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ultimo aggiornamento martedì 24 marzo 2009
 


 

 

In questa pagina trovate recensioni di:

I GUERRIERI DELLE BALENE
di Peter Heller

IL TRAMEZZINO DEL DINOSAURO.
100 oggetti, comportamenti e manie della vita quotidiana
di Marco Belpoliti

IL GIALLO DELLA BENZINA SOLIDA ININFIAMMABILE CHE RIDUCE I COSTI DEL 50%
di Salvatore Cosentino

LA SOPRAVVIVENZA SPIRITUALE NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE
di Didier Long

LA CREAZIONE
di Edward O. Wilson

CENTO WATT PER IL PROSSIMO MILIARDO DI ANNI
di Luigi Sertorio e Erika Renda

L’ACQUA NELLA STORIA: dai Sumeri alla battaglia per l’oro blu
di Giuseppe Altamore

LA NATURA DÀ LAVORO
di Francesco Petretti e Marta Visentin

AMBIENTE URBANO Introduzione all’ecologia urbana
di Giuseppe Gisotti

GEOGRAFIA DEL MARE E DELLA PESCA
di Fabiana Callegari

ANGOLI RELAX IN GIARDINO
Le piante, gli arbusti fioriti, gli arredi
di Rosa Wolf

CINQUE CHIAVI PER IL FUTURO
di Howard Gardner

L’ANNO I DELL'ERA ECOLOGICA
di Edgar Morin


SPECIALE

Riflessioni sullo stato di salute dell'ambiente

Dalla Conferenza internazionale sul clima di Bali a "Gaia" di Mario Tozzi per l'Istituto Geografico De Agostini

di Luigi Brunamonti


SPECIALE


Stefano Dell'Orco, un bravissimo montatore TV ci parla del suo lavoro in uno "speciale" di Maurizio Amici sul montaggio televisivo

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Nella sezione Archivi troverete l'elenco completo, mese per mese dei libri che abbiamo recensito, le notizie degli editori, le interviste con gli autori


Invia i tuoi commenti su uno dei libri che abbiamo recensito, saremo lieti di publicarli su Pagine di libri.



Peter Heller è un esperto canoista, abituato a fronteggiare situazioni estreme. Giornalista ufficiale della spedizione in Tibet, ha pubblicato il resoconto di questa impresa dapprima sulla rivista Outiside e poi in questo libro. Scrive per National Geographic, Harper’s e Men’s Journal. Vive a Denver in Colorado.

I GUERRIERI DELLE BALENE di Peter Heller, Corbaccio editore, Milano, 2008, pagg. 337, € 19.60

E’ di qualche settimana fa la decisione della corte suprema degli Stati Uniti di permettere alla marina militare americana di continuare le esercitazioni al largo delle coste della California con l’utilizzo dei sonar di bordo al massimo della potenza.

Alcune associazioni protezionistiche avevano infatti richiesto che le apparecchiature venissero limitate nella loro capacità di emissione proprio per evitare che potessero interferire, come sembra ormai assodato, con i “sistemi di navigazione” dei grossi cetacei che transitano in quelle acque proprio in quel periodo dell’anno.

Quasi contemporaneamente partiva l’ennesima “spedizione di ricerca” giapponese che si risolve in realtà in un massacro quasi indiscriminato di balene destinate all’alimentazione umana.

E’ contro questi attacchi sicuramente molto più diretti ed evidenti che salpano personaggi straordinari come Paul Watson ed il suo equipaggio per cui “ogni giorno passato a salvare le balene è un buon giorno per morire”.

Ne “I guerrieri delle balene” Peter Heller ci racconta una incredibile crociera alla ricerca delle baleniere giapponesi che cacciano di frodo nelle tempestose acque dell’Antartico. La Farley è la nave ammiraglia della Sea Shepherd Conservation Society ed è comandata dal suo fondatore, il radicale ambientalista Paul Watson. I Giapponesi che continuano a cacciare anche all’interno del santuario delle balene in quella che dovrebbe essere un’area protetta ed in aperta violazione di tutta una serie di normative internazionali, sanno che Watson fa sul serio e la riprova è nelle otto baleniere che ha affondato da quando è sceso sul sentiero di guerra. Per due mesi l’autore l’ha seguito a bordo della Farley nelle acque intorno della costa antartica, alla continua ricerca della flotta da pesca giapponese.

La sua nave è completamente nera, batte bandiera pirata ed è fornita di un elicottero, di velocissimi gommoni d’assalto ed una lama da tre metri montata a prua che l’equipaggio chiama scherzosamente “l’apriscatole”.

Nella visione di Watson la caccia a specie protette è emblematica del terribile sfruttamento a cui stiamo sottoponendo i nostri mari, sempre più vicino ormai ad un agghiacciante punto di non ritorno e mettendo a rischio la nostra stessa sopravivenza. Con tempeste forza 8, onde alte come palazzi ed un equipaggio di volontari composto da giocatori professionisti, attivisti di ogni genere, ex-militari e campioni d’equitazione, non è certo l’azione che manca. E non aiuta pensare che la sopravvivenza media cadendo in quelle acque gelide è di pochi minuti e che le navi a cui la Farley dà la caccia hanno una stazza almeno sei volte superiore.

Watson bracca le navi della flotta giapponese sempre più da vicino mentre Tokyo minaccia l’intervento di navi militari e di aerei da combattimento, l’Australia si appella alla calma, la Nuova Zelanda invia nell’area aerei da perlustrazione, la Marina statunitense pubblica un avviso ai naviganti circa la presenza di pirati e la stampa internazionale finalmente decide di seguire più da vicino quello che sta succedendo davanti alle coste dell’Antartico.

Ma per l’equipaggio della Farley non esistono compromessi: se le grandi balene non potranno essere salvate, non vi sarà speranza neanche per il resto del pianeta.

Watson decide a quel punto di utilizzare la sua nave come un siluro a lenta corsa e dà l’ultimo ordine al suo equipaggio: “Collisione tra due minuti”. Nelle gelide acque dell’Antartico inizia un gioco mortale che non potrebbe avere posta più alta.

(recensione del 19/1/09)


IL TRAMEZZINO DEL DINOSAURO. 100 oggetti, comportamenti e manie della vita quotidiana di Marco Belpoliti, Guanda, pp. 214, Euro 13,00

Il termine “virtuale”, sempre più usato nel linguaggio di tutti i giorni, è diventato un momento di confronto e riflessione per molti studiosi. Se nel linguaggio comune il significato viene esteso fino ad includere qualsiasi surrogato della realtà in formato digitale, da un punto di vista tecnico con “realtà virtuale” ci si riferisce ad un particolare tipo di simulazione interattiva, nella quale lo spettatore, in interazione con un computer, può esplorare ed interagire con una rappresentazione tridimensionale di oggetti ed ambienti, provando la sensazione di essere nell’ambiente stesso che, pur non esistendo concretamente, può essere percorso ed osservato.

Ormai abituati a questo mondo virtuale sempre più perdiamo contatto con quello reale, fatto di oggetti che nascono dalle manipolazioni che l'uomo da  millenni opera sulle materie prime che la Natura ci offre (grano, carbone, ferro, latte, pietre preziose, petrolio), che sono alla base della nostra economia, che testimoniano  una lunga storia di utilizzazione da parte dell’uomo e che possono insegnarci una geografia sorprendente. Per esse l’uomo ha lavorato ed ha lottato: sapere cosa c’è dietro ogni singolo bene della Terra che usiamo nella nostra vita quotidiana ci consente di apprezzare meglio il valore non solo economico di quel bene e di scoprire che dietro l’acquisto di un oggetto c’è un mondo di storie, luoghi, culture, creatività e abilità affascinante. Dalla conoscenza non può che nascere il rispetto anche per gli anonimi artefici di oggetti che in qualche modo hanno contribuito anche alla crescita delle potenzialità umane.

Questo volume è una raccolta di cento pezzi brevi, accompagnati da disegni - già usciti sulle colonne della «Stampa» nell’arco di una decina d’anni - in cui Marco Belpoliti getta uno sguardo inusuale sulla nostra vita quotidiana e, più esattamente sugli oggetti, i comportamenti e le piccole manie di ogni giorno.

Il suo sguardo si rivolge alle cose minime, quelle di cui nessuno si cura, ma che invece definiscono molti aspetti della nostra vita: gli oggetti d'uso hanno infatti invaso la nostra casa, gli ambienti dove lavoriamo, mangiamo, i luoghi che frequentiamo. Dagli shopper alle chiavi, dai sedili agli spazzolini da denti, dai tornelli ai tramezzini questi piccoli oggetti consentono all'autore di intessere fulminanti ragionamenti sull'abitare, sul consumo, sulla natura stessa delle merci, sugli spazi pubblici, sulle manie private, sulle paure e sulle ansie a cui andiamo soggetti.

Questi dettagli sepolti nell’inconscio, se osservati con occhio attento, posso raccontarci cose di noi che nemmeno i migliori saggi sociologici-antropologici-massmediologici riescono a fare. Un viaggio interessantissimo nella vita di tutti i giorni che si può leggere in ordine alfabetico o saltando leggiadramente di qua e di là, assumendolo come una pastiglia contro la superficialità sulla quale la vita di tutti i giorni ci fa inevitabilmente scivolare.

(recensione Dott. Fabio Manzione 7/1/09)


SALVATORE COSENTINO vive a Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania. Già docente di Scienza delle Relazioni Pubbliche a indirizzo pragmatista.Ha scritto 19 libri di varia tematica. E’ stato negli anni ‘60 dirigente, per la Sicilia e la Calabria, e poi, consulente per la "Strategia Pubblicitaria e per le Relazioni Pubbliche", nell’industria chimica farmaceutica ICAR-LEO di Roma.

Ha diretto, dal 1976 al 1979, la Scuola di Scienze Sociali presso l’Istituto di Sociologia di Caltagirone. Nel 1979 istituì, presso il suddetto Istituto, la cattedra di "Scienza delle Relazioni Pubbliche" (la prima in Italia), secondo il metodo della scuola americana a indirizzo pragmatista, pubblicando due testi didattici.Ha tenuto seminari di "Sociologia dell’Emigrazione" presso l’Istituto di Antropologia Culturale ed Etnologia Europea dell’università di Francoforte (Germania) nel 1986.Ha collaborato agli studi e alla pubblicazione in lingua tedesca, presso la suddetta università, del trattato "Sizilien, Die Menschen, Das Land, Und der Staat (1986).

Ha collaborato, per l’economia siciliana, col GIORNALE diretto da Indro Montanelli, con IL CORRIERE DELLA SERA, con LA SICILIA di Catania e con l’ENCICLOPEDIA ITALIANA TRECCANI

Il sito di Salvatore Cosentino: www.scosentino.it

IL GIALLO DELLA BENZINA SOLIDA ININFIAMMABILE CHE RIDUCE I COSTI DEL 50% di Salvatore Cosentino, Bonfirraro Editore, pp. 214, Euro 17,00

La benzina è un prodotto distillato dal petrolio greggio a una temperatura che si aggira fra i 60 e i 100°C. Da un litro di petrolio, solo il 10% diventa benzina dopo la prima semplice distillazione. Utilizzando le frazioni più pesanti (gasolio pesante e residui di distillazione) si possono ottenere molecole più piccole adatte ad essere usate come benzina, grazie ad un trattamento detto cracking attraverso il quale gli idrocarburi di maggior peso molecolare vengono frammentati in presenza di un catalizzatore.

La benzina è un prodotto altamente infiammabile (l'espressione “gettare benzina sul fuoco” rende immediatamente l'idea) e tutto ciò che ruota intorno a questo distillato del petrolio (interessi economici, geopolitici, industriali, ecc.) rende “scottante” il tema delle alternative al suo uso.

Sono questi interessi che hanno impedito la divulgazione della strabiliante scoperta dell’ing. Gaetano Fuardo (1878 – 1962) autore di quella formula “magica” atta a produrre la “benzina solida” ottenuta con un processo di gelatinizzazione e, dunque, da commercializzare in scatola come i detersivi. Si tratta di un prodotto - così è scritto sulla quarta di copertina di questo avvincente “romanzo storico”, come lo definisce il suo autore - che “galleggia in acqua come il sughero (e quindi non inquina i mari); evita gli incendi sugli aerei e su ogni altro mezzo che utilizza i carburanti; manda in pensione le petroliere e i distributori stradali” riducendo almeno del 50% il costo dei prodotti petroliferi.

Un manoscritto custodito in valigia, una formula chimica, una scoperta sensazionale che risolleverebbe le sorti del mondo, servizi segreti e intrighi internazionali. Questi ingredienti non sono quelli affascinanti di un film di Hitchcock, ma elementi reali e tangibili di una vicenda che sa di inverosimile ma che lascia l’amaro in bocca e molti pensieri gravidi di infiniti “perché”.

È un viaggio nella vita, nella storia di un ragazzo siciliano rimasto presto orfano ma che, dopo aver superato brillantemente gli studi intrapresi al Politecnico di Torino, si laurea in ingegneria chimica. Trasferitosi a Milano, mette a punto la sua invenzione verso la metà degli anni trenta: un procedimento che rende solidi e ininfiammabili i carburanti, con grande vantaggio per la sicurezza ed il trasporto.

Dopo aver collaborato per l’Inghilterra di Churchill (che gli offre un contratto per la cessione esclusiva del suo brevetto che  Fuardo non accetta) nel 1939 parte per la Germania, dove il Fuhrer gli mette a disposizione una fabbrica per la produzione di benzina solida strategica per gli usi bellici, poi distrutta dai servizi segreti britannici.

Gli americani, servendosi dei documenti trafugati dalle loro truppe, costruiranno due impianti che saranno chiusi nel 1952. Nel 1953 collabora con la Francia: i primi “pezzi” di carburante sono paracadutati sull'Indocina ma, a causa di ritardi nelle forniture, poco dopo la Francia sospende il contratto.

Il Governo francese, per essersi reso inadempiente nei confronti del contratto stipulato con l'ingegnere italiano, fu costretto dal Consiglio di Stato a pagare un risarcimento di un miliardo di franchi agli eredi del Fuardo, visto che l'ingegnere morì in miseria in un ospizio vicino Roma qualche anno prima della conclusione della lunga vicenda giudiziaria.

Fuardo è stato schiacciato dalla sua stessa scoperta dimenticata o fatta dimenticare ma per la quale l'autore, documenti alla mano e pubblicati in appendice (e in parte consultabili sul suo sito http://www.scosentino.it/) vuole fare giustizia narrativa, attraverso la pubblicazione di una vicenda che passerà alla storia per aver sollevato tanti “perché” pesanti come macigni o, perchè no... come petroliere.

(recensione Dott. Fabio Manzione 7/1/09)


LA SOPRAVVIVENZA SPIRITUALE NELL'ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE di Didier Long, Excelsior 1881, pp. 241, Euro 17,50

La globalizzazione ha un’anima. E quell’anima è nata nel Medioevo tra le comunità monastiche. È così che Didier Long (ex monaco benedettino, autore teatrale, scrittore, esperto di marketing) racconta le origini un fenomeno capace di trasformare il mondo.  

A chi vuole raccogliere le sfide del mercato consiglia di parlare “globish” (global english), ma anche di proteggere l’ambiente. Di comprendere l’essenza planetaria e locale di internet. Di trasformarsi, insomma, in un marchio mondiale allo stesso modo di Andy Warhol. Ma, a differenza di altri, l’autore francese recupera la dimensione dell’anima. E rilegge le radici della civiltà attuale spingendosi fino al Medioevo.

Nel V secolo sant’Agostino lodava sia il progresso teologico sia quello materiale, mentre, parecchio tempo prima di lui, Aristotele aveva condannato l’attività commerciale come «incompatibile con la virtù umana». Ciò rafforza l’idea che il Medioevo non sia stato un periodo di decadenza o di stasi (i famigerati «Secoli Bui») ma, al contrario, la culla delle future glorie dell’Occidente.

Molto è stato scritto sui motivi per i quali, a partire dal Medioevo, l’Occidente ha sopravanzato il resto del mondo. Le spiegazioni più comuni hanno riguardato la felice configurazione geografica, l’espansione dei commerci, il progresso della tecnologia. Ma è stato completamente trascurato un fatto: nessuno sviluppo sarebbe stato possibile senza una profonda fiducia nella ragione, che affonda le proprie radici nella religione cristiana.

Già in passato un'altro autore (Rodney Stark  con il volume “La vittoria della ragione”) aveva proposto quest’idea rivoluzionaria: le più significative innovazioni intellettuali, politiche, scientifiche ed economiche introdotte nello scorso millennio sono riconducibili al cristianesimo e alle istituzioni a esso collegate. Secondo Stark, non sono state la contrapposizione tra la società laica e quella religiosa, né la competizione tra scienza e fede a farci progredire. Al contrario, è alla teologia cristiana che dobbiamo attribuire la vera origine della ragione. Mentre infatti le altre grandi religioni hanno posto l’accento sul mistero, sull’obbedienza e sulla meditazione, il cristianesimo ha abbracciato la logica e il pensiero deduttivo aprendo la strada alla libertà e al progresso.

Ruolo centrale ebbero in quei secoli i monasteri: seguendo la regola benedettina “Ora et labora”, le comunità monastiche vendono la produzione agricola locale e costruiscono una rete internazionale per diffondere il cristianesimo. L’abbazia francese di Cluny, il latino come lingua franca e l’uso della moneta diventano i semi di un processo destinato a cambiare il mondo che ha come motore, però, non il profitto, ma la ricerca della salvezza spirituale. Attorno al dodicesimo secolo, insomma, inizia la globalizzazione.

Dopo il Medio Evo vince l’etica protestante con l’espansione dell’Olanda e del Regno Unito - come spiega Max Weber nel volume “L'Etica protestante e lo spirito del capitalismo”. Ancora una volta la spinta di fondo non è il denaro, ma una meta ultraterrena: per i calvinisti, paradossalmente, il successo nell’accumulazione di ricchezza diventa una conferma dell’ingresso in Paradiso. Un bisogno così intenso da ispirare le prime multinazionali con un obiettivo più terreno, quello del conseguimento di un profitto. Alla fine, però, sembra che il meccanismo si rovesci e Long parla di “mercato delle religioni globalizzate”: incapaci di sottrarsi alle suggestioni del marketing, ora i credenti scelgono percorsi personali e si affidano al tele-evangelismo.

Oggi di fronte al bisogno di religiosità di un mondo "nuovo", segnato dal vuoto di valori e dalla precarietà, dall'instabilità economica, è ancora possibile una morale, vale a dire un'arte della felicità?

Utilizzando le sue competenze di consulente internazionale di nuove tecnologie e la sua enciclopedica erudizione in tutti i rami del sapere, dalla storia alla filosofia, dalla scienza alla teologia, Long ci spinge a cercare il significato profondo delle nostre sempre più precarie esistenze anche in quella sorta di “anima collettiva” che è Internet. Ma, ancora una volta, la risposta alle nostre domande, anche riguardo la spiritualità, si cela tra le pieghe della nostra coscienza...

(recensione Dott. Fabio Manzione 4/1/09)


LA CREAZIONE di Edward O. Wilson, Adelphi, pp. 198, Euro 19,00

Darwin formula la sua teoria sull’origine delle specie in un periodo storico in cui si ignoravano ancora le leggi dell’ereditarietà (scoperte da Mendel), il codice genetico e lo stesso DNA, tutta la citologia e l’anatomia moderna, la fisiologia che studiano i nostri medici e, soprattutto, la vastissima e complicatissima biochimica cellulare. L’essere vivente ci appare oggi - sui nostri testi scolastici - come “una complessità irriducibile”, ovvero come un sistema che svolge un insieme di funzioni che non sono né prevedibili né incluse nei “pezzi” di cui è composto. La ragione rifiuta spiegazioni affidate al “caso”, in biologia così come in ogni campo dell’attività umana, e riconosce invece che il mistero, oggi, dopo tutte le scoperte scientifiche che conosciamo, si è fatto più fitto di prima. Si dice che solo lo 0,5% del DNA ci separi dalla scimmia: dove cercare allora la fonte del nostro linguaggio, della nostra intelligenza, dell’arte, della civiltà, dell’autoironia, della coscienza e del senso religioso, che ci fanno così diversi e così unici nell’Universo?

Interrogarci su di noi, essere umani, e sulla nostra “diversità” rispetto alle altre forme viventi che abitano la Terra - senza le quali non potremmo sopravvivere - significa riflettere sull'origine delle specie e, sempre di più, sulla loro evoluzione e sulla direzione che imprimeremo al futuro che condivideremo con loro.

Ma l'umanità, prigioniera della propria strategia arcaica della sopravvivenza a breve termine, è ancora troppo concentrata su se stessa e sui propri bisogni, e sta distruggendo la natura con la forza di un meteorite.

Entro la fine del secolo, metà di tutte le specie potrebbero essere definitivamente uscite di scena: la causa di questo inarrestabile declino della biodiversita' della Terra, spiega Wilson, é nel acronimo HIPPO, ovvero Habitat loss (perdita di habitat), Invasive species (specie aliene dannose, ovvero importate in alcune zone e che ne sostituiscono altre), Pollution (Inquinamento), Population (sovrappopolazione), Overharvesting (sfruttamento eccessivo mediante caccia pesca e raccolta). Non sfuggirà che questi fattori spesso si combinano, a volte sono uno conseguenza dell'altro e tutti sono riconducibili all'uomo.

Siamo alla fine del gioco e il più grande degli entomologi viventi, Edward Wilson, scienziato rigoroso e appassionato, ci porta per mano alla scoperta di ciò che molti di noi non sanno per ignoranza o fingono di non sapere: i costi materiali e spirituali per le generazioni future rischiano di essere sbalorditivi, ma a scongiurare tutto questo non bastano mere considerazioni utilitaristiche.

Per risultare realmente efficace, la strategia di conservazione deve tentare di collegare l'approccio razionale tipico della scienza con quello più emotivo e spirituale offerto da un risveglio generale delle coscienze in ogni parte del globo che coinvolga uomini di nazioni diversi per razza, condizioni di vita, pensiero, religione.

La religione, appunto. Non a caso Wilson utilizza l'escamotage narrativo di iniziare e condurre sino alla conclusione il suo libro nella forma di una lettera indirizzata a un immaginario uomo di chiesa, nella fattispecie un pastore della Chiesa Battista e lo invita a riporre le reciproche convinzioni sull'origine del pianeta in nome della sua salvezza. Un incontro al di qua della metafisica tra le forze più potenti del mondo d'oggi, religione e scienza.

Qual è il terreno comune di incontro? L'attenzione e la cura della vita, rammenta Wilson nel capitolo conclusivo, l'unico fine che possa giustificare una "santa"alleanza tra chi ritiene che Dio abbia creato il mondo e chi pensa che la vita è sorta da sola attraverso le mutazioni casuali e la selezione naturale di molecole codificanti l'informazione. Questo appello è l'essenza di un lucido e appassionato saggio che ha il pregio di rivolgersi insieme alla mente e al cuore degli uomini.

"Propongo di mettere da parte- suggerisce Wilson- ciò che ci separa per salvare insieme la Creazione. La difesa del vivente ha un valore universale. Non sorge da dogmi religiosi o ideologici né li promuove, ma serve gli interessi dell'intera umanità, senza discriminazioni".

Forse “La creazione” non servirà a convertire il reverendo cui e' indirizzata alla fede evoluzionista ma, se fosse adottato nelle scuole di ogni ordine e grado, potrebbe davvero fare...miracoli.

(recensione Dott. Fabio Manzione 4/1/09)


Cento Watt per il prossimo miliardo di anni di Luigi Sertorio e Erika Renda – Bollati Boringhieri – Torino – 2008 - pp. 144 – Euro 16.00

La prima delle risorse naturali della Terra consiste nell’essere un pianeta legato al Sole che è una stella buona, stabile, longeva, e nell’avere un’orbita quasi circolare che permette ai moti fluidi sulla superficie di essere stabilmente stazionari. La temperatura del Sole, la sua distanza dalla Terra e la composizione chimica percentuale al termine dei processi di accrezione della Terra si sono rivelate compatibili con l’esistenza della vita, prima termochimica poi fotochimica. L’insieme degli organismi viventi, la biosfera, da oltre tre miliardi di anni evolve interagendo con la sfera inorganica come sistema complesso, aperto ai flussi energetici, i fotoni solari entranti e i fotoni terrestri uscenti verso lo spazio vuoto. La biosfera è la risorsa naturale diretta per l’uomo, che è un elemento della catena trofica, cioè l’insieme di tutti i metabolismi di tutte le creature vive. Quindi anche la specie umana è una risorsa naturale, frutto dell’evoluzione operante su tempi lunghissimi.

Sulla scala dei tempi della storia o addirittura della cronaca compaiono gli eventi politici ed economici che plasmano la vita delle città e delle nazioni, e come tali sono importantissime per l’individuo che, nel corso della sua esistenza intercetta gli eventi della cronaca, non gli eventi dell’evoluzione. Tuttavia, oltre alla catena trofica c’è la catena della memoria genetica con la quale è, per così dire, attorcigliato il pensiero dell’uomo.

Se in questo contesto cerchiamo di posizionare l’ultimo mezzo secolo di crescita economica consumista capiamo che tale modello sociale è un’anomalia. Anomalia che è destinata ad estinguersi sia per cause esterne, cioè la riduzione delle scorte di energia fossile fino al punto in cui non è più conveniente estrarle, sia per cause interne, il degrado dell’intelligenza umana. Verrà il collasso della struttura di potere economico consumista, lasciando rovine ma non nostalgia; importante è che nella transizione verso l’era futura la specie umana porti con sé un patrimonio di memoria sufficiente a identificarla.

La logica di questo libro è riassunta nello schema triangolare proposto all’inizio del primo capitolo: il concetto di risorsa naturale è perennemente mutevole per l’uomo, che estende la conoscenza della natura con il linguaggi scientifico, opera sulla natura con gli strumenti della tecnologia e ospita conoscenza e azione nel procedere dell’esistenza sociale.

I primi cinque capitoli riguardano la conoscenza scientifica e sono i più facili perché il percorso della scienza è univoco e il suo linguaggio è arduo ma logico.  Ma il linguaggio della scienza è bello se è rigoroso, e si perde per strada a semplificarlo troppo, cosa che gli autori hanno cercato di evitare. I capitoli dal 6 al 16 riguardano i vertici del triangolo indicati come “tecnologia” e “società” e sono più complessi, perché l’operare e l’interagire collettivo includono delle componenti casuali. Infine il capitolo 17 riguarda il futuro energetico, non quello immediato che si affronta come estrapolazione del presente, ma quello lontano che si prospetta per l’umanità dopo l’esaurimento delle risorse fossili.

(9/12/08)


Giuseppe Altamore, sociologo e giornalista (vicecaporedattore di Famiglia Cristiana) sta portando avanti da un po' di anni a questa parte. E' considerato uno dei maggiori esperti in questioni idriche ed è uno dei pochi che ha avuto il coraggio di mettere per iscritto dati e informazioni su temi scottanti e delicati, regalandoci documenti interessanti e sicuramente istruttivi

L’acqua nella storia: dai Sumeri alla battaglia per l’oro blu di Giuseppe Altamore - Sugarco edizioni – Milano - 2008 – pp. 221 – Euro 16.80

Questo interessantissimo quanto esaustivo viaggio nel tempo ha come filo conduttore l’acqua ed il suo ruolo assolutamente insostituibile nella vita dell’uomo ed in tutto il nostro ecosistema. L’autore ci conduce per mano attraverso le meraviglie degli acquedotti romani, i vecchi sistemi di adduzione, le gallerie drenanti degli etruschi ed i sistemi utilizzati nel deserto per raccogliere miliardi di gocce che generano fonti inesauribili e oasi verdeggianti. Un viaggio attraverso secoli di storia intrisa di conoscenze tecniche ancora in uso e di saperi che potrebbero ancora aiutare l’umanità a trovare una soluzione alla crescente crisi idrica che attanaglia il pianeta. Scoprirete come e perché per secoli non ci siamo lavati per paura delle malattie, fino alla scoperta dell’igiene, dei microbi e all’avvento delle grandi epidemie legate all’acqua contaminata che hanno segnato la costruzione dei grandi acquedotti del XIX° secolo. Grandi lavori realizzati spesso da compagnie private votate al profitto che offrivano il servizio solo a chi poteva permetterselo. Soprattutto, troverete molti spunti di riflessione e tanti motivi per indignarvi di fronte a chi vorrebbe mettere le mani sul più prezioso dei beni umani.

(recensione di Luigi Brunamonti 29/9/08)


LA NATURA DÀ LAVORO di Francesco Petretti e Marta Visentin, Alberto Perdisa Editore, pp. 162, Euro 15,00

Quanto siano pressanti i problemi che riguardano l’ambiente e quanto sulla sua conservazione e modificazione influiscano i comportamenti dell’uomo sono i temi che rivestono, in questi ultimi tempi, una particolare importanza e che rappresentano anche una vera e propria emergenza di fronte alla quale è importante prendere decisioni e imboccare nuovi indirizzi.

Ne consegue che il futuro dell’economia e le nuove occupazioni che si possono sviluppare sulla scia di un nuovo modo di approcciare con l’ambiente sono davvero infinite: secondo gli esperti, il mercato ambientale sarà tra i ’’motori’’ trainanti nel mondo del lavoro del XXI secolo, una previsione che nell’ultimo decennio ha trovato conferma in Italia nel raddoppio del numero di occupati nel settore Ambiente.

Cambiano le richieste del mondo del lavoro e quindi aumenta anche le domanda di innovazione nel campo della formazione. Tra le nuove professioni emergono sempre di più quelle legate al territorio: è questo un filone formativo assolutamente nuovo, trasversale un po' a tutta l'offerta didattica soprattutto a livello universitario. Grazie a una vocazione che deriva sia dal territorio sia dalla tendenza ad innovare e a guardare al futuro delle professioni e dei mestieri: secondo gli ultimi dati Istat in Italia ci sono già 336mila “lavoratori verdi” ma il loro numero è destinato a salire per far fronte (purtroppo…) alle emergenze: gestire i rifiuti, risanare il suolo e le acque, abbattere i rumori, razionalizzare la mobilità.

Progettista di manufatti edilizi a basso impatto ambientale, manager di impianti di acquacoltura ecompatibili, tecnico della qualità nella filiera dei prodotti biologici, esperto di biotecnologie sostenibili. Sono queste alcune delle professioni che, in un futuro non troppo lontano, saranno tra le più richieste e necessarie in un’economia basata sullo sviluppo sostenibile.

Una recente ricerca dell’Isfol si è occupata di individuare le figure professionali innovative che ambiente e mercato richiedono per la costruzione di una società attenta, al tempo stesso, alle esigenze occupazionali e alla salute e al benessere di tutti, nonché alla tutela ambientale: ne sono così emerse almeno 38 “nuove” professioni in otto diverse aree di intervento: architettura a basso impatto ambientale, acquacoltura ecocompatibile di qualità, agricoltura biologica, biotecnologie sostenibili, difesa del suolo e utilizzazione delle acque, aree protette e turismo sostenibile, energie rinnovabili e gestione integrata dei rifiuti urbani.

Per ognuno di questi ambiti strategici, c’è bisogno di professionalità specifiche e innovative: per chi voglia intraprendere uno di questi “nuovi” lavori raccomandiamo di leggere questo libro che non è una raccolta di offerte di lavoro e di bandi di concorso, non è solo un elenco di indirizzi o è una guida all’università. È qualcosa di diverso: un piccolo compendio di informazioni e consigli per chi vuole fare di un serio e concreto interesse per il mondo della natura e dell’ambiente un’occasione di lavoro e di reddito. Un agile strumento di grande utilità ed efficacia per aiutare giovani dotati di tenacia, intelligenza e volontà a muoversi nel labirinto di studi, ordini professionali, società e cooperative, associazioni, e fare le scelte più idonee nel perseguimento dei propri obiettivi.

Questo libro è stato scritto per dare informazioni a chi si trova a dover scegliere la propria professione e desidera farlo, per interesse e formazione, occupandosi di natura e di ambiente. Oltre ad un insieme di riferimenti e ausili per muoversi nel complesso mondo di studi, ordini professionali, istituzioni e associazioni, si cerca di fornire anche qualche utile consiglio frutto dell’esperienza di reali “professionisti della natura”.

Il volume presenta le professioni necessarie per il mantenimento, la conservazione e la valorizzazione dell'ambiente naturale e umano, accanto a un'analisi delle aspirazioni e dei comportamenti di un gruppo di giovani che hanno frequentato corsi di formazione ambientale per diventare i futuri esperti del settore. Le problematiche ambientali e occupazionali considerate nel volume sono affrontate analizzando soprattutto la formazione e la professionalizzazione di chi lavora nel settore o aspira a farlo. Per cambiare le cose, e per trovare un'occupazione, non è sufficiente dimostrare una sensibilità ecologica e ambientale: è indispensabile acquisire strumenti di conoscenza, competenze scientifiche e tecniche perché le aspirazioni si concretizzino in azioni positive per l'ambiente, aiutando nel contempo il sistema economico, e noi stessi, a crescere. In particolare, occorre essere disponibili a un continuo aggiornamento, perché le condizioni dell'ambiente, le innovazioni scientifiche e tecnologiche e le regole cambiano continuamente.

Lavorare per l'ambiente, come bene evidenziano gli esperti più acuti e consapevoli, significa soprattutto lavorare per noi: rendere vivibili le città, respirabile l'aria, migliorare la qualità della vita. Adatto anche per coloro che non intendono intraprendere queste nuove professioni, il volume sottolinea come ciascuno di noi, indipendentemente dal tipo di professione svolta, sia chiamato a lavorare per l'ambiente e come gli atteggiamenti di rispetto ambientale, lungi dall'essere ristretti in un ambito specialistico e professionale, debbano essere trasversali a ogni intervento umano: l'ambiente è di tutti, tutto è ambiente e tutti siamo responsabili del mondo in cui viviamo.

(recensione Dott. Fabio Manzione 4/9/08)


AMBIENTE URBANO – Introduzione all’ecologia urbana di Giuseppe Gisotti, Dario Flaccovio Editore, pp. 515, Euro 40,00

La popolazione mondiale che vive in aree urbane è decuplicata in un secolo e oggi rappresenta oltre il 50% della popolazione totale, con quasi 500 città che superano il milione di abitanti (negli anni ’50 erano meno di 20!). Il processo coinvolge sia il Nord che il Sud del mondo con la differenza che, nel Sud del mondo le città si stanno costituendo a ritmi rapidissimi, e quindi ancor più insostenibili, e in dimensioni eccessive, mentre nel Nord del pianeta le città si sviluppano invecchiando nella popolazione, depauperando il patrimonio di storia e integrazione sociale di cui erano ricche, aumentando l’intensità d’uso delle risorse naturali.

Nelle città risultano quindi amplificati i problemi ambientali legati a modelli di consumo non sostenibili. Il peggioramento della qualità della vita nelle città in termini di inquinamento atmosferico, acustico, di carenza di spazi verdi, di degrado diffuso, ha spinto molte famiglie a trasferirsi in cerca di ambienti più vivibili. La “città diffusa” (la “Endless City”, oggetto recentemente di un progetto di ricerca multidisciplinare coordinato da R. Burdett e D. Sudjic), risultato di questi processi, si estende ad intere regioni per effetto della crescita delle frange periurbane e della loro saldatura.

Quando si parla di regione urbana, tuttavia, non ci si limita ad indicare il tessuto edificato, per quanto esteso possa essere, ma un bacino di risorse vitali: il complesso sistema ambientale nel quale si svolgono la maggior parte dei cicli legati al metabolismo della città stessa, metabolismo basato su un elevato consumo di risorse per usi industriali, commerciali e per il sostentamento della vita e su un’elevata produzione di residui e sostanze di rifiuto che determinano una forte pressione sulle risorse territoriali e naturali.

Questo volume (che fa parte della collana Sigea che si propone di favorire la divulgazione scientifica dei principali temi della geologia ambientale e di stimolare la conoscenza del territorio nei suoi aspetti fondamentali) vuole mettere in evidenza come la pianificazione urbanistica e ambientale, sia per le città in declino che per quelle in rapida espansione, richieda con urgenza un significativo contributo delle scienze ambientali: ciò sia per assicurare una migliore qualità della vita che per contrastare la minaccia di eventi catastrofici.

Il primo passo naturalmente è affrontare il sistema urbano sotto l'ottica dei suoi cicli bio-geo-chimici, analizzando  i flussi di energia e di materia (il cosiddetto metabolismo urbano) per poi passare alle analisi della geologia e della biogeografia delle città.

L'intento è quello di mostrare non solo la struttura e le funzioni di un ecosistema sui generis quale è quello urbano, ma anche i processi antropici che portano all'inquinamento, alle malattie, ai danni patiti dal sistema urbano, e i modi per ridurre, attraverso una politica degli spazi verdi, della tutela degli habitat, del risparmio energetico, della accorta gestione della mobilità urbana, il pesante impatto sui cittadini del loro stesso stile di vita. Il volume si pone infatti come obiettivo l'approccio ecologico alla città – non a caso il suo sottotitolo è “Manuale per lo studio e il governo della città” - poiché il tentativo di applicare le leggi dell'ecologia al complesso sistema urbano deve essere un modo per cercare di migliorarlo: un "approccio integrato tra gli aspetti socio-economici e quelli ambientali" deve trasformarsi in "azioni di governo", non solo in "azioni speculative".

In ragione di questo scenario, oggi, le politiche ambientali internazionali sono guidate dalla convinzione che sia impossibile raggiungere un modello di vita accettabile in assenza di collettività che si ispirino a principi di sostenibilità e hanno individuato nelle città “la più ampia unità in grado di affrontare inizialmente i molti squilibri … e al tempo stesso la più piccola nella quale i problemi possono essere risolti positivamente in maniera integrata, olistica e sostenibile” (Carta di Aalborg, 1994) riconoscendole un ruolo fondamentale “nel processo di cambiamento degli stili di vita e dei modelli di produzione, di consumo e di utilizzo degli spazi”.

(recensione Dott. Fabio Manzione 30/7/08)


GEOGRAFIA DEL MARE E DELLA PESCA di Fabiana Callegari, Mursia, pp. 287, Euro 22,00

Pur ricoprendo più di due terzi della superficie terrestre, solo negli ultimi 3 - 4 secoli il mare è solcato in modo continuo e con il preciso scopo di scoprirlo e raggiungere nuove terre da colonizzare. Con l'espansione dei traffici il mare è diventato il luogo d'incontro, più o meno pacifico, delle nazioni per cui a fronte della pratica si è resa necessaria una regolamentazione del suo uso.

Solo dagli anni ‘80 del XX secolo si è diffusa una maggiore consapevolezza internazionale dei problemi riguardanti le zone costiere, in quanto aree “sensibili”, in cui si concentrano attività spesso tra loro conflittuali ed in cui si registra un’eccessiva densità demografica. Turismo, acquacoltura, pesca, diporto nautico e porti turistici, trasporti marittimi e intermodali e connesse infrastrutture, sfruttamento di giacimenti petroliferi e minerari, proprietà pubblica e privata rientrano tra quei molteplici usi il cui sviluppo “irresponsabile” mina fortemente lo sviluppo sostenibile dell’ambiente costiero.

Pur esistendo, ovviamente, una molteplice varietà di zone costiere (diversamente caratterizzate, per esempio, dalla geografia del paese, dall’orientamento della costa, dal valore economico delle risorse costiere, dalla concentrazione della popolazione e delle infrastrutture e dal livello di sviluppo del paese), esse vanno comunque intese come sistemi interattivi mare-terra, dinamici e fragili, da tutelare attraverso l’elaborazione di più complete e approfondite tecniche di pianificazione e gestione in grado di affrontare, in modo complessivo ed integrato, i problemi dell’articolazione delle competenze istituzionali, delle possibili fonti di impatto sul territorio costiero e degli interventi necessari, soprattutto nel settore della pesca.

Questa funzione appare centrale se si considera che, come ampiamente denunciato da numerosi appelli della FAO, nonché da dati scientifici raccolti da diversi istituti di ricerca, il mare è soggetto ad uno sfruttamento che va oltre le sue capacità di riproduzione. Di conseguenza, le risorse marine si vanno sempre più depauperando e necessitano di un'attenta gestione, al fine di continuare a beneficiare del loro apporto all'alimentazione mondiale e al contributo economico e sociale che esse forniscono.

Già a partire dalla fine degli anni '80 è divenuto chiaro che le risorse della pesca non avrebbero potuto sostenere questo rapido e incontrollato sfruttamento. E' emersa, quindi, l'esigenza di ricercare nuovi approcci alla gestione della pesca comprendenti considerazioni ambientali e di conservazione. La necessità di raggiungere un equilibrio tra risorse biologiche e sforzo di pesca è stata colta appieno dalla FAO che, nel 1995, ha pubblicato il Codice di Condotta per la Pesca Responsabile il cui obiettivo ultimo è quello di salvaguardare il patrimonio di risorse biologiche per la sussistenza delle generazioni future , evitando il sovrasfruttamento delle risorse e assicurando il loro naturale rinnovarsi in armonia con l'ambiente. Il Codice riconosce l'importanza nutrizionale, economica, sociale, ambientale e culturale della pesca, tenendo conto degli interessi di tutti coloro che sono coinvolti nel settore.

Negli anni più recenti, sono stati fatti molti tentativi per sviluppare sistemi di gestione e di salvaguardia degli oceani e delle risorse ittiche. Ma come si sa, dal dire al fare…c’è di mezzo il mare!!

La recente crisi del settore della piccola pesca e i problemi legati all’overfishing causati dai metodi industriali adottati dalle grandi flotte rendono sempre più attuale e urgente un confronto internazionale sul tema del mare e della pesca. Allo stato attuale, come dimostrato da diversi studi il 44% degli stock ittici mondiali risulta sfruttato in modo intensivo o totale, il 16% è sovrasfruttato, il 6% esaurito e solo il 3% sta lentamente riprendendosi.

Questi chiari segni di sovrasfruttamento, accompagnati ai fenomeni di modificazione degli ecosistemi e alle significative perdite economiche che ne derivano, stanno mettendo in crisi la sostenibilità delle risorse ittiche e pongono una serie di interrogativi a cui questo volume cerca di dare una risposta, offrendosi al lettore come chiaro strumento di interpretazione della complessità che contraddistingue queste tematiche.

(recensione Dott. Fabio Manzione 21/6/08)


ANGOLI RELAX IN GIARDINO Le piante, gli arbusti fioriti, gli arredi Di Rosa Wolf Red Casa, Milano, pagg. 94, € 9,90

Leggere e ammirare le foto di questo libro in primavera, immaginarsi un angolo del proprio giardino o balcone dopo alcuni ritocchi, pregustare la gioia di un ambiente arricchito come nei suggerimenti dell’autrice… beh, non si resiste alla voglia di una piccola ristrutturazione, o a fare un salto al vivaio.

E’ vero, il giardino, o una veranda, devono possedere un angolo pensato proprio per il relax. E rilassarsi nel verde, con i profumi dei propri fiori, all’ombra dell’albero piantato da te proprio a quello scopo, eh sì, ha tutto un altro gusto.

Il volume della Wolf in particolare suggerisce:

-          gli elementi naturali e artificiali adatti a creare vari luoghi di relax tenendo conto dell’ampiezza del terreno, della sua conformazione, delle esigenze personali;

-          la realizzazione di luoghi diversi e complementari (ombrosi, colorati, profumati);

-          le forme e le caratteristiche possibili di gazebo, tavoli, panchette, sdraio, ombrelloni, pergolati, siepi, spalliere verde e muretti che circoscrivono le aree per il relax, la siesta, la conversazione e il barbecue;

-          i luoghi ‘misteriosi’ per i giochi dei bambini;

-          i materiali da usare per gli angoli relax.

Purtroppo il giardiniere non è compreso nel prezzo di copertina. Ma anche lavorare in giardino è a sua volta fonte di relax! O no?

 (26/5/08)


Howard Gardner, psicologo americano nato nel 1943, è considerato il principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple. Entrò all'Università di Harvard nel 1961, conseguendo il dottorato, specializzandosi successivamente in psicologia dell'età evolutiva e in neuropsicologia.
Nel 1986 ha cominciato ad insegnare alla Facoltà di Scienze a Harvard, collaborando contemporaneamente al Progetto Zero, un gruppo di ricerca sulla formazione della conoscenza, che riconosce grande importanza alle arti.
Nel corso degli anni, Gardner, oltre ad elaborare la teoria delle intelligenze multiple, si è occupato dello sviluppo delle capacità artistiche nei bambini e dell'ideazione di strumenti per migliorare l'apprendimento e la creatività attraverso forme di insegnamento e di valutazione maggiormente personalizzati.
Gardner ha ricevuto molti riconoscimenti, tra i quali alcune lauree ad honorem, tra cui quella dell'Università di Tel Aviv. Nel 1990, per le sue ricerche, è stato insignito del prestigioso premio Grawemayer dell'Università di Louisville.

CINQUE CHIAVI PER IL FUTURO di Howard Gardner, Feltrinelli, pp. 200, Euro 19,00

Stiamo vivendo anni di grandi cambiamenti: l’accelerazione della globalizzazione, la crescente mole di informazioni, la sbalorditiva esplosione delle potenzialità della scienza e della tecnica, lo scontro delle civiltà. Questi cambiamenti richiedono nuove forme di apprendimento e nuovi modi di pensare: nella scuola, nel lavoro e nella vita pubblica.

Nel mondo interconnesso in cui vive oggigiorno la grande maggioranza degli esseri umani, non basta dire che cosa occorre a ciascun individuo o a ciascun gruppo per sopravvivere nel suo orticello: per presentarci all’appuntamento col futuro nelle condizioni che esso richiede, dovremmo cominciare fin da ora a coltivare nuovi talenti.

Howard Gardner, psicologo americano di fama mondiale, docente di Scienze cognitive e dell’educazione ad Harvard, principale rappresentante della teoria delle intelligenze multiple, spiega in questo volume quali abilità cognitive dovremmo sviluppare negli anni a venire. Chi avrà scommesso su queste abilità, potrà affrontare il futuro, qualunque esso sia. Quanti ne saranno privi, si troveranno in balia di forze che non saranno in grado di comprendere – sommersi dall’informazione, incapaci di fare fronte ai compiti loro richiesti, e impotenti a fare le giuste scelte nella vita pubblica e privata.

Per "sopravvivere" - secondo la teoria di Gardner che concepisce la mente come un insieme di capacità cognitive - occorre essere rigorosi e creativi allo stesso tempo: il primo dei cinque approcci mentali presi in esame dal professore americano è quello della mente disciplinata, la più classica se vogliamo, quella che accoglie i vari input che riceve nel tempo e poi li indirizza, concentrandosi in un campo particolare, che sarà quello dove eccelle. Segue la mente sintetica, essenziale nell`epoca di Internet e dei canali interattivi: chi ha questo tipo di impostazione raccoglie le informazioni, le seleziona e le sintetizza in maniera originale. La mente creativa è invece quella che coltiva nuove idee e si pone domande insolite, arrivando a risposte inattese.

Seguono poi due approcci che Gardner definisce "non opzioni ma necessità" oggi: la mente rispettosa - il modo di pensare di chi accetta le differenze, si sforza di capire gli altri e di collaborare - e quella etica, quella che valuta i bisogni e i desideri della società globale, cercando di spingersi oltre gli interessi personali. "Sono certo che ci sono altri approcci che è interessante studiare - spiega lo studioso - ma questi sono quelli su cui mi pare occorra mettere più enfasi oggi".

Il motivo, Gardner lo scrive nelle pagine del suo libro: "Il mondo del futuro - con i suoi motori di ricerca, robot e altre potenzialità informatiche - ci chiederà di avere capacità che finora sono state solo opzionali: per rispondere a queste richieste occorre che cominciamo a coltivare sin da ora queste capacità". Messaggio rivolto in particolare a insegnanti e genitori.

Ma il compito di coltivare le intelligenze non spetta soltanto ai maestri e ai professori: è una sfida che riguarda tutti coloro che lavorano con altre persone. Riprendendo le parole di Benjamin Franklin: “Noi dobbiamo realmente stare tutti uniti, altrimenti è certo che saremo divisi”.

(recensione del Dott. Fabio Mazione 18/4/08)


L’anno I dell’era ecologica di Edgar Morin - Armando Editore, Roma, pagg. 126, € 10,00

Mai come in questo decennio c’è stata una tale abbondanza di letteratura, ricerche ed articoli di divulgazione sui rischi di una catastrofe ambientale, al punto da rischiare quasi un’assuefazione nell’opinione pubblica.

In effetti, forse c’è solo una cosa peggiore della mancanza di informazione ed è la ridondanza della stessa, che di solito si accompagna  ad una reazione non sempre razionale da parte dei lettori, divisi sempre tra catastrofisti e negazionisti, e difficilmente in grado di sviluppare una propria opinione in merito a tematiche che vedono divisi anche i più grandi studiosi della Terra. L’agile volumetto  che presentiamo evita di aggiungere altra carne al fuoco e si impegna a presentare un cammino a ritroso nel tempo attraverso gli interventi sul tema realizzati da Edgar Morin in una serie di contesti internazionali a partire dal 1972.

Gli oltre tre decenni che copre questa raccolta di testi sono un lasso di tempo sufficientemente lungo per tirare un bilancio di quanto sia stato fatto e scritto in materia ambientale e Morin ci aiuta in questa riflessione, lasciandoci finalmente il tempo ed il modo.

(22/02/2008)


Pagine di libri è una iniziativa editoriale indipendente fondata nel mese di ottobre 2007 e curata da Maurizio Amici e Luigi Brunamonti.

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