Interviste: Tiberio Timperi

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ultimo aggiornamento lunedì 5 ottobre 2009
 


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Tiberio TIMPERI

di Marisa Nicolini


 

SIGNORE E SIGNORI, MA QUALE BIGENITORIALITA’?

Il Papa ci mette in guardia dall’influenza che le famiglie ricomposte, allargate, “multiparentali” possono avere sullo sviluppo dei nostri bambini, sul loro senso di sicurezza e di appartenenza. Troppe figure di riferimento fanno male, è vero!

Ma noi psicologi ci interroghiamo anche, e da decenni, circa l’influenza che le famiglie “monoparentali” possono giocare sullo stesso sviluppo psicologico dei figli costretti a vivere un “lutto impossibile”. Con questo termine ci riferiamo alla penosa elaborazione affettiva a cui sono costretti quei bambini che devono fare a meno di un genitore, molto spesso il padre, pur non essendone realmente orfani.

Si tratta di tutti quei casi in cui la madre, per sue personali problematiche, difficoltà, vendette, ripicche, mal inteso senso dell’importanza della figura materna, di fatto impedisce ai figli di frequentare adeguatamente anche il papà, figura altrettanto importante (se non di più, in certe fasi evolutive e psico-sessuali) di quella della mamma.

Lavorando nel contesto giudiziario su questi dolorosi problemi, mi sento di lasciar fuori da queste riflessioni tutte le situazioni in cui realmente, per una ragione o per l’altra, la presenza del papà può costituire un fattore dannoso per la sicurezza e l’educazione dei figli, ovvero quei casi in cui anche il legislatore continua a prevedere l’istituto dell’affido esclusivo alla madre (o viceversa al padre, se fosse la figura materna ad essere disfunzionale o nociva per la prole). E, parere personale!, una madre matura ed amorevole dovrebbe essere dispiaciuta di una simile eventualità, e cercare di fare del tutto perché i figli possano incontrare anche il padre, con i dovuti sostegni e/o controlli a seconda della situazione.

Mi voglio invece riferire a quelle madri cosiddette ostative, malevoli, mobbizzanti, che coinvolgono i figli nella loro personale “guerra” contro il marito, che privano i figli dell’amore e del sostegno di un padre ritenuto “oggettivamente” adeguato perché incapaci di distinguere il proprio ruolo coniugale (fallito, concluso, pur con tutti i connessi sentimenti, magari umanamente comprensibili) da quello genitoriale (che non si conclude mai).

In questi anni abbiamo assistito al costituirsi di diversi movimenti di padri che non rinunciano alla loro paternità. Alcune di queste organizzazioni hanno operato in modo più lucido, altre sono sembrate più aggressive: sta di fatto che è stato anche grazie alla loro incessante opera di pungolo che nel 2006 è stata varata la storica Legge n. 54, conosciuta come “Legge sulla bigenitorialità”, il cui Art. 1 così recita: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”.

Bellissimo!, un grandissimo successo per il diritto inalienabile di ciascun bambino a godere della mamma e del papà, anche quando questi non sono più moglie e marito!

Bellissimo!, ma quanto – e come – attuato nei casi reali?

Da più parti sentiamo dire che, nei fatti, nulla o poco è cambiato rispetto a prima, perché in effetti i figli continuano ad abitare nel 90% dei casi con le mamme e a vedere i papà più o meno con le stesse modalità operative di prima dell’ingresso della Legge sull’Affidamento Condiviso.

Insomma, questo affidamento sembra condiviso nelle parole, pressoché esclusivo nella pratica.

 

A questo proposito vogliamo rivolgere alcune domande (non personali) a Tiberio Timperi, esponente noto quanto discreto di questi “genitori a metà” (quando non a meno!).

Tiberio, innanzitutto grazie per la tua disponibilità.  La tua sensibilità, e l’implicito rispetto che evidentemente nutri per tutte le persone coinvolte nella tua vicenda personale, ti rende, come detto, molto discreto, e noi apprezziamo e rispettiamo il tuo riserbo.
Ma una cosa ce la devi dire: qual è il sentimento più frequente quando ci si trova grandemente esclusi dalla vita della persona che amiamo di più, nostro figlio?

“La prima sensazione è di rabbia, cui segue impotenza. Poi, la scelta: depressione o accettazione. E lavorare su quei pochi spazi che i giudici concedono sulla base di una legge inadeguata e sulla loro inerzia mentale. La mamma è sempre necessaria. Il padre no”.

Tu sei, comunque, un “privilegiato”. Ma l’uomo comune di quali aiuti può disporre per rientrare, o quanto meno tentare di venire reintegrato, nel suo ruolo di padre?

“Il mio privilegio consiste solo nell'avere un'autonomia economica che mi permette di parare ogni colpo. Con il condiviso, che viene concesso anche in caso di giudiziale, ogni scelta che trova gli ex coniugi in disaccordo, si trasforma in un atto legale che costa”.

Nella mia attività di Consulente del Giudice mi è capitato non poche volte, in cause di separazione e affidamento dei figli, di trovare madri pervicacemente tese a dimostrare che tutto il male del mondo è rappresentato dal marito, e dunque finalizzate a “proteggere” i figli dal padre nonostante tutte le rassicurazioni anche del proprio Consulente di Parte.
Sono i casi in cui si può parlare di Sindrome di Alienazione Genitoriale, in cui si arriva a condizionare talmente i figli contro il padre (raramente i ruoli dei genitori sono invertiti) da farli diventare parte attiva nella guerra contro il papà.
Sono i casi in cui assistiamo al penosissimo “conflitto di lealtà”, in cui i bambini cercano di separare i due mondi (quello della madre e quello del padre) per non fare torto a nessuno, con un costo affettivo pesantissimo.
Sono i casi in cui sentiamo i bambini parlare con le parole della madre, che fanno propri termini di cui non conoscono neanche il significato: quanta tristezza, quanto disagio nei loro occhi, ma quanta (falsa) sicurezza nella loro voce!

Tiberio, che consiglio ti senti di dare a quei padri (e non sono pochi!) che vivono questa condizione, con tutte le emozioni, le delusioni, le depressioni connesse?

“Ai giudici consiglierei di spogliarsi di antichi costumi secondo cui la mamma è sempre buona ed il papà sempre cattivo. Perchè se un figlio viene dato al papà c'è chi dice che è stato tolto alla mamma ma, se viene dato alla mamma, nessuno dice che è stato tolto al papà?  Mi sembra che, una volta separati, la bilancia penda sempre dalla parte della donna. La legge italiana consente a chi lo vuole, di usare il matrimonio come una rendita vitalizia. Magari sulle spalle del mantenimento del figlio. Ai papà consiglio di insistere sulla qualità delle frequentazioni con il figlio e farsi assistere da uno psicologo, se possibile. Seminare bene anche senza la certezza di poter raccogliere. Insomma, non mollare e stare con la coscienza a posto”.

Sperando di poter dare un contributo all’auspicabile revisione della legge n. 54/06, cosa ritieni di poter dire al legislatore?

“Al legislatore chiedo: tribunali, giudici ed avvocati che facciano solo diritto di famiglia. Patti prematrimoniali. Assegni di mantenimento legati alle reali esigenze dei figli e svincolati dal reddito paterno per evitare rendite parassitarie. Ctu sorteggiate e non decise dai giudici. Certezza di avere pari diritti in caso di affidamento dei figli. Riduzione dei tempi del divorzio”.

Grazie ancora, Tiberio, per la tua disponibilità., e sinceri auguri perché tutti i papà - e tutte le mamme, è ovvio - possano far sentire ai propri figli, in modo autentico e concreto, il proprio amore e sostegno. Per tutta la vita!

Perché dai figli non ci si separa mai!

(intervista effettuata nel mese di settembre 2009)

  

Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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