Stefano Dell'Orco, un bravissimo montatore TV ci parla del suo lavoro in uno "speciale" di Maurizio Amici sul montaggio televisivo
.
Nella sezione Archivi troverete l'elenco completo, mese per mese dei libri che abbiamo recensito, le notizie degli editori, le interviste con gli autori
Invia i tuoi commenti su uno dei libri che abbiamo recensito, saremo lieti di publicarli su Pagine di libri.
Visitate la sezione evergreen, libri che ci sono piaciuti, e che segnaliamo anche se non freschi di stampa, la loro lettura non ha tempo.
Giuseppe Altamore, sociologo e giornalista (vicecaporedattore
di Famiglia Cristiana) sta portando avanti da un po' di
anni a questa parte. E' considerato uno dei maggiori esperti
in questioni idriche ed è uno dei pochi che ha
avuto il coraggio di mettere per iscritto dati e informazioni
su temi scottanti e delicati, regalandoci documenti interessanti
e sicuramente istruttivi
Questo
interessantissimo quanto esaustivo viaggio nel tempo ha come filo conduttore
l’acqua ed il suo ruolo assolutamente insostituibile nella vita dell’uomo ed in
tutto il nostro ecosistema. L’autore ci conduce per mano attraverso le
meraviglie degli acquedotti romani, i vecchi sistemi di adduzione, le gallerie
drenanti degli etruschi ed i sistemi utilizzati nel deserto per raccogliere
miliardi di gocce che generano fonti inesauribili e oasi verdeggianti. Un
viaggio attraverso secoli di storia intrisa di conoscenze tecniche ancora in
uso e di saperi che potrebbero ancora aiutare l’umanità a trovare una soluzione
alla crescente crisi idrica che attanaglia il pianeta. Scoprirete come e perché
per secoli non ci siamo lavati per paura delle malattie, fino alla scoperta
dell’igiene, dei microbi e all’avvento delle grandi epidemie legate all’acqua
contaminata che hanno segnato la costruzione dei grandi acquedotti del XIX°
secolo. Grandi lavori realizzati spesso da compagnie private votate al profitto
che offrivano il servizio solo a chi poteva permetterselo. Soprattutto,
troverete molti spunti di riflessione e tanti motivi per indignarvi di fronte a
chi vorrebbe mettere le mani sul più prezioso dei beni umani.
Quanto siano pressanti i problemi che riguardano l’ambiente e quanto sulla sua conservazione e modificazione influiscano i comportamenti dell’uomo sono i temi che rivestono, in questi ultimi tempi, una particolare importanza e che rappresentano anche una vera e propria emergenza di fronte alla quale è importante prendere decisioni e imboccare nuovi indirizzi.
Ne consegue che il futuro dell’economia e le nuove occupazioni che si possono sviluppare sulla scia di un nuovo modo di approcciare con l’ambiente sono davvero infinite: secondo gli esperti, il mercato ambientale sarà tra i ’’motori’’ trainanti nel mondo del lavoro del XXI secolo, una previsione che nell’ultimo decennio ha trovato conferma in Italia nel raddoppio del numero di occupati nel settore Ambiente.
Cambiano le richieste del mondo del lavoro e quindi aumenta anche le domanda di innovazione nel campo della formazione. Tra le nuove professioni emergono sempre di più quelle legate al territorio: è questo un filone formativo assolutamente nuovo, trasversale un po' a tutta l'offerta didattica soprattutto a livello universitario. Grazie a una vocazione che deriva sia dal territorio sia dalla tendenza ad innovare e a guardare al futuro delle professioni e dei mestieri: secondo gli ultimi dati Istat in Italia ci sono già 336mila “lavoratori verdi” ma il loro numero è destinato a salire per far fronte (purtroppo…) alle emergenze: gestire i rifiuti, risanare il suolo e le acque, abbattere i rumori, razionalizzare la mobilità.
Progettista di manufatti edilizi a basso impatto ambientale, manager di impianti di acquacoltura ecompatibili, tecnico della qualità nella filiera dei prodotti biologici, esperto di biotecnologie sostenibili. Sono queste alcune delle professioni che, in un futuro non troppo lontano, saranno tra le più richieste e necessarie in un’economia basata sullo sviluppo sostenibile.
Una recente ricerca dell’Isfol si è occupata di individuare le figure professionali innovative che ambiente e mercato richiedono per la costruzione di una società attenta, al tempo stesso, alle esigenze occupazionali e alla salute e al benessere di tutti, nonché alla tutela ambientale: ne sono così emerse almeno 38 “nuove” professioni in otto diverse aree di intervento: architettura a basso impatto ambientale, acquacoltura ecocompatibile di qualità, agricoltura biologica, biotecnologie sostenibili, difesa del suolo e utilizzazione delle acque, aree protette e turismo sostenibile, energie rinnovabili e gestione integrata dei rifiuti urbani.
Per ognuno di questi ambiti strategici, c’è bisogno di professionalità specifiche e innovative: per chi voglia intraprendere uno di questi “nuovi” lavori raccomandiamo di leggere questo libro che non è una raccolta di offerte di lavoro e di bandi di concorso, non è solo un elenco di indirizzi o è una guida all’università. È qualcosa di diverso: un piccolo compendio di informazioni e consigli per chi vuole fare di un serio e concreto interesse per il mondo della natura e dell’ambiente un’occasione di lavoro e di reddito. Un agile strumento di grande utilità ed efficacia per aiutare giovani dotati di tenacia, intelligenza e volontà a muoversi nel labirinto di studi, ordini professionali, società e cooperative, associazioni, e fare le scelte più idonee nel perseguimento dei propri obiettivi.
Questo libro è stato scritto per dare informazioni a chi si trova a dover scegliere la propria professione e desidera farlo, per interesse e formazione, occupandosi di natura e di ambiente. Oltre ad un insieme di riferimenti e ausili per muoversi nel complesso mondo di studi, ordini professionali, istituzioni e associazioni, si cerca di fornire anche qualche utile consiglio frutto dell’esperienza di reali “professionisti della natura”.
Il volume presenta le professioni necessarie per il mantenimento, la conservazione e la valorizzazione dell'ambiente naturale e umano, accanto a un'analisi delle aspirazioni e dei comportamenti di un gruppo di giovani che hanno frequentato corsi di formazione ambientale per diventare i futuri esperti del settore. Le problematiche ambientali e occupazionali considerate nel volume sono affrontate analizzando soprattutto la formazione e la professionalizzazione di chi lavora nel settore o aspira a farlo. Per cambiare le cose, e per trovare un'occupazione, non è sufficiente dimostrare una sensibilità ecologica e ambientale: è indispensabile acquisire strumenti di conoscenza, competenze scientifiche e tecniche perché le aspirazioni si concretizzino in azioni positive per l'ambiente, aiutando nel contempo il sistema economico, e noi stessi, a crescere. In particolare, occorre essere disponibili a un continuo aggiornamento, perché le condizioni dell'ambiente, le innovazioni scientifiche e tecnologiche e le regole cambiano continuamente.
Lavorare per l'ambiente, come bene evidenziano gli esperti più acuti e consapevoli, significa soprattutto lavorare per noi: rendere vivibili le città, respirabile l'aria, migliorare la qualità della vita. Adatto anche per coloro che non intendono intraprendere queste nuove professioni, il volume sottolinea come ciascuno di noi, indipendentemente dal tipo di professione svolta, sia chiamato a lavorare per l'ambiente e come gli atteggiamenti di rispetto ambientale, lungi dall'essere ristretti in un ambito specialistico e professionale, debbano essere trasversali a ogni intervento umano: l'ambiente è di tutti, tutto è ambiente e tutti siamo responsabili del mondo in cui viviamo.
(recensione Dott. Fabio Manzione 4/9/08)
AMBIENTE URBANO – Introduzione all’ecologia urbana di Giuseppe Gisotti, Dario Flaccovio Editore, pp. 515, Euro 40,00
La popolazione mondiale che vive in aree urbane è decuplicata in un secolo e oggi rappresenta oltre il 50% della popolazione totale, con quasi 500 città che superano il milione di abitanti (negli anni ’50 erano meno di 20!). Il processo coinvolge sia il Nord che il Sud del mondo con la differenza che, nel Sud del mondo le città si stanno costituendo a ritmi rapidissimi, e quindi ancor più insostenibili, e in dimensioni eccessive, mentre nel Nord del pianeta le città si sviluppano invecchiando nella popolazione, depauperando il patrimonio di storia e integrazione sociale di cui erano ricche, aumentando l’intensità d’uso delle risorse naturali.
Nelle città risultano quindi amplificati i problemi ambientali legati a modelli di consumo non sostenibili. Il peggioramento della qualità della vita nelle città in termini di inquinamento atmosferico, acustico, di carenza di spazi verdi, di degrado diffuso, ha spinto molte famiglie a trasferirsi in cerca di ambienti più vivibili. La “città diffusa” (la “Endless City”, oggetto recentemente di un progetto di ricerca multidisciplinare coordinato da R. Burdett e D. Sudjic), risultato di questi processi, si estende ad intere regioni per effetto della crescita delle frange periurbane e della loro saldatura.
Quando si parla di regione urbana, tuttavia, non ci si limita ad indicare il tessuto edificato, per quanto esteso possa essere, ma un bacino di risorse vitali: il complesso sistema ambientale nel quale si svolgono la maggior parte dei cicli legati al metabolismo della città stessa, metabolismo basato su un elevato consumo di risorse per usi industriali, commerciali e per il sostentamento della vita e su un’elevata produzione di residui e sostanze di rifiuto che determinano una forte pressione sulle risorse territoriali e naturali.
Questo volume (che fa parte della collana Sigea che si propone di favorire la divulgazione scientifica dei principali temi della geologia ambientale e di stimolare la conoscenza del territorio nei suoi aspetti fondamentali) vuole mettere in evidenza come la pianificazione urbanistica e ambientale, sia per le città in declino che per quelle in rapida espansione, richieda con urgenza un significativo contributo delle scienze ambientali: ciò sia per assicurare una migliore qualità della vita che per contrastare la minaccia di eventi catastrofici.
Il primo passo naturalmente è affrontare il sistema urbano sotto l'ottica dei suoi cicli bio-geo-chimici, analizzando i flussi di energia e di materia (il cosiddetto metabolismo urbano) per poi passare alle analisi della geologia e della biogeografia delle città.
L'intento è quello di mostrare non solo la struttura e le funzioni di un ecosistema sui generis quale è quello urbano, ma anche i processi antropici che portano all'inquinamento, alle malattie, ai danni patiti dal sistema urbano, e i modi per ridurre, attraverso una politica degli spazi verdi, della tutela degli habitat, del risparmio energetico, della accorta gestione della mobilità urbana, il pesante impatto sui cittadini del loro stesso stile di vita. Il volume si pone infatti come obiettivo l'approccio ecologico alla città – non a caso il suo sottotitolo è “Manuale per lo studio e il governo della città” - poiché il tentativo di applicare le leggi dell'ecologia al complesso sistema urbano deve essere un modo per cercare di migliorarlo: un "approccio integrato tra gli aspetti socio-economici e quelli ambientali" deve trasformarsi in "azioni di governo", non solo in "azioni speculative".
In ragione di questo scenario, oggi, le politiche ambientali internazionali sono guidate dalla convinzione che sia impossibile raggiungere un modello di vita accettabile in assenza di collettività che si ispirino a principi di sostenibilità e hanno individuato nelle città “la più ampia unità in grado di affrontare inizialmente i molti squilibri … e al tempo stesso la più piccola nella quale i problemi possono essere risolti positivamente in maniera integrata, olistica e sostenibile” (Carta di Aalborg, 1994) riconoscendole un ruolo fondamentale “nel processo di cambiamento degli stili di vita e dei modelli di produzione, di consumo e di utilizzo degli spazi”.
(recensione Dott. Fabio Manzione 30/7/08)
GEOGRAFIA DEL MARE E DELLA PESCA di Fabiana Callegari, Mursia, pp. 287, Euro 22,00
Pur ricoprendo più di due terzi della superficie terrestre, solo negli ultimi 3 - 4 secoli il mare è solcato in modo continuo e con il preciso scopo di scoprirlo e raggiungere nuove terre da colonizzare. Con l'espansione dei traffici il mare è diventato il luogo d'incontro, più o meno pacifico, delle nazioni per cui a fronte della pratica si è resa necessaria una regolamentazione del suo uso.
Solo dagli anni ‘80 del XX secolo si è diffusa una maggiore consapevolezza internazionale dei problemi riguardanti le zone costiere, in quanto aree “sensibili”, in cui si concentrano attività spesso tra loro conflittuali ed in cui si registra un’eccessiva densità demografica. Turismo, acquacoltura, pesca, diporto nautico e porti turistici, trasporti marittimi e intermodali e connesse infrastrutture, sfruttamento di giacimenti petroliferi e minerari, proprietà pubblica e privata rientrano tra quei molteplici usi il cui sviluppo “irresponsabile” mina fortemente lo sviluppo sostenibile dell’ambiente costiero.
Pur esistendo, ovviamente, una molteplice varietà di zone costiere (diversamente caratterizzate, per esempio, dalla geografia del paese, dall’orientamento della costa, dal valore economico delle risorse costiere, dalla concentrazione della popolazione e delle infrastrutture e dal livello di sviluppo del paese), esse vanno comunque intese come sistemi interattivi mare-terra, dinamici e fragili, da tutelare attraverso l’elaborazione di più complete e approfondite tecniche di pianificazione e gestione in grado di affrontare, in modo complessivo ed integrato, i problemi dell’articolazione delle competenze istituzionali, delle possibili fonti di impatto sul territorio costiero e degli interventi necessari, soprattutto nel settore della pesca.
Questa funzione appare centrale se si considera che, come ampiamente denunciato da numerosi appelli della FAO, nonché da dati scientifici raccolti da diversi istituti di ricerca, il mare è soggetto ad uno sfruttamento che va oltre le sue capacità di riproduzione. Di conseguenza, le risorse marine si vanno sempre più depauperando e necessitano di un'attenta gestione, al fine di continuare a beneficiare del loro apporto all'alimentazione mondiale e al contributo economico e sociale che esse forniscono.
Già a partire dalla fine degli anni '80 è divenuto chiaro che le risorse della pesca non avrebbero potuto sostenere questo rapido e incontrollato sfruttamento. E' emersa, quindi, l'esigenza di ricercare nuovi approcci alla gestione della pesca comprendenti considerazioni ambientali e di conservazione. La necessità di raggiungere un equilibrio tra risorse biologiche e sforzo di pesca è stata colta appieno dalla FAO che, nel 1995, ha pubblicato il Codice di Condotta per la Pesca Responsabile il cui obiettivo ultimo è quello di salvaguardare il patrimonio di risorse biologiche per la sussistenza delle generazioni future , evitando il sovrasfruttamento delle risorse e assicurando il loro naturale rinnovarsi in armonia con l'ambiente. Il Codice riconosce l'importanza nutrizionale, economica, sociale, ambientale e culturale della pesca, tenendo conto degli interessi di tutti coloro che sono coinvolti nel settore.
Negli anni più recenti, sono stati fatti molti tentativi per sviluppare sistemi di gestione e di salvaguardia degli oceani e delle risorse ittiche. Ma come si sa, dal dire al fare…c’è di mezzo il mare!!
La recente crisi del settore della piccola pesca e i problemi legati all’overfishing causati dai metodi industriali adottati dalle grandi flotte rendono sempre più attuale e urgente un confronto internazionale sul tema del mare e della pesca. Allo stato attuale, come dimostrato da diversi studi il 44% degli stock ittici mondiali risulta sfruttato in modo intensivo o totale, il 16% è sovrasfruttato, il 6% esaurito e solo il 3% sta lentamente riprendendosi.
Questi chiari segni di sovrasfruttamento, accompagnati ai fenomeni di modificazione degli ecosistemi e alle significative perdite economiche che ne derivano, stanno mettendo in crisi la sostenibilità delle risorse ittiche e pongono una serie di interrogativi a cui questo volume cerca di dare una risposta, offrendosi al lettore come chiaro strumento di interpretazione della complessità che contraddistingue queste tematiche.
(recensione Dott. Fabio Manzione 21/6/08)
ANGOLI RELAX IN GIARDINO Le piante,
gli arbusti fioriti, gli arredi Di Rosa Wolf Red Casa, Milano, pagg. 94, € 9,90
Leggere e
ammirare le foto di questo libro in primavera, immaginarsi un angolo del
proprio giardino o balcone dopo alcuni ritocchi, pregustare la gioia di un
ambiente arricchito come nei suggerimenti dell’autrice… beh, non si resiste
alla voglia di una piccola ristrutturazione, o a fare un salto al vivaio.
E’ vero, il
giardino, o una veranda, devono possedere un angolo pensato proprio per il
relax. E rilassarsi nel verde, con i profumi dei propri fiori, all’ombra
dell’albero piantato da te proprio a quello scopo, eh sì, ha tutto un altro
gusto.
Il volume
della Wolf in particolare suggerisce:
-gli
elementi naturali e artificiali adatti a creare vari luoghi di relax tenendo
conto dell’ampiezza del terreno, della sua conformazione, delle esigenze
personali;
-la
realizzazione di luoghi diversi e complementari (ombrosi, colorati, profumati);
-le
forme e le caratteristiche possibili di gazebo, tavoli, panchette, sdraio,
ombrelloni, pergolati, siepi, spalliere verde e muretti che circoscrivono le
aree per il relax, la siesta, la conversazione e il barbecue;
-i
luoghi ‘misteriosi’ per i giochi dei bambini;
-i
materiali da usare per gli angoli relax.
Purtroppo
il giardiniere non è compreso nel prezzo di copertina. Ma anche lavorare in
giardino è a sua volta fonte di relax! O no?
(26/5/08)
Howard Gardner, psicologo americano nato nel 1943, è considerato il
principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple.
Entrò all'Università di Harvard nel 1961, conseguendo il dottorato,
specializzandosi successivamente in psicologia dell'età evolutiva e in neuropsicologia.
Nel 1986 ha cominciato ad insegnare alla Facoltà di Scienze a Harvard, collaborando contemporaneamente al Progetto Zero, un gruppo di ricerca sulla formazione della conoscenza, che riconosce grande importanza alle arti.
Nel corso degli anni, Gardner, oltre ad elaborare la teoria delle intelligenze multiple,
si è occupato dello sviluppo delle capacità artistiche nei bambini e
dell'ideazione di strumenti per migliorare l'apprendimento e la
creatività attraverso forme di insegnamento e di valutazione
maggiormente personalizzati.
Gardner ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali alcune lauree ad honorem, tra cui quella dell'Università di Tel Aviv. Nel 1990, per le sue ricerche, è stato insignito del prestigioso premio Grawemayer dell'Università di Louisville.
Stiamo vivendo anni di grandi cambiamenti: l’accelerazione della globalizzazione, la crescente mole di informazioni, la sbalorditiva esplosione delle potenzialità della scienza e della tecnica, lo scontro delle civiltà. Questi cambiamenti richiedono nuove forme di apprendimento e nuovi modi di pensare: nella scuola, nel lavoro e nella vita pubblica.
Nel mondo interconnesso in cui vive oggigiorno la grande maggioranza degli esseri umani, non basta dire che cosa occorre a ciascun individuo o a ciascun gruppo per sopravvivere nel suo orticello: per presentarci all’appuntamento col futuro nelle condizioni che esso richiede, dovremmo cominciare fin da ora a coltivare nuovi talenti.
Howard Gardner, psicologo americano di fama mondiale, docente di Scienze cognitive e dell’educazione ad Harvard, principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple, spiega in questo volume quali abilità cognitive dovremmo sviluppare negli anni a venire. Chi avrà scommesso su queste abilità, potrà affrontare il futuro, qualunque esso sia. Quanti ne saranno privi, si troveranno in balia di forze che non saranno in grado di comprendere – sommersi dall’informazione, incapaci di fare fronte ai compiti loro richiesti, e impotenti a fare le giuste scelte nella vita pubblica e privata.
Per "sopravvivere" - secondo la teoria di Gardner che concepisce la mente come un insieme di capacità cognitive - occorre essere rigorosi e creativi allo stesso tempo: il primo dei cinque approcci mentali presi in esame dal professore americano è quello della mente disciplinata, la più classica se vogliamo, quella che accoglie i vari input che riceve nel tempo e poi li indirizza, concentrandosi in un campo particolare, che sarà quello dove eccelle. Segue la mente sintetica, essenziale nell`epoca di Internet e dei canali interattivi: chi ha questo tipo di impostazione raccoglie le informazioni, le seleziona e le sintetizza in maniera originale. La mente creativa è invece quella che coltiva nuove idee e si pone domande insolite, arrivando a risposte inattese.
Seguono poi due approcci che Gardner definisce "non opzioni ma necessità" oggi: la mente rispettosa - il modo di pensare di chi accetta le differenze, si sforza di capire gli altri e di collaborare - e quella etica, quella che valuta i bisogni e i desideri della società globale, cercando di spingersi oltre gli interessi personali. "Sono certo che ci sono altri approcci che è interessante studiare - spiega lo studioso - ma questi sono quelli su cui mi pare occorra mettere più enfasi oggi".
Il motivo, Gardner lo scrive nelle pagine del suo libro: "Il mondo del futuro - con i suoi motori di ricerca, robot e altre potenzialità informatiche - ci chiederà di avere capacità che finora sono state solo opzionali: per rispondere a queste richieste occorre che cominciamo a coltivare sin da ora queste capacità". Messaggio rivolto in particolare a insegnanti e genitori.
Ma il compito di coltivare le intelligenze non spetta soltanto ai maestri e ai professori: è una sfida che riguarda tutti coloro che lavorano con altre persone. Riprendendo le parole di Benjamin Franklin: “Noi dobbiamo realmente stare tutti uniti, altrimenti è certo che saremo divisi”.
Mai come in questo decennio c’è stata una tale abbondanza di letteratura,
ricerche ed articoli di divulgazione sui rischi di una catastrofe ambientale,
al punto da rischiare quasi un’assuefazione nell’opinione pubblica.
In effetti, forse c’è solo una cosa peggiore della mancanza di informazione
ed è la ridondanza della stessa, che di solito si accompagnaad una reazione non sempre razionale da parte
dei lettori, divisi sempre tra catastrofisti e negazionisti, e difficilmente in
grado di sviluppare una propria opinione in merito a tematiche che vedono
divisi anche i più grandi studiosi della Terra. L’agile volumettoche presentiamo evita di aggiungere altra
carne al fuoco e si impegna a presentare un cammino a ritroso nel tempo
attraverso gli interventi sul tema realizzati da Edgar Morin in una serie di
contesti internazionali a partire dal 1972.
Gli oltre tre decenni che copre questa raccolta di testi sono un lasso di
tempo sufficientemente lungo per tirare un bilancio di quanto sia stato fatto e
scritto in materia ambientale e Morin ci aiuta in questa riflessione, lasciandoci
finalmente il tempo ed il modo.