Dopo il
volume “Simulare la malattia mentale”, ho il piacere di recensire la nuova
fatica del Prof. Ferracuti e dei suoi validissimi collaboratori De Carolis,
Abbate e Roma dell’Università “La Sapienza” di Roma
L’utilizzo
di test psicologici in ambito giudiziario pone il grande problema della loro
validità e attendibilità. Come e cosa misurano i test mentali impiegati dagli
psicologi clinici chiamati come ausiliari dei giudici in ambito civile e
penale? Cosa ci possono dire i test della persona che abbiamo davanti?
Nel corso
di una Consulenza Tecnica d’Ufficio o di una Perizia, accade sempre più spesso
che oltre al colloquio ed all’osservazione clinica lo psicologo faccia ricorso
ai test per meglio valutare le diverse componenti psicologiche del periziando.
Tali
strumenti classicamente si dividono in:
- questionari
di personalità,
- reattivi
mentali di tipo proiettivo,
- test
d’intelligenza.
Approfitto
della disponibilità del Prof. Stefano Ferracuti e del Dott. Paolo Roma per
rivolgere loro alcune domande che potrebbero porsi i nostri lettori, non
necessariamente esperti del settore.
Che tipo di validità devono avere i
test psicologici per essere “accreditati” in ambito giudiziario?
Abbiamo sempre
pensato che i test sono uno strumento molto potente per comprendere i profili
psicopatologici di un soggetto. Molto spesso, tuttavia, ci troviamo davanti
interpretazioni dei test realizzate attraverso modelli di riferimento molto
vaghi e assolutamente soggettivi, che giungono a delle conclusioni poco
condivisibili perché assolutamente autoreferenziali. Se tutto questo ha già un
peso molto rilevante per un soggetto che compie i test per un approfondimento a
fini clinici (magari per indirizzare meglio una psicoterapia), lo ha ancora di
più in psichiatria e psicologia forensi, ove il giudizio psicologico viene
chiesto per questioni legate alla giustizia ed ogni elemento dell’assetto
cognitivo individuale può essere utilizzato e strumentalizzato per fini legali.
Mentre nell’utilizzo di test per la psicoterapia c’è la possibilità di
formulare delle ipotesi e di valutarle nel corso del lavoro terapeutico, in
psicologia forense la valutazione si esaurisce con la somministrazione dei
test. Non si possono “testare” delle ipotesi, ma è necessario essere assolutamente
sicuri che quello che si riporta in merito ad un soggetto sia scientificamente
corretto e quindi falsificabile. Tutto ciò che è autoreferenziale non è
falsificabile, e proprio per questo occorrono valutazioni oggettivabili e
quindi modelli di interpretazione con una forte base teorica ed empirica.
Brevemente, cos’è un questionario di
personalità e cosa permette di indagare?
Si tratta
di uno strumento auto-somministrato, costruito e validato in maniera tale che
una particolare configurazione di risposte (che corrisponde ad un profilo
psicodiagnostico) porti a ritenere quel soggetto affetto o meno da elementi
psicopatologici.
I test meno strutturati, di tipo
proiettivo, si ritiene che possano dare maggiori difficoltà di interpretazione
al clinico. Sono per questo meno attendibili?
Assolutamente
no. Nel libro abbiamo presentato come l’interpretazione di test proiettivi come
il Rorschach e il TAT possa essere resa oggettiva utilizzando, appunto, modelli
di riferimento teorico-empirico “forti”. Intendiamo con questo che alcuni
strumenti (come il Rorschach valutato secondo il Sistema Comprensivo di Exner)
hanno una base scientifica molto solida in quanto vengono regolarmente
aggiornati e rivisti a seconda dei risultati della somministrazione su campioni
specifici. Per rimanere in ambito Rorschach, il Sistema Comprensivo di Exner allo
stato attuale è l’unico che possa essere considerato scientificamente valido,
in quanto è l’unico che a livello nazionale e internazionale è costantemente sottoposto
a falsificazione attraverso l’applicazione su popolazioni specifiche.
C’è un margine entro il quale il
soggetto che voglia “mentire” può simulare la presenza/assenza di tratti e/o
patologie? I test riescono a captare l’eventuale falsificazione delle risposte?
Questo è un
problema molto rilevante per l’ambito forense, specialmente in tema di capacità
e incapacità, e di valutazione del danno. Quando effettuano test mentali le
persone spesso cercano di simulare un disturbo o al contrario di dissimularlo. Riteniamo
che effettuando un solo test un soggetto intelligente ed addestrato possa
mentire senza essere scoperto. Ma ciò diventa difficile (e forse impossibile)
quando si propone al soggetto una batteria di questionari e una batteria di
prove proiettive. Attraverso la convergenza dei risultati, infatti, si può
comprendere chiaramente un intento di falsificazione e di simulazione.
Le cosiddette “prove di livello” che
misurano l’intelligenza, quali parametri prendono in considerazione, visto che
si parla di intelligenze multiple?
Le prove di
livello più utilizzate in ambito forense sono quelle di Wechsler (WISC, WAIS,
WPSSI) e di Raven (PM38; PM47). Si riferiscono ad un concetto di intelligenza
multifattoriale ma confinato ad elementi di tipo logico-verbale e
prassico-esecutivo. Il funzionamento dell’individuo è sempre valutato al momento
dell’esame; non ci sono strumenti standardizzati che valutino il funzionamento
del soggetto nella vita quotidiana. Ad esempio per il lavoro forense sarebbe
molto interessante poter avere la standardizzazione di un test di intelligenza
emotiva.
Infine, un quesito su chi
somministra i test. Esistono delle linee-guida sull’utilizzo dei test in campo
forense, così come esistono degli standard legali per la valutazione psicometrica
in questo ambito. Quali competenze e che preparazione specifica deve possedere
uno psicologo che intenda operare come psicodiagnosta in campo giuridico-forense?
Per quanto
di nostra conoscenza non esistono linee guida specificamente inerenti i
reattivi mentali, tranne quelle sviluppate da scuole di formazione sui test.
Gli unici riferimenti che possiamo citare sono le raccomandazioni di fornire
sempre i protocolli integrali dei test somministrati per una verifica della
siglatura.
Ringrazio
Il Prof. Stefano Ferracuti ed il Dott. Paolo Roma per la loro disponibilità e
la chiarezza delle risposte.
(intervista effettuata nel mese di marzo 2008)