Una storia, per saperne di più.

HomeArchivioArgomentiContatti

In questo sito trovate recensioni di:

 

 

Il nostro ambiente

di Luigi Brunamonti

La conferenza sul clima tenutasi recentemente a Bali e conclusa da una repentina quanto inaspettata adesione degli Stati Uniti al Trattato di Kyoto, ha visto esperti e attivisti discutere e accapigliarsi sulle cause delle modificazioni climatiche e, soprattutto, sui possibili rimedi e sulle loro conseguenze.

Due gruppi di ricerca particolarmente attivi in questo senso, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam di Trieste ed il Laboratorio statunitense della Purdue University specializzato nello studio dell’impatto del cambiamento climatico, hanno tentato di dare una risposta in questo senso ed il risultato è stato quanto mai interessante. Ne è emerso infatti che le conseguenze del surriscaldamento globale non possono essere misurate esclusivamente in termini fisici, perché nel calcolo vanno inserite anche variabili „sociali“ quali il trend demografico, la sperequazione nella distribuzione della ricchezza e l’organizzazione delle nostre società.

Osservando da questa prospettiva la situazione attuale e quella a breve e medio termine si nota come le aree che maggiormente subiranno le sofferenze e i danni maggiori delle modificazioni climatiche non sono soltanto quelle tradizionalmente povere ed arretrate, ma anche molti dei paesi più ricchi ed avanzati. Solo per citarne alcuni, la fascia orientale degli Stati Uniti e la maggior parte del territorio australiano sono già colpite da una scarsità d’acqua che sta assumendo contorni drammatici.

Per restare al paese dei canguri, è interessante notare come nelle ultime elezioni ci sia stato per la prima volta un impatto massiccio e determinante delle tematiche ecologiche: l‘80% degli Australiani che vive nelle città è infatti sottoposto al razionamento dell’acqua (e noi che ci lamentavamo della situazione del nostro meridione!), mentre è stata superiore al 70% la percentuale di coloro che hanno dichiarato di essere stati „fortemente influenzati“ nella loro scelta di voto.

La conseguenza è stata che il premier uscente John Howard, un „negazionista“ della prima ora sempre a fianco di Bush nel sottovalutare qualunque evidenza scientifica sulle responsabilità umane nei cambiamenti climatici e contrario al Trattato di Kyoto, è stato sconfitto dal laburista Kevin Rudd, pur vantando ottimi successi in tutti quei campi in cui normalmente si decidono le sorti elettorali.

In Italia non siamo ancora a questi livelli di consapevolezza, ma varrà la pena ricordare che il nostro paese soffre già le conseguenze dell’allargamento della fascia tropicale in avvicinamento dal Sud e che, dei circa 4000 chilometri di coste che conta la penisola, circa un terzo potrebbe cedere alla pressione del mare nel caso di un innalzamento delle acque nel corso di questo secolo.

Bastano poche cifre per dimostrare come questi, ovviamente insieme a molti altri, siano aspetti destinati ad incidere profondamente sulla nostra società e su quella globale: negli ultimi dieci anni sono circa due miliardi e mezzo le persone colpite in qualche modo da catastrofi naturali, con circa un milione di morti, mentre per citare solo il problema della scarsità dell’acqua e restringerlo all’Africa, sono almeno 200 milioni le persone destinate ad avere crescenti difficoltà nei prossimi anni. Ne deriva la portata di possibili flussi migratori che già ora premono fortemente sulle frontiere dei paesi avanzati e che potrebbero divenire maree nei prossimi decenni. Si può stimare che una percentuale variabile dal 10 al 15% del prodotto interno lordo globale sia messa in pericolo dall’impatto dei cambiamenti climatici in corso, e non pensiate che siano solo calcoli teorici destinati a non influenzare direttamente anche i nostri standard di vita! Secondo il nostro Sottosegretario all’Economia, il debito italiano per i ritardi nell’attuazione del protocollo di Kyoto ci costerà intorno ai 5 miliardi di Euro, soldi che usciranno dalle nostre tasche, mentre ad esempio i „ricchi“ Americani hanno crescenti difficoltà ad assicurarsi contro i danni causati dai sempre più frequenti e distruttivi tornado: problemi, questi, che i „poveri“ abitanti del Bangladesh non hanno di certo nel gestire le conseguenze dei monsoni e delle piogge torrenziali con cui sono chiamati sempre più frequentemente a fare i conti.

In questo senso vi consigliamo senz’altro la lettura di Gaia, uscito recentemente per i tipi dell’Istituto Geografico De Agostini e curato da Mario Tozzi (pagg. 623, € 19.90) che tutti ben conosciamo per i suoi programmi televisivi dedicati all’ambiente.

Il libro non si limita ad un’elencazione di fatti e misfatti arrecati a nostra madre Gaia, ma completa il quadro con interessanti approfondimenti sulla situazione energetica del pianeta, i conflitti e le aree di crisi ed i flussi migratori; tutte tematiche in grado di influenzare fortemente i nostri stili di vita nei prossimi decenni, ma che nel libro di Tozzi vengono inserite in un unico contesto com’è appunto quello di questo piccolo-grande pianeta su cui tutti siamo „costretti“ a vivere.

Se solo riuscissimo a tener presente questo inequivocabile dato di fatto, la ricerca di compromessi e di possibili soluzioni sarebbe sicuramente più semplice, così come migliorerebbe il rapporto tra tutti noi abitanti della Terra e il pianeta che ci ospita.

Da leggere e far leggere.

 

 

 


 

 


Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

Copyright © 2007 by Luma.
Contattaci