Interviste: Stefano Ferracuti

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ultimo aggiornamento martedì 24 marzo 2009
 


 

 

Pagine di libri intervista il

Prof. Stefano FERRACUTI

e il

Dott. Paolo ROMA

di Marisa Nicolinii


“I TEST MENTALI in psicologia giuridica e forense”Centro Scientifico Editore, Torino, pagg. 156, € 19,00

 

Stefano FERRACUTI, professore Associato di Psicologia Clinica presso la Seconda Facoltà di Medicina, Università di Roma “La Sapienza” dal 05.09.2001. Consulente presso il Tribunale Penale e Civile di Roma.  Ha svolto numerose perizie d’ufficio per i Tribunali Penali di Roma (e relativi Uffici della Procura della Repubblica), Velletri, Rieti, Latina, Viterbo, L’Aquila, Pescara, Terni, Locri, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Patti, Trapani, Taranto, Foggia, Modena, Vasto, Ravenna, Trapani, per le Corti di Assise di Roma, Latina, Viterbo, l’Aquila e Reggio Calabria e per il Tribunale dei Minorenni di Roma e dell’Aquila e per il Tribunale di Agrigento. Psicoterapeuta abilitato dal 1994. Esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma e del Lazio dal giugno 2000. HA partecipto a numerosi congressi nazionali ed internazionali.

Dopo il volume “Simulare la malattia mentale”, ho il piacere di recensire la nuova fatica del Prof. Ferracuti e dei suoi validissimi collaboratori De Carolis, Abbate e Roma dell’Università “La Sapienza” di Roma

L’utilizzo di test psicologici in ambito giudiziario pone il grande problema della loro validità e attendibilità. Come e cosa misurano i test mentali impiegati dagli psicologi clinici chiamati come ausiliari dei giudici in ambito civile e penale? Cosa ci possono dire i test della persona che abbiamo davanti?

Nel corso di una Consulenza Tecnica d’Ufficio o di una Perizia, accade sempre più spesso che oltre al colloquio ed all’osservazione clinica lo psicologo faccia ricorso ai test per meglio valutare le diverse componenti psicologiche del periziando.

Tali strumenti classicamente si dividono in:

- questionari di personalità,

- reattivi mentali di tipo proiettivo,

- test d’intelligenza.

Approfitto della disponibilità del Prof. Stefano Ferracuti e del Dott. Paolo Roma per rivolgere loro alcune domande che potrebbero porsi i nostri lettori, non necessariamente esperti del settore.

Che tipo di validità devono avere i test psicologici per essere “accreditati” in ambito giudiziario?

Abbiamo sempre pensato che i test sono uno strumento molto potente per comprendere i profili psicopatologici di un soggetto. Molto spesso, tuttavia, ci troviamo davanti interpretazioni dei test realizzate attraverso modelli di riferimento molto vaghi e assolutamente soggettivi, che giungono a delle conclusioni poco condivisibili perché assolutamente autoreferenziali. Se tutto questo ha già un peso molto rilevante per un soggetto che compie i test per un approfondimento a fini clinici (magari per indirizzare meglio una psicoterapia), lo ha ancora di più in psichiatria e psicologia forensi, ove il giudizio psicologico viene chiesto per questioni legate alla giustizia ed ogni elemento dell’assetto cognitivo individuale può essere utilizzato e strumentalizzato per fini legali. Mentre nell’utilizzo di test per la psicoterapia c’è la possibilità di formulare delle ipotesi e di valutarle nel corso del lavoro terapeutico, in psicologia forense la valutazione si esaurisce con la somministrazione dei test. Non si possono “testare” delle ipotesi, ma è necessario essere assolutamente sicuri che quello che si riporta in merito ad un soggetto sia scientificamente corretto e quindi falsificabile. Tutto ciò che è autoreferenziale non è falsificabile, e proprio per questo occorrono valutazioni oggettivabili e quindi modelli di interpretazione con una forte base teorica ed empirica.

Brevemente, cos’è un questionario di personalità e cosa permette di indagare?

Si tratta di uno strumento auto-somministrato, costruito e validato in maniera tale che una particolare configurazione di risposte (che corrisponde ad un profilo psicodiagnostico) porti a ritenere quel soggetto affetto o meno da elementi psicopatologici.

I test meno strutturati, di tipo proiettivo, si ritiene che possano dare maggiori difficoltà di interpretazione al clinico. Sono per questo meno attendibili?

Assolutamente no. Nel libro abbiamo presentato come l’interpretazione di test proiettivi come il Rorschach e il TAT possa essere resa oggettiva utilizzando, appunto, modelli di riferimento teorico-empirico “forti”. Intendiamo con questo che alcuni strumenti (come il Rorschach valutato secondo il Sistema Comprensivo di Exner) hanno una base scientifica molto solida in quanto vengono regolarmente aggiornati e rivisti a seconda dei risultati della somministrazione su campioni specifici. Per rimanere in ambito Rorschach, il Sistema Comprensivo di Exner allo stato attuale è l’unico che possa essere considerato scientificamente valido, in quanto è l’unico che a livello nazionale e internazionale è costantemente sottoposto a falsificazione attraverso l’applicazione su popolazioni specifiche.

C’è un margine entro il quale il soggetto che voglia “mentire” può simulare la presenza/assenza di tratti e/o patologie? I test riescono a captare l’eventuale falsificazione delle risposte?

Questo è un problema molto rilevante per l’ambito forense, specialmente in tema di capacità e incapacità, e di valutazione del danno. Quando effettuano test mentali le persone spesso cercano di simulare un disturbo o al contrario di dissimularlo. Riteniamo che effettuando un solo test un soggetto intelligente ed addestrato possa mentire senza essere scoperto. Ma ciò diventa difficile (e forse impossibile) quando si propone al soggetto una batteria di questionari e una batteria di prove proiettive. Attraverso la convergenza dei risultati, infatti, si può comprendere chiaramente un intento di falsificazione e di simulazione.

Le cosiddette “prove di livello” che misurano l’intelligenza, quali parametri prendono in considerazione, visto che si parla di intelligenze multiple?

Le prove di livello più utilizzate in ambito forense sono quelle di Wechsler (WISC, WAIS, WPSSI) e di Raven (PM38; PM47). Si riferiscono ad un concetto di intelligenza multifattoriale ma confinato ad elementi di tipo logico-verbale e prassico-esecutivo. Il funzionamento dell’individuo è sempre valutato al momento dell’esame; non ci sono strumenti standardizzati che valutino il funzionamento del soggetto nella vita quotidiana. Ad esempio per il lavoro forense sarebbe molto interessante poter avere la standardizzazione di un test di intelligenza emotiva.

Infine, un quesito su chi somministra i test. Esistono delle linee-guida sull’utilizzo dei test in campo forense, così come esistono degli standard legali per la valutazione psicometrica in questo ambito. Quali competenze e che preparazione specifica deve possedere uno psicologo che intenda operare come psicodiagnosta in campo giuridico-forense?

Per quanto di nostra conoscenza non esistono linee guida specificamente inerenti i reattivi mentali, tranne quelle sviluppate da scuole di formazione sui test. Gli unici riferimenti che possiamo citare sono le raccomandazioni di fornire sempre i protocolli integrali dei test somministrati per una verifica della siglatura.

Ringrazio Il Prof. Stefano Ferracuti ed il Dott. Paolo Roma per la loro disponibilità e la chiarezza delle risposte.

(intervista effettuata nel mese di marzo 2008)

Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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