Interviste: Eduardo Punset

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ultimo aggiornamento martedì 24 marzo 2009
 


 

 

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EDUARDO PUNSET

di Marisa Nicolinii


 

 

Dottor Punset, desidero ringraziarLa per aver voluto affrontare argomenti così importanti come quelli toccati nel Suo libro “L’anima è nel cervello” in modo rigoroso e al tempo stesso apprezzabile anche dai non addetti ai lavori. La ringrazio, inoltre, se aver dedicato parte del Suo tempo a rispondere ad alcune domande che la lettura attenta del Suo libro ha suscitato in me.

Innanzi tutto un’informazione personale: quali pensieri ed emozioni sperimentava da bambino nei confronti della sofferenza mentale quando la domenica pomeriggio andava con suo padre, medico, all'Ospedale psichiatrico di Vilaseca de Sorcina?

Oggi sappiamo che i ricordi di eventi così lontani vengono alterati dalle emozioni e da sentimenti successivi. Ma ricordo perfettamente l'immagine di corpi resi insensibili a ciò che accadeva loro – le sedute di elettroshock – o quella di un malato mentale che giocava da solo, assente rispetto a tutto ciò che lo circondava, con una pietruzza tra le dita con la quale parlava. La mia percezione era dominata esclusivamente da una curiosità infinita. Non ricordo la sofferenza. Era perplessità, quasi lo splendore di un mondo che mi pareva diverso ma non insolito.

Perchè nel suo libro utilizza il termine “anima” che per molte persone può evocare un concetto trascendente, legato alla religione, al posto di un termine più laico come “mente”?

Tradizionalmente siamo abituati a distinguere corpo e anima. Corpo e spirito. Corpo e mente. Corpo e coscienza. Potremmo spiegare quasi tutto ciò che si riferisce al corpo in quanto cominciamo a conoscerlo sempre meglio da quando utilizziamo il metodo scientifico. Ma non è da molto che abbiamo dovuto accettare l'evidenza che ciò che esiste davvero è il cervello. E che grazie alla neo-corteccia cerebrale questo cervello produce una mente con i suoi ricordi (o memorie) e che questa mente non solo può intuire quello che pensano altre menti, ma può elaborare concetti che chiamiamo spirito o anima. Questo è ciò che abbiamo accertato. Ma tutti quanti hanno il diritto di immaginare altre cose quando si tratta di concetti che ancora non è stato possibile dimostrare.

Che cos'è ciò che “si rompe” nei pazienti con demenza o schizofrenia?

Più che rompersi, la neurologia moderna preferisce ricorrere al concetto di esplosione. Stiamo scoprendo che alcune malattie mentali come l'epilessia o la schizofrenia non sono il risultato di un deficit, ma di uno scoppio neuronale generalizzato, di un eccesso di ricchezza creativa che finisce col distruggere l'individuo che ne è soggetto. I pazienti, per colpa di questa esplosione neuronale, si disconnettono dalla realtà delle cose. In realtà, mediante i processi di inibizione mentale – che negli innamorati, per esempio, funzionano fin troppo bene – noi ci adattiamo all'ambiente per concentrarci su ciò che vogliamo apprendere o esplorare. I malati mentali, purtroppo, non possono controllare il grado di inibizione e si disconnettono totalmente dalla realtà contestuale. Succede qualcosa che assomiglia alla fissione nucleare.

Quanto sono ancora attuali i termini freudiani di “Super Io”, “Io” e “Es” (o, nella prima “Topica”, conscio, preconscio e inconscio) dal punto di vista della moderna neuroscienza?

Dopo anni di dibattito oggi siamo andati più a fondo. Siamo debitori a Freud di qualcosa di incommensurabile. Ci ha resi consapevoli del potenziale cognitivo ed elaborativo dell'inconscio. Ora sappiamo che l'inconscio modula il cervello grazie alla sua plasticità, scoperta recentemente. Oggi nessuno può negare l'importanza della coscienza, del preconscio o dell'inconscio.

Tuttavia gli storici dell'arte e gli studiosi dei sogni ci sono grati per aver dimostrato che Freud si sbagliava a cercare in questi un'interpretazione della realtà inconsciamente nascosta, invece di analizzare i sogni per cercare di continuare ad approfondire la conoscenza del cervello e, in maniera particolare, della sua capacità di creare apprendimenti e riorganizzazioni nuove.

Che cosa possiamo sperare dal futuro delle neuroscienze?

L'antico dilemma se sia l'ambiente o i geni a determinare il nostro comportamento è oggi sempre più chiarito dalle neuroscienze che hanno accertato che siamo programmati per essere individui. Giustamente le neuroscienze spiegano alcune cose avvalendosi della neurobiologia e di altre scienze facendo ricorso all'imprinting lasciato dall'esperienza individuale nell'inconscio. Le neuroscienze sanno ormai quasi tutto per spiegare e modificare il nostro comportamento nel futuro.

Cosa direbbe a qualcuno che pensasse che l'uomo non è solamente il primate più evoluto ma che, in più, possiede un'anima sovrannaturale che risiede nel cervello?

Gli consiglierei di non addentrarsi in discussioni bizantine e di meditare sul titolo del mio libro “L'anima è nel cervello”.

In questo momento sta scrivendo qualche nuovo libro?

Si, certo. Ho scritto un libro che ha rivoluzionato i limiti del saggio scientifico mettendolo in relazione con la fiction (“Viaggio verso la felicità”). Dopo è venuto ”Viaggio verso l'amore”.

Ho pensato che il titolo del prossimo sarà “Viaggio verso il potere”: verso il potere della mente, certo, che è quella che comanda. Non il potere dei politici che non comandano affatto.

(intervista effettuata nel mese di gennaio 2009)

Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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