del “Grande Fratello”, della “Champions League” o di “Chi l’ha visto?”). Poi,
la musica nelle schede o nelle ricostruzioni filmate è fondamentale: a volte
sostituiscono completamente i dialoghi. La giusta melodia dà il ritmo al
filmato che privo di musica risulterebbe noioso e sbiadito. Altrettanto
importante è il commento musicale di sottofondo che si usa nei passaggi di
narrazione della conduttrice: in questa fase anche se non in primo piano la
musica è fondamentale per rimarcare momenti decisivi del testo. E’ un po’ come
se si evidenziasse con un pennarello le righe più importanti di un libro. E’ talmente
importante la scelta musicale che a volte con il regista o con il consulente
musicale ci possono volere delle ore per creare una ipotetica “playlist”, la
libreria di brani che ti potrebbero servire. Non da meno la musica è importante nei cosiddetti
filmini: sia per enfatizzare i momenti emozionanti che per ironizzare le
situazioni più comiche.
·
Il tuo sogno nel cassetto: cosa ti piacerebbe
montare (sperando che tu non risponda: la panna)
·
No, niente panna!
Vorrei montare un programma diretto da me stesso. Mi piacerebbe provare la
sensazione della totale responsabilità di un prodotto televisivo e poi… vorrei
uscire ogni tanto dalla mia saletta di montaggio.
·
Qualche titolo in modo da poterti tirare degli
improperi se ci capita di vedere qualcosa di tuo in TV.
·
Oltre a “Ombre sul
Giallo” (che spero di rimontare tra qualche mese…) curo la realizzazione di
molti promo per le fiction e i film di Rai Uno, da tre anni la campagna
pubblicitaria delle partite della Champions League, parecchi documentari de “La Storia
Siamo Noi”, ecc.. Recentemente
ho curato la post-produzione in HD-BlueRay (DVD in Alta Definizione) del
concerto di Claudio Baglioni uscito da poco in un cofanetto dal titolo “Tutto
Qui”.
Grazie a Stefano Dell'Orco per la sua gentile partecipazione, e nella
speranza che le sue parole non vi abbiano indotto a riporre telecamera o PC, mi
congedo alla fine di questo delirio con un "Buon ciak" a voi tutti.
Maurizio Amici
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